Realtà attraverso l'obiettivo tesina

Tesina che descrive la realtà vista attraverso l'obiettivo di una macchina fotografica che fa vedere la realtà in modo diverso

E io lo dico a Skuola.net
“Ciò che la fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo una sola volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai ripetersi esistenzialmente”
Una fotografia dona staticità rendendo un momento unico e particolare. Lo rende reale e allo stesso tempo irreale, insomma lo riempie di sentimenti che fanno in modo che questa situazione sia irripetibile. La fotografia è l’unico linguaggio compreso in tutto il mondo,rispecchia la vita e gli eventi in modo veritiero, proprio per questo l’uomo ha avuto l’esigenza di trovare uno strumento per rappresentare la realtà. Raccontare la storia dell’uomo attraverso una fotografia è come viverla in prima persona. Inoltre l’uomo deve vivere autenticamente la propria vita, perché attraverso le immagini viene riprodotto eternamente lo stesso momento.


“Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che riassumono l’arte della fotografia.”
(Helmut Newton)


Io penso che la fotografia in bianco e nero abbia l’abilità di farci soffermare ancor di più sui soggetti rappresentati,sui particolari che non avremo notato in una foto a colori. Il colore riesce a distogliere lo sguardo di chi osserva la foto perdendo così il significato in sé. Perciò si può capire che con l’avvento della tecnologia si sta perdendo il vero motivo che spinge l’uomo a cogliere il momento. Infatti ogniuno di noi preferisce scattare una foto con il cellulare invece di utilizzare una macchina fotografica,così con il tempo si sta perdendo il vero significato di questo strumento. Ormai si dà più importanza alle cose futili quando la realtà è la cosa più importante al mondo. Nella mia tesina parlerò infatti della fotografia come rappresentazione della realtà, che ha portato ai giorni nostri una grande documentazione del passato.


“Non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare. ”
(Nadar)

L’invenzione del secolo

La fotografia rappresenta uno strumento di indagine sia in campo scientifico sia in campo artistico, essa consisteva nel rappresentare il vero con fedeltà. In pochi anni al suo uso documentario si affiancò quello espressivo, si scoprì la possibilità di modificare l’immagine, esaltare alcuni particolari ed eliminarne altri. Così la fotografia divenne una forma d’arte. Inoltre gli studi e gli esperimenti ottici di Chevreul e di Maxwell, sono alla base delle nuove teorie sulla propagazione della luce e sulla percezione dei colori, mentre l’invenzione della fotografia e le prima ricerche sulla cinematografia costringono gli artisti a rivedere il proprio ruolo nei confronti della realtà. La fotografia prese piede quando Daguerre fissò alcune immagini su lastre di rame argentata. Il procedimento si basava sulla reazione chimica che si produce sulla lastra, trattata con sostanza sensibili nella parti colpite dalla luce. Il Dagherrotipo riproduceva il fatto reale e permetteva di realizzare un esemplare unico dell’immagine, che risultava invertita. Il rapporto si fece più stretto tra arte e fotografia con la nascita dell’impressionismo. Proprio nell’atelier di Nadar si tenne la prima esposizione del movimento e dalla finestra dello studio sono state ritratte le diverse versione del Boulevard. Nel 1874 Edgar Degas si interessò alle nature morte, inoltre della fotografia i pittori impressionisti adotteranno inquadrature nuove e originali e il taglio casuale dei soggetti. Le fotografie evocano uno stato d’animo come il dramma, il mistero, la felicità, la suspence o la serenità. Infatti è difficile rappresentare con la pittura o la scultura uno stato d’animo, la fotografia rende questo procedimento molto semplice. Fotografi come Felix Nadar si specializzano nella ritrattistica, arrivando a sviluppare abilità compositive e di indagine psicologica del tutto analoghe a quelle di un ottimo pittore. Il ritratto di Sarah Bernardt (celebre interprete teatrale del tempo) con uno sfondo neutrale, la sapiente sfumatura dei chiaroscuri, l’armoniosità del paneggio, la posa dolce e pensierosa danno al personaggio un’espressività intensa e malinconica. Sara Bernardt è una di quelle donne che hanno vissuto la loro vita pienamente, i suoi genitori sono stati francesi e olandesi di origine ebraica, ma lei è stata cresciuta in un convento cattolico. All’età di 13 anni entrò al conservatorio e stupì i suoi insegnanti con le sue doti da attrice. Ha avuto un gran successo in Francia, poi andò in Inghilterra nel 1876 dove divenne protagonista del palco di Londra. Ha lasciato i suoi capelli lunghi e il suo vestito quando era piuttosto vecchia, ha lavorato fino alla sua morte nel 1923. Per quanto riguarda i reportage e le fotografie documentarie dobbiamo ricordare la famiglia Alinari che si dedica a rappresentare le bellezze artistiche e paesaggistiche della toscana. L’archivio degli Alinari rappresenta una straordinaria miniera di informazioni storiche e sociologiche per capire meglio come erano le nostre città. Vennero inoltre utilizzate le tecniche impressioniste come l’en plain air, facendo nascere le cosiddette istantanee.


