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Il tempo

Tesi Maturità anno 2012/2013

Simone Tedesco 5° A LST

Il tempo

Tesi Maturità anno 2012/2013

Simone Tedesco 5° A LST

Indice

Introduzione 1

Chi dice che il tempo scorre? 1

Tempo storico-sociale 3

Storia della concezione del tempo 3

Sant’Agostino 4

Tempo in relazione al nazismo 6

Tempo delle scienze esatte 8

La macchina del tempo 8

I buchi neri come macchina del tempo 10

Il tempo e la matematica 12

Il paradosso di Zenone 12

Tempo soggettivo 14

Il tempo nella letteratura del primo Novecento 14

La coscienza di Zeno – Italo Svevo 16

Alla ricerca del tempo perduto - Proust 19

Nietzsche 22

Chi è Godot? Sembrano chiedersi questo i personaggi di Samuel

Becket 26

Waiting for Godot 28

Tempo della vita 30

La biologia come mezzo del tempo 30

Fonti 33

Materie trattate 34 2

Chi dice che il tempo scorre?

Ma il tempo scorre davvero? La domanda sembra paradossale. Il problema di cosa sia il fluire del tempo nasce nella fisica classica ed è stato posto in evidenza dai filosofi fra il XIX e il XX secolo.

“La fisica descrive il mondo per mezzo di formule che dicono come variano le cose in funzione della «variabile tempo». Ora la posizione nello spazio non "scorre", mentre il tempo sembra "scorrere". Da dove viene la differenza? Un altro modo di porre il problema è chiedersi cosa sia il "presente". Diciamo che le cose che esistono sono quelle nel presente: il passato non esiste (più) e il futuro non esiste (ancora). Ma nella [8] fisica non c'è niente che corrisponde alla nozione di "adesso"”.

Ma è davvero così? Non manca qualcosa che spieghi il fatto che il tempo "scorre", "passa", "fluisce"? Lo scorrere del tempo è palese per ciascuno di noi: i nostri pensieri e il nostro parlare esistono nel tempo, la struttura stessa del nostro linguaggio richiede il tempo (una cosa "è", oppure "era", oppure "sarà"). Possiamo immaginare un mondo senza colori, senza materia, anche senza spazio, ma non senza tempo.

Ma allora da dove viene la vivida esperienza dello scorrere del tempo? Gli psicologi hanno puntato il dito sulla percezione diretta del fluire, per esempio quando vediamo il movimento. Le lancette di un orologio che segnano ore, minuti e secondi si muovono tutte, ma la lancetta dei secondi, in più, la vediamo muovere. Ma la percezione, insegnano gli studi sui neuroni, è il risultato di una ricostruzione complessa all'interno del nostro cervello, non un'esperienza diretta.

Chris Sinha, dell'Università di Lund in Svezia, ha scoperto che la popolazione degli Amondawa, in Amazonia, parla una lingua in cui non esiste una parola che traduce "tempo", e in cui l'idea di un "tempo" in sé, distinto dagli avvenimenti, non esiste. Queste ricerche convergono nell'indicare che la percezione del tempo, lungi dall'essere esperienza primaria e universale, sia piuttosto una ricca costruzione sociale, cresciuta lentamente nella storia, influenzata per esempio dall'introduzione di calendari e orologi. La nostra nozione di tempo è un potente «strumento cognitivo culturale», per mezzo del quale strutturiamo il nostro vivere comune, prima di essere esperienza diretta.

Al termine di questa breve introduzione, possiamo affermare che il “Tempo” identifica un concetto diversamente declinato e definito all’interno delle diverse discipline (scientifiche, storiche, filosofiche…); di conseguenza questa tesina sarà organizzata distinguendo quattro concettualizzazioni del fenomeno nei diversi ambiti conosciuti dall’uomo:

  • Tempo storico-sociale
  • Tempo delle scienze esatte
  • Tempo soggettivo
  • Tempo della vita

Tempo storico-sociale

4

Tempo storico-sociale

Nelle culture arcaiche e nel mondo greco era predominante una concezione ciclica del tempo. L’ipotesi moderna di un tempo rettilineo emerse solo con il cristianesimo.

