Giada Torreggiani
L’EVOLUZIONE DELLA DONNA
Nelle civiltà patriarcali, la donna non ebbe altra funzione che quella di assicurare la discendenza
alla famiglia; ad esempio nell’ambito della civiltà greca le donne non avevano il permesso di
lasciare l’abitazione se non in particolari circostanze; esse erano sottoposte alla potestà paterna e
soggette alla tutela del fratello o del marito.
Invece a Roma la donna godeva di una maggiore libertà, e riceveva una più completa educazione
intellettuale, pur essendo sempre sottoposta al capofamiglia.
Con l’avvento del Cristianesimo fu riconosciuta l’uguaglianza della donna e dell’uomo davanti a
Dio, il matrimonio fu considerato indissolubile e fu vietato il ripudio della donna.
l’evoluzione intellettuale della donna, e il Rinascimento creò condizioni
Inoltre nel Medioevo iniziò
favorevoli all’evoluzione, oltre che intellettuale, anche sociale della donna, ma non ne segnò al pari
un’evoluzione in campo giuridico.
Si ebbero dei cambiamenti alla fine del XVIII sec., quando il generale diffondersi delle idee di
uguaglianza innescarono un processo di emancipazione. Nel corso della rivoluzione francese, anche
le donne reclamarono il riconoscimento della loro parità. “La dichiarazione dei diritti della donna e
della cittadina” di Olympe de Gouges del 1791 segnò l’inizio del FEMMINISMO.
Nella seconda metà dell’Ottocento, si ebbe l’ingresso delle donne in fabbrica che cominciarono a
percepire un salario autonomo. Così, alla fine dell’Ottocento, l’obiettivo del movimento femminista
fu la conquista dei diritti civili e politici.
All’inizio del Novecento, invece, in Italia, le prime battaglie del movimento femminista
riguardavano il diritto al voto ed al mantenimento del posto di lavoro.
Successivamente, con l’arrivo della prima Guerra Mondiale, il ruolo della donna “suffragetta”, ossia
di colei che reclama il suffragio universale, fu fondamentale: fu chiamata a sostituire gli uomini al
fronte, sia in campagna sia in città, ed in più fu impegnata come crocerossina e ausiliaria. Così, tra il
1914 e il 1918, essa acquisì sempre più importanza all’interno della società. Ma non fu facile come
sembra, perché la nuova posizione della donna nella società fu vista come pericolo per il mondo
maschile, così iniziarono le prime manifestazioni contro le donne lavoratrici, arrivando persino ad
aggredirle.
In questi anni giunse anche il romanzo autobiografico “Una donna” di Sibilla Aleramo. 2
SIBILLA ALERAMO: “Una donna”
Biografia
Sibilla Aleramo, pseudonimo di Rina Faccio, nacque ad Alessandria il 14
Agosto 1876.
Si trasferì con la sua famiglia da Milano ad un piccolo paese nelle Marche,
dove all’età di sedici anni dovette sposare Ulderico Pietrangeli, un operaio
della fabbrica del padre, che l’aveva violentata. Risentendo sia dell’instabilità
mentale della madre sia dell’unione forzata tentò il suicidio, e per il resto della vita ebbe diverse
crisi depressive; la scrittura divenne l’unica via di salvezza.
Nel 1899 la sua reputazione era grande e le fu offerto di dirigere una rivista femminile a Milano,
dove si era trasferita con la famiglia; questo evento le permise di abbandonare la sua famiglia e di
affermarsi come persona.
Morì a Roma nel 1960.
Breve riassunto Il romanzo “Una Donna” (1906), opera autobiografica di Sibilla Aleramo, inizia
con il ricordo della fanciullezza spensierata della protagonista e presenta vari
personaggi soffermandosi su alcune figure chiave, come il marito e il figlio; tutte
persone che hanno segnato profondamente la sua vita. Il nodo di tutto è la
disuguaglianza costruita a partire dal sesso. All’età di dodici anni si trasferisce da
Milano in una città del Mezzogiorno, poiché il padre era diventato un direttore
d’industria. Dopo pochi anni lasciò gli studi e divenne impiegata nella fabbrica del padre. Il
passaggio dal mondo lavorativo ad un matrimonio senza amore e violento, a cui fu costretta, la
videro interprete di un ruolo che odiava: quello di moglie e madre, in cui era richiesto
l’annientamento del proprio Io. Da queste vicende personali nasce l’esigenza di cercare attraverso
la scrittura la sua identità. Nel romanzo prevale la rivendicazione sociale di un ruolo pari a quello
del marito; infatti, nelle liti con il marito, la giovane cerca di tenere duro per far crescere il figlio
con una mentalità aperta. Dalle liti però si passò alle percosse, così la giovane decise di partire, ma
il marito acconsentì a patto che il figlio rimanesse con lui; la ragazza partì, convinta che, nel giro di
pochi giorni, il figlio l’avrebbe raggiunta; ma non fu così. 3
La protagonista, allora, decise di scrivere un libro per far sì che le parole in esso contenute
potessero raggiungere il figlio.
