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Su come la scienza (non) ha F. Sordello
modificato la visione del mondo
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Su come la scienza (non) ha modificato la visione del mondo
Fabrizio Sordello
0. Introduzione
0.1. Esposizione del problema
Al progresso scientifico non ha fatto eco un altrettanto grande progresso in campo umano;
non è una critica al fatto che le domande esistenziali (chi siamo, perché) siano ancora aperte, bensì alle ricerche di risposte che si fanno tuttora dove non si potrà trovare nulla.
Non cerco le colpe di perché non abbiamo ancora risolto i quesiti ultimi dell’esistenza umana, ma tento di comprendere come mai siano ancora in piedi visioni del mondo vetuste, inattuali e senza fondamento alcuno.
Mi interrogo sull’esistenza di un mondo a due velocità, con un sapere sulla natura, sul cosmo, proprie del XXI secolo, ma in cui sopravvivono concezioni per certi versi anteriori al Medioevo.
Mi domando, insomma, come mai le nuove idee scientifiche siano per buona parte rimaste blindate nel loro campo, lasciando passare nel mondo della cultura, o della vita quotidiana, solo qualche concetto annacquato, spesso non colto, talvolta frainteso e raramente fatto proprio.
Alla fine del percorso dovrebbe risultare chiaro come mai l’uomo del mio tempo sia ancora quello della pietra e della fionda; la sua nuova potenza non ha influito quasi nulla sulla sua morale, sulla sua responsabilità, sulla sua visione del mondo. Tuttora la ricerca è finanziata solo se potrà darci qualche applicazione pratica, non lo è, invece, se potrà farci conoscere qualcosa che non ha risvolti pratici.
Di fatto, le scoperte scientifiche possono cambiare, portandoci a conoscenza di elementi nuovi, la visione che abbiamo del mondo, si pensi alla rivoluzione astronomica di Copernico e Galileo, o all’evoluzionismo di Darwin, o ancora alle nuove conoscenze che arrivano dalle neuroscienze.
0.2. Le reazioni di fronte alle nuove scoperte
Spesso, tuttavia, si continua a vivere come se nulla fosse, come se Galileo, Darwin o Freud non fossero mai esistiti, e pur essendo nel 2003 continuano a resistere visioni del mondo per nulla diverse da quelle in voga nel XIV secolo. La presenza di queste due anime può essere confermata da un telegiornale o da una rivista qualunque, dove notizie su sonde NASA sono immancabilmente seguite dall’oroscopo.
Questo atteggiamento di rifiuto non è l’unico possibile, spesso, infatti, qualcosa passa dalla teoria scientifica alla vita di tutti i giorni, ma non porta nulla di nuovo, anzi, non fa che distruggere le nostre convinzioni precedenti.
C’è poi ancora l’atteggiamento di chi concilia i nuovi saperi con i vecchi miti, facendo a tutti gli effetti una nuova scolastica.
Nell’ultima parte del lavoro presenterò come in realtà la scienza ci ha rivelato un mondo più grande e più bello; ciò che auspico è che queste conoscenze diventino patrimonio dell’umanità.
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Fare come se nulla fosse accaduto
Sei ancora quello della pietra e della fionda,
Uomo del mio tempo
(Salvatore Quasimodo, Uomo del mio tempo)
1.1. L’astrologia
Per dare una prima idea su cosa consista il primo atteggiamento, quello del rifiuto, partiamo proprio dagli oroscopi.
L’oroscopo nasce in Mesopotamia più di duemila anni fa e si propone di predire, almeno nell’andamento, il futuro attraverso le influenze degli astri principali (Sole, Luna, pianeti) secondo le posizioni che occupano sulla volta celeste. È chiaro che le previsioni potranno avverarsi se l’impianto da cui traggono le informazioni corrisponde a realtà. Se l’Universo fosse come lo descrive Cicerone nel “Somnium Scipionis”, ci si potrebbe fidare degli oroscopi
Così non è: la volta celeste, i moti dei corpi su di essa e le costellazioni sono un gioco di prospettive tali che stelle e corpi celesti molto lontani tra loro possano apparire molto vicini sulla sfera celeste. Nascono così le costellazioni, gruppi di stelle molto distanti tra loro e spesso senza relazioni reciproche, che noi vediamo vicine per prospettiva, appunto.
