Estratto del documento

ITCG

“Duca Abruzzi”

Barrale Sefora Michaela

V B Mk

2008/2009 1

Introduzione

“L’importanza del miele nel corso dei secoli”

La storia del miele ha radici antichissime. Infatti presso le più antiche civiltà il miele era considerato un prodotto di pregio e assai raro. Gli uomini primitivi andavano alla ricerca degli alveari proprio come un qualsiasi altro cibo idoneo alla loro sussistenza.

Con il passare del tempo e con l’aumentare delle “punture” abbiamo il passaggio da una fase di “cacciatori improvvisati e primitivi” a raccoglitori veri e propri, detentori di un mestiere antichissimo che assunse tratti moderni con l’avvento dei processi tecnologici e industriali.

L’origine dell’apicoltura è da ricercare in Africa. Non a caso sono stati ritrovati, nelle lande del Sud Africa, alcuni graffiti incisi sulle rocce che mostrano alveari, favi ed api con chiara nitidezza.

Tratti evidenti di uno sviluppo particolare dell’apicoltura in Africa è da ricercare presso le sorgenti del fiume Nilo, dove si sviluppò una delle civiltà più grandi della storia: quella egiziana.

Nell’antico Egitto l’apicoltura era già sviluppata sin da epoche remote. Numerosi documenti illustrano l’offerta di vasi contenenti miele al faraone. Anche la somministrazione del miele al neonato nei suoi primi giorni di vita aveva il compito di garantire che l’anima restasse nel corpo e non lo abbandonasse.

Gli egiziani usavano fabbricare l’idromele, che era una delle bevande alcoliche più pregiate che conoscevano. Anche la cera era uno dei prodotti più utilizzati dagli egiziani, il cui uso rituale è documentato nelle statuette raffiguranti divinità trovate all’interno delle piramidi.

Inoltre si usava la propoli per imbalsamare il corpo dei faraoni e per sigillare le giare.

Vi erano anche altri popoli intorno al Mediterraneo che “osservavano” il mondo meraviglioso delle api e i loro prodotti. Gli Ebrei, che usciti dalla schiavitù in Egitto, in cerca della Terra Promessa, avrebbero trovato una terra che grondava latte e miele.

Così nella Bibbia i richiami al miele e alle api sono numerosi. Anche nel Medioevo si fa riferimento in modo particolare all’Apicoltura. Il fatto che rotoli sacri del Medioevo facciano riferimento all’apicoltura dimostra che i prodotti delle api, come cera e miele, erano prodotti d’importanza vitale, non solo per i monaci delle abbazie ma anche per il popolo, al quale erano dedicate le illustrazioni sulla tecnica per la cattura degli sciami, sull’uso degli affumicatori, sulla raccolta del miele.

Quello che possiamo dedurre sicuramente è che il miele, storicamente, ebbe un interesse primario rispetto alle api. Per l’uomo primitivo, pertanto, l’organizzazione della società delle api era un esempio palese e meraviglioso del grande potere creativo della Natura e le stesse api un piccolo miracolo di per sé.

Ancora oggi, salvo qualche eccezione, l’ape gode di un privilegio tutto speciale che supera ogni aspettativa: a differenza di tutti gli altri insetti che suscitano nella gente sentimenti di ribrezzo o di paura, l’ape raccoglie sempre un’appassionata curiosità e ammirazione. 2

Gli ebrei e il miele

Sin dall’antichità gli ebrei hanno sempre fatto uso del miele: per dolcificare, in cucina, per le ferite, ustioni ecc.. Questo popolo può essere definito un vero e proprio esperto in questo campo.

Furono proprio gli ebrei ad introdurre le nuove tecniche di produzione e raccolta del miele, ma, a partire dal 1934, con l’ascesa al potere di Hitler e con le leggi di Norimberga (1935), iniziarono ad avere delle difficoltà in quanto furono discriminati, licenziati, venne loro vietata la partecipazione nelle aziende e nei luoghi pubblici. In poche parole fu loro vietato il diritto alla vita, perché ritenuti da questo regime razza inferiore.

Dovettero quindi, a causa della deportazione nei campi di concentramento e nei lager, abbandonare questa grande passione.

