Taranto, tesina

Tesina di maturità per Liceo classico su Taranto. Argomenti tesina maturità: "Taranto dove la trovo" di Vito Forleo e Gabriele D'Annunzio, Canto VIII del Paradiso, la statistica.

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  • 25-07-2015
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Introduzione Taranto, tesina


Ho deciso di intitolare così la mia tesina poiché credo che in questo slogan scelto per il dossier con cui Taranto si è candidata al titolo di Capitale Europea della Cultura 2019, vi sia lo spirito, il messaggio, la conoscenza, da cui dobbiamo ripartire per poter ritornare a vivere, a lavorare, ad essere felici nella nostra città, senza essere costretti a lasciarla, abbandonando anche un frammento della nostra identità.
A tal proposito non si può non ricordare Vito Forleo, nato a Taranto nel 1878, divenuto direttore della biblioteca Acclavio, scrittore e pubblicista. Fra i tanti libri scritti, Forleo fu autore del libro “Taranto dove lo trovo” , nel quale porta avanti la sua opera di tutela della memoria di una civiltà da consegnare alle nuove generazioni. Forleo pubblicò per la prima volta nel 1929 questo libro, i quali episodi sono collegati dal filo invisibile della storia culturale tarantina, fin dagli anni della Magna Grecia.
Commento del capitolo sesto e settimo “Il volto della città” e “Il poeta dei pesci”. Nel 1921 il Consiglio Comunale di Taranto fece della storia senza accorgersene, approvò infatti un numero dell’ordine del giorno che parlava di un nuovo piano regolatore per Taranto. La questione per i nostri fondatori dell’antica città, fu molto complessa: dovettero studiare i venti, le particolarità del terreno per decidere che forma avrebbe avuto la città, dove collocare templi, palazzi del governo e case popolari. Giovanni Giovine in un’opera del 1585 narra della fondazione di Taranto, tuttavia si tratta di un documento a cui non possiamo attenerci fedelmente. Certo è che nel Medioevo della città restavano rovine dopo il macello saraceno e chi procedette ad ampliarne la parte bassa fu l’imperatore Niceforo Foca. Anche in questo caso Giovine riporta un’iscrizione greca e fa parlare la città: “..Fortunatamente ora risorgo. Fu il pio e potente imperatore Niceforo che volle che tornassi sontuosa..”. Venne costruito il ponte, le due fortezze, il Castello e la Torre Quadrata di Raimondello Orsini, i nobili templi, San Cataldo e San Pietro, un sopraffarsi di casa popolari e la Fontana in Piazza Maggiore. Il conte Carlo Ulisse de Salis lodò Taranto per la sua posizione geografica, “Una delle più belle d’Europa”, disse; ma si scandalizzò per le strade strette, ventose e affollate. Per motivi di sovrappopolazione si decise per l’ampliamento della citta: l’avvocato Domenico Savino fu il primo ad iniziare l’opera del Borgo con la costruzione della sua casa. Appena le prime strade della città presero forma, si pensò a battezzarle; una di queste, oggi la più curata e popolata, fu intitolata a Tommaso Niccolò d’Aquino: un poeta tarantino che dedicò alle tradizioni e alla cultura della città la sua arte. L’opera più famosa è sicuramente il poema Deliciae Tarantinae, di cui dobbiamo l’edizione postuma a Cataldantonio Carducci, la quale venne apprezzata dai più illustri storici dell’epoca. Del poema ricordiamo in particolare un pezzo nel quale d’Aquino paragona un cefalo, prossimo a morire ma “...felice di pacificar nella morte quella smania d’amore”, agli esseri umani che in analoghe circostanze, perdono il senno a causa dell’innamoramento.
I motivi da cui ripartire vanno ricercati nelle radici antiche di Taranto, che racchiude una storia millenaria, una storia che ha inizio nel 706 a.C. quando la città, fondata dagli Spartani, diventa una delle polis greche più importanti. Una storia fatta di gloria, di guerre, di morti, di lotta, di progressione, di regressione… Una storia che arriva fino ai nostri giorni e ci presenta una Taranto non del tutto diversa da allora. Una città, la nostra, fondata sul mare: il regalo più prezioso donatoci da Dio. E sono le acque della città ad averne ispirato la forza e la gloria, i poeti e i letterati, fra cui Virgilio, Properzio, Seneca e Orazio. Quest’ultimo in particolar modo passò la maggior parte della sua vita a Taranto e la descrive come località ridente e fertile, particolarmente idonea alla realizzazione dell’ideale di vita oraziano; ne descrive i meravigliosi paesaggi, il mite clima e i frammenti di storia presenti in ogni scultura, in ogni palazzo, in ogni angolo e in ogni via. Orazio è talmente innamorato di Taranto che arriva a dire: “Se un giorno non potessi morire nella mia terra voglio morire a Taranto, nella terra che fu di Falanto Lo Spartano perché non esiste al mondo posto più bello, perché non esiste al mondo posto che più mi allieti”

Collegamenti

Taranto, tesina

Italiano:

"Taranto dove la trovo" di Vito Forleo e Gabriele D'Annunzio

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Latino:

Orazio e Seneca

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Filosofia:

Hannah Arendt e le origini del totalitarismo

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Greco:

Leonida di Taranto

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Divina Commedia:

Canto VIII del Paradiso

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Arte:

Il Razionalismo in Italia e l'urbanistica fascista

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Storia:

Il miracolo economico e l'età del centro-sinistra

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Matematica:

La statistica

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