“Chiuso fra cose mortali
(anche il cielo stellato finirà)
perché bramo Dio?”
Giuseppe Ungaretti
Percorso d’approfondimento
Esame di Stato 2006/2007
Liceo scientifico
Digiacomo Ascanio
Classe V As – Istituto “A. Manzoni” Suzzara (MN)
Indice
Introduzione 2
Parte I: Crisi delle strutture razionali dell’uomo
The Collapse of Confidence 5
Crisi dei riferimenti assoluti di Spazio e Tempo 6
Il fondamento della matematica: Kurt Gödel 10
Parte II: L’eclissi del Divino
La dottrina dell’inesprimibile: Ludwig Wittgenstein 13
Impotenza: Giovanni Pascoli 15
La Divina Indifferenza: Eugenio Montale 18
Void, Absence of God: Samuel Beckett 20
Friedrich Nietzsche: La morte di Dio e l’avvento dell’Übermensch 22
Parte III: Dio, vittima del male del mondo?
Conclusione 29
La notte: Elie Wiesel 30
Processo a Dio 36
Bibliografia e sitografia 38
1
“Se ad un Dio si deve questo mondo,
“non terrei ad essere quel Dio: l’infelicità
che vi regna mi strazierebbe il cuore”
Arthur Schopenhauer
La scelta di questo argomento, “L’eclissi del Divino”, fu, ripensandoci a mesi di distanza, particolarmente improvvisa ed istintiva: l’idea nacque quando, il 28 gennaio 2007, giorno dopo quello della memoria, andai ad assistere ad una rappresentazione teatrale, intitolata “Processo a Dio”, che il nostro docente di Storia e Filosofia ci aveva caldamente consigliato; la tensione vibrante degli interpreti nel “porre Dio a giudizio” affinché Egli si difendesse da pesantissimi capi d’accusa, e il concetto finale di un Dio vittima del male umano, mi colpirono a tal punto da voler presentare all’esame una “Sconfitta di Dio”.
Il “concept” e la struttura della tesina ebbero, per tutta la durata del secondo quadrimestre scolastico, una lunga gestazione: lentamente, quella scintilla scoccata in me quella sera di gennaio, mentre gli applausi agli attori si ripetevano più e più volte copiosi, con il provvisorio titolo di “Sconfitta di Dio”, maturò fino ad acquisire la forma di una “scomparsa” progressiva del Divino, da concludere con alcune riflessioni su una possibile concezione, la sconfitta inflitta dal nazismo, Male Assoluto, al Divino.
Ho seguito, con pochi dubbi e paure, questa direzione senza mai chiedermi realmente se essa fosse la più adatta, o la meno rischiosa, per un esame di maturità; ero sicuro, non so bene come, che, qualunque sarebbero state le impressioni su di essa, avrebbe portato i suoi frutti, soprattutto a livello di soddisfazione personale.
A poche settimane dal mio esame, posso ritenermi pienamente soddisfatto, perché ho creduto fino in fondo nella mia idea e nelle mie capacità, a dispetto di tutti gli ostacoli e gli imprevisti che si sono presentati durante la realizzazione.
2
Il mio percorso d’approfondimento mira ad analizzare un fenomeno che si diffonde tra fine Ottocento e inizi del Novecento: l’eclissi del Divino, ossia il progressivo dissolversi nella coscienza di poeti, filosofi e artisti della certezza metafisica di un’entità immensurabile e oltremondana dal valore salvifico e consolatorio.
Il dato fondamentale da cui traggono origine le riflessioni degli intellettuali su Dio e sulla sua [non]azione nel mondo è il male che domina il cosmo e di cui la stessa umanità è partecipe: gli eventi tragici del primo Novecento, come la prima guerra mondiale, ma anche i dolori personali, il “fiume” del male che travolge le vite private, rappresentano motivo d’angoscia esistenziale e inducono alla ricerca disperata di Dio.
Tale rifugio nella fede e nel trascendente è irrealizzabile: dinanzi alle coscienze il Divino tramonta, sembra eclissarsi dietro “il cono d’ombra”, l’abisso nero, inquietante del male.
L’analisi prende le mosse dal clima d’effettiva crisi di questo periodo, approfondito nella prefazione a “The Waste Land” di T.S. Eliot, intitolata “The Collapse of Confidence”: assistiamo, infatti, al crollo delle Verità millenarie che fondavano gli edifici razionali innalzati dall’uomo, quali la Fisica, la Matematica e la stessa nozione di Io.
Le reazioni degli intellettuali alla scomparsa della luce Divina tra le tenebre e il caos della dimensione umana sono molteplici: per esempio, dal punto di vista logico-filosofico, Wittgenstein enuncia una volta per tutte il carattere indicibile e inafferrabile dell’iperuranio, dell’ideale; Beckett, invece, nel Theatre of the Absurd, ci presenta lo smarrimento esistenziale di un’umanità debole ed essenzialmente s[vuota]ta.
