La politica: l'arte di governare le società
Liceo Scientifico e Linguistico Statale
“Principe Umberto di Savoia”
Catania
Paolo Francesco Reitano
5 B/L
2014/2015
Indice
La politica: l'arte di governare le società 1
La politica: l'arte di governare le società
- La Prima Repubblica: dal Comitato di Liberazione Nazionale allo scoppio di Tangentopoli
- La demagogia
- Il Principe – Niccolò Machiavelli
- El Pinochetismo
- Victorian Age
- Montesquieu: la separazione dei poteri
- Frages eines lesenden Arbeiters – Bertolt Brecht, Die Linke
- La politica come servizio 2
La Prima Repubblica
Dal Comitato di Liberazione Nazionale allo scoppio di Tangentopoli
C.L.N. ed elezioni del 1946: finalmente la Repubblica
Nel gennaio 1944, presso il Teatro “Piccinni” di Bari, si riunisce il primo congresso del Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) con l'intento di coordinare tutte le forze nazionali antifasciste.
All'interno del C.L.N. partecipano cattolici, comunisti, liberali, repubblicani e socialisti con l'intento di instaurare una repubblica e liberare l'Italia dai Savoia.
Quasi tutti i partiti politici che faranno parte del C.L.N. avranno un posto di rilievo per tutta la durata della Prima Repubblica, soprattutto la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista e il Partito Comunista.
La Democrazia Cristiana, esponente centrista a fronte del movimento operaio composto da PSI e PCI, ha un programma in cui cerca di rivolgersi ad ogni fascia della popolazione: dalla riforma agraria ai controlli sulla produzione, con cui avrebbe accattivato contadini ed operai, sino al mantenimento, però, della proprietà privata, che avrebbe avvicinato i ceti medio-alti.
Il Partito Comunista porta avanti una democrazia progressista e un socialismo inteso per via parlamentaria, ma si mantiene sempre pronto alla rivoluzione qualora non fosse possibile raggiungere gli scopi per via democratica.
Il Partito Socialista è in assoluto il primo partito italiano a nascere: fondato sul modello della socialdemocrazia tedesca, nasce con esso una forma di attivismo moderno, che comprende la vita di partito e un'appartenenza che non è più solo ideologica, e che continuerà a svilupparsi man mano negli anni anche negli altri partiti.
I liberali e il Partito d'Azione si aspettano grandi risultati elettorali, avendo avuto un ruolo di spicco all'interno del movimento antifascista.
Ogni aspettativa però viene disattesa: con le elezioni del 2 giugno 1946, giorno in cui nasce la Repubblica Italiana, il Partito Liberale crolla a fronte di una cocente sconfitta, e il Partito d'Azione, avendo raggiunto poco più dell'1% e 7 seggi si scioglie e i membri
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confluiscono in altri partiti minori.
La Democrazia Cristiana, dalle elezioni del 1946, diventa architrave della politica italiana: ottiene il 35% dei consensi e conquista 207 seggi.
Anche le forze di sinistra ottengono un gran risultato: con il 20% del PSI e il 19% del PCI, il movimento operaio ottiene quasi il 40% dell'elettorato e 219 seggi.
La ricostruzione post-bellica
In seguito alle elezioni del 1946 viene istituita un'assemblea costituente: il Capo provvisorio dello Stato è il liberale Enrico De Nicola, mentre Giuseppe Saragat ha il ruolo di presiedere l'Assemblea.
Ad un mese dalle elezioni, Alcide De Gasperi forma un governo con una coalizione presieduta dalla Democrazia Cristiana: ex membro del Partito Popolare Italiano e fondatore della DC, riesce a dare dignità al Paese.
Uomo di Stato più che di partito, De Gasperi è considerato uno dei padri fondatori dell'Unione Europea.
Durante quegli anni la ricostruzione post-bellica è fondamentale per rimettere in piedi un'Italia demolita: la cassa per il mezzogiorno, il riassetto fiscale, il piano Fanfani per l'edilizia, la riforma agraria e il piano Marshall, ottenuto grazie ai rapporti ufficiali con gli Stati Uniti, sono solo alcuni dei provvedimenti più importanti che hanno permesso una ripresa.
Sono gli anni del boom economico, dell'ottimismo sfrenato: la produzione cresce, la motorizzazione di massa diventa emblema della modernizzazione, e il reddito aumenta del 25%. In questi anni l'Italia primeggia in settori come la microelettronica, la chimica, le telecomunicazioni, e il divario con altri paesi europei diminuisce notevolmente.