Nelle società primitive, probabilmente in base all’osservazione del movimento regolare degli astri celesti e della costanza dei cicli biologici, si rappresentava il tempo secondo l’immagine di una ruota o di un cerchio che ritorna su se stesso da sempre e per sempre.

Per l’uomo, questo aspetto ciclico del tempo è visto negativamente * [11] come “origine del Samsara”, la ruota della vita e della morte che non smette mai di girare, la ruota dell’eterna reincarnazione da cui solo lo yogi illuminato o il buddhista che ha compreso la verità possono sfuggire.

Per i Maya il tempo era una divinità e corrispondeva inoltre ad un numero e anche gli Aztechi possedevano questa unità per il tempo. Secondo gli Aztechi “i giorni ‘modificano’ tutte le cose mentre si muovono attraverso il cielo.” Iconograficamente le divinità sono rappresentate come figurine che portano sulla schiena un numero di giorni, mesi, anni e si muovono in un’immensa sequenza circolare.

Il Tempo: questo termine è stato preso in considerazione da non pochi uomini illustri nel corso dei secoli. Una notevole riflessione su questo argomento, si può trovare nel IV libro della Fisica di Aristotele, nel quale egli tratta il problema del tempo lasciatogli in eredità da Platone:

“si potrebbe sostenere che il tempo non esiste, dato che è composto di passato e di futuro, di cui l’uno non esiste più quando l’altro non esiste ancora”.

1 * indica, nelle religioni dell'India quali il Brahmanesimo, il Buddhismo, il Giainismo e l'Induismo, la dottrina inerente al ciclo di vita, morte e rinascita. È talora raffigurato come una ruota. 5

Egli, però, respinge questa teoria e aggiunge:

“Alcune cose sono eterne, nel senso che non sono nel tempo”

riferendosi probabilmente a leggi come le verità matematiche che sono sempre state e sempre saranno tali.

Ma fondamentale è la distinzione tra due concezioni opposte del tempo, che si manifestano rispettivamente nella tradizione cristiana antica e in quella del mondo classico pagano: il tempo lineare e il tempo ciclico. Per la tradizione ebraica e cristiana, il tempo è legato alla creazione e come punto di partenza della discussione viene preso il primo versetto della Genesi: “In principio Dio creò il cielo e la terra”. Il tempo è creato con il mondo e, da questo punto iniziale, si sviluppa unilateralmente in avanti progredendo verso il futuro che avrà un limite.

Il tempo così è una realtà che ha un inizio e che avrà una fine, è compreso fra due punti e viene rappresentato perciò da una linea. Il pensiero classico pagano, invece, sin dalla sua preistoria, ha rappresentato il tempo secondo l’immagine di una ruota o di un cerchio che ritorna su se stesso da sempre e per sempre.

Altro sostenitore della concezione lineare del tempo è Martin Heidegger che riflette su un tempo “inautentico”, a una dimensione, concepito come una serie di istanti non collegati fra loro, in cui l’uomo si “disperde”, indaffarato nelle occupazioni del mondo.

Oppure Henri Bergson in Materia e memoria: “la nostra azione disporrà del futuro nella misura esatta in cui la nostra percezione, accresciuta della memoria, avrà contatto con il passato”.

Sant’Agostino

Nella storia della riflessione sul tempo, un capitolo fondamentale è sicuramente quello scritto da Sant’Agostino, la cui riflessione troverà insigni prosecutori anche in epoca moderna, basti pensare alla concezione di tempo come durata di Bergson. Agostino si può considerare tra i più grandi ed originali filosofi cristiani, ed opera nel IV° secolo d.C..

Nella “Città di Dio”, S. Agostino presenta entrambe le concezioni opposte del tempo, la ciclica e la lineare, dimostrando quanto la prima sia fallace specialmente per quanto riguarda la teoria della reincarnazione delle anime. In questa concezione, non esistendo un principio del tempo, un punto in cui il movimento inizia, né una sua fine, ma svolgendosi il tutto in modo uguale da sempre e per sempre, la durata del cosmo è una ripetizione di eventi, ovvero un ritorno eterno su se stesso.

