Estratto del documento

Tesina a cura di: Veronica Giampà

Classe 5° E

Anno scolastico 2008/2009

ITC RINO MOLARI Santarcangelo di Romagna

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Premessa

Cara figlia ti faccio sapere che tuo zio Pietro è partito per il Canada, dove il “ figlio il 31 marzo si è imbarcato da Napoli, ma non per turismo ma come migranti per lavoro.”

Questa è una delle tante lettere che il mio bisnonno paterno, scrisse alla propria famiglia, come quella di questa bambina emigrata in Argentina nei primi anni del ‘900, che scrive alla nonna rimasta nel paese natale:

E così comincia per me una nuova vita a testa in giù, con stagioni in cui il “Natale faceva fiorire il giardino e la Pasqua odorava di castagne, il nord diventava sud ed il meridione il settentrione”.

È la testimonianza che la mia famiglia, come tante altre in Italia, ha dovuto emigrare per poter sopravvivere.

Leggendo le numerose lettere lasciatemi dai miei parenti, mi è sorta la curiosità di voler approfondire e capire che cos’è l’emigrazione.

Volendo dar sfogo alla mia curiosità, ho aperto il libro di storia e mi sono trovata a leggere che l’uomo prima di essere come io mi vedevo era passato attraverso tante trasformazioni, dall’Africa era emigrato in Oriente e Occidente, aveva affrontato climi rigidissimi, si era coperto di pelle d’animale ed aveva vissuto in caverne, poi in capanni, aveva fondato dei villaggi e delle città. Aveva iniziato ciò che poi noi chiamiamo il lento ma sicuro passaggio dalla preistoria alla Storia, arricchendosi di conoscenze che trasmetteva prima oralmente e poi con la scrittura, insomma aveva trasformato l’ambiente a sé.

Anche in questi cinque anni di scuola superiore la mia attenzione al problema dell’uomo che si sposta è sempre stata viva, per questo mi accingo a svolgere la Tesina multidisciplinare sul significato dei flussi migratori degli uomini, nella costruzione di un’identità mondiale, nel pieno rispetto dei valori di ciascuno e nell’assoluta libertà che ognuno ha di scegliere come vivere.

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Indice

Storia:

L’emigrazione europea e emigrazione del secondo dopoguerra………..pag.4

Italiano:

Giovanni Pascoli: “Italy” e “La proletaria si è mossa”...........................pag.8

Geografia:

Itinerario turistico: New York cosmopolita.............................................pag.14

Francese:

Histoire de l’immigration en France et le probleme des Italienne……pag.21

Inglese:

Immigration: a better life?........................................................................pag.28

Spagnolo:

El poeta en guerra.....................................................................................pag.31

Economia aziendale:

Globalizzazione economica......................................................................pag.33

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Il declino dei contadini

Agli inizi del Novecento la penetrazione del capitalismo nelle campagne, conseguente alla diffusione della “rivoluzione agraria”, aveva determinato la sostituzione della forza lavoro colonica con i braccianti, cioè con lavoratori salariati, che non avevano nessun rapporto con i poderi e con le aziende.

Questo processo era diretta conseguenza dell’aumento della produttività agricola, dovuta sia alle innovazioni tecniche sia agli investimenti di capitali. L’agricoltura era così in grado di produrre molto di più con un impiego di manodopera stabile molto ridotto. Questo fenomeno rese possibile lo spostamento della popolazione dalle campagne alle città, assottigliando sempre di più il numero di abitanti dediti all’attività agricola.

La conseguenza fu che in Europa agli inizi del Novecento i contadini non rappresentavano più la maggioranza della popolazione. L’area mediterranea, più arretrata dal punto di vista industriale, era il luogo dove lo spopolamento delle campagne aveva preso le mosse, soprattutto attraverso l’emigrazione.

