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Scuola media statale “Alessandro Manzoni”

Barletta

Anno scolastico 2012/2013

Esami di Stato per la licenza media

Il razzismo

Percorso di studio dell’alunno Alessandro Rinaldi 1

Realizzazione di Alessandro Rinaldi pag.

Il razzismo

  • Ideologia razzista che esalta le qualità superiori di una razza e afferma la necessità di conservarla pura da ogni commistione con altre razze considerate inferiori.
  • Atteggiamento di disprezzo e intolleranza verso determinati individui o gruppi.

Storia del nazismo

Nascita ed evoluzione di un regime che ha cambiato la storia dell’umanità.

Le origini

Nel 1918 la Germania aveva perso la Prima guerra mondiale e aveva fondato la Repubblica di Weimar.

La resa durante il primo conflitto mondiale non fu decisa dagli stati maggiori, ma dal popolo, stanco di proseguire una guerra ormai persa.

I socialdemocratici promettevano una “pace onorevole” se fossero saliti al governo. Le cose però non andarono così.

Gli Alleati, sotto l’influenza della Francia, ritennero tardivi i provvedimenti tedeschi e con questa accusa la Germania fu costretta a firmare la “pace infame” di Versailles.

I movimenti di Destra trovarono sempre più motivi per richiamare il popolo agli errori del governo, che ormai aveva perso il controllo.

Il marco crollò e un’inflazione di dimensioni catastrofiche colpì il paese, e il livello di disoccupazione toccò il suo massimo vertice.

Da questi problemi insorsero anche numerose rivolte, che caratterizzarono il dopoguerra.

Hitler e le SA

Gli operai insorsero a causa dei loro bassi stipendi.

Così si scatenò il Biennio rosso, che durò dal 1920 al 1921.

I movimenti di Destra, contrari agli operai, decisero di scendere nelle città contro i movimenti di sinistra, scatenando disordini.

In quegli stessi anni Adolf Hitler, caporale durante la Prima guerra mondiale, fondò le SA o camicie brune.

Hitler, che aveva idee molto legate al fascismo, infatti:

  • Esaltava la bellezza purificatrice della guerra;
  • Accusava la società di massa di aver condannato l’individuo alla solitudine e opponeva a ciò il cameratismo;
  • Per lui esistevano due grandi nemici: i banchieri, che si arricchivano sugli altri, e i comunisti, che declassavano il ceto medio;

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  • Proclamava l’odio verso la razza ebrea che riteneva i veri autori del disastro della nazione;
  • Inoltre era convinto di dover rifondare la società attraverso una rivoluzione di Destra;

Dal colpo di Stato del ’23 alle elezioni del ‘30

Nel 1923 Hitler organizzò un colpo di Stato, ma fu scoperto e messo in prigione dove vi rimase per due anni.

Tra il 1923 e il 1930 la situazione in Germania migliorò grazie ai prestiti statunitensi. Il governo socialdemocratico riuscì a diminuire l’inflazione e a far ripartire l’economia.

Questo equilibrio terminò nel 1929 quando gli Stati Uniti furono travolti da una crisi economica gravissima e bloccarono gli aiuti.

Nel 1930 la crisi riesplose e nel 1932 i disoccupati raggiunsero i 6 milioni.

La miseria diresse il popolo verso i partiti estremisti: il partito comunista e il partito nazista.

Nel 1930 i nazisti si presentarono alle elezioni con un programma articolato su alcune “parole chiave”:

  • Annientamento del pericolo bolscevico;
  • Annullamento del trattato di Versailles;
  • Abbattimento della disoccupazione e più lavoro;
  • Esaltazione della Germania e protezione della razza ariana;

Hitler riteneva l’ultimo punto più importante degli altri perché secondo lui la razza ariana era superiore alle altre.

La conquista del potere

Nel 1932 il partito nazista ormai aveva preso il controllo del paese.

