Liceo Classico Statale “Rinaldo Corso”
Sezione Scientifica annessa
Anno scolastico 2008-2009
L’evoluzione industriale dal Novecento ai giorni nostri
Righi Alberto
A
5 AL
Indice
3 Prefazione
5 Taylor e Ford: i pionieri dei nuovi processi industriali
9 Industria e guerra: meccanizzazione, tecnologia e organizzazione a servizio della violenza
L’industria dell’Olocausto: quando lo sterminio diventa l’aberrazione criminale
10 dei nuovi modelli industriali
12 La ricostruzione industriale del dopoguerra; premessa
L’industria europea e americana
13 L’industria giapponese
14 Lean production: la sua influenza sull’industria mondiale
16 Trenta anni: un nuovo capitolo nella storia dell’umanità
18 La rivoluzione degli ultimi il futuro protagonista dell’economia mondiale
18 Lo sviluppo industriale cinese:
20 La globalizzazione e i paesi emergenti: il G8 diventerà presto il G20 per l’industria occidentale?
21 Conclusione: quale futuro
22 Bibliografia
Foto di copertina: Telaio tessile circolare Toyoda Automatic Loom Works, Ltd 1924 2
Prefazione
Il 900 fu il secolo che sotto vari aspetti segnò una vera e propria rivoluzione industriale nel settore industriale ed in quello dei metodi di produzione e di organizzazione del lavoro nelle fabbriche. Fu infatti a partire dagli ultimi anni dell’800 che la crisi economica avviatasi intorno al 1873 ebbe termine. Le sue cause strutturali risiedevano in una ondata di speculazioni finanziarie che avevano portato al fallimento di diverse banche e a ciò si aggiunse poi, soprattutto per quanto riguardava il continente europeo, una crisi di sovrapproduzione industriale ed agricola.
Il nuovo secolo fu tuttavia caratterizzato da una netta ripresa, che portò all’avvio di un nuovo ciclo di prosperità economica destinato a durare fino alla vigilia del primo conflitto mondiale.
Tra il 1900 e il 1914 si assistette ad un notevole incremento demografico legato all’inflessione del tasso di mortalità, che comportò un allargamento del mercato e della domanda dei beni di consumo. Inoltre fu avviato un intenso sfruttamento di nuovi dei trasporti, dell’agricoltura giacimenti auriferi e si assistette ad una rivoluzione e delle intensivo industrie, legata all’utilizzo di nuove fonti energetiche, quali petrolio ed elettricità, nonché all’uso di nuove tecnologie e materiali.
Queste innovazioni, unite all’allargamento dei mercati, all’infittirsi dei traffici commerciali e alla maggiore richiesta di beni di consumo, rappresentarono fattori determinanti per la straordinaria evoluzione industriale che da lì in avanti era destinata a segnare, per quanto molti altri aspetti, l’inizio concerneva metodi di produzione, condizione dei lavoratori e di una nuova era di benessere. La portata rivoluzionaria di tali innovazioni sconvolse infatti in positivo, ma anche in negativo, il modo di vivere dei paesi che maggiormente risentirono di questi mutamenti.
La grande disponibilità di beni di consumo, fino ad allora riservati a pochi a causa della costo, resa possibile anche da nuovi modelli di loro scarsa reperibilità e dell’alto organizzazione industriale, faceva intravvedere un lungo periodo di prosperità.
Le classi meno agiate, le quali erano sempre state escluse dalle comodità ed agiatezze accessibili alla sola nobiltà e alla borghesia, cominciarono a loro volta ad acquistare i beni prodotti in larga scala dalla nascente “Grande Industria”.