Il fattore di disgregazione dell’universo contadino fu infatti l’emigrazione, tra il 1850 e il 1920 emigrarono fuori dal continente quasi cinquanta milioni di persone, prevalentemente nelle Americhe; si trattava di contadini espulsi dalle campagne, che non avevano trovato occupazione stabile nelle città e nelle attività manifatturiere del proprio paese e che al di là dell’oceano andavano alla ricerca di terra e di lavoro.

Cominciarono i contadini irlandesi e di seguito continuarono tedeschi, inglesi, spagnoli, ed infine gli Italiani, che si diressero ovunque nelle due Americhe.

Il problema italiano

Dai primi anni dell’unificazione nazionale le migrazioni verso l’estero rappresentano, per un lungo periodo, un fenomeno caratteristico dell’evoluzione demografica, economica e sociale del regno, volto alla sopravvivenza stessa degli individui e delle famiglie, resa problematica dalla drastica riduzione delle opportunità occupazionali venutasi a creare in seguito allo sviluppo economico.

La trasformazione delle strutture produttive e in particolar modo i mutamenti delle tecnologie nel settore agricolo e in quello industriale crearono profondi squilibri fra i settori produttivi, fra le classi sociali, fra le aree territoriali, provocando la scomparsa di vecchie professioni e un’eccedenza di manodopera.

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L’Italia infatti continuava a essere per certi aspetti un Paese estremamente arretrato, dove ancora dilagava l’analfabetismo, dove la tubercolosi continuava a mietere vittime, dove la disoccupazione e la povertà erano presenti quasi ovunque, soprattutto nel Sud: uno Stato, insomma, per molti aspetti sottosviluppato e classificato tra i più arretrati d’Europa, in cui i cittadini vedevano ancora come unica soluzione alla miseria l’emigrazione in massa verso altri paesi europei ed extraeuropei.

Il più grande esodo partì dalla zona del Mezzogiorno verso le Americhe.

Gli italiani, negli Stati Uniti si concentravano nelle grandi città del Nord, privilegiando i lavori salariati, anche in vista del rientro in Italia, furono impiegati nelle fabbriche, nelle costruzioni di strade, ferrovie e nelle miniere.

All’interno del paese nacque un nuovo fenomeno: la scomparsa dei mariti; aumento delle separazioni coniugali; aumento dell’infedeltà coniugale delle “vedove bianche” (le mogli rimaste a casa).

Gli stessi cicli della vita familiare subiscono un sensibile sconvolgimento, prima emigra il padre, poi il figlio. Mentre tutto ruota attorno all’azienda agricola di base.

Il distacco

Uno dei momenti più drammatici, dunque, è proprio quello del distacco a cui si associano, per chi parte, l’incertezza e la difficoltà del viaggio. Contrariamente alle promesse degli agenti di emigrazione e dagli opuscoli pubblicati dalle campagne di navigazione (che sfoggiavano la qualità dei loro piroscafi, la gentilezza del personale di bordo e la comodità), il viaggio è lungo, pieno di disagi e rischi.

Ecco qui di seguito riportata una lettera che brevemente racconta l’odissea del viaggio.

“Ci trattavano peggio dei maiali, per mangiare e per dormire al tavolaccio, peggio reclusi in mezzo a un puzzo che la gente credeva di morire. Durante il viaggio siamo stati come le sardelle e cinque o sei li abbiamo lasciati per mare. Hanno caricato 1400 persone in un bastimento di 70 al massimo 700. L’acqua imbevibile era conservata in un cassone di piombo, stomachevole, sicché puzzava di quel metallo; non si beveva a bicchieri, la maggior parte per non succhiare sporcizie sistemate nel cassone, ci mettevano il fazzoletto che serviva per pulirsi il naso. Appena partiti iniziava il mal di mare, il cibo era quasi nullo. Non c’è confort da nessuno; anzi i marinai invece di sentir compassione ridevano da smascellarsi e sì che qui i passeggeri pagavano per il loro trasporto: erano europei come noi.”

Il fenomeno emigratorio italiano diminuì durante la Prima Guerra Mondiale.

