I limiti
“Le cose che si amano non si posseggono mai completamente…”
Gnoseologici: Plinio e la Naturalis historia
“Non si conosce a fondo una scienza finché non se ne conosce la storia”
Comte e il Positivismo
Ideologici
“…I vinti sono quelli che la fiumana del progresso ha depositato sulla riva, dopo averli travolti e annegati”
Verga e i Malavoglia
Politico-economici
Pochi comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprenderanno
Saranno occupati nello sfruttarlo, il pubblico forse non capirà mai che il sistema è contrario ai suoi interessi” Rothschild
La crisi del ’29
Naturali
Il rendimento massimo nel ciclo di Carnot
Visivi
Matematica
L’operazione e sue finalità
Latino
Uno dei limiti principali al quale l’uomo è da secoli sottoposto è quello gnoseologico
Quanto possiamo conoscere?
Testimonianza sull’immortalità della questione è data dallo studioso latino Plinio il Vecchio, il quale decise di realizzare il primo grande inventario del mondo in un’opera a dir poco colossale per la sua epoca: la “Naturalis Historia”.
Spinto da un’insaziabile curiositas, la molla e allo stesso tempo il limite della conoscenza, non si preoccuperà tanto di mantenere il filo del discorso durante la narrazione quanto di non trascurare nulla. Paradossalmente proprio ad egli dobbiamo l’introduzione di un elemento innovativo per la letteratura e non solo, ovvero un indice, volto a fornire una mappa complessiva dell’opera, seguito dalle fonti utilizzate, tra le quali figura quella di Aristotele.
Mentre la curiositas in quest’ultimo lo spingeva ad analizzare l’animale morto da sezionare, in Plinio l’interesse si sposta su quello vivo, colto nei suoi comportamenti e nelle sue pose, con occhio di riguardo per quelli più strabilianti: ed ecco elefanti che scrivono in greco, galline che compiono pratiche espiatorie e religiose.
L’autore nella sua opera come nella vita verrà accompagnato anche da un sentimento di meraviglia che lo trascinerà alla morte: infatti Plinio il Giovane, suo nipote, ci racconta in una lettera indirizzata a Tacito, la morte dello zio avvenuta nel 62 a causa dell’eruzione del Vesuvio:
Da uomo eruditissimo qual era, egli ritenne che il fenomeno dovesse essere osservato meglio e più da presso. Ordina, allora, che gli sia apprestata una liburna (battello veloce), mi autorizza, se voglio, ad andare con lui, ed io gli dico che preferisco restare a studiare e, per puro caso, egli mi aveva assegnato dei lavori da stendere.
Oggi un evento simile oltre che ad essere perfettamente spiegato non provocherebbe null’altro che un’evacuazione di tutti gli abitanti vicini, e un po’ di preoccupazione. Al tempo di Plinio, la paura fu tanta.
Vi erano di coloro che, per timore della morte, la invocavano. Molti supplicavano gli dei; molti ritenevano che non ve ne fossero più e che quella notte dovesse essere l’ultima notte del mondo, pari alla distruzione che portò, e la descrizione dello stesso evento risultò quasi impossibile da effettuare:
“Non posso darvi una descrizione più precisa della sua forma se non paragonarla a quella di un albero di pino; infatti si elevava a grande altezza come un enorme tronco, dalla cui cima si disperdevano formazioni simili a rami. Sembrava in alcuni punti più chiara ed in altri più scura, a”
seconda di quanto fosse impregnata di terra e cenere. Plinio il Giovane
Detto ciò si capisce chiaramente che ciò che conosciamo oggi è frutto di idee passate che provocavano nella mente degli antichi stupore e meraviglia.
La stessa che proviamo noi oggi, per fenomeni come i terremoti, ai quali è difficile dare una spiegazione univoca. Forse arriverà un giorno, in cui non ci stupiremo più.
Filosofia
Se cambiassimo punto di vista, spostandoci in un’epoca relativamente recente rispetto a noi, nel XIX secolo, probabilmente l’evento sarebbe visto come una catastrofe naturale da studiare per poter sovrastare un giorno. O addirittura per volgere a proprio favore!
Complice di questa presunzione è lo sviluppo realizzato dalle capacità produttive della prima globalizzazione di tipo capitalista, che illuse gli scienziati di poter fare tutto con l’uso della ragione. A dar loro sostegno il crescente protagonismo della borghesia, che in quegli anni investì molto nella ricerca.