Tra gli oltre mille titoli di sua produzione giuntici particolarmente suggestiva è quella che in molti considerano la sua opera maggiore: le "Confessiones". Le Confessioni agostiniane sono tre cose in una: un’esaltazione della grandezza e della bontà di Dio, una biografia interiore che Agostino fa di se stesso ed una meditazione su entrambi, cioè su Dio e su se stesso.

Nel libro XI delle "Confessiones" Agostino, partendo dall’analisi dei primi versetti della Genesi ("In principio Dio creò il cielo e la terra"), può riprendere e riesaminare dalle radici la tripartizione aristotelica e senecana del tempo.

A differenza di Seneca, che si sofferma sul tempo per meditare sulla sua brevità e l’incombere della morte, Agostino tratta questo argomento per definirne ogni aspetto ad esaltazione di Dio.

Il viaggio che l’autore intraprende non è, come in Seneca, mirato ad esorcizzare le paure sottese alla necessità di dominio, di controllo del tempo che ineluttabilmente, anche se noi non lo vogliamo, scorre "come un fiume", ma si sviluppa interamente nella mente, per prendere coscienza che è nella mente stessa che misuriamo il tempo, e che da questa condizione non ci è dato uscire in questa vita, ma solo alla fine della nostra esistenza terrena potremo sperare di uscire dai vincoli del tempo ed entrare nella felicità senza tempo dell’amore di Dio.

In un dialogo diretto con Dio che non ha precedenti nella storia della letteratura, Agostino si rivolge al creatore spontaneamente:

"Tu precedi tutto il passato dalle vette dell’eterno presente e sovrasti tutto il futuro, perché verrà nel futuro, e quando verrà, passerà; tu invece sei sempre lo stesso, e i tuoi anni non finiranno. I tuoi anni non vanno né vengono, son questi nostri che vanno e vengono, finché tutti non son venuti". [13]

Della visione ansiosa ed angosciata del tempo, del disperato bisogno di controllarlo che trovavamo in Seneca, qui non v’è traccia alcuna.

Agostino non può, in sostanza, concepire il tempo come slegato da Dio: solo in funzione di Dio il tempo può assumere un significato. Ma quando poi si trova davanti alla domanda diretta che si autopone:

"Cos’è dunque il tempo?" [13]

Agostino deve ammettere che

"Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so". [13]

Tuttavia, poche righe dopo nel capitolo arriva uno dei passi più affascinanti della sua opera e forse di tutta la letteratura latina.

Agostino arriva a porre uno degli interrogativi più suggestivi mai posti, riflettendo sul tempo presente:

"se dunque il presente, per essere tempo, deve diventare passato, come possiamo dire di lui che esiste, se l’unica ragione del suo esistere è che non esisterà, non potendo cioè realmente dire che il tempo esiste se non in quanto tende a non esistere?". [13]

Alla teorizzazione di una figura umana superiore il "saggio stoico", capace di farsi da dominato a dominatore del tempo, che avevamo in Seneca, si sostituisce qui invece il completo affidamento a Dio, sostenuto dalla fede cristiana che traspare in controluce in tutte le pagine delle Confessioni.

Ancora, in Seneca, torna la concezione del "carpe diem" oraziano.

Tempo in relazione al nazismo

Molto interessante per quanto riguarda la concezione del tempo nella storia nazista è il libro “Uno psicologo nei lager” (prima edizione 1946) di Viktor Frankl (1905-1997), neurologo e psichiatra austriaco di origini ebraiche.

Egli sopravvisse alla prigionia nei campi di concentramento di Theresienstadt, Auschwitz, Kaufering III e Turckheim. Una volta liberato scrisse “Uno psicologo nei lager”, ossia un libro da cui trapela il dramma di un ebreo che è anche austriaco, che ha fatto propria quella cultura di lingua tedesca che lo sostiene, mentre i tedeschi si accaniscono contro di lui, attraverso la riflessione sulla sofferenza, la morte e la temporalità di Rilke, Nietzsche e Scheler.

Citando l'aforisma di Nietzsche: «Chi ha un perché per vivere, sopporta quasi ogni come», Frankl nota che ciò che induce l'internato a scegliere di lasciarsi morire o a decidere di non darsi per vinto è la sua capacità di scorgere ancora uno scopo che dia valore alla sua esistenza.