Analisi del romanzo
Questa storia ruota attorno al fantasma della madre, creatura debole e inferiore agli occhi della
figlia: quella madre che, giovane, aveva deciso di “salvaguardare” il matrimonio non per amore, ma
per il bene dei figli; e che, nel martirio di un’unione fallita, cerca di sottrarsi ad essa prima col
pur di autocancellarsi dall’unione col coniuge. Vi è
tentato suicidio e poi finendo in un manicomio
anche la figura del padre: apparentemente illuminato, libero pensatore, intraprendente; in realtà
marito vile ed egoista. e all’idea che
Infine vi è il marito: ottuso, incolto, legato alla continua mania di usare la violenza
aveva del possesso: tutto doveva appartenergli ed essere di “sua proprietà”.
La vita della protagonista andrebbe ricalcando quella della madre: una catena identica finirebbe con
l’imprigionarla ad un matrimonio senza amore, alla gelosia morbosa e alle bastonate del marito, e
tutto potrebbe sfociare nella follia come per la madre.
Ma l’avvio di una collaborazione con una rivista femminile rende maggiormente cosciente la
protagonista del fatto che una donna deve potersi esprimere anche al di fuori della famiglia la sua
identità e conquistarsi una vita indipendente.
Il pensiero della madre, che ha sacrificato ai figli e ad un uomo-padrone la sua esistenza infelice,
l’aiuta a ripercorrere un cammino difficile, ma necessario, di rigenerazione; ma il marito la maltratta
nuovamente e l’unica cosa che la trattiene dal lasciare il tetto coniugale è il timore di non riuscire a
portare con sé il bambino, il quale le ha dato l’unico motivo per vivere.
Dopo un doloroso percorso interiore, ella decide di abbandonare la casa e il bambino, al quale è
dedicato il libro, nella speranza che possa comprendere la tormentata strada che l’autrice-
protagonista ha sentito di dover percorrere.
“Una donna” può essere considerato uno dei primi libri femministi d’Italia, ma può essere anche
considerato una vera e propria battaglia contro la morale egemone, per la quale la donna ha come
dovere primordiale quello di assicurare la riproduzione e l’allevamento della prole.
tutt’oggi vivente, ebbe problemi psichici molto
Come Sibilla Aleramo, anche Alda Merini, poetessa
gravi. 4
Alda Merini nacque a Milano il 21 marzo 1931. La famiglia di Alda
Merini era composta dal padre, funzionario delle Assicurazioni
Generali Venezia, dalla madre casalinga, da una sorella maggiore e
un fratello minore.
Dovette compiere gli studi superiori in un istituto professionale,
perché fu respinta in italiano al liceo; contemporaneamente si
dedicò allo studio del pianoforte. Iniziò a comporre le prime liriche
a quindici anni e il primo, autentico incontro con il mondo letterario
avviene l'anno successivo, quando Giacinto Spagnoletti scoprì per primo il vero talento della
poetessa. Proprio nel '47, la Merini inizia a frequentare la casa di Spagnoletti, dove conosce, fra gli
altri, Giorgio Manganelli, il quale fu un vero maestro di stile per lei, oltre che il suo primo grande
amore.
Ma il '47 è anche l'anno in cui si manifestano i primi sintomi di quella che sarà una lunga malattia:
viene internata per un mese in clinica e, una volta dimessa, riceve l'aiuto degli amici più cari.
Nel '50 Spagnoletti pubblica nell'antologia Poesia italiana contemporanea 1909-1949 le due liriche
“Il gobbo” e “Luce”. L'anno successivo, le stesse liriche, insieme con altri due componimenti,
nel volume “Poetesse del
vengono incluse da Vanni Scheiwiller “Sono nata il ventuno a
Novecento”, su consiglio di Eugenio Montale e Maria Luisa primavera
ma non sapevo che nascere
Spaziani. Già da questi primi componimenti si intuiscono quelli che folle,
aprire le zolle
saranno motivi ricorrenti nella poetica della Merini: l'intreccio di potesse scatenar tempesta.
temi erotici e mistici, di luce e di ombra, il tutto, però, amalgamato Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
da una concentrazione stilistica notevole, che nell'arco degli anni sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
lascerà spazio a una poesia più immediata, intuitiva. Forse è la sua preghiera.„
Sia nel libro “Una donna” che nelle poesie di Alda Merini, le autrici
parlano di loro stesse; fino a quel momento, in letteratura erano stati soprattutto gli uomini a parlare
delle donne.
