Ruolo nel mondo = vera essenza del nostro essere?
Molto spesso il nostro comportamento, il nostro lavoro, la nostra condizione, porta gli altri a identificare le persone in base a questi parametri. Come se ci fosse una diffusa convinzione che l’esteriorità debba per forza corrispondere all’interiorità, a come una persona sia veramente dentro. Ma davvero quello che noi rappresentiamo, o facciamo vedere, corrisponde a ciò che siamo? Il problema sorge quando ci accorgiamo che la maggior parte delle persone sicuramente si ferma all’apparenza, a una sola visione possibile di una persona, e solo pochi riescono a capire che dietro la facciata può esserci altro.
Punto di partenza
L’idea di questo "percorso" mi è venuta dopo aver letto il libro "L’Eleganza del riccio" (Muriel Barbery), il cui personaggio principale, Renée, è una portinaia. Questo fa sì che tutti la vedano, e la pensino analfabeta, quando invece è esattamente il contrario. Il suo lavoro incarna uno stereotipo, e da lì purtroppo non c’è via d’uscita, elasticità di giudizio. E infatti nel suo palazzo (abitato da ricchi) non viene riconosciuta nel momento in cui esce dal suo ruolo di portinaia in occasione di una cena. Ella tiene il segreto perché ha paura di perdere tutto (memore della bellezza della sorella che la portò alla morte), ma alcune persone, persone che sanno andare aldilà dell’apparenza, e che sono interessate ad andarci soprattutto, capiscono che dietro c’è qualcosa. E il problema sta proprio qui, nel senso che basterebbe solo accorgersi che dietro ci può sempre essere qualcosa.
Il treno ha fischiato - Pirandello
Lo stesso accade in una nota novella di Pirandello, in cui il personaggio principale, Belluca, sempre molto posato e calmo, improvvisamente compie dei gesti che non concordano più con il suo modo di apparire agli altri. E ciò mette in crisi la maggior parte delle persone che non lo conoscono veramente, coloro che lavorano con lui, che arrivano all’unica soluzione possibile, che è quella della pazzia.
Diametralmente opposta l’ipotesi del vicino di casa, che conosce la difficile situazione personale di Belluca e soprattutto il suo modo di viverla. Egli infatti capisce subito che la sua reazione non ha niente di strano, è semplicemente la cosa più “ovvia e normale del mondo”.
E che cos’è questo, se non il pensiero portante di Pirandello sulla molteplicità dell’essere umano, che non può essere inquadrato in nessuno schema preciso e definito?
Vita di Galileo - Bertold Brecht
Credo sia utile citare anche il grande scontro Scienza e Chiesa. Quando infatti Galileo vuole cercare di dimostrare agli uomini di Chiesa la certezza della sua teoria (confutante la loro), essi si rifiutano anche di prenderla in considerazione, nonostante egli cerchi di convincerli che guardando nel cannocchiale tutto sarebbe più chiaro. E questo perché, se non per l’idea della scienza, come qualcosa che non potesse dare delle verità accettabili dalla Chiesa? La scienza doveva occuparsi delle sue questioni, e non immischiarsi in ragionamenti sulla creazione o su ciò che disse il filosofo per eccellenza Aristotele (ipse dixit). Essa non può dare delle verità assolute, in quanto scienza, in quanto qualcosa di inferiore alla religione a quel tempo. In breve, il ruolo della scienza non gli permetteva affermazioni così fondamentali e da qui il rifiuto anche solo a prenderle in considerazione. Senza ovviamente contare la paura intrinseca dell’istituzione religiosa di perdere credibilità agli occhi dei fedeli, e quindi vedere per la prima volta il suo incontrastato potere intaccato da qualcos’altro.
Riferimento all’aberrazione stellare (dal testo del libro)
Nel vano tentativo di spiegare la sua teoria, Galileo fa riferimento (a ragione) al fatto che, prendendo come esatto il sistema tolemaico, le stelle non vengono mai trovate nei punti in cui dovrebbero essere.
Infatti nel 1727 venne scoperto un fenomeno chiamato aberrazione stellare, che dimostra come le stelle appaiano proiettate in avanti rispetto alla posizione reale. L’angolo tra la direzione apparente e quella reale varia fino a un massimo di 20,6" d’arco.
Per poter adeguatamente capire basta prendere in considerazione che:
- La luce viaggia a velocità costante;
- La Terra si muove intorno al Sole.
Così mentre la luce attraversa il telescopio, la Terra cambia posizione, perdendo l’allineamento tra astro e strumento. Si può anche fare un collegamento, se pur azzardato, al tema centrale della mappa. Infatti la vera posizione dell’astro non risulta essere quella che ci appare a prima vista, ma quella che, solo dopo opportuni studi, arriviamo a calcolare.