Le sentenze dell’astrologo si basano quindi su eventi apparenti, non hanno nessun fondamento reale. Inoltre oggi gli oroscopi non registrano nemmeno più la situazione apparente.
A causa della precessione degli equinozi ogni anno la primavera inizia 20 minuti prima che la terra completi la rotazione completa attorno al Sole; di conseguenza l’equinozio di primavera avviene ogni anno con il Sole più “indietro” di 50 secondi d’arco rispetto all’anno precedente.
Quindi, se 2000 anni fa il giorno dell’equinozio di primavera coincideva con l’ingresso del Sole in ariete, oggi l’equinozio avviene con il Sole spostato di 28° rispetto a 2000 anni fa (50”x2000=100000” d’arco che corrispondono a 27° 46’ 40” d’arco), perché ogni costellazione zodiacale occupa 30° dell’eclittica oggi l’equinozio avviene con il Sole nei primi gradi dei pesci.
Peccato che di tutto ciò nessun astrologo tenga conto, per accorgersene basta confrontare la situazione del cielo fatta da un astronomo con quella di un astrologo (v. Specchio 375/6 pag129 ed Unione Monregalese CV, XXIII pag.17) www.matematicamente.it
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1.2. Conclusioni sull’astrologia
Credere agli oroscopi mette in luce un atteggiamento perlomeno discutibile e purtroppo diffuso (basti vedere la proliferazione degli oroscopi su ogni tipo di rivista) cioè quello di relegare le proprie conoscenze in un angolo della propria mente dove non possono minimamente influenzare l’agire, vuol dire fare come se non sapessi nulla, vuol dire da un lato partecipare alle conoscenze astronomiche raggiunte dai nostri simili, ma dall’altro essere ancora quelli della pietra e della fionda. Significa, cioè, sapere cosa siano i buchi neri e comportarsi come 2000 anni fa quando non se ne sapeva nulla.
Credere agli oroscopi rientra nell’atteggiamento “fare come se nulla fosse accaduto” anche per un altro motivo: l’oroscopo non descrive una situazione reale, e di questo quasi nessuno ha coscienza; ciò testimonia come pochi alzino la testa, guardino e cerchino di capire ciò che vedono.
Il fatto che si creda ciecamente all’astrologo, senza effettuare nessuna osservazione per verificare la veridicità delle sue argomentazioni, ci testimonia come ai più il metodo scientifico di Galileo (secondo cui la formulazione di ogni ipotesi deve avere alle spalle una solida base di osservazioni) sia sconosciuto, o peggio conosciuto ed inutilizzato, magari a tenere compagnia al Big Bang tra le conoscenze che mai influenzeranno l’agire.
La ragione di tale comportamento è sì la frenesia dei ritmi di vita, che sottrae tempo alla riflessione, ma sono soprattutto l’educazione (spesso a scuola manca il coinvolgimento emotivo, non si riconosce in ciò che si apprende nulla che possa servire oltre ai fini scolastici, per questo molte nozioni sono facilmente dimenticate) e la sicurezza data dai vecchi sistemi a mantenere in vita weltanschauung non più adeguate.