UGO FOSCOLO
La concezione dell’amore per Foscolo ha una connotazione passionale e romantica, è un sentimento
importante, vissuto come esperienza che si intreccia con quella politica. Questo aspetto si nota nelle
“Ultime lettere di Jacopo Ortis” dove, in seguito al trattato di Campoformio, Jacopo; deluso
5
dall’atteggiamento politico di Bonaparte nei confronti di Venezia, abbandona la città e si ritira sui
Colli Euganei.
Qui incontrerà Teresa (la divina fanciulla) e s’innamorerà, ma questo amore irrealizzabile
accentuerà il suo dolore, già presente per la patria perduta.
L’ideale dell’Ortis patriota corre sullo stesso piano dell’Ortis amante.
di Teresa sono definite “angeliche” e le labbra “celesti”, ricordando Laura di
Le forme del corpo
Petrarca. Questa celebrazione della donna come presenza angelica rende religioso e sensuale il
rapporto dell’innamorato con lei.
La donna per questo autore può provare compassione, questo la porta a visitare la tomba di un
defunto mantenendone vivo il ricordo. La donna è inoltre dotata di pudore. Teresa non condivide il
criterio di utile della società e ricambia l’amore di Jacopo.
Nelle Odi sono evidenti gli echi della poetica neoclassica e una certa influenza delle Odi pariniane
galanti e amorose. Nelle Odi di Foscolo la celebrazione femminile si trasfigura nel mito ideale della
bellezza, come unico conforto per alleviare il dolore umano. Nell’ultima parte di quest’opera, viene
la fugacità della bellezza, compito del poeta è esternare, attraverso l’opera d’arte,
riconosciuta
questo ideale.
Le Grazie sono un altro vertice della poetica foscoliana. Sono concepite come divinità intermedie
nel cuore degli uomini gli affetti più nobili. L’opera è
tra il cielo e la terra. Esse riescono a suscitare
divisa in tre parti: il primo Inno è dedicato a Venere, il secondo a Vesta e il terzo a Pallade.
GIACOMO LEOPARDI
L’amore, per Leopardi, è la più potente delle illusioni e sarà l’ultima a morire. E’ concepito come
passione totale che coinvolge l’intera esperienza esistenziale degli individui.
Nella prima fase della sua poetica l’amore viene descritto nella “Storia del Genere umano”.
Esso, si narra, venne dato agli uomini da Mercurio come una delle illusioni che dovevano distrarli
dalla loro triste condizione di vita.
La passione senza oggetto e senza speranza si trasforma in passione reale nel ciclo delle poesie per
Aspasia dedicate all’amore per Fanny Targioni Tozzetti.
Insiste sulla grande passione concepita come prova di forza e di valore nei rapporti col mondo.
I canti d’amore del ciclo di Aspasia sono molto importanti per la nascita della poetica del
Titanismo: la morte diventa prova del senso eroico suscitato dalla passione d’amore.
Sarà proprio la potente illusione amorosa che darà al poeta la forza di una sfida estrema alla
negatività del mondo, che impone il dovere di una resistenza collettiva al male del mondo. 6
Amore e illusione sono amati dal poeta e sentiti come felicità vera, perché coincidono con una
pienezza totale della nostra vita.
Nel canto “A se stesso” crolla per il poeta un’illusione, cioè l’amore per Fanny Targioni Tozzetti
che gli fece credere di poter essere felici sulla terra.
Questo disinganno portò al crollo di ogni mito e illusione, Leopardi li rigetta per affrontare, con
un’eroica ribellione, l’ultima lotta contro il destino.
GIOVANNI VERGA
Nelle sue opere, Verga rappresenta un amore elementare, travolgente, spesso non corrisposto, con
esiti negativi e che si conclude talvolta con un suicidio; in generale non coincide con il matrimonio,
che è un fatto sociale.
La donna è una creatura lussuriosa, inquietante e quindi si mette in scena un amore sensuale,
contrastato e spesso torbido.
Nelle opere veriste l’amore viene concepito come un istinto, analizzato con metodo scientifico e
rappresentato in relazione all’ambiente sociale e culturale.
