Estratto del documento

Tesina multidisciplinare di

Pelagatti Andrea

La radio: la società

È in onda

Classe 5 EN Progetto Sirio

ITIS Leonardo da Vinci di Parma

Anno scolastico 2010/2011

Radio: inizio di una rivoluzione nelle comunicazioni

La radio è stata una delle invenzioni più rivoluzionarie del nostro secolo e, ancora oggi, nonostante il progresso delle tecnologie, copre un ruolo importante nella nostra società.

La diffusione dei mezzi di comunicazione di massa ha seguito un percorso parallelo al processo di sviluppo della società contemporanea.

Ai percorsi di sviluppo dei media si accompagnano trasformazioni della società che investono i diversi ambiti della vita pubblica: la tecnologia (che incide sulla strutturazione e sulla circolazione dell’informazione), la politica e l’economia (l’agire delle imprese mediali è subordinato alle leggi dello Stato e del mercato), la struttura sociale (l’affermazione delle professioni dei media ridefinisce gli equilibri sociali), le mentalità collettive (che si formano anche intorno alle rappresentazioni dei media).

La storia dei media si è dunque, sin dall’inizio, intrecciata con la storia della società. Come ha sintetizzato G. De Luna: ”Nati insieme alla storia che raccontano, il cinema, la televisione e gli altri media racchiudono nel proprio Dna il mutamento, la trasformazione, la velocità delle innovazioni tecnologiche, tutti i fenomeni a rapido scorrimento che caratterizzano il nostro tempo”

Una storia che abbia al centro dei suoi interessi i media, quale fenomeno importante della vita sociale, è già di per sé una “storia sociale”. Ma, da un punto di vista sociologico, la “storia sociale” dei media è qualcosa di più di questo. È una storia fatta non soltanto di tecnologie, apparati e prodotti, di vicende societarie e rapporti con le istituzioni, ma anche di mentalità e costumi, di abitudini e vissuti individuali, di immagini della società. Dunque, una storia che sia in grado di far emergere le modalità attraverso le quali i media hanno contribuito a trasformare la vita sociale: nell’esperienza della quotidianità, nei rapporti con gli altri e con l’altrove, nella definizione delle identità e dei comportamenti collettivi.

Le scoperte in campo elettrotecnico ed elettronico fatte tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo portarono alla costituzione dei primi apparecchi radiofonici ovviamente molto rudimentali e costosi. L’eccessiva onerosità dei costi e gestione rendevano l’apparecchio alla portata di poche e ricche persone. È per questo che all’inizio la radio trova le sue applicazioni più importanti in campo militare e per esperimenti su larga scala. Significativo è l’esempio di utilizzo dell’apparecchio radiofonico per il salvataggio dei naufraghi del TITANIC (1912). Ma già dagli anni Venti i progressi in campo tecnologico associano la diffusione dell’apparecchio ad una fascia più ampia di popolazione. 2

Un’ulteriore spinta alla diffusione della radio si ebbe durante la seconda guerra mondiale a causa dell’importanza che nel corso di essa venne ad assumere la radio, come strumento di attacco psicologico alle popolazioni nemiche, oltre all’informazione e propagazione tra le popolazioni amiche, in un momento in cui le operazioni belliche comprometteranno il funzionamento regolare di tutti gli altri mezzi.

Ci possiamo rendere conto perciò che la comunicazione radio ha inciso in modo profondo, complesso, e multiforme nella storia del nostro secolo che ha subito una radicale trasformazione in ambito sociale. Non c’è dubbio infatti che la radio e successivamente la TV con i moderni mass-media abbiano svolto una funzione fondamentale nello sviluppo culturale di quasi tutti i paesi del mondo sconvolgendo interamente tutti i tradizionali rapporti spazio - temporali rendendo veramente simultaneo il nostro mondo.

Al presente radio e gli altri mass media sono strumenti monopolistici di formazione del consenso popolare e di condizionamento dell’opinione pubblica di cui nessun governo saprebbe fare a meno. Infine dall’economia l’impulso allo sviluppo della comunicazione di massa è venuto soprattutto attraverso il canale rappresentato dai contenuti e dai finanziamenti della pubblicità. 3

La nascita della radio

L’invenzione della radio è frutto di una serie di esperimenti tenuti alla fine dell’Ottocento che dimostravano la possibilità di trasmettere informazioni tramite le onde elettromagnetiche. Il primo a riuscirci fu Nikola Tesla nel 1893 in una conferenza pubblica a St. Louis, Missouri.