Negli anni seguenti il conflitto l’emigrazione riprese intensamente, con livelli ancora sensibilmente elevati, ma si trattò di un fenomeno di breve durata. Dalla seconda metà degli anni venti gli espatri diminuirono progressivamente a seguito delle restrizioni all’immigrazione poste dagli Stati Uniti e dalla politica antiemigratoria del governo fascista.

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La migrazione nel secondo dopoguerra

Il flusso migratorio riprese nuovamente vigore dopo la seconda guerra mondiale, con una intensità che si mantenne costante fino alla metà degli anni sessanta. In quest’ultima fase il fenomeno, pur non raggiungendo i livelli dell’inizio del secolo, ebbe comunque una consistenza ancora relativamente forte. L’emigrazione non riguardò contemporaneamente e in ugual modo tutti i territori dello stato italiano, ma il fenomeno nacque principalmente dal centro e dalla zona del Mezzogiorno.

Il flusso migratorio non era più verso le Americhe, ma verso il nord del continente.

Il problema del Mezzogiorno

La diffusione del benessere, almeno fino agli anni sessanta, venne ostacolata dai bassi salari su cui poggiava l’imponente crescita del sistema industriale.

La creazione della cassa del Mezzogiorno stimolò la promozione dell’industria, ed aveva lo scopo di finanziare non solo grandi opere infrastrutturali, ma soprattutto gli interventi industriali nel sud, dove vennero istituite grandi imprese petrolchimiche e siderurgiche.

Queste imprese dovevano rilanciare l’economia meridionale e garantire occupazione alla massa di lavoratori agricoli sottoccupati. In realtà questi obiettivi non vennero realizzati perché le grandi imprese di base non furono in grado di assorbire molta manodopera e di stimolare la crescita di un tessuto di medie imprese.

La massa di lavoratori disponibili a essere impiegati con salari bassissimi si rivolse al sistema delle imprese in espansione, stimolando un’ondata migratoria dal sud senza precedenti nella storia italiana: il nord assorbì milioni di immigrati dal sud in cerca di lavoro. L’abbandono delle campagne da parte di milioni di lavoratori agricoli ebbe l’effetto di fare sparire figure sociali che avevano costituito per secoli l’ossatura della società rurale: i contadini.

L’Italia non era più in grado di garantire un’economia agricola a livello nazionale, accentuò così i suoi caratteri di paese dipendente dall’estero per i principali beni alimentari, e l’esodo rurale rimase l’unica speranza per milioni di famiglie contadine impoverite.

L’emigrazione di molti lavoratori meridionali, come di molti contadini dell’Italia centro-settentrionale verso le città industriali, spopolando molte zone rurali soprattutto nel sud, privò le campagne delle energie necessarie per un rinnovamento produttivo; si creò così un circolo vizioso che accentuò il degrado dell’agricoltura e trasformò le campagne in una gigantesca sacca di arretratezza.

La crisi dell’agricoltura ebbe l’effetto di aggravare la questione meridionale, tanto che alla fine degli anni cinquanta si può dire che ci fossero due Italie: quella del nord, industriale, e quella del sud legata a forme economiche agricole senza avvenire, con numerose persone analfabete e con condizioni di vita che fino agli anni sessanta rimasero ai limiti della sussistenza.

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Lettera di un genitore alla figlia emigrata

Curinga 26-6-1965

“Carissimi figli Antonio e Maria rispondo con pochi giorni di ritardo alla vostra amata e da noi tanta desiderata lettera, nel quale siamo contenti nel sentire che state bene tutti in famiglia, e come lo stesso vi possiamo assicurare dei vostri cari genitori.

Dunque carissimi figli Antonio e Maria la domanda per la pensione ci è venuta respinta quasi dopo 9 mesi da Roma adesso ha fatto nuova domanda ancora per malatia che è due mesi che l’ha fatta, vediamo quando la chiamano se potrà essere riconosciuta.