In questo stesso anno i socialisti persero la maggioranza in parlamento e i tedeschi dovettero votare per ben tre volte; il partito nazista si rivelò il primo partito tedesco.

Nel 1933 il presidente della Repubblica Hindenburg nominò Hitler cancelliere.

Nello stesso anno nella sede del parlamento avvenne l’incendio del Reichstag.

Il fuoco fu appiccato dai nazisti stessi, ma la polizia indicò come colpevole un comunista. Ciò fornì al cancelliere l’occasione per ottenere due scopi:

  • Scatenare in tutta la Germania una caccia spietata ai comunisti che furono rinchiusi nei lager;
  • Dichiarare la fine dell’attività parlamentare;

Contemporaneamente Hitler nazificò la Germania trasformandola in uno Stato totalitario.

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Evoluzione di un regime

  • Il partito nazista divenne il partito unico della Germania;
  • Fu imposta la censura, che pose fine alla libertà di stampa;
  • Furono create le SS (squadre di difesa) e le squadre della Gestapo (polizia segreta);
  • Nel 1934 furono assassinati i capi delle SA che poco dopo si sciolsero.

I responsabili di questi attentati furono i membri delle SS nella cosiddetta Notte dei lunghi coltelli, in cui morirono centinaia di persone.

Contemporaneamente Hitler proclamò la nascita del Terzo Reich, quest’ultimo era una comunità di popolo appartenente alla razza ariana guidata da giovani.

Fra il 1933 e il 1937 si propose al popolo come un “uomo di pace” e ottenne la sospensione e il pagamento dei danni di guerra.

In breve tempo si assicurò enormi prestiti dalle banche e ciò gli permise di sviluppare le industrie e di trasformare la disoccupazione in piena occupazione.

La Germania in breve tempo salì alle stelle e tutti parlavano del miracolo tedesco.

Il razzismo

Nel 1935 Hitler dettò alcune leggi per conservare la purezza della razza: la prima era contro la trasmissione delle malattie ereditarie e la seconda, nota come Legge di Norimberga, proibiva agli ebrei di spostarsi con gli ariani e di avere servitori ariani.

Ben presto per gli ebrei vi fu una crescente emarginazione dalla vita sociale.

Nel 1938 fu l’anno della svolta, Hitler ordinò alle SS di organizzare in tutta la Germania una rappresaglia chiamata notte dei cristalli, chiamata così per le molte vetrine distrutte dai dimostranti.

Seguirono altre leggi razziali che colpirono zingari, portatori di handicap e malati di mente.

Iniziò un vero e proprio antisemitismo ossessivo il cui obiettivo era di purificare la razza germanica su una teoria che chiamava dello spazio vitale.

In base ad essa la Germania doveva espandersi e conquistare l’Europa, compresa la Russia, riducendo gli slavi in schiavitù in quanto “razza inferiore”.

Hitler non disse mai di voler espandere il suo dominio anche in Francia e vendicare l’umiliazione di Versailles.

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La seconda guerra mondiale

La guerra lampo

Il 1° settembre del ’39, l’invasione della Polonia da parte delle truppe naziste pose fine alla pace e sancì l’inizio della fine: Francia ed Inghilterra, dopo aver tollerato gli atti di forza di Hitler in Renania, Austria e Cecoslovacchia, decisero di scendere in campo per arginare i folli progetti del Terzo Reich.

Ciononostante la macchina bellica tedesca si dimostrò spaventosamente possente e, sfruttando i principi della “guerra lampo” (blitzkrieg), un’azione militare che prevedeva il concentrico utilizzo di artiglieria, mezzi corazzati ed aviazione, in appoggio alla fanteria, nel giro di pochi mesi pose l’intera Europa sotto l’egemonia della svastica. Dopo aver liquidato, in poche settimane, la Polonia e dopo l’invasione di Danimarca e Norvegia, anche Belgio, Lussemburgo, Olanda e soprattutto Francia, furono costrette a capitolare di fronte alla straripante superiorità degli eserciti nazisti. Il 14 giugno 1940, la Wehrmacht poteva sfilare, trionfalmente, a Parigi e lo stesso giorno Hitler in persona, accompagnato dal suo architetto personale Speer, attraversò le strade deserte della capitale francese, estasiato dalla sua grandiosità e dalle meraviglie che si ponevano ai suoi occhi.