Gli anni del centrismo: lo strapotere democristiano e la Legge Truffa
Sebbene non sia un grande oratore, De Gasperi convince gli italiani e il mondo che l'Italia possiede le carte in tavola per ripartire. 4
Nonostante sia un antisovietico e molto vicino agli Stati Uniti, il suo governo non è mai una trasmissione di ordine americano, ma presenta peculiari personalismi: la Democrazia Cristiana si dimostra capace di sfruttare a pieno i buoni rapporti esteri senza condizionamenti eccessivi.
Durante le elezioni del 1948, la Democrazia Cristiana raggiunge il 49% dei consensi, la maggioranza relativa dei voti e quella assoluta dei seggi (305): rimane tuttora l'unico caso nella storia repubblicana.
Il Fronte Popolare, in cui erano inglobati i movimenti operai con Palmiro Togliatti come segretario, raggiunge il 31%: la sconfitta della sinistra ridimensiona le prospettive future.
La DC si conferma punto di riferimento per l'elettorato antisovietico: da questa vittoria e dalla precedente del 1946, metterà le basi per rappresentare il principale partito della Prima Repubblica.
Nel frattempo nasce il Movimento Sociale Italiano, rappresentante della nuova destra neo-fascista: alle elezioni presenta un mediocre risultato.
Le elezioni amministrative del 1951 vedono una modifica del sistema elettorale in senso maggioritario, con l'assegnazione di un premio dei due terzi dei seggi alla coalizione vincitrice delle elezioni comunali, mentre nelle elezioni provinciali la stessa quantità di seggi è decisa in collegi uninominali.
Se la Democrazia Cristiana si era unita negli anni del C.L.N. al movimento operaio per combattere il fascismo, nelle elezioni del 1951 è apparentemente vicina alla nuova destra in funzione anticomunista.
Ciò ha permesso, nelle amministrative romane del 1952, l'ideazione dell'Operazione Sturzo: sollecitato da Papa Pio XII, l'intento è di formare una lista civica aperta anche a monarchici e al Movimento Sociale Italiano per evitare la vittoria di un partito di sinistra.
De Gasperi e Andreotti causano il fallimento del progetto: così viene approvata la Legge Scelba, che limita le destre e i movimenti neo-fascisti.
In precedenza alle elezioni politiche del 1953, il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi manifesta la volontà di una cooperazione tra le forze democratiche, e qualche mese prima viene elaborata e approvata una riforma elettorale.
Denominata “Legge Truffa” dagli oppositori, la riforma del 1953,
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è un correttivo della proporzionale vigente dalle elezioni del 1946.
Essa assegna un premio di maggioranza consistente nel 65% dei seggi alla Camera dei Deputati alla lista o al gruppo di liste che avrebbe raggiunto il 50% più uno dei voti.
Nonostante le forti proteste di tutte le forze politiche in Parlamento, la Legge Truffa viene approvata dalla sola maggioranza.
Con l'intento di ottenere il premio di maggioranza, la Democrazia Cristiana forma una coalizione con il Partito Socialdemocratico Italiano, il Partito Liberale, il Partito Repubblicano, la Partito Popolare Sudtirolese e il Partito Sardo d'Azione.
Protagonista delle elezioni del 1953 è la satira, fortemente utilizzata dalle forze di sinistra all'inizio, e in seguito anche dalla Democrazia Cristiana, con lo scopo di deridere i partiti avversari con vignette, disegni che ne esaltassero i difetti e le incongruenze.
Alle elezioni, ogni lista coalizzata con la Democrazia Cristiana perde consensi: l'intera coalizione si ferma al 49.2% e per 54.000 voti non ottengono il premio di maggioranza.
La sola Democrazia Cristiana perde più dell'8%; il Partito Liberale e i Repubblicani ottengono rispettivamente il 3% e l'1%.
La disfatta di De Gasperi corrisponde ad una insperata ripresa della sinistra: il Partito Comunista di Togliatti ottiene il 23% dei voti e i socialisti con Nenni quasi il 13%.
Il Partito Comunista, da queste elezioni, si dimostra l'unico partito in grado di mettere in discussione il primato democristiano.
Oltre alle vittorie conseguite dalla sinistra, anche la destra italiana raggiunge primati storici dal secondo dopoguerra: i Monarchici ottengono il 7% e il Movimento Sociale Italiano il 6%.
La sconfitta della coalizione di centro si attribuisce al dissenso di molti democratici e liberali, che abbandonano i partiti di fiducia intenti ad evitare il raggiungimento del premio di maggioranza dai partiti alleati: la Legge Truffa viene considerata dall'elettorato centrista una grave deformazione della dialettica democratica.
La riforma, mai applicata, viene abrogata nel 1954.