L’apparato che Tesla usò conteneva tutti gli elementi che erano incorporati nei sistemi radio prima dello sviluppo della “valvola termoionica”, poi Guglielmo Marconi che nel 1895, a soli ventun’anni, riuscì a trasmettere un segnale in codice Morse a circa due chilometri di distanza dalla villa di famiglia a Pontecchio (Bologna). Nello stesso anno però Nikola Tesla inviava segnali distinti tra due punti distanti circa 50 km a West Point (New York).

Marconi continuò a perfezionare l’invenzione, che fu ribattezzata il “telegrafo senza fili”, non esitando ad uscire anche dai confini italiani: il 12 dicembre 1901 lo scienziato riuscì a trasmettere il primo segnale radiotelegrafico transoceanico, da Poldhu in Cornovaglia (Regno Unito) a St. John’s in Terranova (Canada).

Nel giugno del 1943, però cinque mesi dopo la morte di Nikola Tesla, una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti attribuì a Tesla la precedenza rispetto a Marconi, [2] del brevetto base della radio.

L’invenzione di Marconi aveva però un limite: la difficoltà di trasmettere i suoni, che avrebbe agevolato la diffusione a livello di massa del nuovo strumento.

Il primo, che riuscì nell’intento fu il canadese Reginald Fessenden. Il 23 dicembre 1900 Fessenden riesce a trasmettere a circa un chilometro e mezzo di distanza, un breve messaggio vocale: “Uno, due, tre, quattro, nevica lì dove siete voi signor Thiesen? Se sì, volete telegrafarmi?”.

Era nata la radio. L’enorme eco, ben pubblicizzata, delle trasmissioni di Marconi è stata tale che, ancora oggi, l’inventore del mezzo radiofonico molto spesso viene [3] considerato Marconi e non Fessenden.

Il 24 dicembre 1906 Fessenden trasmette il primo programma radiofonico della storia: parole e musica vennero udite nel raggio di 25 km dalla stazione trasmittente situata a Brant Rock sulla costa del Massachusetts. La radio era pronta per entrare nelle case di tutto il mondo. 4

La radiodiffusione circolare

Negli anni ’20 inizia a concretizzarsi l’idea di diffondere contenuti sonori alle masse: nasce la radio come mezzo di comunicazione di massa. Il termine tecnico per una tale diffusione è broadcasting, tale termine sta infatti ad indicare una comunicazione unidirezionale da uno verso molti.

In Gran Bretagna nel 1919 il Post Office concesse una temporanea autorizzazione alla stazione Marconi di Chelmsford in Cornovaglia, che il 23 febbraio 1920 trasmise il primo regolare servizio radiofonico della storia, per due ore consecutive al giorno, per un periodo di due settimane.

Dopo aver ottenuto il 16 ottobre 1920 una licenza di trasmissione ufficiale, la Westinghouse di Pittsburgh entrò in servizio a partire dal 2 novembre 1920, trasmettendo con il nome di KDKA da uno stabilimento industriale di Washington. In breve tempo, la radio si diffonde in maniera così rapida che negli Stati Uniti già nel 1922 si contano ben 187 stazioni, un pubblico in grande crescita ed un numero di ricevitori funzionanti che alla fine di quell’anno toccherà quota 750 mila.

Nel 1921 viene fondata, in Gran Bretagna la più antica radio del mondo tuttora esistente: la BBC.

È la prima radicale innovazione nelle comunicazioni di massa dopo l’invenzione della stampa e conosce subito un grandissimo successo, soprattutto in America e in Europa.

Come sempre accade, la tecnologia, una volta messa a punto, genera nuovi contenuti, linguaggi, immaginari, ed anche produttori e prodotti, consumi e consumatori. Nei primi decenni di vita le trasmissioni avvengono in modulazione di ampiezza (AM).