L’industria a sua volta diede origine a nuove categorie sociali: la classe operaia ed impiegatizia e la borghesia industriale, che contribuirono a costituire quella sterminata massa di consumatori a cui venivano destinati i beni prodotti.
diventavano dell’anello
Gli occupati nell’industria a loro volta clienti, entrando a far parte produzione-acquisto-consumo-produzione. 3
nascita e la “creazione”
La di nuovi bisogni, quali la mobilità e la casa, contribuì inoltre ad aumentare la richiesta di nuovi prodotti a prezzi sempre più accessibili (automobili, elettrodomestici ecc.).
logica dell’efficienza
Tuttavia, questa (massimizzare la produttività al minor costo possibile) non sempre venne utilizzata secondo logiche di profitto (finanziarie, commerciali ecc.), ma venne applicata anche in altri settori. Basti pensare agli orrori dei due conflitti mondiali, in cui la nuova industria bellica svolse un ruolo da protagonista nella creazione di armamenti sempre più potenti e micidiali. “La città che sale”, Boccioni (1882-1916)
L’esaltazione futurista della nuova era industriale 4
Taylor e Ford: i pionieri dei nuovi processi industriali
aziendale dell’ingegnere
Le teorie riguardanti il management e imprenditore statunitense Frederick Taylor (Germantown, Pennsylvania 1856-1915), poi concretizzate dal connazionale Henry Ford (Dearborn, Michigan 1863-1947), un industriale tra i fondatori del marchio Ford Motor Company, costituirono il passaggio decisivo dalla produzione artigianale alla produzione industriale di massa. La produzione artigianale aveva caratterizzato gran parte dell’ottocento e si fondava su prodotti realizzati “su misura”, in base alle richieste dell’acquirente, da un ridotto numero di operai altamente specializzati.
I limiti di questo tipo di produzione erano tuttavia evidenti: alti costi di produzione e vendita che si aggiungevano ad una qualità del prodotto non sempre affidabile, a causa di un carente processo produttivo, caratterizzato dalla mancanza di test sistematici per la verifica delle prestazioni del prodotto.
Fu proprio da queste considerazioni che Taylor elaborò le sue teorie, sintetizzate appunto con il termine Taylorismo. Egli prevedeva una vera e propria organizzazione scientifica del lavoro industriale (Scientific management), che si poneva come scopo quello di ottenere una maggiore produttività tramite un basso costo della mano d’opera. Il principio base di queste teorie nasceva dalla concezione secondo cui la migliore produzione si Frederick Taylor determina quando a ogni lavoratore è affidato un compito specifico, da svolgere in un determinato tempo e in un determinato modo. Ciò poteva realizzarsi solo tramite una precisa suddivisione delle operazioni complesse compiute da un operaio in segmenti di operazioni realizzate a tempo fisso. Standardizzando sia il ciclo produttivo che le mansioni degli operai ed imponendo inoltre precisi tempi di realizzazione monitorati da controllori, si otteneva la massima efficienza dei processi produttivi e di conseguenza maggiori profitti. Questo metodo consentiva poi di non dover più fare ricorso ad operai altamente specializzati, offrendo l’opportunità di usufruire di una manodopera dequalificata, dal momento che ogni singolo operaio aveva il compito di realizzare un piccolo e semplice segmento di lavoro, da ripetersi continuamente per ogni prodotto, all’interno Henry Ford dell’intero processo produttivo.
L’abbassamento dei costi di produzione, che comportava conseguentemente quello dei prezzi di acquisto del prodotto, richiedeva la semplificazione della tipologia di oggetti da 5 realizzare, nonché un tipo di produzione più standardizzata e meno particolare di quanto non fosse stata invece quella artigianale.
L’applicazione pratica di queste teorie fu introdotta negli stabilimenti della Ford Motor Company. Fu infatti Henry Ford, che rifacendosi ai principi tayloristici, raggiunse una compiuta razionalizzazione del lavoro in fabbrica, meglio conosciuta con il termine Fordismo.
Ford, il cui marchio produceva (come ancora oggi) automobili, realizzò questo obiettivo che avrebbe rivoluzionato da lì in avanti l’intera produzione industriale a tramite un mezzo a punto a partire dal 1908, l’importanza livello mondiale: la catena di montaggio. Messa di montaggio risiedeva nell’opportunità della catena che essa offriva di portare il lavoro dall’operaio si risparmiava il tempo che l’operaio e non più viceversa. In questo modo da un macchinario all’altro avrebbe impiegato per spostarsi ed inoltre, poiché si trattava di uno strumento in continuo movimento, ogni lavoratore sarebbe stato spronato a realizzare la propria porzione di lavoro, sotto la rigida supervisione di controllori, per evitare intralci al resto del processo produttivo.