Egli trae spunto dalla considerazione che la parola latina “scopo”, “finis”, ha anche il significato di “fine”, per chiarire i due modi opposti di reagire alla prigionia in base alla struttura temporale dell'essere umano.

“Se la peculiarità dell'uomo risiede nel fatto che egli «può esistere solo nella visuale del futuro», il modo più efficace per troncare l'esistenza umana è privarla di una dimensione temporale successiva al presente, ovvero lasciare indefinita la "fine" del presente, che dovrebbe [12] rappresentare lo scopo della vita attuale.”

Ciò accade nel campo di concentramento, in cui il prigioniero è tenuto all'oscuro riguardo alla data del proprio rilascio. Giorno dopo giorno egli si convince così che non sopravvivrà tanto a lungo da tornare libero.

L'internato cerca di non soccombere rifugiandosi nel passato e pensando il meno possibile alla propria condizione attuale, in modo da evitare il paragone con il ruolo rivestito nella vita precedente e la lacerazione provocata dall’insorgere di complessi d'inferiorità e depressione.

Allo stesso scopo egli cerca di occultare la dimensione esperienziale del tempo presente a esclusivo vantaggio di quella quantitativa, legata ai bisogni fisici più elementari.

Misurando le ore in base ai momenti di pausa e di distribuzione delle misere razioni di cibo, il prigioniero vive però ogni breve periodo – per esempio il giorno – come un arco di tempo quasi infinito; ogni lungo periodo, formato dalla somma di tanti brevi intervalli temporali uguali e omogenei tra loro, come un tempo rapidissimo, che lo risucchia progressivamente nel vuoto della mancanza di senso.

In più i nazisti utilizzavano la monotonia della musica, non per allietare i giorni dei prigionieri, ma al contrario per scandire maggiormente il tempo e dare quindi la sensazione che questo non finisse mai se ci si poneva ad ascoltare la stessa melodia per l’intera giornata.

Ben diversa rispetto alla prospettiva del tempo di S. Agostino o a quella all’interno dei lager è quella offerta dalla Fisica, nel cui ambito, però, sono ritrovabili diverse accezioni di tempo. Basti pensare al rivoluzionamento della fisica classica operato da Albert Einstein, il più insigne e celebre fisico del Novecento.

Tempo delle scienze esatte

Alcune teorie scientifiche consentono, ad oggi, il viaggio nel tempo, ma solamente attraverso condizioni estreme impossibili da realizzare con le tecnologie attuali.

La teoria della relatività prende in esame il fenomeno della dilatazione del tempo, registrabile soprattutto da osservatori che si spostino a velocità prossime a quella della luce (299.792.458 m/s), fenomeno verificato da numerosi esperimenti e che sembrerebbe lasciare la porta aperta all'ipotesi dello spostamento nel futuro.

Ma bisogna notare come tale viaggio nel futuro non ha probabilmente nulla in comune con l'idea dei viaggi nel tempo usata nella fantascienza.

La macchina del tempo

La macchina del tempo "classica", a cui il cinema e le storie di fantascienza ci hanno abituato, è solitamente rappresentata come un qualche veicolo o apparecchio dalle dimensioni di una piccola stanza: si entra, si configurano i parametri di viaggio e si aziona il dispositivo; dopo pochi secondi si può uscire e ci si ritrova nell'epoca voluta.

Qualora ciò fosse possibile, non sarebbe tuttavia sufficiente. Il pianeta Terra, infatti, occupa, secondo per secondo, una posizione diversa lungo l'orbita intorno al sole: a sua volta, il sole orbita intorno al centro galattico e così via.

In conclusione, un viaggio nel tempo così concepito dovrà necessariamente essere anche un viaggio nello spazio, altrimenti il crononauta si ritroverebbe sperduto nel vuoto spaziale al momento dell'arrivo.

Tuttavia, nonostante questa deduzione logica, la teoria della relatività contrasta con tale ipotesi, poiché lo spazio, come il tempo, non ha un valore assoluto.