La mia immagine contro la guerra
La sua foto divenne simbolo delle atrocità in Vietnam. Ora la Bbc l'ha fatta incontrare con il fotografo e il reporter che raccontarono la sua storia al mondo
IMMAGINE SIMBOLO -Quella foto, diventata simbolo delle atrocità della guerra del Vietnam, per la straordinaria forza espressiva e per il nudo “scomposto” della bambina varrà il premio Pulitzer a Nick Ut, susciterà perplessità sulla sua veridicità, toccherà sconvolgendo gli Usa e il mondo. Diventerà icona dell'efferatezza non solo di una guerra ma di ogni guerra. La bambina era Kim Phuc, di nove anni. Il governo nordvietnamita la trasformò in emblema della resistenza vietnamita, prima e dopo la guerra. Curata in Germania Orientale e in Unione Sovietica, inviata all’Università dell’Avana, poi convertita al cattolicesimo, Kim si trasferì, nel 1992, in Canada con il marito dove oggi è ambasciatrice dell’Unesco. La sua storia è stata ricostruita in diverse occasioni. In Girl in the picture, di Denise Chong, diventato anche una canzone, nei racconti di Nick Ut e di Christopher Wain. Evento che, in diverse riprese, ha sollecitato l’interesse dei media.
RACCONTO A TRE VOCI- «Quella mattina eravamo arrivati a Trang Bang, infiltrato dai nord-vietnamiti due giorni prima», ha raccontato alla Bbc Chris che non vedeva Kim da quando era una bimba distesa su un letto d'ospedale con ustioni di primo grado in più della metà del corpo. «Molti degli abitanti del villaggio erano già fuggiti. Kim era tra loro». Il racconto a tre voci: Kim, Chris e Nick ripercorre quei giorni. «Credevamo fosse un posto sicuro», ricorda la ragazzina oggi madre di due bimbi e alla guida di una fondazione che aiuta i bambini in situazioni di guerra. »Ma un aereo ha cominciato a passare sopra le nostre teste. Abbiamo solo continuato a correre»
SOTTO IL NAPALM - Chris e la troupe, racconta la Bbc, erano a 400 metri dal punto in cui erano esplose quattro taniche di napalm. «Era come se qualcuno avesse aperto la porta di un forno», ricorda Chris. «Poi abbiamo visto Kim e gli altri ragazzini. Silenziosi. Hanno cominciato a urlare quando ci hanno visto». Continua il racconto Nick Ut: «Kim correva con le braccia tese. Ho scattato». Kim stava ancora correndo quando Chris la bloccò e le versò addosso dell’acqua. La troupe girava. A corto di pellicola e preoccupati di sprecarne. «La scena era terribile, il cameramen insisteva che le riprese sarebbero state toppo forti per mandale in onda», ricorda Christopher Wain . «Dovevamo mostrare quello che stavano facendo, non era pellicola buttata».
CUORE DI REPORTER - Poi Nick ha portato Kim in ospedale, il Saigon Firts Children's Hospital. E la foto e il filmato hanno fatto il giro del mondo. Che ne era delle bambina? Che le era successo poi? Domanda umana e mediatica. Il reporter Christopher la trova qualche giorno dopo, nella piccola stanza di un ospedale britannico. Gli dicono che il giorno dopo sarebbe morta. E così che il giornalista ricorda di essere uomo e usa tutta l’influenza del suo ruolo per farla trasferire in un ospedale specializzato in chirurgia plastica, per il trattamento salva-vita.

