Liceo scientifico "P.S. Mancini"
Avellino
Stefano Luongo
5° I
La politica:
L'arte di governare le società
Percorso d'esame
Anno scolastico 2012/2013
Indice
Premessa ................................................................................................................... 4
Introduzione ........................................................................................................... 6
Storia: Politica italiana dal secondo dopoguerra al 69' .............................................. 9
Cittadinanza e Costituzione: La Costituzione italiana .................................... 20
Filosofia: Karl Marx, il socialismo scientifico ........................................................... 32
Inglese: George Orwell, lo spirito anti-totalitario ...................................................... 43
Italiano: Francesco De Sanctis, tra cultura e vita nazionale ................................... 46
Giosuè Carducci, dalle idee repubblicane all'involuzione .......................... 51
Monarchica
Latino: Seneca, tra filosofia e potere ........................................................................ 56
Storia dell'arte: Il futurismo, legami con il partito fascista ................................. 69
Geografia astronomica: Le leggi di Keplero .................................................... 73
Fisica: Le leggi di Ohm .............................................................................................. 79
Matematica: Funzioni pari e dispari ........................................................................ 82
Conclusione .......................................................................................................... 86
Premessa
La politica, sostantivo che deriva dal termine greco polis, "città-stato", è quel complesso di attività che hanno per oggetto l'amministrazione della vita pubblica, i problemi collettivi e le istituzioni di uno Stato.
La prima definizione di politica risale ad Aristotele, filosofo greco, il quale suddivise le forme di governo in: Politeia, concetto simile alla democrazia in cui a comandare è la massa; Oligarchia e Monarchia, rispettivamente potere dei pochi e di uno solo, il Tiranno.
Successivamente questo vocabolo ha subito delle evoluzioni. Machiavelli, considerato il fondatore della moderna scienza politica, nella sua opera Il Principe ha trattato teorie radicalmente rivoluzionarie nel contesto della cultura occidentale del tempo; per lui lo Stato doveva essere amministrato da un solo uomo, scelto in base a eccezionali capacità psicologiche ed intellettive in modo tale da scindere etica e sentimentalismi dalla buona amministrazione.
Fondamentale è nella storia del pensiero politico l'opera di Montesquieu, L'esprit des lois (Lo spirito delle leggi), nella quale il filosofo francese sottolinea che la monarchia costituzionale sia la migliore forma di governo perché la classe nobiliare è meno corruttibile, in quanto vincolata al principio dell'onore, e che i poteri vadano divisi (legislativo, esecutivo e giudiziario) per evitare la tirannide.
Nell'800 Karl Marx si occupò di tutti gli aspetti della società, ideando un nuovo tipo di socialismo, quello scientifico. Nello scorso secolo si sono sviluppate una moltitudine di sistemi diversi di gestire lo Stato: oltre all'applicazione pratica del socialismo e alle consolidate monarchie, si ebbero sistemi totalitari e soprattutto nuove forme democratiche, radicalmente diverse da quelle fino ad allora esistenti.
La capacità di governare e la gestione della società umana, purtroppo, nel processo storico non è stata esemplare, né moralmente né praticamente, ed è per questo che oggi la parola politica ha assunto sfumature di significato totalmente negative.
Ricoprire una carica politica equivale ad esercitare forme di potere, come sostiene anche il filosofo Max Weber, tuttavia capita spesso che vi è un abuso di potere tendendo a soddisfare gli interessi individuali e di una collettività ristretta, anziché che di tutta la popolazione che si rappresenta. La politica andrebbe intesa come spirito di servizio, una vocazione che dovrebbe appartenere a tutti coloro i quali decidano di voler rappresentare un territorio.
La scelta di porre al centro del percorso d'esame "La politica come l'arte del governare le società" è dovuta al fatto che oggi, almeno nel nostro Paese, il disinteresse della popolazione e soprattutto delle nuove generazioni verso la scienza del governo aumenta giorno dopo giorno; a mio parere, invece, specialmente il mondo giovanile dovrebbe cambiare questa tendenza, affacciandosi e interessandosi ai vari scenari, dal momento in cui fra alcuni anni entrerà a contatto con un mondo nuovo, quello del lavoro, delle imposte e della gestione della "cosa pubblica".
