La concezione e lo sviluppo dell’idea del tempo nel corso della storia
Niccolò Preghiera
Mercoledì 22 giugno 2011 Testo
Indice 3
Introduzione
Filosofia
Immanuel Kant: il tempo come forma a priori della mente per riuscire a 4 comprendere la realtà fenomenica
Henri Bergson: il problema del tempo e della durata 7
Italiano
Marcel Proust: “Alla ricerca del tempo perduto” 10
Storia dell’arte
Salvador Dalì: La persistenza della memoria 17
Estemporaneità: dalle divinità greche a a
La danza L’enigma dell’ora 20
Architettura
Caratteri dell’architettura estemporanea, 24
Fisica
Albert Einstein: il paradosso dei gemelli 27
Tachioni e Bradioni 32
Fonti 33
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Mercoledì 22 giugno 2011 Testo
Introduzione
Delle tante grandezze nelle quali l’uomo è immerso il tempo è sicuramente una di quelle.
La quarta dimensione è sicuramente uno degli argomenti che da sempre ha influenzato il pensiero dell’uomo, che vive nel presente, progetta nel futuro, ricorda un tempo passato.
La civiltà che per prima studiò il tempo fu quella dei greci, i quali arrivarono a definire il tempo come un cerchio temporale che differisce di epoca in epoca, ma riporta gli stessi stadi evolutivi che erano stati del cerchio precedente. Questa percezione del tempo viene detta Orfica-Naturalistica e vede l’alternanza tra vita e morte, progresso e decadenza, fortuna e disgrazia ripetersi all’infinito.
La concezione del tempo come linea, invece, viene introdotta nell’ambito biblico: la Bibbia fa partire il tempo con la creazione del mondo da parte di Dio, prevedendo poi la fine nell’apocalisse. Questi erano i punti che iniziavano e concludevano il segmento lineare del tempo.
Sant’Agostino arrivò, inoltre, alla conclusione che il tempo è soggettivo, cioè che c’è bisogno del creato (soggetto) per parlare di tempo, prima di esso non ha senso parlare di tempo. La concezione del tempo come soggettivo, secondo la quale il tempo ha valore differente a seconda di chi lo percepisce, venne elaborata da Henri Bergson che porrà su due diversi piani il tempo della matematica, della fisica e della scienza, e il tempo della coscienza.
Nasce così l’idea che il tempo possa variare, a seconda dell’osservatore e a seconda delle sue condizioni e, come dimostrerà Einstein con la legge della relatività ristretta, il tempo non sarà più un valore assoluto ed indipendente dal sistema di riferimento che si sta utilizzando. 3
Mercoledì 22 giugno 2011 A
Immanuel Kant
Il tempo come forma a priori della mente per riuscire a comprendere la realtà fenomenica 4
Mercoledì 22 giugno 2011
Filosofia Kant: il tempo come forma a priori della mente per riuscire a comprendere la realtà fenomenica
Kant è stato il filosofo più influente del settecento.
Nato a Konisberg nel 1724, è stato insegnante universitario e un grande esponente dell’illuminismo tedesco, nonché anticipatore di quella che sarebbe stata la filosofia idealista.
La rivoluzione che Kant compie a livello filosofico è paragonabile a quella che compie Copernico scoprendo che la terra gira attorno al sole. Anziché credere che la conoscenza si regoli sugli oggetti è giusto credere che gli oggetti vengano regolati dalla conoscenza. Si identifica così la modalità con la quale l’uomo percepisce la realtà: la sensazione e la rielaborazione dei dati fino alla visione complessiva della realtà.
Attraverso gli scritti “Critica della ragion pura”, “Critica della ragion pratica” e “Critica del Giudizio” Kant compie una grande analisi sull’uomo, la più profonda e meticolosa mai fatta precedentemente. Testo
La conoscenza umana
Kant comincia ad analizzare la conoscenza, data dalla realtà che si modella su schemi prefissati nella nostra mente. Dirà che la realtà che ci appare in base alle forme percepite dalla nostra sensibilità, è la realtà fenomenica. Mentre la realtà così com’è veramente è per noi impercettibile, poiché fa parte del noumeno.
La conoscenza viene da tre stadi della mente umana: la sensibilità, l’intelletto e la ragione. La sensibilità
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Mercoledì 22 giugno 2011
Filosofia Kant: il tempo come forma della mente per riuscire a comprendere la realtà fenomenica
raccoglie i dati che derivano dalle nostre esperienze, l’intelletto li riorganizza sotto le categorie, infine il tutto viene rianalizzato dalla ragione che da un’immagine complessiva del fenomeno.