L'ANONIMATO DI KIM - 14 mesi e 17 operazioni. L’immagine di Kim era diventa il simbolo di una generazione. La bambina era tornata nell’oscurità. Dieci anni dopo un giornalista tedesco la ritrova all’università, studente di medicina. Ma il governo vietnamita vieta riprese e intervista. Lo stesso accade anni dopo, quando Kim studiava a Cuba. All’'Avana University Kim incontra anche Toan, compagno di studi dal Vietnam. Si sposano. E durante il viaggio di nozze in Russia trovano l’opportunità di fuggire in Canada. Vita tranquilla e anonima in Canada. Nel 1995 è rintracciata da un altro giornalista. E la foto è sparata in prima pagina sul Toronto Sun. >Volevo scappare, quella foto metteva in pericolo la mia vita privata. Mi sentivo imprigionata dalla mia immagine». Poi, però Kim si rende conto che quella fotografia avrebbe potuto diventare uno strumento potente per promuovere la pace. «Ora che ho la libertà e la trovo in un paese libero, posso prendere il controllo di quelle immagini». È da quell'idea parte la Kim Phuc Foundation, che fornisce assistenza medica e psicologica ai bambini vittime della guerra.
Lo spettroscopio
Lo studio di corpi luminosi e lontani avviene per mezzo degli spettroscopi. Un qualunque raggio luminoso genera uno spettro, cioè una striscia formata da bande con tutti i colori dell’iride(dal rosso, lunghezza d’onda maggiore, al blu con lunghezza d’onda minore). Analizzando gli spettri possiamo determinare gli elementi o i composti chimici del corpo da cui proviene la luce. Il “tipo spettrale” dipende dalla temperatura del corpo emittente e le stelle non hanno la stessa temperatura, come rivelano i differenti colori con cui ci appaiono, strettamente legati alle temperature superficiali delle singole stelle. All’aumentare della temperatura di un corpo diminuisce la lunghezza d’onda si passa perciò dal rosso al blu. Le diverse temperature delle stelle si traducono in differenti classi spettrali:
• La classe spettrale O comprende le stelle a più alta temperatura superficiale ( da 30000 a 60000 K), di colore bianco-azzurro;
• La classe spettrale M raccoglie le stelle più fredde (3000 K), di colore rosso;
• Il Sole appartiene ad una classe intermedia, con stelle di colore giallo e temperatura di 5000-6000 K.

Le analisi spettrali hanno messo in evidenza una notevole uniformità nella composizione chimica, per la maggior parte tale materia è costituita di idrogeno (80%) e di elio (19%) mentre la parte rimanente comprende tutti gli altri elementi (1%). Inoltre lo spettroscopio fornisce delle informazioni sul movimento di una stella, sia che essa si stia allontanando, sia che si stia avvicinando. Nel primo caso le frequenze tenderebbero all’estremo rosso dello spettro, mentre nel secondo caso tenderebbero all’estremo blu. Si tratta dell’effetto Doppler, infatti in una sorgente di luce che si allontana, aumenta la lunghezza d’onda della luce che viene emessa. Se il corpo celeste invece si avvicina, le righe del suo spettro si spostano verso il blu. Si può quindi capire dalle analisi spettrali quali corpi celesti si allontanano e quali si avvicinano all’osservatore.


La base della fotografia
La base della fotografia sono gli studi di Maxwell, egli studiò le onde elettromagnetiche e la propagazione della luce. La luce è formata secondo Maxwell da una serie di onde elettromagnetiche, queste onde si muovono con una velocità pari a:

Essa è uguale a 3,0 x 10 alla 8 m/s,quindi anche la velocità della luce equivale a quella formula perciò la luce è costituita da onde elettromagnetiche. Inoltre ho preso in esame in particolare lo spettro elettromagnetico con le varie classificazioni delle onde. Ho analizzato per lo più la luce visibile,ovvero quella che il nostro occhio riesce a percepire e quindi ciò che la macchina fotografica riesce a catturare. Come ogni onda periodica, un’onda elettromagnetica ha una frequenza f e una lunghezza d’onda che sono legate dalla velocità v di propagazione nel vuoto o nell’aria la velocità è:

La serie ordinata di frequenze o lunghezze d’onda delle onde elettromagnetiche è detta spettro elettromagnetico.