La radio inizialmente si diffonde nel mondo secondo due modelli: uno completamente libero affidato all’iniziativa privata e che si finanzia con la pubblicità, e uno, monopolistico, affidato allo Stato e gestito come servizio pubblico. Il primo modello si diffonde negli Stati Uniti e sarà preso d’esempio in America settentrionale, il secondo modello si diffonde nel Regno Unito e sarà preso d’esempio in Europa. 5

International broadcasting station 6

Radio: “nelle mani di chi sa farne uso è un’arma terribile”

Il totalitarismo nel XX secolo è strettamente connesso alla modernità e alla formazione di una società di massa, e indica un regime al cui interno lo Stato controlla non solo la politica e l’economia ma anche e soprattutto l’intera società civile. Un regime totalitario è quindi caratterizzato dai seguenti elementi:

Il fascismo e il nazismo hanno fatto un uso massiccio dei media, definendo vere e proprie procedure metodologiche: stampa, radio, cinema, teatro e pubbliche manifestazioni sono stati “adattati” per servire alla propaganda delle ideologie.

L’uso dei mass media durante i regimi totalitari assunse un’importanza straordinaria. Dovuta soprattutto al sapore di novità che presuppone e all’intelligente opera di strumentalizzazione che, si deve riconoscere, ne sfrutta la capacità di propaganda e d’indottrinamento delle masse. Più di ogni altro mezzo che serve, in qualche modo i propositi dei regimi, è proprio la radio ad assumere un ruolo di primo piano.

Fu, comunque, stentato l’avvio del mezzo radiofonico nel nostro paese. Mussolini amava più il contatto diretto con le folle e molti artisti e intellettuali snobbarono la “scatola parlante”, mentre nel resto del mondo la radio diventava il principale mezzo di comunicazione (e i nazisti ne capirono subito le potenzialità, come vedremo). Solo negli anni Trenta - con l’interesse dell’industria e lo spostamento a Torino del centro amministrativo- la radio italiana (Eiar) decolla e si trasforma in uno strumento di propaganda del regime.

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Radio nel nazismo

Quando il partito nazista conquistò il potere in Germania nel 1933, la radio tedesca, pur molto sviluppata e seguita dal pubblico, appariva ancora come un mezzo ricco di potenzialità inesplorata. In particolare il suo potenziale propagandistico non era ancora stato provato.

Nella Germania nazista invece la radio è sfruttata dall’inizio in tutte le sue caratteristiche per diventare lo strumento peculiare del complesso apparato propagandistico del regime. Lo stesso Hitler, nel suo libro Mein Kampf, scrive della radio: “ … nelle mani di chi sa farne uso è un’arma terribile ”.

Goebbels, massimo teorico e imprenditore della propaganda a sua volta scrive: “La vera radio è propaganda. Propaganda significa combattere in ogni campo di battaglia dello spirito generando, moltiplicando, distruggendo, sterminando, costruendo, disfacendo”. Con la progettazione di Goebbels e sotto la sua costante vigilanza, la radio diventa lo strumento privilegiato per creare una quinta colonna di sicuri ammiratori del nazismo in molti paesi stranieri - soprattutto in quelli più ostili alla Germania - da usarsi come gruppo di pressione per sostenere il lavoro dell’ambasciata tedesca.

Nonostante le trasmissioni radiofoniche naziste variassero da paese a paese e da momento a momento, esse facevano sostanzialmente da eco alla propaganda interna. La base era costituita dall’antisemitismo, considerato come un germe presente in tutti gli stati che bisognava soltanto rendere virulento; dall’anticomunismo, il cui maggior obiettivo era il popolo russo considerato come una massa sub-umana e dalla superiorità della razza ariana e della nazione tedesca, la saggezza e il potere di Hitler.

La radio diventava pertanto, nella volontà nazista, uno strumento di propaganda “intelligente” volto a creare e a mantenere negli ascoltatori uno specifico stato emozionale. Dal tenore delle trasmissioni era evidente che il pubblico era considerato nulla più che una folla da manipolare. La radio con il nazismo diventa così un potentissimo mezzo di diffusione di falsità e di bugie, che miravano a una conquista nel breve termine degli ascoltatori.

Per questa ragione, la propaganda doveva essere convalidata dai successi militari: la “confusione mentale, la contraddittorietà dei sentimenti, l’esitazione, il panico” che, secondo Hitler, la radio doveva contribuire a creare, dovevano poi trovare soddisfazione quando la radio, annunciando le conquiste e le vittorie militari, dava agli ascoltatori l’impressione di unità, di forza, di sicura vittoria alla fine della lotta.