1.3. La cosmologia attuale …
La cosmologia attuale riduce molto l’importanza dell’uomo, sia nello spazio (anni luce contro Km, m, cm) sia nel tempo (miliardi di anni contro settimane, mesi, secoli)
Secondo la legge di Hubble (v:d=H), infatti, l’Universo sarebbe nato 13,7 miliardi di anni fa (grazie agli ultimi studi sulla radiazione di fondo il margine d’errore è dell’1%) con una grande esplosione, il Big Bang. Da allora l’Universo si espande a gran velocità e con il passare del tempo si sono venute a creare le condizioni attuali di spazio, materia, forze. L’Universo, tuttavia, continuerà ad evolversi; due sono le possibilità. La prima è che l’espansione non sia arrestata dalla gravità: il cosmo diverrà sempre più grande, ma sarà buio, perché sarà esaurito il combustibile necessario alle stelle per realizzare la fusione nucleare. La seconda possibilità è che un bel giorno l’espansione si arresti, e che per l’Universo inizi il collasso che porterebbe ad un Big Crunch, in altre parole un ritorno al punto di partenza. Può darsi che il Big Crunch sia seguito da un nuovo Big Bang, chissà che un giorno non si arrivi a saperlo.
Cerchiamo ora di dare qualche elemento di geografia celeste, tentiamo cioè di farci un’idea sulla distribuzione dei vari corpi celesti nello spazio. La grande difficoltà da affrontare sta nell’immaginare distanze che trascendono abbondantemente l’uso quotidiano, dell’ordine dell’anno luce (ovvero la distanza che la luce percorre in un anno alla velocità di 300000 Km/s) e superiori.
Partiamo dal nostro pianeta. La Terra fa parte del sistema solare, in altre parole un insieme di corpi celesti in rapporto tra loro. La leader di questo sistema è la stella Sole, attorno alla quale girano otto pianeti oltre alla Terra.
A loro volta le stelle non sono sparse uniformemente nello spazio, ma raggruppate in grandi ammassi che ne possono contenere anche 200 miliardi come la Via Lattea, la nostra galassia. Per avere un’idea delle distanze tra le varie stelle all’interno della medesima galassia basti sapere che la stella a noi più “vicina” (Proxima Centauri) dista ben 4,3 anni luce. www.matematicamente.it
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Le galassie a loro volta formano ammassi (il nostro è il gruppo locale, in cui la nostra galassia, insieme con Andromeda distante 2,3 milioni di anni luce, svolge il ruolo di leader), che a loro volta compongono superammassi separati da enormi spazi vuoti.
1.4. …e le precedenti
Le cosmologie platonica, aristotelica e tolemaica, invece, disegnavano il cosmo in funzione dell’uomo, teorizzavano un Universo a misura d’uomo, in cui la terra, immobile, è posta al centro ed in cui i vari cieli, costituiti da sfere concentriche, ruotano con moto uniforme. Dopo Platone, che fu il primo a disegnare una mappa completa dell’universo, il problema degli astronomi fu conciliare il sistema geocentrico con le osservazioni. Aristarco di Samo costituì l’unica eccezione: ebbe infatti la rivoluzionaria idea che fosse il Sole e non la Terra il centro del cosmo; la sua idea, tuttavia, non ebbe la stessa fortuna di quelle di Platone e Tolomeo, soprattutto a causa delle resistenze di tipo psicologico che incontrò.
1.5. La descrizione di Cicerone
Nel Somnium Scipionis Cicerone ci descrive esaurientemente, attraverso il personaggio dell’Africano, il sistema geocentrico partendo dall’orbita più esterna ed elencando gli astri secondo l’ordine seguente, fornendo sia la descrizione del posto occupato nella gerarchia celeste, sia il nome e le caratteristiche di ogni astro. Lo schema sarà seguito da Dante nel Paradiso, in cui sarà aggiunto il Primo Mobile.
