La violenza sull'infante
Argomento a scelta per il colloquio d'esame:
La violenza sull'infante
Elena Mangiardi Ranieri V A
L.S.S. Leonardo da Vinci Anno scolastico 2008-2009
1. Introduzione
La Convenzione Internazionale sui diritti dell'Infanzia approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 Novembre 1989 sancì un documento costituente di 54 articoli elencando e specificando i diritti del bambino, e indicandone gli strumenti per rendere concreta la loro realizzazione.
Citerei per lo svolgimento della mia argomentazione tre articoli che chiariranno bene di cosa vorrei parlare in particolare.
Art. 32
1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e qualsiasi tipo di lavoro rischioso o che interferisca con la sua educazione o che sia nocivo per la sua salute o per il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale.
2. Gli Stati parti devono prendere misure di natura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per garantire l'applicazione di questo articolo. A tal fine, e tenuto conto delle disposizioni pertinenti di altri strumenti internazionali, gli Stati parti devono in particolare:
- Fissare l'età minima per essere ammessi ad un impiego;
- Stabilire un'appropriata disciplina in materia di orario e di condizioni di lavoro;
- Stabilire pene o altre sanzioni adeguate per garantire l'effettiva applicazione di questo articolo.
Art. 34
Gli Stati parti si impegnano a proteggere il fanciullo contro ogni forma di sfruttamento sessuale o violenza sessuale.
A tale fine gli Stati parti devono prendere in particolare ogni misura adeguata sul piano nazionale, bilaterale, multilaterale, per prevenire:
- L'induzione o la coercizione di un fanciullo per coinvolgerlo in attività sessuali illecite;
- Lo sfruttamento dei fanciulli nella prostituzione o in altre pratiche sessuali illecite;
- Lo sfruttamento dei fanciulli in spettacoli e materiali pornografici.
Art. 39
Gli Stati parti adotteranno ogni appropriata misura al fine di assicurare il recupero fisico e psicologico ed il reinserimento sociale di un fanciullo vittima di qualsiasi forma di negligenza, di sfruttamento o di sevizie, di tortura o di qualsiasi altra forma di trattamento o punizione crudele, inumana e degradante o di conflitto armato.
Tale recupero e reinserimento avrà luogo in un ambiente che favorisca la salute, il rispetto di sé e la dignità del fanciullo.
Nonostante questo importante documento lasci pensare che un bambino qualunque sia il colore della sua pelle, la sua condizione economica, il sesso, sia oggetto di cure e protezione, passati vent'anni la realtà risulta ben diversa. Infatti non sempre il bambino è sovrano di un mondo che lo accompagna in una crescita sana; spesso a causa della sua fragilità e dipendenza rimane vittima di abusi e violenze da parte di adulti malati.
Questi atti di violenza si manifestano non solo all'esterno ma anche all'interno della propria famiglia. Fatti raccapriccianti vengono raccontati e descritti con dovizia di particolari provocando dolore e pietà, per poi essere dimenticati.
Cosa accade a chi riesce a sopravvivere ad un abuso? Spesso non viene ascoltato, e proprio per l'influsso del dottor Freud ciò che racconta viene messo in dubbio, perché probabilmente frutto di fantasia; ma se non seguito da ottimi specialisti rischia di trasformarsi crescendo nello stesso carnefice.
Questo potenziale umano: il bambino; proprio per la debolezza che caratterizza la prima fase dell'esistenza umana degli esseri viventi, è per natura predisposto ad essere sopraffatto da tutto ciò che lo circonda, ma soprattutto, subisce le conseguenze che la filosofia della civiltà in cui vive provoca.
2. Condizione del bambino nei secoli
Ricerche compiute dagli storici della famiglia, hanno permesso col tempo di avere un più chiaro quadro della vita familiare.
Con la situazione odierna si è animati da uno spiccato ottimismo per la condizione dei minori, perché secondo un procedere graduale si può notare il passaggio da atti di crudeltà tipiche del passato ad una certa empatia verso il bambino.
Nonostante la generale tendenza alla cura della prole intesa nel senso di salvaguardia della specie, ogni società possiede diversi metodi di allevamento. Alcuni studiosi riconducono a queste differenze i mutamenti sociali e culturali nei diversi paesi e il concetto stesso d'infanzia.
La chiave interpretativa per questi quadri concettuali è il rapporto adulto-bambino; le pratiche educative difatti sono delle rappresentazioni che ogni epoca fa della relazione genitori e figli.
2.1. Mondo antico e medievale
Andando ad analizzare civiltà come quella egizia, babilonese, fenicia, ebraica, o più recenti come quella greca e romana, possiamo vedere come presso le antiche culture il neonato non era considerato parte del genere umano.
Al neonato egizio attraverso alcune preghiere veniva ricondotta l'anima al corpo, presso i babilonesi il padre alitava sul figlio per infondergli lo spirito. Nel periodo precedente a questi rituali il bambino era sottoposto alle volontà del padre che poteva condannarlo a morte.
Come è noto nella civiltà greca era lecito gettare dalla rupe Tarpea i bambini deformi, e con i romani il padre aveva il “diritto di vita e di morte” sui figli. Inoltre nella Roma imperiale era molto diffuso l'abbandono. Pratiche d'infanticidio erano solite usarsi anche in occasione di sacrifici rituali come offerta propiziatoria.
Per quanto concerne l'educazione rimaneva incontestato l'uso di sanzioni fisiche per gli allievi, l'uso ripetuto della frusta era ricorrente presso popolazioni come i Sumeri.