Le onde elettromagnetiche sono divise in: Le onde radio sono utilizzate per le trasmissioni radiofoniche e televisive.
• Le microonde sono utilizzate per diverse cose come ad esempio la telefonia mobile;
• Le radiazioni infrarosse quando sono assorbite dalla nostra pelle sentiamo una sensazione di calore;
• La luce visibile (lunghezze d’onda comprese fra 750 nm e 380 nm), la più grande lunghezza d’onda è quella rossa, mentre la più bassa è il violetto;
• Le radiazioni ultraviolette penetrano negli strati superficiali della nostra pelle e attivano reazioni chimiche fondamentali per la nostra salute, come la produzione di vitamina D;
• I raggi X sono emessi durante le violente decelerazioni di elettroni ad alta velocità all’interno di metalli pesanti;
• I raggi gamma sono radiazioni emesse nei decadimenti nucleari.
Oltre il velo di Maya…
Arthur Schopenhauer era convinto che il mondo fosse avvolto da un velo creatore di illusione che chiamò Velo di Maya. Le illusioni accompagnano l’uomo durante tutto il corso della sua vita. Egli è costretto a vivere inconsapevolmente in un inferno dove lui vale poco e niente: non è lui a decidere per se stesso e crede, che esista davvero la vera felicità. Il concetto iniziale di velo di Maya deriva dalla filosofia Indiana, in particolare dai Veda e dai Purana. I saggi Indù avevano già trovato la via per squarciare il velo di Maya. La Maya è il potere divino mediante il quale l’essere supremo (Brahman) può far sorgere e scoprire le cose, da qui il significato di potere dell’illusione. Ed è proprio da queste considerazioni che Schopenhauer trova ispirazione per la sua filosofia. Andando alla ricerca di precedenti Schopenhauer cita: i Veda e i Purana ( che considerano l’esistenza come una sorta d’illusione) e altri. Sulla scia di questi pensatori il filosofo scrive “ la vita e i sogni sono pagine dello stesso libro”. Ma al di là del sogno e del fenomeno esiste la realtà vera, sulla quale l’uomo non può fare a meno di interrogarsi. Infatti l’uomo è un “ animale metafisico” che a differenza degli altri esseri viventi, è portato a stupirsi della propria esistenza e ad interrogarsi sull’essenza ultima della vita. Inoltre diversamente da quanto sosteneva Kant per Schopenhauer la cosa in sé non è inconoscibile, deve essere individuata perciò nel soggetto. L’intelletto può produrre solo rappresentazioni e non può lacerare il velo di Maya. Kant sbaglia però nell’attribuire solo all’intelletto una funzione conoscitiva. “la cosa in sé non è conoscibile cercando di oltrepassare i limiti dell’intelletto per mezzo di altre facoltà conoscitive, ma spostandosi su un piano diverso.

“È Maya il velo ingannatore, che avvolge il volto dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista; perché rassomiglia al sogno, rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche rassomiglia alla corda gettata a terra, che egli prende per un serpente”
Arthur Schopenhauer

L’uomo. quindi, è costretto a vivere inconsapevolmente in un inferno dove lui vale poco e niente: non è lui secondo Schopenhauer a decidere per se stesso e crede, per giunta, che esista davvero la vera felicità. La sua condizione, però, presenta un’ancora di salvezza, chiamata volontà che sta per annientamento della voglia di vivere. Tutto, prima o poi, torna. Inoltre il filosofo pensa che si può andare oltre la volontà attraverso il corpo (sede di passioni). Le tre fasi per il superamento della volontà sono l’arte,la compassione fino ad arrivare all’ascesi.

