Estratto del documento

L'uomo e la natura

Tesina di Monica Loisi

3°B Liceo Classico D. Cirillo

2010/2011 1

Indice

  • Introduzione
  • Latino: Plinio il Vecchio e La Naturalis historia
  • Italiano: La concezione della natura in Leopardi, Dialogo della Natura e di un Islandese e Canto notturno di un pastore errante
  • Greco: La poesia bucolica di Teocrito
  • Filosofia: La filosofia della natura di Schelling
  • Geografia Astronomica: I terremoti
  • Fisica: Le onde
  • Arte: La casa sulla cascata di Wright
  • Storia: Bomba atomica, conseguenze sull'uomo e sull'ambiente
  • Conclusione
  • Fonti 2

Introduzione

La Terra, pianeta che gira intorno al Sole, ci permette di avere il giorno e la notte e l'alternarsi delle stagioni. È bene ricordarsi di ciò, perché la natura va considerata un privilegio che essa offre. Noi esseri umani e animali viviamo in mezzo alla natura e a volte ci dimostriamo suoi visitatori, ogni anno si scoprono cose nuove del nostro pianeta ma non ci si rende conto che essa cerca di comunicare con noi, che come “ringraziamento” agiamo continuamente su di lei, ne usufruiamo troppo, basti pensare agli effetti che la bomba atomica durante la Seconda guerra Mondiale ebbe sul territorio, ma allo stesso tempo non abbiamo su di lei alcun potere.

Lei era, è e sarà sempre una forza maggiore rispetto a noi. Basti solo pensare alle numerose catastrofi naturali che si sono verificate negli ultimi anni nel mondo. Di fronte a questi fenomeni distruttivi già presenti ai tempi di Plinio il Vecchio, 79 d.C. eruzione del Vesuvio, l'uomo è rimasto impotente perché terremoti e inondazioni nel raggio di un giorno o di una notte riescono ad annientare intere città, questo perché la natura distrugge ma allo stesso tempo crea.

Così come di una persona si sottolineano sempre i suoi difetti e quasi mai i suoi pregi, allo stesso modo si tende a considerare la natura come un “mostro”, è questa la concezione di Leopardi, che nella fase del suo pessimismo cosmico si arrende all'infelicità umana, causata dalla malvagità della Natura matrigna.

La natura è qualcosa di infinitamente grande ed infinitamente potente, qualcosa che molto probabilmente non potrà mai essere conosciuta sino in fondo né compresa, forse proprio per questo ha destato curiosità in uomini di tutti i tempi, da Teocrito che rendeva la natura uno dei protagonisti dei suoi idilli, a Schelling, filosofo che incentrò il suo pensiero su di essa.

La maestosità della natura, quindi, è molto temuta e per questo anche rispettata. Rispetto verso la natura è infatti presente nella casa sulla cascata, costruita dall'architetto Wright, che decise di creare questa struttura in perfetta simbiosi con la natura; ogni spazio, ogni particolare della villa è stato progettato in modo tale che l'albero presente nelle vicinanze non venisse abbattuto. 3

Latino

Chi era Plinio il Vecchio?

Plinio il Vecchio nacque a Como fra il 23 e il 24 d.C. e ben presto si trasferì a Roma dove ebbe modo di farsi una solida formazione retorica, soprattutto alla scuola del retore e poeta tragico Pomponio Secondo.

Successivamente ebbe numerosi incarichi civili e militari sia sotto l'imperatore Claudio, sia sotto Nerone, sia soprattutto sotto Vespasiano: così era capo della flotta di Miseno nel momento in cui si ebbe la tragica eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C. distrusse e seppellì le città campane di Pompei, Ercolano e Stabia.

In tale circostanza egli dimostrò tutta la sua umanità portando aiuto alle popolazioni così colpite dal cataclisma e tutto il suo amore per la conoscenza scientifica recandosi sul posto per analizzare da vicino il fenomeno eruttivo: fu così che morì sorpreso durante la notte, come ci informa il nipote Plinio il Giovane in una lettera indirizzata a Tacito, dalle esalazioni soffocanti prodotte dall'eruzione, diventando in tal modo il primo martire della ricerca scientifica.

La Naturalis historia

La Naturalis historia Naturalis

Il capolavoro di Plinio il Vecchio, l'unica opera che ci è pervenuta, è la historia, un enorme trattato sulla natura in ben 37 libri, che prende in esame i fenomeni relativi alla cosmografia, alla geografia, all'antropologia, alla zoologia, alla botanica, all'agricoltura, alla medicina e alla mineralogia.

Insomma, si tratta di una specie di enciclopedia del sapere finalizzata alla conoscenza della natura, destinata però più alla consultazione che alla lettura continua a causa di una historia inadeguata elaborazione sistematica.

La parola che compare nel titolo dell'opera va compresa nel significato che essa aveva nella lingua greca, e cioè nel senso di “ricerca”, naturalmente si tratta di una ricerca che si colloca entro i limiti di una cultura, quella antica, nella quale non era possibile, per la povertà delle informazioni autenticamente scientifiche, procedere all'individuazione delle vere cause dei fenomeni, né, d'altra parte al suo autore è possibile vagliare in maniera critica le teorie esposte.