Di me ti faccio sapere che ho passato la seconda visita del ricorso che ho fatto lo passato giorno 18 marzo, stiamo lottando per avere le pensioni che quando saremo pensionati tutti e due, veniamo parecchi volti a farvi visita a voi cari figli assieme coi nostri cari nipotini a passare qualche giorno felice con voi.

È più di un anno che non ci vediamo Franco a quest’ora è un giovinotto, Battista pure e anche Maria Grazia comincia a chiamare mamma e papà, deve essere grande e bellina, speriamo che questo esito di pensione andrà bene così questo maggio verrò a salutarvi. Su questo riguardo basta.

Dunque carissimo Antonio e Maria vi faccio assapere che vostro zio Pietro è partito in Canada dove il figlio 31 marzo ha imbarcato da Napoli, ma non per turismo, ma per migranti di lavoro.

Basta io non mi prolungo vengo ai distinti saluti di tutti amici e parenti, e in ultimo riceveti i più affettuosi saluti per tutti, per te Maria, Franco e Battista e bacioni a Maria Grazia.

E siamo per sempre vostri affezionatissimi genitori Madre Ioele Felicia e Padre Persano Giovanni Battista. pronta risposta e buone notizie.”

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Italy

Italy, il più lungo dei Primi poemetti, è un componimento rappresentativo dell’ultima produzione pascoliana, di cui accoglie e sintetizza i principali tratti tematici e ideologici, linguistici e tecnici. Il poemetto prende spunto da una vicenda reale: il ritorno dall’America di alcuni emigranti per un breve soggiorno nel paese natale. Si tratta dei fratelli Ghita e Beppe e della loro nipotina Molly: tornano da Cincinnati (Ohio, Stati Uniti) alla natia Caprona, dove ancora vive la nonna di Molly.

La trama del poemetto ruota principalmente intorno al rapporto fra la piccola Molly e l’anziana donna, ossia all’incontro, talora conflittuale, fra i due mondi, vicini e insieme lontani, che esse rispettivamente rappresentano.

Molly ha otto anni ed è malata (gli zii l’hanno portata in Italia pensando che il cambiamento d’aria possa giovare alla sua salute); è nata in America, parla soltanto inglese, non gradisce il paese, la casa, le condizioni di vita, così diverse da quelle alle quali è abituata. La nonna è duramente provata da una vita di lavoro e dalla tristezza per la lontananza dei suoi figli.

Inizialmente, nonna e nipote comunicano con difficoltà, non solo per ragioni di lingua, ma per la differenza culturale che le divide. Molly, in particolare, è affascinata dal vecchio telaio della nonna: la segue e la aiuta spesso sul suo lavoro.

A primavera, quando Molly è finalmente guarita e ambientata nel “nido” della patria dei genitori, la nonna si ammala gravemente, ormai prossima alla morte, essa rivive, in una sorta di visione, il dramma dei suoi figli costretti ad emigrare. Molly regala la sua bambola alla nonna morente e, quando arriva il momento di partire, promette che ritornerà, pronunciando una parola in italiano.

Il tema centrale del poemetto è quello dell’emigrazione, dell’Italia raminga, della sofferenza di chi parte e di chi resta, di chi torna e lascia altri in America, perché c’è sofferenza nella separazione di nuclei famigliari, nell’abbandono delle radici.

Al dolore dell’emigrazione fa riscontro, in questo testo, il rimprovero a Italy (personificazione dell’Italia) che non si cura abbastanza dei suoi figli.

La società sognata da Pascoli è una comunità di operai piccoli proprietari, famiglie legate agli affetti sinceri e leali, non una realtà frantumata come rappresenta l’emigrazione.

Uscire dal nido è una perdita irreversibile.

Qui di seguito sono riportate le due sezioni finali.

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XIX

poor Molly

Non piangere, ! Esci, fa piano, lascia la nonna lì sotto il lenzuolo di tela grossa ch’ella fece a mano.