La fine del centrismo e i governi di centrosinistra
Nel 1955 viene eletto Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, nome gradito sia dalla sinistra democristiana che dai comunisti e
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socialisti.
Un anno più tardi, vengono eletti a camere riunite i giudici della Corte Costituzionale, un organo che ha il compito di adeguare la legislazione in vigore con la Carta Costituzionale.
Si rafforza anche la politica di intervento diretto dello Stato con la creazione del Ministero delle Partecipazioni Statali. Con quest'ultimo si costituisce un grande centro di potere economico, finanziario e politico, capace di controllare e coadiuvare numeri invidiabili di investimenti e assunzioni.
Nel frattempo, l'unità della sinistra italiana e la politica frontista comincia a venir meno: i socialisti subiscono una condizione di subordinazione e isolamento dal PCI, e si inizia a pensare ad una politica fondata sull'autonomia del PSI rispetto ai comunisti, con possibili collaborazioni con altre forze politiche.
L'invasione dell'Ungheria da parte delle truppe sovietiche è la goccia che fa traboccare il vaso: i socialisti condannano fortemente l'invasione e si distanziano dall'URSS e dal Partito Comunista.
Quest'ultimo, però, mostra alcune difficoltà nel mantenere un assetto unitario: con la teoria della “via italiana al socialismo” formulata da Palmiro Togliatti, nasce l'ipotesi di un PCI staccato dalla Russia.
Nonostante ciò, personalità rilevanti come il dirigente sindacale Di Vittorio esprimono appoggio all'URSS, e questo causa la perdita di numerosi iscritti al partito. L'abbandono di diversi militanti però non provoca danni nel corso delle elezioni del 1958, tant'è che si registra addirittura un aumento dei voti.
La progressiva evoluzione del movimento operaio spinge alcuni esponenti della DC a cominciare a pensare di sostituire, nella maggioranza, i liberali con i socialisti.
Nel 1960, però, Fernando Tambroni forma un governo monocolore democristiano, sostenuto dal determinante appoggio dei missini.
Quando però il governo autorizza un congresso del MSI a Genova, tutte le forze democratiche si oppongono ritenendolo un oltraggio alla città, medaglia d'oro della Resistenza: la città insorge e il governo rinvia il congresso.
La rivolta, tuttavia, si estende a tutto il Paese, e dimostra che larga parte degli italiani vedeva la destra come una minaccia per la democrazia e di conseguenza sarebbe stato sconveniente rafforzare il governo con i voti dei missini. Dopo le dimissioni di Tambroni, la
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corrente riformista democristiana affida il governo ad Amintore Fanfani, che coinvolge i socialisti nell'area governativa.
Nel marzo 1962, quindi, Fanfani forma il primo governo di centrosinistra: democristiani, repubblicani, socialdemocratici e l'appoggio esterno dei socialisti.
Comincia una serie di riforme proposte dal ministro del bilancio Ugo La Malfa: l'intento è correggere alcuni squilibri creatisi negli anni del boom economico.
Di fatto, è necessario un intervento diretto dello Stato in materia economico-sociale: la riforma tributaria, con l'introduzione della nominatività delle azioni, la creazione dell'ente Regione, la riforma della scuola media, la nazionalizzazione dell'energia elettrica, sono alcuni dei provvedimenti proposti.
Fra le tante riforme proposte, ne vengono attuate solamente due: viene nazionalizzata l'energia elettrica e l'intero settore passa all'ENEL, Ente Nazionale Energia Elettrica.
La riforma della scuola del 1962 fu la più importante: porta l'obbligo scolastico a 14 anni e istituisce la scuola media unica con programmi rinnovati, obbligatoria per tutti.
Nei primi anni sessanta si esaurisce il ciclo di espansione economica e in Italia, con l'inflazione, i prezzi salgono. La congiuntura, la concomitanza di diversi aspetti negativi, toglie la possibilità ai propositi riformatori e mette in luce le divisioni di concetto fra socialisti, repubblicani, democristiani riguardo il tema della ridistribuzione del reddito e la limitazione delle richieste sindacali.
Vi sono, però, grandi personalità contrarie agli interventi dello Stato che esprimono la volontà di tornare alle politiche liberiste del centrismo.
Per questi motivi, criticati da destra per ciò che hanno fatto, e da sinistra per ciò che non sono stati in grado di realizzare, nelle elezioni del 1963 sia la DC che il PSI perdono voti, a vantaggio dei liberali e del Partito Comunista.
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Introduzione La Politica: l'Arte di governare le società - Tesina
Ho scelto di studiare e di scrivere di politica e sulla politica principalmente per me.