La trattazione, pertanto, si risolve assai spesso in una compilazione dettagliata e sterminata dei fenomeni naturali, come se Plinio volesse costruire una specie di monumentale enciclopedia non certo della scienza, ma del sapere del tempo legato alla natura.

Dunque possiamo affermare che, se a Plinio manca l'animus dello scienziato, non gli manca certo il gusto per la visione diretta dei fenomeni né un interesse, scevro da apriorismi filosofici, che possiamo definire “empirico”.

Naturalis historia

Ciò risulta sufficientemente chiaro se confrontiamo la con le Naturales quaestiones di Seneca. Infatti mentre quest'ultima opera si può definire solamente una compilazione che tende a spiegare in maniera filosofica i più importanti fenomeni della natura, la Naturalis historia cerca, invece, di fornire talvolta di essi una descrizione diretta, senza la pretesa di volerli acclarare mediante teorie metafisiche.

Insomma, uno studio empirico della natura. 4

Plinio mostra di avere della natura una concezione contraddittoria ed ambivalente: infatti se da un alto essa appare a volte “benevola e provvidenziale” nei confronti dell'uomo, al quale fornisce tutto ciò che gli è utile e piacevole, dall'altro, essa sa anche essere “matrigna” costringendo ciascun essere umano a procacciarsi tutto ciò che gli è necessario per la sopravvivenza.

La natura, infatti, è la prima responsabile della sofferenza che accompagna l'uomo fin dal suo nascere dal grembo materno. La riprova di ciò sta, ad esempio, nel fatto che solo l'uomo, quando nasce, non è protetto né da spine, né da piume, né da squame.

Solo l'uomo nasce totalmente nudo. Per non parlare, poi, del proseguimento della vita umana, costellato di parimenti e di sofferenze. Insomma, nessun altro essere della natura, secondo Plinio il Vecchio, sembra avere un'esistenza più precaria di quella dell'uomo.

Questa concezione della natura presenta notevoli analogie con la concezione della natura di G. Leopardi, con l'unica differenza che mentre per Plinio la condizione di sofferenza dell'uomo è ben peggiore di quella degli animali che per lo meno hanno qualcosa con cui coprirsi, per Leopardi, invece, lo stato di infelicità non pertiene esclusivamente all'uomo, ma coinvolge senza eccezione alcuna tutti gli esseri viventi. 5

Italiano

Chi era Giacomo Leopardi?

Giacomo Leopardi nasce a Recanati il 29 giugno 1798. Tra il 1809 e il 1816 si svolgono quei “sette anni di studio matto e disperatissimo” che arrecarono danni irreparabili alla sua salute.

Dopo aver iniziato la corrispondenza con Pietro Giordani, Leopardi si sente sempre più a disagio nell'asfittico ambiente recanatese. Potrà lasciare per la prima volta Recanati solo nel novembre del 1822 per un deludente soggiorno di pochi mesi a Roma.

Tornato a Recanati, si dedica alla scrittura delle Operette morali. L'ultimo soggiorno recanatese va dal novembre 1828 all'aprile 1830. Una sottoscrizione degli amici toscani gli permette di tornare a Firenze, dove, dall'autunno, vive insieme all'amico Antonio Ranieri.

Nel 1833 si trasferisce a Napoli dove muore il 14 giugno 1837.

Concezione della natura

In Giacomo Leopardi, emblematico per la sua collocazione a cavallo tra il romanticismo e il classicismo, la Natura segue il percorso del pensiero filosofico dell'autore: in un primo periodo, o fase del pessimismo storico, questa è considerata un'entità benefica e positiva, poiché produce solide e generose illusioni che rendono l'uomo capace di virtù e di saggezza.

L'infelicità umana è ritenuta frutto di una condizione storica. Nella seconda fase, definita del pessimismo cosmico, si giunge alla concezione della Natura matrigna, cioè di una Natura che non vuole più il Bene e la felicità per i suoi figli.

Essa è infatti la sola colpevole dei mali dell'uomo; è ora vista come un organismo che non si preoccupa più della sofferenza dei singoli, ma che prosegue incessante e noncurante il suo compito di prosecuzione della specie e di conservazione del mondo, in quanto meccanismo indifferente e crudele che fa nascere l'uomo per destinarlo alla sofferenza.

Leopardi sviluppa quindi una visione più meccanicistica e materialistica della Natura, una Natura che egli con disprezzo definisce matrigna. L'uomo deve perciò rendersi conto di questa realtà di fatto e contemplarla in modo distaccato e rassegnato.

Il destino dell'uomo, ovvero la sua malattia, è in fondo lo stesso per tutti. In questa fase Leopardi ha capito che è inutile ribellarsi, ma che bisogna invece raggiungere la pace e l'equilibrio con se stessi, in modo da opporre un efficace rimedio al dolore.

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Sintesi

Italiano

Giacomo Leopardi (la concezione della natura)

Latino

Plinio il Vecchio (La Naturalis historia)

Greco

Teocrito (la poesia bucolica)

Filosofia

Friedrich Schelling (la filosofia della natura)

Storia

la bomba atomica (effetti sul territorio e sull'uomo)

Arte

l'architettura organica (la casa sulla cascata di Wright)

Geografia astronomica

i terremoti

Fisica

le onde

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