La battaglia d’Inghilterra

La fine della guerra appariva solo una questione di tempo visto che la sola Inghilterra si frapponeva tra Hitler ed il trionfo; i vertici militari del Reich convennero che l’invasione del regno di sua maestà sarebbe stata possibile solamente dopo aver conquistato la supremazia aerea, ma, clamorosamente, la cosiddetta “battaglia d’Inghilterra”, vide soccombere una Luftwaffe in schiacciante superiorità numerica, nei confronti di una RAF che ottenne la salvezza grazie all’impiego di un nuovo apparecchio, il radar, in grado di segnalare ed individuare la presenza di apparecchi nemici.

Operazione Barbarossa

Il 22 giugno 1941, nello stesso fatidico giorno in cui, nel 1812, Napoleone muoveva le sue armate contro la Russia zarista, la grande Germania, al culmine della sua potenza decise, dunque, di sferrare, a sorpresa, l’attacco all’Unione Sovietica, in quella che fu denominata “Operazione Barbarossa”.

La Wehrmacht poteva contare su un apparato militare spaventosamente potente al quale si aggiungeva l’apporto fornito dagli alleati, tra cui spiccavano le divisioni inviate da Mussolini, che andarono a costituire lo CSIR (corpo di spedizione italiano in Russia); nonostante i tentativi dei vertici militari di convincerlo a desistere, il duce fu irremovibile, volendo partecipare anch’egli a quella che doveva essere la certa distruzione del nemico bolscevico ed anzi, al primo contingente, fece poi seguito l’VIII armata, denominata ARMIR (armata italiana in Russia). Fu così che decine di migliaia di soldati italiani si affiancarono ai loro alleati tedeschi, in quella che inizialmente fu un’avanzata inarrestabile ed incontenibile. Stalin fu colto letteralmente di sorpresa dalla decisione di Hitler ed altrettanto lo fu un’Armata Rossa ancora frastornata dalle purghe degli anni precedenti, che avevano portato alla decapitazione dei vertici dell’esercito fondato da Trotskij.

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I tre gruppi di armate tedesche, nord, centro, sud, rispettivamente dirette a Leningrado, Mosca e Caucaso, sfondarono ripetutamente le linee sovietiche facendo incetta di prigionieri e materiale. Ben presto furono conquistate Minsk, Kiev, Kursk, Rostov e le altre principali città, mentre Leningrado venne cinta d’assedio.

Il generale Inverno

Ma l’errore madornale fu commesso sul piano militare: la macchina da guerra germanica continuava, infatti, ad avanzare con estrema facilità nel cuore del territorio sovietico, ma Hitler e i suoi generali furono troppo indecisi sulla tattica da seguire, ossia se puntare dritti su Mosca o proseguire verso il bacino del Don; si trattò, però, di un’indecisione fatale per la Germania Nazista visto che, a causa di quei tentennamenti, entrò ben presto in gioco quello stesso alleato che in passato già aveva permesso ai Russi di sconfiggere le truppe napoleoniche, ossia il “cosiddetto generale inverno”.

Le truppe tedesche, già in difficoltà per gli estenuanti trasferimenti lungo le sterminate pianure sovietiche e alle prese, quindi, con evidenti problemi di collegamento tra le prime linee e le retrovie, vennero fermate, alle porte di Mosca, dalla strenua resistenza dell’armata rossa e, soprattutto, dal terribile inverno sovietico, che rese impossibile l’avanzata.