L'intenzione primaria era non solo arricchire il mio bagaglio, e non consiste affatto nel fare sfoggio di chissà quale conoscenza, bensì capire e capirmi. L'associazione mentale dell'idea è, per forza di cose, una componente politica.
Presenzia ogni ambito della vita, in qualsiasi settore e in qualsiasi tempo.
L'uomo è un animale politico, oltreché sociale, poiché in grado di prendere delle decisioni. Non ci si può astenere dalla politica, e l'astensione da quest'ultima causerebbe l'eliminazione della condizione umana di indipendenza e decisionismo.
Scegliere di “fare politica” è un discorso molto diverso. Svolgere un servizio politico significa agire nel bene comune. La proprietà collettiva e l'uso civico fanno sì che nella comunità vi sia un bilanciere in grado di suddividere equamente ciò che volgarmente viene definito “di tutti”.
La politica non è una professione. Non è un lavoro. Non è detenzione del controllo. Nella mia “piccola” esperienza politica al servizio della mia scuola e dei miei compagni, ho compreso, nei limiti, il peso e la responsabilità degli organi rappresentativi.
La delega che viene data al soggetto “eletto” è un concetto ancora non ben capito e diffuso. In qualsiasi organo e ambito, il pensiero popolare è che il rappresentante della comunità debba essere e agire sempre come riflessione chiara e definita della volontà collettiva. Se il rappresentante della comunità, però, agisse solamente nei termini espressi dalla volontà collettiva, per cosa è stato delegato?
Se l'eletto viene surclassato dal volere di chi rappresenta, quale strumento è mai l'elezione?
La delega che riceve un eletto è una dimostrazione di fiducia e con essa gli si affida la legittimità di azione.
La linea, però, è tremendamente sottile. La capacità dell'eletto di mitigare ciò che ritiene giusto da ciò che il popolo ritiene giusto equivale all'efficacia e alla competenza rappresentativa dello stesso. Ciò non significa, in nessun modo, che una volta eletto qualcuno di nostra fiducia sia possibile disinteressarsi.
La partecipazione attiva, la cittadinanza cosciente, l'esser uomini e donne politici non perché candidati ma perché uomini e donne, significa esser parte integrante della comunità. Se ogni singolo membro della comunità pensa alle necessità o alle problematiche che si presentano, egli sta svolgendo un servizio per la collettività.
Il servizio che è alla base dell'azione politica deve mirare a migliorare le condizioni di vita di ognuno, e, con il contributo di tutti, si arriverebbe ad una riorganizzazione efficace delle mansioni cittadine.
La passività tutta italiana (e troppo spesso meridionale) che avvolge e caratterizza i nostri territori, il menefreghismo, la generalizzazione e l'accusa alla classe politica, sono tutti fattori che influenzano l'allontanamento dalla politica dai cittadini: i cittadini nei centri abitati, la politica nelle stanze del potere.
La politica lontana dalla realtà territoriale non è politica, è detenzione e smania di comando. Serve un rinnovamento del pensiero politico, dell'azione civile; serve un coinvolgimento serio e deciso del singolo cittadino, non per creare una classe dirigente ma per sviluppare coscienza critica.
Se ogni uomo e donna si mettesse al servizio della comunità non esisterebbe la stratificazione classe dirigente e politica dal cittadino, ma solamente uomini e donne politici, coscienti e volenterosi di salvaguardare il posto in cui vivono.
Presupposto dell'uomo politico deve essere lasciare un'impronta marcata e forte per migliorare il proprio luogo, in modo da migliorare le proprie condizioni di vita e, nondimeno, quelle degli altri. La volontà di essere determinanti senza sopraffare sull'altro è la condizione in cui l'azione civile può portare importanti rinnovamenti.
Con la speranza che queste righe non restino solo inchiostro su carta, ma che io riesca sempre a renderle effettive e a diffondere il concetto di cittadinanza attiva, queste parole rappresentano il termine del mio incarico di rappresentante del Principe Umberto, la fine della mia carriera scolastica, e parte della mia persona politica, ancora in cammino e in costruzione per crescere, capire, capirmi e continuare ad essere in servizio.
Collegamenti
La Politica: l'Arte di governare le società - Tesina
- Storia: La Prima Repubblica
- Filosofia: La demagogia; la separazione dei poteri (Montesquieu)
- Italiano: Il Principe - Niccolò Machiavelli
- Spagnolo: Augusto Pinochet
- Inglese: Victorian Age
- Tedesco: Frage eines lesenden Arbeiters - Bertolt Brecht
- Tesi finale: La politica come servizio