Anche il voto, momento più alto della democrazia, ma nello stesso tempo il minimo impegno al quale sono chiamati i cittadini, deve essere dato con criterio, in base alla condivisione di ideologie e progetti, senza seguire "mode" o influenze esterne. Solo in questo modo fra qualche decennio potremmo avere guide e governi trasparenti ed efficienti.
Introduzione
Il percorso d'esame scelto rappresenta gli argomenti studiati durante il quinto anno che mi hanno colpito di più; in particolar modo ho cercato di creare un filo conduttore tra una delle mie più forti passioni, quale la politica, e tutte le discipline scolastiche.
In storia ho inquadrato un periodo ben preciso, ovvero l'assetto politico italiano dal secondo dopoguerra alla fine degli anni 60', in quanto oggi viviamo sulla scia delle decisioni prese dagli italiani più di sessanta anni fa e nello stesso tempo le forze politiche nate dallo spirito antifascista hanno formato la colonna vertebrale della politica italiana per tutta la Prima Repubblica, quindi fino al 1994.
La scelta di analizzare la Costituzione italiana è da un lato riconducibile al periodo storico trattato; dall'altro è dovuta all'importanza del testo nella società italiana contemporanea.
Per quanto riguarda la filosofia ho deciso di soffermarmi su un grande uomo, dalle idee rivoluzionarie in quanto il suo pensiero è stato il punto di partenza di fasi storiche molto significative, lunghe e intense. Karl Marx. Nella considerazione di questo filosofo non esistono vie intermedie, lo si "ama" o lo si "odia", poiché nella sua dottrina filosofica si rintraccia una forte radicalità e una profonda innovazione.
Nella letteratura inglese George Orwell ha evidenziato, nelle sue opere distopiche, gli effetti negativi dei regimi totalitari, compreso quello russo nonostante la sua matrice socialista.
Tra gli autori studiati della letteratura italiana ho voluto concentrarmi su Francesco De Santics, irpino come me, e Giosuè Carducci.
Il primo perché, oltre ad essere un grande scrittore considerato il padre della critica moderna, per tutta la sua vita si è impegnato politicamente, cercando di colmare il divario fra cultura e vita sociale-politica anche all'interno della letteratura.
Il secondo, invece, poiché rappresenta l'evoluzione dei valori ideologici, frequente nell'attuale società, in quanto egli non fu una persona dai forti ideali, ma in qualche modo matura le sue idee in base alle situazioni migliori che gli si presentavano.
Il suo spirito patriottico, legato ai principi della rivoluzione francese, cadde nel dimenticatoio quando conobbe la regina Margherita, che lo avvicinò ai canoni monarchici.
In latino, la mia scelta è ricaduta sul filosofo e storico Seneca per il suo contributo politico nell'età giulio-claudia; basti pensare che essendo il precettore di Nerone, che divenne imperatore non ancora compiuti i diciotto anni, fu lui ad esercitare il potere e a mantenere la situazione stabile nei primi anni dell'impero.
Per quanto riguarda la storia dell'arte, senza ombra di dubbio, il Futurismo rappresenta quel movimento culturale che si è affacciato attivamente al mondo della politica propagandando, con i suoi artisti, ideali comuni a quelli fascisti.
L'ambito scientifico è a mio parere connesso alla politica e quindi alla "gestione" della società; tuttavia, in base al programma studiato durante il quinto anno, ogni forma di collegamento specifico poteva risultare forzato.
Ho deciso, così, di intersecare le discipline scientifiche, quali geografia astronomica e fisica, con l'argomento della tesina nello strumento in comune utilizzato per regolare le rispettive competenze, ovvero le leggi.
Infatti così come i cittadini debbono necessariamente basarsi su delle leggi per una convivenza il più possibile pacifica ed unitaria, così i fisici, e gli scienziati in generale, devono avere quelle leggi e quei teoremi su cui basare i propri studi.
Le leggi di Keplero e le leggi di Ohm ne sono l'esempio.
In matematica, invece, c'è una metafora fra l'assetto politico attuale e un particolare studio di funzione. La maggior parte degli Stati si definiscono bipolari in quanto sono caratterizzati da due schieramenti politici, solitamente di centro-destra e di centro-sinistra.
Una funzione matematica può essere sia pari che dispari. Esistono casi, tuttavia, in cui un territorio non è governato da nessuna delle due fazioni politiche, ma dai governi tecnici, così come probabilità in cui una funzione non è né pari né dispari.