All’epoca Newton aveva affermato l’esistenza di una dimensione spazio temporale assoluta e Liebniz aveva invece affermato la non esistenza di questa realtà. La posizione nella quale si va a schierare Kant è esterna a questi due giudizi, per Kant il concetto di spazio-tempo è interno alla mente umana, è in ognuno di noi e senza di esso non riusciremmo a comprendere il fenomeno.
Testo
Tempo e fenomeno
Nonostante il collegamento tra tempo e fenomeno sia evidente, Kant dirà che il tempo non è collegato in alcun modo con il fenomeno, ma esiste anche se questo manca. Portando questa riflessione a paragone con la teoria biblica di Agostino, il tempo non sarebbe collegato alla nascita dell’universo ma, sarebbe già esistito precedentemente.
Per quanto riguarda l’uomo, percepisce solo una parte di tempo, quella della sua esistenza. Kant dirà che il tempo è un concetto noumenico e in quanto tale l’uomo non può percepirlo, se non tramite il fenomeno. Questa sembrerebbe la spiegazione più accettabile a questo problema, ma in filosofia il problema del tempo non è ancora risolto. 6
Mercoledì 22 giugno 2011 A
Henri Bergson
“I concetti scientifici stanno alla conoscenza intuitiva della vita come un servizio fotografico relativo a una città sta alla sua conoscenza diretta”
Il problema del tempo 7
Mercoledì 22 giugno 2011
Filosofia Bergson: il problema del tempo
Henri Louis Bergson nasce a Parigi nel 1859 in una famiglia di origini ebraiche e inglesi. Visse a Londra per svariati anni ma si stabilì poi in Francia. Nonostante non fosse stato un ebreo condannato ai campi di concentramento perché Premio Nobel per la letteratura nel 1927, volle seguire il destino del suo popolo ugualmente; morì nel 1941.
La sua filosofia influenzò profondamente la cultura del novecento. Altri filosofi e letterati alimenteranno le tematiche che erano state precedentemente di Bergson. La sua filosofia sarà così unica da non poter essere associata facilmente ad altri movimenti ideologici.
Bergson toccherà molti lati della conoscenza umana, uno di questi è il tempo, inteso come quantità e come qualità. Testo
Tempo spazializzato e durata reale
L’incomprensione sulla natura del tempo nasce dal fatto che l’intelligenza umana non lo percepisce, come la scienza, una serie di momenti concatenati, quantificabili e omogenei. Per la scienza il tempo risulta una somma di momenti che fluiscono uno dopo l’altro e non risulta scomponibile. Il tempo della coscienza, che è qualitativo più che quantitativo, è diverso da persona in persona a seconda del suo stato fisico-psicologico. Misurando quantitativamente il tempo che impiega una zolletta di zucchero a sciogliersi nell’acqua avremo il calcolo analitico che porta dall’istante nel quale la zolletta entra nell’acqua fino all’istante in cui la zolletta è completamente disciolta; mentre molto diverso sarà il tempo percepito dalla nostra coscienza che non terrà conto del tempo spazializzato ed oggettivo della fisica, ma dagli elementi percepiti dall’osservatore nell’arco di questo determinato tempo. 8
Mercoledì 22 giugno 2011
Filosofia Bergson: il problema del tempo
Da questa concezione del tempo ne deriva il fatto che l’individuo ha, istante dopo istante, percezioni differenti che vengono “ritagliate” dalla realtà globale ed infine elaborate nella memoria e nel ricordo come simultanee stratificandosi in modo da formare la dimensione temporale della durata reale. Si forma così un immagine composta dalla simultaneità di tutti questi “ritagli” mentali.
Questo pensiero è alla base del cubismo: la sovrapposizione di immagini differenti di uno stesso soggetto che da il senso del tempo e della durata.
Testo
Rifiuto scientifico
Per Bergson l’idea di tempo fisico omogeneo, quantitativo e calcolabile dev’esser rifiutata perché ciò che viene misurato è solo una porzione di spazio. Bergson arriverà ad affermare che “l’intervallo di durata non conta dal punto di vista della fisica” poiché essa ne riesce solo a cogliere la proiezione della traiettoria spaziale, non il movimento in se; mentre ciò che vede veramente la durata è la singola coscienza per la quale il tempo è inesteso e non divisibile, opposto al tempo fisico.
La psicologia e la filosofia possono divenire rigorose accettando che i fatti di coscienza sono quelli puri e non ammettono misurazioni, contrariamente a quanto veniva espresso nell’ideologia positivistica.
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Filosofia
Immanuel Kant; Henri Bergson
Italiano
Marcel Proust (Alla ricerca del tempo perduto)
Storia dell'arte
Salvador Dalì (il surrealismo) Matisse e De Chirico (l'estemporaneità dell'opera d'arte)
Architettura
Frank Owen Gehry e Renzo Piano (il Decostruttivismo)
Fisica
Albert Einstein (la relatività ristretta)