T’amava, oh! sì! Tu ne imparavi a volo qualche parola bella che balbetti: die, die essa da te solo quel solo!

Doll

Lascia lì, lasciali accosto i letti, Doll è savia, e tace, piccolo e grande.

né dorme: ha gli occhi aperti e par che aspetti che li apra l’altra, ch’ora dorme in pace.

XX

Prima d’andare, vieni al camposanto s’hai da ridire come qua si tiene.

Stridono i bombi intorno ai fiori d’acanto, ronzano l’api intorno le verbene.

E qui tra tanto sussurrìo riposa La nonna cara che ti volle bene.

O Molly! O Molly!

Prendi su qualcosa, prima d’andare e portalo con te.

Non un geranio né un buccino di rosa, prendi sol un non-ti-scordar-di-me!

9

Ioe

“bona cianza”!… “Ghita, state bene!…

Good bye”. “L’avete presa la ticchetta?”

“Oh yes”. “Che barco?” “Il Prinzessin Irene”.

L’un dopo l’altro dava a Ioe la stretta lunga di mano. “Salutate i tale”

Yes, “servirò”. “Come partite in fretta!”

Scendean le donne in zoccoli le scale per veder Ghita. Sopra il suo cappello c’era una fifa con aperte l’ale.

“Se vedete il mi’ babbo… il mi’ fratello… Oh yes”. “Un bel passaggio il mi’ cugino…”

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2009

Titolo: Le migrazioni per la civiltà

Autore: Giampà Veronica

Descrizione

"E così comincia per me una nuova vita a testa in giù, con stagioni in cui il Natale faceva fiorire il giardino e la Pasqua odorava di castagne, il nord diventava sud ed il meridione il settentrione". È la testimonianza che la mia famiglia, come tante altre in Italia, ha dovuto emigrare per poter sopravvivere. Leggendo le numerose lettere lasciatemi dai miei parenti, mi è sorta la curiosità di voler approfondire e capire che cos'è l'emigrazione. Volendo dar sfogo alla mia curiosità, ho aperto il libro di storia e mi sono trovata a leggere che l'uomo, prima di essere come io mi vedevo, era passato attraverso tante trasformazioni: dall'Africa era emigrato in Oriente e Occidente, aveva affrontato climi rigidissimi, si era coperto di pelle d'animale ed aveva vissuto in caverne, poi in capanni, aveva fondato dei villaggi e delle città. Aveva iniziato ciò che poi noi chiamiamo il lento ma sicuro passaggio dalla preistoria alla Storia, arricchendosi di conoscenze che trasmetteva prima oralmente e poi con la scrittura; insomma, aveva trasformato l'ambiente a sé.

Area

Area: umanistica

Materie trattate

  • Storia, migrazioni europee.
  • Italiano, Giovanni Pascoli, Italy e La proletaria si è mossa, la poesia sociale tratta dell'immigrazione.
  • Geografia, New York, itinerario turistico della New York cosmopolita, città meta dell'emigrazione italiana.
  • Francese, histoire de l'immigration en France, Francia come terra di immigrazione e problematica italiana.
  • Inglese, immigration a better life?, storia dell'immigrazione in Gran Bretagna.
  • Spagnolo, Juan Ramón Jiménez, l'emigrazione dei poeti durante la guerra civile spagnola.
  • Economia Aziendale, globalizzazione dei mercati, come portatrice di povertà e vista come causa in molti paesi dell'emigrazione.

Bibliografia

  •  Paolo Sorcinelli, Daniela Calanca, Doriano Pela (1978), Storie, Milano, Mondadori editore.
  •  Giorgio Barberi Squarotti, Giordano Genchini, Annalisa Pardini (2005), Invito alla letteratura, Bergamo, Atlas editore.
  •  N. Agusani, S. Mattarelli (2003), Diritto ed economia per l'azienda, Milano, Mondadori editore.
  •  Sarah Jonhstone e Tom Masters (2006), New York, Torino, Lonely Planet, EDT.
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