Il percorso si conclude con l’approfondimento sulla concezione di Elie Wiesel ed Elga Firsch, ebrei, che trae origine dagli orrori del nazismo, provati sulla propria pelle nei campi di sterminio, in cui si approda ad una forma di vittimismo del Divino.
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Parte I: Crisi delle strutture razionali dell’uomo
“Do I dare
Disturb the universe?
In a minute there is time
For decisions and revisions which a minute will reverse.”
T.S. Eliot
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The Collapse of Confidence
Failure is the key to decipher the modernistic vision of the world: sciences, religion and social studies do not succeed in maintaining solid the certainties inherited by the previous works of human rationality; in spite of that, they appear to be opening new “innumerable” paths that reason itself can not follow.
- The order of the universe, and its absolute points of reference, time and space, is reverted by the nineteenth century physics’ experimentations: Einstein discovers relativity, Maxwell introduces quantum theory; old, classical mechanics must be implemented with unintuitive concepts in order to explain the newest phenomena studied.
- Experimental psychology attempts to find scientific rules in the patterns of human behaviour, but then, it discovers the subconscious side of mankind: instincts, repressed feeling and our intimate nature arise, as the irrationality becomes the non-explorable core of our attitudes.
- Sociology, finally, fails to provide laws for the individual and its priorities in order to make easier the relationship with society and its globalisation: the rush of the industrial system collides with the new personal needs (material as spiritual); the result is moral confusion, the collapse of known values and standards, the lack of acknowledged rules for a incoherent world made of identities in crisis.
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Crisi dei riferimenti assoluti di spazio e tempo
“Riserratevi con qualche amico nella maggior stanza che sia sotto coperta di alcun gran naviglio, e quivi fate d’aver mosche, farfalle e simili animaletti volanti; siavi anco un gran vaso d’acqua e dentrovi de’ peschetti […] e stando ferma la nave, osservate diligentemente come quelli animaletti volanti con pari velocità vanno verso tutte le parti della stanza; i pesci si vedranno andar notando indifferentemente per tutti i versi;”
“Fate muover la nave con quanta si voglia velocità; chè (pur che il moto sia uniforme e non fluttuante in qua e in là) voi non riconoscerete una minima mutazione in tutti li nominati effetti; né da alcuno di quelli potrete comprender se la nave cammina o pure sta ferma;”
“…e finalmente le farfalle e le mosche continueranno i loro voli indifferentemente verso tutte le parti, né mai accadrà che si riduchino verso la parte che riguarda la poppa, quasi che fussero stracche in tener dietro al veloce corso della nave;”
In questo passo del “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”, Salviati, l’alter ego di Galileo, enuncia, con degli esempi, il principio di relatività della meccanica classica:
Nessuna esperienza, eseguita all’interno di un sistema, permette di distinguere se il sistema sia in quiete o in moto rettilineo uniforme.
Infatti, ogni esperienza che ha luogo all’interno della nave si manifesta nell’identico modo, tanto se la nave è in quiete, quanto se è in moto uniforme rispetto all’acqua.
Come corollario si ha, inoltre, che:
I sistemi cosiddetti galileiani sono tutti equivalenti rispetto alle leggi della meccanica.
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Ad esempio: supponiamo che un treno corra con velocità costante v lungo un binario rettilineo, e che la coda del treno passi in t = 0 davanti all’origine fissata (0,0).
Dopo t secondi la coda si troverà alla distanza x = vt dall’origine.
Un punto del treno che disti x1 dalla coda avrà in quel momento la distanza x = x1 + vt dall’origine.
La distanza x = x1 + vt costituisce una trasformazione di Galileo: essa permette di riferire al sistema treno (x1, t1) un punto di coordinata x nell’istante t rispetto al sistema binario.
Nello stabilire le formule di trasformazione si è introdotta inconsapevolmente una ipotesi insidiosa, che riguarda la misura del tempo, definita ipotesi del tempo assoluto.
Proprio con Einstein si abbandona questa ipotesi, poiché non verificata; l’orologio che misurava sul treno il tempo t1 e quello fisso sulla linea, che misurava un tempo t0, non vanno esattamente d’accordo, mentre questo accordo fu tacitamente presupposto nello scrivere le trasformazioni di Galileo.
Supponiamo, infatti, di avere due viaggiatori A e B, situati agli estremi del nostro treno in corsa, e due cantonieri A1 e B1 fissi sul binario.