“Hominem pagina nostra sapit”
Qui legis Oedipoden caligantmque Thyesten,
Colchidas et Scyllas, quid nisi monstra legis?
Quid tibi raptus Hylas, quid Parthenopaeus et Attis,
quid tibi dormitor proderit Endymion?
Exutusve puer pinnis labentibus?
Aut qui odit amatrices Hermaphroditus aquas?
Quid te vana iuvant miserae ludibria chartae?
Hoc lege, quod possit dicere vita “Meum est”.
Non hic Centauros, non Gorgonas Harpyiasque
invenies: hominem pagina nostra sapit.
Sed non vis, Mamurra, tuos cognoscere mores
nec te scire : legas Aetia Callimachi.
Marziale utilizza l’epigramma perché esso ben si addice a rendere la realtà della vita quotidiana. Caratteristica degli epigrammi è il realismo, in un suo verso scrive “Hominem pagina nostra sapit”. Gli epigrammi sono raccolti in dodici libri, l’autore fa attenzione alla vita reale: fatti concreti come nascite,matrimoni e feste. Inoltre pone in evidenza i vizi dei personaggi che prende di mira. Marziale assume nei loro confronti un atteggiamento distaccato; non ne dà un giudizio ma si limita a descrivere i vizi. Anche il linguaggio utilizzato si avvicina al reale, ci da forse vicine alla quodianità e al lessico del parlato. Ma anche in precedente abbiamo delle forme simili all’epigramma:
• Età Ellenistica: Callimaco (continuità tra mondo classico e epoca ellenistica)
• Mimnermo
• Epoca Romana: Catullo (esprimere sentimenti,gusti,passioni) raffinatezza stilistica e brevità
• Epoca imperiale: Marziale
Abbiamo 2 opere importanti di Marziane “Xenia” deriva da xenus: oggetti che venivano dati agli ospiti e “Apophoreta” bigliettini di congedo. inoltre abbiamo una struttura fissa introdotta dall’autore:
• Bipartita: descrizione scena, ribaltamento
• Tripartita: presentazione,obiezione,battuta finale(Aprosdoketon)

Realistic Victorian Novel
• The linear flow of narrative
• The unity and coherence of plot and character and the cause and effect development thereof
• The moral and philosophical meaning of literary action
• The advocation of bourgeois rationality
• Rational, public, objective discourse
• The Realist novel of the nineteenth century was written in opposition to the Romance of mediaeval times
• Representation of “real life” experiences and characters versus ideal love, ideal moral codes ideal characters (nobility), and fixed social values

Tra neorealismo e cinematografia
Il termine “Neorealismo” si diffonde originariamente in ambito cinematografico. Dopo il 1943 l’etichetta si estende anche all’ambito letterario,esso indica la necessità di un ritorno alla realtà. È soprattutto la realtà della guerra, della Resistenza e del dopoguerra, con la sua miseria e con le sue lotte politiche, a ispirare la nuova cinematografia (Visconti, De Sica, Rossellini), la nuova narrativa (Pratolini, per esempio), la nuova poesia (Scotellaro). Notevole è anche l’influenza della narrativa americana (Hemingway), d’altronde mediata dai due maestri del Neorealismo, Pavese e Vittorini. La differenza fra il Neorealismo e il generico “nuovo realismo” che si diffonde in Italia negli anni Trenta è cospicua: il Neorealismo si rifà più apertamente a modelli ottocenteschi e a un impegno esplicitamente ideologico e politico, ispirato all’antifascismo, all’esigenza di “andare incontro al popolo”, alla denuncia delle ingiustizie sociali e, spesso, a una prospettiva di tipo socialista. L’aspetto ideologico-politico era invece assente o comunque assai meno evidente nel “nuovo realismo” e più in generale nella letteratura degli anni Trenta. Con termine "Neorealismo" si indica una tendenza della cultura italiana tra la fine degli anni trenta e la metà degli anni cinquanta che ha avuto le sue principali espressioni nella letteratura e nel cinema. Furono però la seconda guerra mondiale, la Resistenza e le condizioni dell'Italia nel secondo dopoguerra a dare l'impulso maggiore allo sviluppo del Neorealismo. Tra gli autori più importanti del Neorealismo letterario ricordiamo, oltre a Vittorini, Pavese, Fenoglio, Moravia, Pratolini, Cassola e, almeno per la sua produzione giovanile, Calvino. Un posto particolare occupano poi nel quadro del Neorealismo le opere di Primo Levi, Carlo Levi e di Mario Rigoni Stern. Per il cinema, infine, si possono citare i capolavori di Vittorio De Sica, Ladri di biciclette (1948) e Umberto D. (1952), e di Roberto Rossellini, Roma città aperta (1945).

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