Italiano*

La testimonianza di un sopravvissuto

Primo Levi, nato il 31 luglio 1919, a Torino, appartenente ad una famiglia di origini ebraiche.

I suoi studi lo videro interessato alla chimica e alla biologia; dopo la maturità si iscrisse al corso di chimica. Mentre le forze armate tedesche occupavano il nord e il centro Italia, Levi si unì a un gruppo partigiano operante in Val D’Aosta.

Ma il 13 dicembre del 1943 fu arrestato e rinchiuso nel campo di concentramento di Fossoli, gestito dai tedeschi. Da qui nel 1944 fu avviato, con altri prigionieri, ad Auschwitz.

La sua fortuna fu che il governo tedesco, data la crescente scarsità di manodopera, stabilì di prolungare la vita dei prigionieri; la sua laurea in chimica lo aiutò molto.

Se questo è un uomo

Levi, sotto l’incubo dei ricordi, scrisse Se questo è un uomo. L’autore racconta la sua cattura e la deportazione nel campo di Buna-Monowitz ad Auschwitz, dove rimase fino al gennaio del 1945.

I ricordi si svolgono in una successione di immagini drammatiche che documentano la “non-vita” dei “non-uomini” che tentano in tutti i modi di sopravvivere alla fame, al freddo ecc..

La vicenda dell’autore è meno tetra di quella degli altri, perché egli riesce a superare un esame di chimica per diventare specialista, ottenendo così la salvezza.

L’opera è divisa in diciassette capitoli, ciascuno dedicato ai diversi momenti della vicenda vissuta dell’autore, a partire dal suo arresto e dal viaggio, fino alla liberazione.

Come precisa lui stesso, i “capitoli” sono stati scritti non in successione logica, ma in ordine di urgenza. Il protagonista è lo scrittore stesso, che rievoca la propria esperienza in prima persona. Gli altri personaggi sono tutti i prigionieri del lager.

L’opera può essere considerata, come suggerisce lo stesso autore: un libro di memorie, un libro-documento, uno studio scientifico.

Se questo è un uomo, riconosciuto come il capolavoro della letteratura, si colloca nel filone documentario del Neorealismo, ma per la lucidità e la severità dello stile può essere considerato un’opera classica.

Il lessico preciso e la struttura sintattica, scandita dalla punteggiatura incalzante, rispondono all’esigenza di scrivere in modo comprensibile per tutti i lettori. 3

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi.

La poesia di Primo Levi, “Se questo è un uomo”, più che un documento sull’antisemitismo è un’analisi della composizione e della storia del lager, ovvero dell’umiliazione, dell’offesa.

È importante notare la presenza di 2 punti:

  1. Levi ha dato testimonianza dello sconvolgente inferno dei Lager, nella prospettiva psicologica, della dignità calpestata e della depravazione dell’uomo di fronte al genocidio.
  2. Si coglie alla fine del testo poetico, quel messaggio lanciato prima come invocazione, poi come minaccia, che rivela la paura che lo ha accompagnato per tutta la sua vita.

Dopo il successo di Se questo è un uomo, esce nel 1963 La tregua, anch’esso un libro di memorie, considerato la continuazione di Se questo è un uomo:

narra infatti la storia dei sopravvissuti di Auschwitz che intraprendono il lungo ritorno verso casa. Nel racconto si nota la descrizione di un incubo superato, ma se si pensa alla distanza di tempo tra i fatti narrati e il momento della scrittura del romanzo, ci si rende conto che il tempo non ha ancora guarito le ferite di quel momento.

Nel ricordo terribile dell’esperienza passata, ha difeso fino all’ultimo una nozione essenziale di razionalità e civiltà. Primo Levi venne trovato morto nell’aprile 1987 alla base della tromba delle scale di casa sua, dando vita a sospetti di suicidio.

Se questo è un uomo: SE QUESTO È UN UOMO (RIASSUNTO) 4

Storia

L’età dei totalitarismi in Italia

La costruzione dello Stato fascista in Italia

Fra il 1925, con le “leggi fascistissime”, e il 1926, con l’istituzione del Tribunale speciale, l’Italia si trasformò in uno Stato governato dalla dittatura del duce e del Partito fascista.