I viaggiatori A e B lanciano due segnali luminosi quando i propri orologi segnano 0. I segnali sono percepiti insieme da un viaggiatore C situato nel punto medio del treno, o, più esattamente, nella posizione che occupa quel punto medio quando esso è raggiunto dalla luce proveniente da A e B.
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Se il treno fosse fermo, questa posizione coinciderebbe col punto medio C di A1B1: ma poiché il treno si è mosso durante la propagazione luminosa, il punto di incontro sarà C2, più vicino a B1 che ad A1.
D’altra parte, visto che la luce si propaga colla stessa velocità rispetto al treno e rispetto al binario, il fenomeno si svolge come se i due segnali fossero partiti da A1 e B1. I due cantonieri s’accorgono che i due segnali si incontrano nel suddetto punto C2: concludono, allora, che essi non sono partiti contemporaneamente da A1 e B1, altrimenti l’incontro sarebbe avvenuto in C, punto medio.
Il cantoniere B1 afferma che il proprio segnale luminoso sia partito più tardi, ad un tempo t > 0: eppure entrambi gli orologi A e B sul treno segnavano 0.
Si deve concludere, quindi, che gli orologi dei cantonieri, accordati lungo la linea, danno indicazioni diverse da quelle degli orologi dei viaggiatori, accordati sul treno. In breve: eventi contemporanei per i viaggiatori non sono più tali per le persone situate lungo la linea, e viceversa.
Inoltre: i viaggiatori e i cantonieri vogliono misurare la lunghezza del treno. I primi, trasportando un metro lungo il metro, trovano un numero che misura il segmento AB = A1B1. Ma i cantonieri non posso assumere A1B1 come lunghezza del treno, giacché A1 è la posizione della coda quando l’orologio del primo cantoniere segnava 0, mentre B1 è la posizione della macchina quando l’orologio del secondo cantoniere segnava t > 0.
È allora A1B2 la lunghezza del treno per i cantonieri e risulta più corta di A1B1 = AB.
La lunghezza di un treno in moto appare più corta ai cantonieri, i quali la valutano stando sul binario, che ai viaggiatori, i quali eseguono la misura stando sul treno.
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Gli oggetti in moto subiscono rispetto ad un osservatore fisso una contrazione, detta lorentziana, tanto più sensibile quanto maggiore è la loro velocità.
Dei due fatti messi in luce in questo paragrafo appare forse più singolare il primo, che sovverte il concetto assoluto di simultaneità: dopo Einstein non si può più parlare di un orologio unico che batte il tempo all’universo.
Le trasformazioni di Lorentz rappresentano la relazione che lega spazi e tempi di due sistemi di riferimento, in moto relativo fra loro.
Esse sono alla base della formulazione matematica della teoria della relatività ristretta (o speciale) di Einstein. In relatività, queste trasformazioni discendono dal postulato di invarianza della velocità della luce.
È chiamato fattore di Lorentz e c è la velocità della luce nel vuoto.
Per velocità molto piccole rispetto a quella della luce, le trasformazioni di Lorentz si riconducono a quelle di Galileo:
le quali si ricavano facendo il limite delle trasformazioni di Lorentz per v/c che tende a 0.
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Il fondamento della matematica: Kurt Gödel
Teoremi di incompletezza
In logica matematica, i sono due famosi teoremi dimostrati da Kurt Gödel nel 1931. Essi fanno parte della categoria dei “teoremi limitativi”, che precisano, cioè, le proprietà che i sistemi formali non possono avere.
Con qualche semplificazione, il primo teorema afferma che:
In ogni formalizzazione coerente della matematica che sia sufficientemente potente da poter assiomatizzare la teoria elementare dei numeri naturali è possibile costruire una proposizione sintatticamente corretta che non può essere né dimostrata né confutata all’interno dello stesso sistema.
Una costruzione assiomatica non può soddisfare contemporaneamente le proprietà di coerenza e completezza.
Se dagli assiomi di partenza viene dedotta l’intera aritmetica, essi portano ad una contraddizione; se i teoremi derivati non sono contraddittori, esiste almeno un teorema non dimostrabile a partire da quei soli assiomi, un caso indecidibile del quale non si può dire se sia vero oppure falso.
Insistendo a postulare con un nuovo assioma la verità di un teorema non verificabile, il problema viene semplicemente spostato e la costruzione ripropone un secondo caso di indecidibilità.
Il primo teorema di incompletezza di Gödel dimostra che qualsiasi sistema che permette di definire i numeri naturali è necessariamente incompleto: esso contiene affermazioni di cui non si può dimostrare né la verità né la falsità.
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L'argomento si inscrive nel periodo di crisi delle certezze del 900: il male insito nella dimensione umana proietta un "cono d'ombra" abissale sul Divino, la cui visione, un tempo certa, viene irrimediabilmente offuscata.
Materie trattate: Letteratura Italiana