5. LATINO: LA LUNA, LEGGENDA NELLA LETTERATURA LATINA
La Luna, assieme al Sole, è uno degli astri che più hanno attirato l'attenzione
dell'uomo in tutti i tempi. Curiose e per certi versi terrificanti credenze la hanno
sempre accompagnata nel corso della storia.
Nelle più antiche religionie presso i primitivi la Luna è stata considerata addirittura
come una divinità; e ancora oggi non è raro trovare residui di credenze
fantastiche e superstiziose che le attribuiscono particolari influenze sulle vicende
umane; si giunge anche a credere che la Luna influenzi il decorso di determinate
licantropia
malattie o addirittura che provochi la .
Per la medicina la licantropia è una rara
affezione di natura isterica, e gli individui
colpiti simulerebbero, solitamente nei
periodi di luna piena, il comportamento e
l'ululato tipico di un lupo. Questo
riconoscimento da parte della scienza
ufficiale dimostra soprattutto due cose: in
primo luogo che, qualunque sia la
spiegazione che se ne voglia dare, un
fenomeno "licantropia" esiste; in secondo
luogo che tale fenomeno deve essersi
manifestato nella storia con una certa
frequenza, se si è arrivati a contemplarlo
nei manuali di medicina. Testi scritti e
leggende tramandate oralmente facenti
riferimento ai cosiddetti "lupi mannari"
abbondano in tutti i periodi storici e in
tutte le aree geografiche e non possiamo
dimenticare che per valutare l'attendibilità
di un mito non si può prescindere dalla
sua diffusione in periodi e contesti diversi.
Tra gli autori latini che rimasero più
affascinati dal mito della Licantropia
Una
ricordiamo Petronio, che inserisce " FIG.9 Lupo mannaro di Lucas Cranach il
storia di Licantropia Satyricon
" nel suo . vecchio, 1512 circa, incisione, Gotha,
Herzogliches Museum.
5.1 Una storia di licantropia
Trimalcione Nicerote
Provocato da , un tal racconta una storia terrificante. Le vicende
risalgono a quando questi era ancora uno schiavo, mente ora, come molti dei
partecipanti alla cena, è un uomo libero. A quei tempi era solito intessere una
Melissa
relazione con , la moglie dell’oste Terenzio, attratto non tanto dalla fisicità della
donna ma dalla sua onestà. Volle il caso che il padrone fosse partito per Capua per
forte come un demonio
affari e cogliendo l’occasione al volo, convinse un soldato “ ” ad
accompagnarlo. Partirono all’alba e arrivarono a un cimitero dove il soldato si mise a
orinare tra le tombe. Inaspettatamente il soldato si sveste e depone tutti gli abiti al
margine della strada. Inutile descrivere la paura di Nicerote che per quella visione
aveva il cuore in gola ed era più morto che vivo. Il soldato orina in cerchio intorno agli
abiti e all'improvviso diventa lupo. Una volta che divenne lupo, incominciò ad ululare e
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fuggì nelle selve. Intimorito dalla situazione surreale, il povero Nicerote va a
raccogliere gli abiti lasciati in terra, ma essi erano diventati di pietra. A questo punto,
munito di spada, Nicerote prende coraggio e si avvia verso il podere dell’amica. Ma
una volta arrivato, Melissa dapprima stupita per il suo arrivo in tale tarda ora, lo
informa che se fosse arrivato poco prima, avrebbe potuto aiutare lei e gli schiavi a
difendersi da un lupo che poco prima si era introdotto nel podere sgozzando tutte le
bestie. Tuttavia uno degli schiavi, prima che potesse fuggire impunito, gli aveva
trapassato il collo con la lancia. A questo punto, terrorizzato, Nicerote non riesce a
chiudere occhio e appena fatto giorno torna sui suoi passi, e una volta giunto in quel
luogo, dove gli abiti erano diventati di pietra, non trova altro che del sangue. Come
poi giunge a casa, trova il soldato che giace sul letto e un medico che gli cura il collo.
Gli fu allora chiaro che era un lupo mannaro, e da allora non si è più fidato di dividere
il pane con lui.
Nel racconto di Nicerote ci si offre un’interpretazione letteraria consapevole, una sorta
di simulazione letteraria su temi e linguaggi narrativi di tipo popolare. Petronio mira a
ricostruire l’effetto di una narrazione folklorica, e per questo sceglie una tematica
notissima al racconto orroroso di tipo popolare, quello dell’incontro con il lupo
mannaro. Numerosi sono gli elementi di cultura popolare che egli immette nella
narrazione dell’episodio. Innanzitutto vi si rintracciano numerosi riferimenti a credenze
magico-religiose tipiche di questo livello culturale: la presenza della Luna piena quale
lunam lucebat tamquam meridie”
presupposto per la trasformazione del licantropo (“ ),
il rituale magico dell’orinare attorno ai propri vesti, la trasformazione di questi in
pietra; e ancora: la credenza che di notte le strade siano percorse dagli spiriti dei
morti (per questo Nicerote “uccide le ombre lungo tutto il cammino”), probabilmente
connessa con l’abitudine antica di localizzare i cimiteri proprio lungo le principali
strade di accesso alle città, e infine il rifiuto di condividere la mensa con esseri
nec postea cum illo panem gustare potui”
“diversi” (“ , conclude il narratore).