L’amore non rappresenta un valore “sentimentale”, non è consolatorio, non modifica la condizione
di vinti dei personaggi.
Gesualdo esso si identifica con il matrimonio ed è utile per garantirsi un’ambita
In mastro don
promozione sociale, ma anche in questo caso il protagonista non può che costatare la sua solitudine
e la sua sconfitta.
Neppure nei Malavoglia l’amore è un ideale per il quale si lotta; spesso è accompagnato dalla
sottomissione e dalla rinuncia: è il caso di Mena che rinuncia al matrimonio con compar Alfio.
GABRIELE D’ANNUNZIO
D’Annunzio ricercava nell’amore un molteplice godimento: il diletto di tutti i sensi, gli abbandoni
del sentimento, gli impeti della brutalità. Essendo un’esteta, anche nell’amore traeva dalle cose
molta parte della sua ebbrezza.
La figura femminile è connotata da accesa sensualità, da una bellezza seducente e raffinata e
talvolta da una componente lussuriosa e aggressiva.
Nell’opera dannunziana ricorrono con ossessiva frequenza figure di donne fatali e distruttrici di
uomini, indizio di quella paura della donna che è un dato costante della letteratura di fine secolo.
Nel “ Piacere” appaiono due tipi di donne: Elena Muti e Maria Ferres. 7
Elena Muti, il cui nome richiama allusivamente Elena di Troia, è caratterizzata dal dominio totale
esercitato su di lei dai sensi, dall’eros, non controllato da alcuna istanza razionale.
Avida di piacere, ha come unico fondamento del suo essere morale uno smisurato egoismo che la
rende insensibile e disumana.
Maria Ferres è invece l’immagine sublimata ed eterea della femminilità, che nella mitologia
letteraria ottocentesca è l’antitesi e il complemento della donna fatale.
Andrea Sperelli è diviso tra le due immagini femminili, la perversa Elena e la castissima Maria.
In un primo tempo Andrea s’illude che il legame con Maria possa salvarlo dalla sua profonda
corruzione, ma poi proprio la purezza della donna diviene lo stimolo di voluttuose fantasie erotiche.
Inoltre i bruni capelli di Maria, richiamando l’immagine delle tenebre e ponendosi in simbolica
opposizione al candore della neve, rivelano la presenza della carnalità anche nella donna angelica,
evocando l’idea del peccato in contrapposizione alla sua apparente purezza.
ITALO SVEVO
Una delle caratteristiche principali della figura dell’inetto è l’incapacità di affermarsi verso gli altri
e soprattutto verso le donne.
L’amore di Emilio e Angiolina in “Senilità” è invece un amore trasgressivo, un sinonimo di
gioventù, quindi un tentativo di rimanere giovani. Tuttavia questo amore occasionale procura a
Emilio una grande delusione anche su sé stesso e sulla sua capacità deduttiva, e la sua reazione è
una condizione di senilità, di vecchiaia interiore e di rinuncia all’amore stesso.
quella di ritirarsi in
In “ La coscienza di Zeno” amore significa anche matrimonio.
Infatti, egli riesce a sposarsi, anche se non con la donna che ama. Questa donna è Augusta
donna brutta ma “rassicurante”.
proiezione della madre
Da “Senilità”: Amalia
Amalia ha un’esistenza vuota, che esclude qualsiasi tipo di desiderio, una non-vita che si svolge
entro i confini di uno spazio chiuso, costrittivo, quello del nido familiare di cui è prigioniera.
Amalia evade dalla sua grigia esistenza vagheggiando la vita intensa e splendida delle classi ricche.
La vita di Amalia è una vita di sacrificio, l’unica ragione della sua esistenza è la dedizione al
fratello; è come se vivesse per interposta persona
Da “La coscienza di Zeno”: Augusta 8
Augusta inizialmente viene presentata strabica, un po’ grassa, dai capelli opachi; ma
l’intraprendenza, la solidarietà ilare e affettuosa la rivelano moglie ideale: innamorata, dolce,
allegra, ottima padrona di casa, è la personificazione della salute.
Zeno comprende, attraverso essa, cosa sia la perfetta salute, cioè il segreto dell’attivismo e
dell’equilibrio interiore: la salute è a sua volta una convinzione.
Tuttavia, mentre l’analizza, egli distrugge esplicitamente quella salute che prima sem
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L'evoluzione della donna nel '900
Percorre l'evoluzione della donna nel '900 sotto tutti gli aspetti, spaziando da materia a materia in un ordine cronologico, non monotematica.
Materie trattate: storia, italiano, diritto, informatica, economia aziendale, inglese, matematica.