“Novem tibi orbibus vei potius globis conexa sunt omnia, quorum unus est caetestis, extumus, qui reliquos omnes complectitur, summus ipse deus arcens et continens ceteros; in quo sunt infixi illi, qui volvuntur, stellarum cursus sempiterni; cui subiecti sunt septem, qui versantur retro contrario motu atque caelum; ex quibus unum globum possidet illa, quam in terris Saturniam nominant. Deinde est hominum generi prosperus et salutaris ille fulgor, qui dicitur Iovis; tum rutilus horribilisque terris, quem Martium dicitis; deinde subter mediam fere regionem Sol obtinet, dux et princeps et moderator luminum reliquorum, mens mundi et temperatio, tanta magnitudine, ut cuncta sua luce lustret et compleat. Hunc ut comites consequuntur Veneris alter, alter Mercurii cursus, in infimoque orbe Luna radiis solis accensa convertitur. lnfra autem iam nihil est nisi mortale et caducum praeter animos munere deorum hominum generi datos, supra lunam sunt aeterna omnia. Nam ea, quae est media et nona, Tellus, neque movetur et infima est, et in eam feruntur omnia nutu suo pondera.” Cicerone, De republica VI, 17
“Tutto l’universo è formato di nove cerchi, o, per meglio dire, di nove sfere, di cui solo una, l’ultima, è quella celeste, e rappresenta l’ente supremo e divino che regola e contiene tutte le altre sfere. In questa sono infisse le orbite delle stelle che ruotano con moto perenne, e ad essa sono sottoposte le sette sfere che ruotano in senso contrario a quello del cielo. La prima sfera la occupa la stella che sulla terra chiamano Saturno. Poi c’è quell’astro favorevole e salutare per il genere umano che si chiama Giove; quindi l’astro rosseggiante e che fa paura agli abitanti della terra, che chiamate Marte; di seguito, più in basso, la regione centrale la occupa il Sole, guida, principe e regolatore degli altri astri luminosi, mente e forza moderatrice dell’universo, ed è di tale grandezza che illumina e riempie tutto con la sua luce. Lo seguono come compagni le orbite di Venere e di Mercurio, e, nel cerchio più basso, ruota la Luna, resa brillante dai raggi del sole. Al di sotto della Luna non c’è nulla se non mortale e destinato a perire, eccetto le anime, concesse agli uomini per dono divino; mentre al di sopra tutto è eterno. Infatti, quella che sta al centro e al nono posto, la terra, non si muove, è la più bassa e tutti i pesi, secondo la propria gravità, tendono verso di essa.”
Tesina di maturità sulla filosofia della scienza
0.1. Esposizione del problema
Al progresso scientifico non ha fatto eco un altrettanto grande progresso in campo umano; non è una critica al fatto che le domande esistenziali (chi siamo, perché) siano ancora aperte, bensì alle ricerche di risposte che si fanno tuttora dove non si potrà trovare nulla. Non cerco le colpe di perché non abbiamo ancora risolto i quesiti ultimi dell'esistenza umana, ma tento di comprendere come mai siano ancora in piedi visioni del mondo vetuste, inattuali e senza fondamento alcuno.
Mi interrogo sull'esistenza di un mondo a due velocità, con un sapere sulla natura, sul cosmo, proprie del XXI secolo, ma in cui sopravvivono concezioni per certi versi anteriori al Medioevo.
Mi domando, insomma, come mai le nuove idee scientifiche siano per buona parte rimaste blindate nel loro campo, lasciando passare nel mondo della cultura, o della vita quotidiana, solo qualche concetto annacquato, spesso non colto, talvolta frainteso e raramente fatto proprio.
Alla fine del percorso dovrebbe risultare chiaro come mai l'uomo del mio tempo sia ancora quello della pietra e della fionda; la sua nuova potenza non ha influito quasi nulla sulla sua morale, sulla sua responsabilità, sulla sua visione del mondo. Tuttora la ricerca è finanziata solo se potrà darci qualche applicazione pratica, non lo è, invece, se potrà farci conoscere qualcosa che non ha risvolti pratici.
Di fatto, le scoperte scientifiche possono cambiare, portandoci a conoscenza di elementi nuovi, la visione che abbiamo del mondo, si pensi alla rivoluzione astronomica di Copernico e Galileo, o all'evoluzionismo di Darwin, o ancora alle nuove conoscenze che arrivano dalle neuroscienze.