Storia
Politica italiana dal secondo dopoguerra al 69'
Il secolo uscente è stato caratterizzato dallo sviluppo di numerose forme di governo. Nei primi anni, molti Stati adottarono il sistema liberale, poi si affermarono i regimi totalitari: in Italia il Fascismo, in Russia il Comunismo e in Germania il Nazismo.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale si trovò maggiore equilibrio, tutt'ora invariato, nella maggior parte dei Paesi, con il ritorno alle democrazie.
Soffermandosi sull'Italia, l'impalcatura istituzionale e costituzionale, quindi tutta la macchina organizzativa oggi esistente nel nostro territorio, è frutto di un rinnovamento radicale dell'assetto politico avente inizio negli anni conclusivi della guerra.
1943-1948
Poco dopo l'8 settembre 1943, in Italia si formò il Comitato di liberazione nazionale (Cln) che includeva i sei maggiori partiti politici accomunati da uno spirito antifascista: Democrazia Cristiana, Partito Comunista, Partito Socialista italiano di unità proletaria, Partito d'Azione, Partito Democratico del Lavoro e Partito Liberale.
La Dc era guidata da Alcide De Gasperi, statista del Trentino, che voleva per l'Italia una democrazia rappresentativa fondata sull'eguaglianza dei cittadini, sulla solidarietà e sui valori della tradizione cristiana; essa si presentava come il partito dei moderati, raccogliendo la base contadina e piccolo-borghese.
Il Partito Comunista, rappresentato da Palmiro Togliatti, si considerò una parte del fronte internazionale proletario di Stalin; il leader comunista, tuttavia, per legittimarsi agli occhi dell'opinione pubblica, decise di battersi per una democrazia progressiva e non per la dittatura del proletariato.
Il Partito Socialista, invece, con il suo leader Pietro Nenni, era diviso al suo interno tra quelli che volevano un'alleanza con il Pci e quelli che preferivano restare autonomi.
Sia i socialisti che i comunisti miravano ad una trasformazione della società verso l'uguaglianza economica e sociale, attraverso il superamento delle classi sociali e l'abrogazione della proprietà privata.
Il Psiup si caratterizzò per essere una forza riformista e più moderata del Pci. Gli altri tre partiti non riuscirono a coinvolgere le masse e per questo hanno avuto un ruolo, seppur importante, sempre in seconda linea.
In questo contesto, ebbero compiti rilevanti le associazioni sindacali che diedero vita alla Confederazione generale italiana del lavoro; contestualmente riprendeva l'attività della Confindustria, a tutela degli interessi degli imprenditori.
La posizione del Cln era diversa da quella di Badoglio, capo del Governo al tempo del Re Vittorio Emanuele III, e solamente la mediazione di Togliatti, con la "svolta di Salerno", portò alla nascita di un esecutivo presieduto comunque da Badoglio, ma composto da esponenti dei partiti del Comitato.
Successivamente Badoglio fu sostituito da Bonomi che mise le basi per il passaggio istituzionale, dal fascismo alla democrazia.
Il primo decreto legge stabilì che, al termine della seconda guerra mondiale, gli italiani avrebbero scelto, mediante un referendum, la migliore forma di governo e avrebbero eletto un'Assemblea Costituente.
Conclusasi la guerra ci fu l'esecutivo guidato da Ferruccio Parri, leader del Partito d'Azione.
Il suo compito fu molto delicato: la distruzione dell'apparato industriale aveva causato il crollo della produzione, il sistema dei trasporti (strade, porti e ferrovie) era gravemente compromesso, si ebbe il razionamento (il prezzo dei beni di prima necessità era fisso e ognuno poteva acquistare un numero stabilito di prodotti) e di conseguenza la borsa nera (vendita clandestina dei beni da parte delle autorità sottraendoli al mercato), inoltre l'inflazione era diventata altissima (i beni aumentavano di prezzo e gli stipendi rimanevano gli stessi, quindi il potere d'acquisto diminuiva).
Parri fu sfiduciato dal Pli e il nuovo governo prevedeva De Gasperi Presidente del Consiglio, Nenni vicepresidente e Togliatti Ministro della Giustizia.
Per rialzare il Paese dalla crisi, occorreva continuare a collaborare, indipendentemente dalle posizioni ideologiche-politiche.