Perciò, come mezzo di propaganda, i nazisti preferiscono la voce alla carta stampata e fanno uso scientifico del potere della radio. Le trasmissioni radiofoniche sono più immediate, più vibranti, più personali e offrono le occasioni più idonee per creare emozioni. Per “ficcare il messaggio nazista nella testa della gente e, prima di tutto, nei cuori” la propaganda del regime usa una tecnica precisa, basata su teorie psicologiche. 9

Gli strumenti di questo tipo cui si ricorreva maggiormente erano tre. La riduzione e la semplificazione dell’ideologia nazista in alcuni stereotipi, che venivano in tale veste più facilmente acquisiti e introiettati dagli ascoltatori. Era poi usata costantemente la tecnica della ripetizione. Gli ascoltatori erano bombardati con la stessa informazione, le stesse frasi ripetute senza fine. Al rituale della tecnica ripetitiva si aggiunge lo slogan come strumento atto a facilitare la memorizzazione.

Questa è la prima volta nella storia della radio che gli elementi specifici del mezzo vengono presi in considerazione e si cerca di pianificarne l’uso per il conseguimento di un determinato scopo. La funzione propagandistica della radio “inventata” dai nazisti avrà larga diffusione in molti altri paesi, soprattutto in tempo di guerra. A tal proposito Goebbels afferma: “Le notizie sono un’arma della guerra. Il loro scopo è quello di vincere la guerra, non quello di dare informazioni”. 10

Radio in Italia

La nascita della radiofonia in Italia risale all’istituzione dell’Unione Radiofonica Italiana (agosto 1924). Ottenuta la concessione governativa in monopolio, l’URI iniziò le trasmissioni (6/10/1924) lanciando l’epopea della radio, strumento destinato ad incidere sulla vita, la mentalità, le abitudini, e i rapporti sociali dell’Italia del tempo.

Fino agli anni ’30 il regime favorì l’informazione e la propaganda scritta; solo col tempo comprese la capacità di penetrazione dello strumento radiofonico, considerati gli alti tassi d’analfabetismo e la scarsa propensione alla lettura.

Il 27 novembre 1927, un Decreto legislativo trasformò l’URI in Ente Italiana Audizioni Radiofoniche (EIAR), struttura a capitale privato con sostegno finanziario dello Stato. L’evento segna il vero e proprio atto di nascita della radiofonia in Italia che inizia ad imporsi come mezzo di comunicazione di massa e che come tale verrà utilizzato dal regime.

La radio è moderna e veloce. La versatilità del nuovo mezzo stupisce gli ascoltatori sorpresi dai primi collegamenti da treni in corsa o da aeroplani. La giovane radio intrattiene e conquista un pubblico sempre maggiore. E a mano a mano che si definisce la fisionomia del pubblico, emergono le concrete ambizioni culturali dell’EIAR che vuole coniugare informazione, divertimento e notizie politiche.

La radio rimase a lungo in Italia un genere di lusso, una sorta di status symbol dell’alta borghesia urbana visti gli alti costi di licenza, il difficile processo d’elettrificazione delle aree poco sviluppate e l’ostilità dei settori produttivi alla realizzazione d’apparecchi a basso costo.

Mussolini, dopo un attento studio delle potenzialità pedagogiche e propagandistiche del mezzo, lanciò la campagna “Il villaggio deve avere la radio” (per l’ascolto di massa) in concomitanza con lo slogan hitleriano “La radio in ogni casa” (per l’ascolto individuale).

L’efficienza dell’industria tedesca portò alla larga diffusione del VE301, apparecchio pratico venduto con facilitazioni di pagamento; il duce rispose con l’ascolto collettivo in sedi comunali di partito, scuole e caserme, agevolando con sgravi fiscali i locali pubblici. 11

La Radio italiana sta per raggiungere gli 800.000 abbonati: al 31 dicembre da ancora nel 1934, “La Stampa” calcoli fatti dall’EIAR, saranno lamentava i costi troppo alti degli 795.000 (…) il rapporto con la apparecchi radio in Italia: Germania è di 1 a 6; la Francia in soli tre anni ha “l’industria italiana visto triplicare il numero dei concepisce ancora la radio suoi abbonati; piccoli paesi come un giocattolo di lusso.

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Sintesi
  • Storia: radio come mezzo di propaganda
  • Italiano: il Futurismo (la Radia)
  • Diritto: Roosevelt; la crisi del '29
  • Telecomunicazioni: il ricevitore supereterodina AM
  • Elettronica: filtro passa banda RLC serie
  • Sistemi: il diagramma di Bode
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