Il Paese vedeva cancellati i partiti politici, eliminata ogni libertà di parola e di espressione, di stampa e di associazione sindacale. Il regime non eliminò le strutture liberali, lo Statuto Albertino non venne mai abrogato, ma le svuotò di senso sostituendole con organismi fascisti.

Il Parlamento perse la funzione legislativa; i deputati vennero scelti dalle liste preparate dal Gran Consiglio del Fascismo. La Camera dei Deputati sarebbe stata sostituita dalla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, i cui membri erano nominati dagli organi del Partito fascista.

Contemporaneamente procedeva la fascistizzazione della società, dell’economia, della cultura. La Carta del lavoro proponeva una vera e propria rivoluzione sociale, instaurando il sistema corporativo.

Le corporazioni erano associazioni che riunivano lavoratori e imprenditori per l’organizzazione della produzione e della gestione delle imprese. L’idea era quella di realizzare una completa pacificazione sociale, sostituendo la funzione dei sindacati tradizionali.

Mussolini lanciò la politica di “quota novanta”, volta a rafforzare la lira sul mercato monetario; il suo obbiettivo era di abbassare la quotazione a 90 lire. Effettivamente si ottenne un ribasso dei prezzi e la lira scese.

All’opera deflazionistica venne associato un intervento dello Stato in senso protezionistico, con aumento dei dazi doganali. Grande rilevanza ebbe la “battaglia del grano” (1925), con cui il duce pretendeva di raggiungere l’autosufficienza alimentare per l’Italia.

Essa prevedeva l’ampliamento delle aree coltivabili e la modernizzazione delle tecniche lavorative per aumentare le rese.

Ogni momento della vita degli italiani era organizzato dal Partito fascista. I bambini e i ragazzi erano inquadrati in associazioni ricreative paramilitari (figli della lupa, balilla, avanguardisti), mentre il tempo libero degli adulti era gestito dalle organizzazioni dopolavoristiche.

La scuola, dopo la riforma Gentile, divenne uno strumento di indottrinamento e propaganda attraverso la revisione dei programmi, la fascistizzazione degli insegnanti e l’allontanamento degli oppositori.

La firma del Concordato fra Stato fascista e Chiesa cattolica fu un grande successo. La Chiesa consolidava, attraverso il Concordato, la propria presenza nella vita civile degli italiani.

Tuttavia i Patti furono uno di quegli elementi che resero il regime un totalitarismo incompiuto. Proprio con il Concordato, la Chiesa conservava quelle garanzie di autonomia e indipendenza.

La Chiesa entrò in conflitto con il regime a proposito del problema della gestione della gioventù e dell’istruzione. L’Azione cattolica rimase in vita ma distaccata dagli elementi fascisti.

L’obbiettivo di fascistizzazione del Paese non fu mai completamente raggiunto.

Le comunicazioni, la stampa e l’educazione furono oggetto di particolare attenzione del regime. Il Duce divenne oggetto di un culto della personalità; la sua immagine veniva proposta come simbolo dell’incorruttibilità e della forza dello Stato.

L’Istituto Luce monopolizzava l’informazione cinematografica. URI controllava le trasmissioni radiofoniche.

La fascistizzazione del sistema scolastico avvenne invece in modo disuguale. Essa si realizzò compiutamente nelle scuole elementari: venne adottato un testo unico, approvato dal regime.

La riforma Gentile penalizzava le classi medio-basse. Nella scuola superiore si riproduceva cioè un’immagine della società elitaria e tradizionalista, ma non necessariamente fascista.

Negli anni Trenta divenne obbligatorio il giuramento di fedeltà al fascismo per tutti i funzionari pubblici, insegnanti compresi.

La forte repressione politica, seguita dal delitto Matteotti e dalle “leggi fascistissime”, rese impossibile ogni opposizione. La repressione del dissenso avveniva

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Sintesi

Tesina - Premio maturità  2009

Titolo: MIELE IL NETTARE DEGLI DEI

Autore: Barrale Sefora michaela

Descrizione: tesina completa in tutto.. ragioneria indirizzo marketing

Materie trattate: ITALIANO,STORIA,MATEMATICA,MARKETING,DIRITTO,SCIENZE DELLA FINANZA,FRANCESE,INGLESE

Area: umanistica

Sommario:

D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
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