Dopo diversi mesi, dunque, quella che sembrava una marcia trionfale si arrestava, mentre, al contrario, Stalin approfittò dell’immobilismo forzato delle operazioni belliche per riorganizzare l’esercito, che poteva contare su un inesauribile numero di effettivi e di riserve e rifornito di materie prime e materiali militari nuovi di zecca, prodotti dalle fabbriche trasferite, all’inizio dell’invasione, al di là degli Urali e che marciavano a pieno ritmo, guidate dal rinnovato sentimento patriottico e dalla ritrovata unità nazionale, minacciata dallo spettro nazista.

Stalingrado

Le operazioni militari dell’asse ripresero in primavera, ma Hitler decise di cambiare obiettivo, abbandonando Mosca e puntando verso sud, ai pozzi petroliferi del Caucaso e a Stalingrado, la città simbolo del comunismo e del regime, situata sul fiume Volga, al fine di aggirare la capitale da est e tagliare la ritirata all’armata rossa.

Verso Stalingrado marciò la VI armata del comandante Friedrich von Paulus, protetta alle spalle, sul fronte del Don, dagli alleati romeni, ungheresi ed italiani. Si trattava di infliggere un colpo mortale al nemico, ma Stalingrado si rivelò fatale alle armate naziste, in quella che fu la battaglia che decise le sorti del secondo conflitto mondiale.

La disfatta

Tra il settembre del ‘42 e il febbraio del ‘43, Stalingrado decretò la fine dei trionfi hitleriani e l’inizio della fine per il Terzo Reich.

Dopo i primi tremendi attacchi della Wehrmacht, la città sembrava sul punto di capitolare e di cadere in mano nemica, ma i russi si aggrapparono alla forza della disperazione, combattendo strenuamente casa per casa, cantina per cantina, rovina su rovina.

Pur schiacciati sulle rive del fiume Volga, i sovietici

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riuscirono a resistere contro i ripetuti attacchi del nemico fino a quando cominciò la devastante controffensiva che, con una manovra a tenaglia, sfondò le difese dell’asse ed accerchiò, all’interno della città, le forze nemiche della quarta armata.

Nella sacca di Stalingrado la sorte dei soldati di von Paulus era ormai segnata: a temperature impossibili, devastati dal freddo e dalle malattie, martellati ripetutamente dall’artiglieria sovietica, i soldati tedeschi si ritrovarono senza alcuna speranza.

Nell’estremo tentativo di evitare la resa, Hitler, il 30 gennaio 1943, nominò Paulus maresciallo del Reich, ricordandogli che nessun graduato simile, nella storia della Germania, si era arreso al nemico, ma, solo due giorni dopo, vista l’impossibilità di resistere, lo stesso Paulus capitolò, offrendo la resa.

Il 20 luglio 1944, Hitler uscì miracolosamente indenne da un attentato nella sua “tana del lupo”.

Gli ultimi giorni di Hitler

Nell’aprile del ‘45, con l’armata rossa ormai alle porte di una Berlino devastata, il Führer della grande Germania, della nazione eletta, destinata a dominare il mondo, era un autentico morto vivente, che viveva seppellito nel bunker tetro e scuro, scavato nelle viscere della cancelleria.

Le giornate trionfanti di Norimberga, il mito di un uomo che appariva agli occhi del mondo come un semidio, gli eserciti invincibili del Terzo Reich millenario, rappresentavano ormai un ricordo sbiadito, cancellato dalla straripante offensiva alleata.

L’Hitler degli ultimi tempi era un uomo totalmente distrutto, nel fisico e nel morale, al pari di una Germania allo stremo, devastata dai bombardamenti alleati.

Il suo stato di salute peggiorò sempre di più: era evidente la sua rassegnazione per una fine sempre più prossima.

Trascorse gli ultimi giorni della sua vita senza essere più in grado di percepire ciò che avveniva all’esterno.