La brillante idea di Ford prese avvio dallo stabilimento di Highland Park a Detroit, dove fu introdotta per la prima volta una linea di montaggio in movimento. Essa consisteva di due per intero lo stabilimento. All’estremità della linea, le strisce di lamiera che percorrevano il pavimento e ritornavano all’inizio. strisce montate su un nastro giravano sotto Dal momento che occorrevano soltanto un nastro e un motore elettrico per metterlo in funzione, il costo era minimo e consentiva di ridurre notevolmente la durata del ciclo lavorativo. Il lavoratore risparmiava infatti tempo rimanendo fermo nella sua postazione, evitando in questo modo la creazione di ingorghi con altri colleghi nonché ulteriori tipi di inconvenienti dovuti agli spostamenti. Si deve poi tenere presente che la catena di montaggio scandiva precisi ritmi di lavoro che gli operai erano per forza di cose obbligati a seguire se non volevano rischiare di ostruire l’intera produzione.
del lavoro, standardizzazione dei gesti compiuti dall’operaio,
Scomposizione tayloristica facile intercambiabilità della manodopera e calcolo esatto dei tempi di lavoro
all’era come lo stesso Ford l’aveva rappresentavano l’approdo della produzione di massa, definita.
era inoltre convinto che esistesse un nesso tra l’aumento della produzione e l’allargamento del mercato. L’operaio diventava quindi anche consumatore e ciò si poteva realizzare tramite un innalzamento dei salari unito a un prezzo abbordabile del prodotto. 6
La catena di montaggio, come lo scorrimento continuo di un sistema di ganci e carrelli, trasferiva l’oggetto in lavorazione davanti ai singoli operai, i quali eseguivano mansioni elementari.
Il lavoratore fu così ridotto a esecutore di gesti ripetitivi e rapidi tipici della produzione in serie.
il “modello T”
Fu da questa considerazione che nel 1908 nacque di Ford, una piccola utilitaria dal disegno semplice ed essenziale per poter essere prodotta velocemente, con in tal modo l’opportunità minor costi di produzione e di vendita, offrendo anche agli strati meno facoltosi della società di disporre di un’automobile. Il modello T raggiunse due obiettivi: costituiva un’auto progettata in funzione della produzione e di semplice utilizzo.
Esso nacque infatti sulla base di un disegno semplice di una utilitaria. Tutto ciò contribuì a spiegarne il forte successo sul mercato automobilistico e rispose alla convinzione di Ford un rapporto inscindibile tra l’aumento secondo cui esistesse della produzione e l’allargamento del Dunque l’operaio mercato. stesso, diventato consumatore, iniziava ad assorbire gli influssi provenienti dalla nascente società di massa, in cui la standardizzazione e la semplificazione dei prodotti aprivano le porte del consumo anche a potenziali consumatori appartenenti alle fasce meno abbienti della società.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Tesina di maturità per il liceo classico
Indice
- 3
- Prefazione 5
- Taylor e Ford: i pionieri dei nuovi processi industriali 9
- Industria e guerra: meccanizzazione, tecnologia e organizzazione a servizio della violenza 10
- L'industria dell'olocausto: quando lo sterminio diventa l'aberrazione criminale dei nuovi modelli industriali 12
- La ricostruzione industriale del dopoguerra; premessa 13
- L'industria europea e americana 14
- L'industria giapponese 16
- Lean production: la sua influenza sull'industria mondiale 18
- La rivoluzione degli ultimi trenta anni: un nuovo capitolo nella storia dell'umanità 18
- Lo sviluppo industriale cinese: il futuro protagonista dell'economia mondiale 20
- La globalizzazione e i paesi emergenti: il G8 diventerà presto il G20 21
- Conclusione: quale futuro per l'industria occidentale? 22
- Bibliografia
Prefazione