Anche il linguaggio di cui fa sfoggio Nicerote è quello che possiamo attenderci da un
liberto; nel suo lessico abbondano volgarismi e grecismi, e vi ricorrono modi di dire e
proverbi di sapore popolare. Tuttavia, a uno sguardo più attento la composizione del
racconto appare condotta ad arte: l’intreccio è estremamente strutturato e
l’espressione è perfetta nella sua essenzialità: il racconto sul licantropo si articola
infatti su due sequenze bilanciate di tensione narrative: 1) il terrificante viaggio
notturno di Nicerote attraverso la campagna, fino al rifugio della casa di Melissa; 2) il
ritorno mattutino, al cui termine l’attesa del lettore –la verifica dell’identità de soldato
e del lupo –viene soddisfatta.
5.2 Il Satyricon
Il romanzo petroniano, sicuramente uno dei più grandi capolavori della letteratura
latina, ci è pervenuto ampiamente mutilo, al punto che non conosciamo l'intera trama
con precisione. Probabilmente il titolo sta per "Storie di Satiri" (figure mitiche,
personificazioni della fertilità e della forza vitale della natura, connessa con il culto
dionisiaco e generalmente raffigurati come esseri umani con caratteristiche animali).
Ignoriamo il numero complessivo dei libri di quest’opera di cui ci sono pervenuti in
gran parte il quattordicesimo e il sedicesimo libro e per intero il quindicesimo libro,
scoperto nel 1654 in una biblioteca di Traù, in Dalmazia, contenente la
Trimalchionis
celeberrima Coena («La Cena di Trimalcione»).
Encolpio
La vicenda è narrata in prima persona dal protagonista, , che racconta una
serie indiavolata di avventure e peripezie inizialmente in una greca urbs non meglio
18 Gitone
identificata, sullo sfondo di un viaggio compiuto insieme a , il giovane di cui è
Ascilto
innamorato. Ad avvicinarsi al protagonista dopo varie avventure ci sono prima
Eumolpo
e poi , un poeta vagabondo che presto si innamora di Gitone: quest’ultimo,
insieme ad Encolpio e ad Eumolpo costituirà un nuovo terzetto amoroso. Nell’ultima
parte i tre si ritrovano nella città di Crotone dopo esservi approdati a causa di un
Priapo
naufragio Encolpio tenta di recuperare la virilità perduta a causa dell’ira del dio .
L’ultima fase del racconto è per noi più difficile da seguire, per lo stato lacunoso del
testo di Petronio. Nella greca urbs della
Campania vengono invitati
Trimalcione
a cena da , un
liberto arricchito che si dà arie
da gran signore e ama
circondarsi di parassiti e
intellettuali per i quali
imbandisce un simposio da
favola. Agli antipodi della
società plebea di emarginati
che affollano le stradine della
città, troneggia nel romanzo
la domus Trimalchionis, la
quale più che una casa è una
vera e propria reggia. L'ex
schiavo padrone di casa è
originario dell'Asia e dimostra
FIG.10 costantemente un chiaro
complesso di inferiorità, perché vive la sua infima origine come una condanna: ed
ecco allora che per riscattare il suo ruolo sociale ha organizzato - da volgare
esibizionista - una cena talmente sfarzosa che si trasforma in un vero e
proprio spettacolo (figura 10).
Oltre che con portate suggestive e fantasiose, una più ad effetto dell'altra,
Trimalcione, instancabile animatore della festa, racconta delle storie bizzarre, seguito
dai commensali (tra cui il nostro Nicerote). Questa storia mostra come nei romanzi
antichi non fosse infrequente l’inserimento di racconti “neri” in modo da tener sempre
viva l’attenzione del lettore, che rimane rapito dall’immagine selvaggia e terrificante
della natura. La "storia di licantropia" è solo una delle molteplici storie inserite ed
incastonate all'interno del romanzo. La accompagnano la storia del vetro infrangibile,
quella di streghe, quella del ragazzo di Pergamo ed infine la fabula milesia della
Matrona di Efeso. In particolare la storia di streghe è la dimostrazione di quanto
Trimalcione non volendo essere secondo a nessuno, nemmeno nel racconto di fatti
strani ed insoliti, replica subito a Nicerote con una non meno inverosimile storia di
streghe alla quale i convitati fingono di credere per buona creanza.
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6. FILOSOFIA: LA LUNA, SIMBOLO DELL’INCONSCIO IN FREUD E JUNG
Nel corso della storia, la Luna ha sempre esercitato un fascino particolare sull’uomo.
Una credenza molto particolare sul nostro satellite è quello secondo cui l'ora della
notte (più precisamente del mattino) durante la quale si sogna o la posizione della
Luna nella volta celeste influiscono sul mondo dei sogni. E la stessa apparizione in
sogno del nostro satellite assume aspetti molto curiosi.
Sin dall'antichità i sogni furono fonte di stupore e studio, spesso considerati come la
voce di dei o defunti, venivano (e vengono tutt'ora) interpretati e considerati come
previsioni e materializzazioni mentali di un futuro imminente . La Luna assume un
ruolo centrale nella loro genesi: come nella realtà evoca mistero ed incanto, e la sua
luce morbida e eterea emoziona e stupisce il sognatore che la ricorda, nei sogni
notturni provoca sensazioni forti e profonde che possono lasciare inquietudine,
stordimento e forte curiosità. Evoca il risvegliarsi di capacità sopite e non utilizzate
durante la vita diurna, espone il sognatore ad un insieme di visioni e riflessi, bellezza
e mistero, magia e buio. La Luna nei sogni può anche essere segnale di p
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