Togliatti provò in primis ad epurare gli ex fascisti da amministrazioni e imprese, ma a causa del vasto consenso che aveva avuto il fascismo, fu costretto a concedere una larga amnistia.
Per il 2 giugno del 1946 venne fissato il referendum popolare sulla forma di Stato, e in tale data i cittadini furono chiamati anche ad eleggere i propri rappresentanti.
Bisognava scegliere se adottare la Repubblica o continuare con la Monarchia. I partiti di Sinistra votarono a favore della Repubblica, mentre i partiti moderati, a causa di varie posizioni al loro interno, non diedero indicazioni specifiche ai propri elettori.
Votarono il 90% degli aventi diritto: 12.717.923 persone scelsero la Repubblica, specialmente nel centro e nel nord, mentre 10.719.284 persone vollero la Monarchia, meridionali soprattutto.
Nonostante Umberto II, da pochi mesi re d'Italia, protestò per presunte irregolarità, vinse la Repubblica e lui fu costretto ad abdicare.
Contemporaneamente si votò per la prima volta dopo l'era fascista: i partiti nati qualche anno prima non dovevano più formare esecutivi in base ad accordi interni, ma erano i cittadini a decidere.
La novità era rappresentata dalla partecipazione al voto delle donne, attuando il principio del suffragio universale.
Il sistema elettorale era di tipo proporzionale: la Dc ebbe il 32,5% dei voti (207 seggi), il Psiup ottenne il 20,7% dei consensi (115 seggi), il Pci prese il 18,9% dei voti (104 seggi).
Basse percentuali per gli altri schieramenti, con la novità del Movimento Antipartito dell'Uomo qualunque, che raggiunse il 5,3% dei voti.
Nel giro di pochi mesi, si formò il Movimento Sociale Italiano (Msi) che raggruppava gli umori di destra.
Il 28 giugno del 1946 l'Assemblea Costituente elesse il giurista Enrico De Nicola come Capo dello Stato provvisorio e dopo un mese ci fu il secondo governo De Gasperi.
Il nuovo esecutivo non portò risultati concreti in quanto nelle piazze continuavano gli scontri fra polizia e manifestanti e la disoccupazione non accennò a diminuire.
Nelle amministrative del 1946, le prime dopo il fascismo, la Dc perse consensi a favore dell'Uomo qualunque, ma in quei giorni fu il Partito Socialista ad avere numerosi cambiamenti: Nenni volle continuare l'alleanza con il Pci e quindi con l'Unione Sovietica, mentre un'altra fazione, capeggiata da Giuseppe Saragat, spingeva per l'autonomia del partito.
I seguaci di Saragat, dopo aver abbandonato un congresso del Psiup, fondarono un nuovo partito socialdemocratico: il Psli, poi chiamato Psdi (Partito Socialdemocratico italiano).
Intanto il Psiup ritornò a chiamarsi Psi (Partito Socialista italiano).
In questo contesto, De Gasperi formò il suo terzo governo che comprendeva nella maggioranza la Dc, il Psi e il Pci, mentre il Psdi fece un passo indietro.
Nel 1946, il Presidente del Consiglio si trovò a chiudere i colloqui di pace, in seguito alla seconda guerra mondiale.
A Parigi si svolse la Conferenza sul trattato di pace e nonostante la fermezza di De Gasperi, l'Italia, non potendo sedere al tavolo dei vincitori, perse diverse colonie: l'Albania tornò indipendente e Trieste venne divisa in due zone.
Specificamente la città con la sua amministrazione andò agli anglo-americani, mentre le località circostanti andarono alla Jugoslavia (solo nel 1954 Trieste tornerà ad essere indipendente).
Lo Stato si impegnò a pagare 300 milioni di dollari in riparazioni di guerra.
Nel mondo, intanto, i rapporti fra Usa e Unione Sovietica peggiorarono ora dopo ora.
A gennaio del 1947 De Gasperi concluse, a seguito di un viaggio in America, un importante accordo con Truman, che prevedeva un aiuto economico non indifferente per il nostro Paese.
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Storia
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Cittadinanza e costituzione
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Filosofia
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Inglese
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Italiano
Francesco De Sanctis, tra cultura e vita nazionale
Giosuè Carducci, dalle idee repubblicane all'involuzione monarchica
Latino
Seneca, tra filosofia e potere
Storia dell'arte
Il futurismo, legami con il partito fascista
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Fisica
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Matematica
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