2

Una stella la cui massa è superiore al limite ¿ di non può trasformarsi in una nana bianca stabile; Chandrasekhar al suo interno gli elettroni sono ridotti a densità così elevate che cominciano a combinarsi con i protoni per effetto di una forza a corto raggio, l’ interazione debole”, e a formare neutroni.

Si forma quindi all’interno del residuo stellare dell’esplosione della Supernova, un gas di neutroni liberi: il loro comportamento statistico a densità prossime al miliardo di tonnellate per centimetro cubo è del tutto simile a quello degli elettroni nelle nane bianche, e produce una pressione

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Sintesi

Introduzione tesina sulla concezione del tempo

La tesina verte sul tempo e sulle sue varie concezioni. Il tempo scorre davvero? La domanda sembra paradossale. Il problema di cosa sia il fluire del tempo nasce nella fisica classica ed è stato posto in evidenza dai filosofi fra il XIX e il XX secolo. “La Fisica descrive il mondo per mezzo di formule che dicono come variano le cose in funzione della "variabile tempo". Ora la posizione nello spazio non "scorre", mentre il tempo sembra "scorrere".

Da dove viene la differenza? Un altro modo di porre il problema è chiedersi cosa sia il "presente". Diciamo che le cose che esistono sono quelle nel presente: il passato non esiste (più) e il futuro non esiste (ancora). Ma nella fisica non c'è niente che corrisponde alla nozione di "adesso". Ma è davvero così? Non manca qualcosa che spieghi il fatto che il tempo "scorre", "passa", "fluisce"? Lo scorrere del tempo è palese per ciascuno di noi: i nostri pensieri e il nostro parlare esistono nel tempo, la struttura stessa del nostro linguaggio richiede il tempo (una cosa "è", oppure "era", oppure "sarà"). Possiamo immaginare un mondo senza colori, senza materia, anche senza spazio, ma non senza tempo.

Ma allora da dove viene la vivida esperienza dello scorrere del tempo? Gli psicologi hanno puntato il dito sulla percezione diretta del fluire, per esempio quando vediamo il movimento. Le lancette di un orologio che segnano ore, minuti e secondi si muovono tutte, ma la lancetta dei secondi, in più, la vediamo muovere. Ma la percezione, insegnano gli studi sui neuroni, è il risultato di una ricostruzione complessa all'interno del nostro cervello, non un'esperienza diretta. Chris Sinha, dell'Università di Lund in Svezia, ha scoperto che la popolazione degli Amondawa, in Amazonia, parla una lingua in cui non esiste una parola che traduce "tempo", e in cui l'idea di un "tempo" in sé, distinto dagli avvenimenti, non esiste.

Queste ricerche convergono nell'indicare che la percezione del tempo, lungi dall'essere esperienza primaria e universale, sia piuttosto una ricca costruzione sociale, cresciuta lentamente nella storia, influenzata per esempio dall'introduzione di calendari e orologi. La nostra nozione di tempo è un potente «strumento cognitivo culturale», per mezzo del quale strutturiamo il nostro vivere comune, prima di essere esperienza diretta.

Al termine di questa breve introduzione, possiamo affermare che il “Tempo” identifica un concetto diversamente declinato e definito all’interno delle diverse discipline (scientifiche, storiche, filosofiche); di conseguenza questa tesina sarà organizzata distinguendo quattro concettualizzazioni del fenomeno nei diversi ambiti conosciuti dall’uomo:

  • Tempo storico-sociale;
  • Tempo delle scienze esatte;
  • Tempo soggettivo;
  • Tempo della vita.

La tesina di maturità, in sintesi, vuole descrivere il tempo secondo varie accezioni e percezioni.

Collegamenti

Tesina sulla concezione del tempo

Italiano - La coscienza di Zeno (Svevo) e Alla ricerca del tempo perduto (Proust).

Filosofia - Bergson, Heidegger, Nietzsche e Sant'Agostino.

Matematica - Il paradosso di Zenone e lo sbaglio nel credere che la somma di numeri infiniti non dia un numero finito.

Scienze - Tempo anomalo, l'influenza della gravità sul tempo in relazione a buchi neri e stelle di neutroni.

Biologia - Il tempo in relazione con la vita e il DNA.

Inglese - Waiting for Godot.

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