Il '900 fu il secolo che sotto vari aspetti segnò una vera e propria rivoluzione nel settore industriale ed in quello dei metodi di produzione e di organizzazione del lavoro nelle fabbriche. Fu infatti a partire dagli ultimi anni dell'800 che la crisi economica avviatasi intorno al 1873 ebbe termine. Le sue cause strutturali risiedevano in una ondata di speculazioni finanziarie che avevano portato al fallimento di diverse banche e a ciò si aggiunse poi, soprattutto per quanto riguardava il continente europeo, una crisi di sovrapproduzione industriale ed agricola. Il nuovo secolo fu tuttavia caratterizzato da una netta ripresa, che portò all'avvio di un nuovo ciclo di prosperità economica destinato a durare fino alla vigilia del primo conflitto mondiale. Tra il 1900 e il 1914 si assistette ad un notevole incremento demografico legato all'inflessione del tasso di mortalità, che comportò un allargamento del mercato e della domanda dei beni di consumo. Inoltre fu avviato un intenso sfruttamento di nuovi giacimenti auriferi e si assistette ad una rivoluzione dei trasporti, dell'agricoltura e delle industrie, legata all'utilizzo intensivo di nuove fonti energetiche, quali petrolio ed elettricità, nonché all'uso di nuove tecnologie e materiali. Queste innovazioni, unite all'allargamento dei mercati, all'infittirsi dei traffici commerciali e alla maggiore richiesta di beni di consumo, rappresentarono fattori determinanti per la straordinaria evoluzione industriale che da lì in avanti era destinata a segnare, per quanto concerneva metodi di produzione, condizione dei lavoratori e molti altri aspetti, l'inizio di una nuova era di benessere. La portata rivoluzionaria di tali innovazioni sconvolse infatti in positivo, ma anche in negativo, il modo di vivere dei paesi che maggiormente risentirono di questi mutamenti. La grande disponibilità di beni di consumo, fino ad allora riservati a pochi a causa della loro scarsa reperibilità e dell'alto costo, resa possibile anche da nuovi modelli di organizzazione industriale, faceva intravvedere un lungo periodo di prosperità. Le classi meno agiate, le quali erano sempre state escluse dalle comodità ed agiatezze accessibili alla sola nobiltà e alla borghesia, cominciarono a loro volta ad acquistare i beni prodotti in larga scala dalla nascente "Grande Industria". L'industria a sua volta diede origine a nuove categorie sociali: la classe operaia ed impiegatizia e la borghesia industriale, che contribuirono a costituire quella sterminata massa di consumatori a cui venivano destinati i beni prodotti. Gli occupati nell'industria diventavano a loro volta clienti, entrando a far parte dell'anello produzione-acquisto-consumo-produzione. La nascita e la "creazione" di nuovi bisogni, quali la mobilità e la casa, contribuì inoltre ad aumentare la richiesta di nuovi prodotti a prezzi sempre più accessibili (automobili, elettrodomestici ecc.). Tuttavia, questa logica dell'efficienza (massimizzare la produttività al minor costo possibile) non sempre venne utilizzata secondo logiche di profitto (finanziarie, commerciali ecc.), ma venne applicata anche in altri settori. Basti pensare agli orrori dei due conflitti mondiali, in cui la nuova industria bellica svolse un ruolo da protagonista nella creazione di armamenti sempre più potenti e micidiali.
Bibliografia
- J.P. Womack-D.T.Jones-D.Roods, La macchina che ha cambiato il mondo
- Zygmunt Bauman, Modernità e Olocausto Yeffrey
- K. Liker, The Toyota Way Federico Rampini, L'impero di Cindia
- Federico Rampini, Le dieci cose che non saranno più le stesse
- Thomas L. Friedman, Le radici del futuro
- Jeremy Rifkin, L'era dell'accesso
- Michael Lewis, The New New Thing
- Ronald Gibson, Ripensare il futuro