Il 30 aprile 1945 fu l’ultimo atto della vita di un uomo che sconvolse i destini del mondo: una capsula di cianuro pose fine alla sua esistenza.

1945: la fine del nazismo

Nella speranza che quanto è successo non ritorni mai più.

L’Olocausto - La giornata della memoria...

Il 27 gennaio del 1945 è una data memorabile, in cui furono abbattuti i cancelli del lager di Auschwitz. Il 27 gennaio è diventato il “Giorno della Memoria”, che l’Europa dedica al ricordo della tragedia della Shoah e delle persecuzioni subite dagli ebrei e dai deportati militari e politici nei campi nazisti.

Il termine olocausto, che nell’antica liturgia ebraica designa il sacrificio levitico, è stato adottato dagli storici per indicare il massacro di sei milioni di ebrei compiuto dal regime nazista durante la Seconda guerra mondiale.

Dopo la politica di boicottaggio e di discriminazione antisemita avviata in Germania fin dal 1933 (leggi di Norimbrega 1935) e l’istituzione dei primi campi di concentramento (Oranienburg, Buchenwald e Dachau), i nazisti

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presero a pretesto l’assassinio di Ernst von Rath, un segretario dell’ambasciata tedesca a Parigi, per bruciare 267 sinagoghe e arrestare 20.000 persone nella tristemente famosa Kristallnacht (“notte dei cristalli” tra il 9 e il 10 novembre 1938.

Gli ebrei tedeschi furono costretti a pagare una somma di 400.000.000 di dollari per risarcire i danni subiti dalle loro stesse proprietà. Iniziata la Seconda guerra mondiale (settembre 1939), tre milioni di ebrei polacchi dovettero subire un Blitzpogrom di violenze e di stragi.

Con il decreto sui ghetti di Reinhard Heydrich, aiutante di Heinrich Himmler, furono gradualmente separati dal resto della popolazione e, nei due anni successivi, morirono in 700.000 per stenti e fame; i nazisti progettarono anche di deportare tutti gli ebrei nella riserva di Nisko (regione di Lublino) o in Madagascar.

Quando nel giugno 1941 la Germania attaccò l’URSS, contro gli ebrei russi furono impiegate quattro Einsatzgruppen (“squadre d’urto”) speciali, che si macchiarono di orribili atrocità, culminate nell’eccidio del burrone di Babi Yar (Kiev), dove il 29-30 settembre 1941 furono mitragliati 33.771 ebrei.

Su insistenza di Hitler, Heydrich presiedette (gennaio 1942) la conferenza di Wannsee sulla “definitiva soluzione della questione ebraica”.

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Sintesi
Introduzione Razzismo - Tesina
Questa tesina di terza media analizza il tema del razzismo. Argomenti tesina terza media: in Italiano Primo Levi, "Se questo è un uomo", in Letteratura il romanzo "Radici" e la miniserie TV, in Storia il nazismo, l'Olocausto e lo schiavismo, in Geografia il continente americano, in Scienze la genetica, in Matematica E=Mc^2, in Inglese The USA, in Francese le racisme, in Storia dell'arte il cubismo e Guernica, in Tecnologia l'energia nucleare, in Musica Louis Armstrong e il jazz, in Educazione fisica il razzismo nello sport.
Collegamenti
Razzismo - Tesina
Italiano - Primo Levi, "Se questo è un uomo". Letteratura - Il romanzo "Radici" e la miniserie TV. Storia - Il nazismo, l'Olocausto e lo schiavismo. Geografia - Il continente americano. Scienze - La genetica. Matematica - E=Mc^2. Inglese - The USA. Francese - Le Racisme. Storia dell'arte - Il cubismo e Guernica. Tecnologia - L'energia nucleare. Musica - Louis Armstrong e il Jazz. Educazione fisica - Il razzismo nello sport.
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
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