Con l'avvento del Cristianesimo si è acquistata una nuova visione della persona, una nuova attenzione viene rivolta verso tutti i bambini anche se orfani.
Con Costantino e Graziano l'infanticidio viene riconosciuto un crimine, oltre all'influenza cristiana anche per questioni demografiche. Rimane la soppressione dei bambini cosiddetti illegittimi.
La Chiesa prosegue l'opera in difesa della dignità umana.
Dopo il 700 viene riconosciuto al bambino il diritto alla vita, ma in termini di sopravvivenza fisica.
La società che si affaccia tuttavia è adulto-centrica, il bambino non è avvezzo a tenerezze ma affidato ai valori sociali della tradizione. Solamente con il XVI e il XVII secolo si assisterebbe a un interesse specifico per l'infanzia.
2.2. Epoca moderna
Sembra di poter rilevare in epoca moderna un maggiore interesse per i bisogni del bambino.
Difatti se già dal XIV secolo si usava mandare il bambino per due anni dalla balia presso le famiglie aristocratiche, aumenta anche l'attenzione da parte di medici e maestri e si avvia la presa di coscienza della tutela del bambino.
Questi processi sono dovuti al mutamento sociale, prima di tutto della struttura familiare che influisce sulle relazioni; nasce una sub-cultura familiare, genitori e figli non sposati, considerata come separata dal resto della società: comincia a prevalere il sentimento a discapito dell'interesse.
Punto focale di questi nuovi sentimenti è il bambino soprattutto in paesi dominati dalla Riforma Protestante e dalla Controriforma. Questa tendenza sempre più marcata culminerà con l'organizzazione di istituzioni scolastiche apposta per l'infanzia, quindi ad una separazione del bambino dalla società adulta, e a un'accresciuta indipendenza di questo.
Il vincolo genitori e figli si stringe escludendo domestici e amici, certamente anche la nuova borghesia contribuisce a una nuova visione dell'infanzia vista come futuri adulti da educare.
Nel XVI secolo in paesi della Riforma di Lutero, e i paesi anglosassoni governati dal puritanesimo, vedono nel bambino una figura “depravata” da redimere, e predicarono un'educazione molto dura con punizioni corporali che vennero incorporate nelle istituzioni scolastiche.
La scuola non è ancora obbligatoria e le femmine ne sono totalmente escluse. Si affaccia in questo periodo con l'inizio del XVII secolo il lavoro minorile, paesi come Francia e Inghilterra sono pieni di piccoli lavoratori a partire dai sei anni o anche dai quattro per gli spazzacamini. La durata della giornata lavorativa era dalla 14 alle 16 ore.
Il bambino era legato al datore di lavoro da un rapporto di dipendenza morale e materiale. Al bambino in cambio d'obbedienza veniva insegnato un mestiere dal mastro, dunque gli veniva fornita un'educazione, per quell'habitus che era quello dell'artigiano.
Con la prima fase dell'industrializzazione, con la problematica dei salari, degli orari e delle condizioni lavorative come ha testimoniato direttamente Charles Dickens, inizia lo sfruttamento sistematico della manodopera minorile.
Solamente nel 1800 verranno emanate delle leggi tutelanti il bambino ma solo sul fronte lavorativo, rimane la difficile situazione interfamiliare con il potere esercitato dal padre culminante con punizione, e abusi sessuali spesso ad opera di domestici.
Nel XVIII con l'avvento del lavoro femminile si ha una trascuratezza del bambino, aumenta così il tasso d'abbandono, per contrasto si cerca anche da parte di filosofi come Rousseau e Locke di esaltare il ruolo materno suggerendo linee guida per l'educazione.
Con l'acquisizione di una nuova sensibilità nei genitori nasce una maggior protezione nei confronti dei figli, impressa purtroppo più da una gratificazione dall'approvazione sociale del ruolo genitoriale più che da un interesse per il bambino.
Questo comporta con l'affermazione del ceto borghese una maggior attenzione al corpo e allo spirito del bambino: dalle condizioni igieniche all'azione educativa agente sulla sfera interiore caratterizzata da principi morali.
Tuttavia, questi progressi saranno caratterizzati da un'involuzione, con l'interrogativo sul permissivismo. Nuovo ruolo viene riconosciuto al medico, responsabile della nuova idea di armonia tra corpo e psiche, quindi al corpo viene associato non solo il concetto di cura ma anche di tenerezze.
2.3. Società contemporanea
Tendenze di avvicinamento al mondo del bambino, come forma d'attenzione oltre che di cure, di tenerezze saranno mescolate ad atteggiamenti legati agli effetti della rivoluzione industriale.
Infatti lo Stato comincia ad assumere un ruolo importante nell'educazione e nell'assistenza producendo così una istituzione familiare finalizzata all'inserimento del bambino nella società urbana aperta.
Il bambino diventa qualcosa su cui investire, per quella riuscita familiare che è stata alla base dell'economia capitalistica. Ma nell'apice del suo sviluppo la famiglia entra in crisi; verso gli anni '60 il bambino dal puerocentrismo acquisitivo si passa a un puerocentrismo narcisistico ovvero il bambino come soggetto di gratificazione per il genitore.
Con il massimo sviluppo dell'immagine del bambino comincia la denuncia del maltrattamento e parallelamente la società si muove a tutela dei diritti dell'individuo indifeso.
Siamo nel '50 quando l'ipotesi di maltrattamento appare sotto profilo medico, e nel '62 con la relazione di Kempe, Sindrome del bambino maltrattato, viene resa nota questa dura realtà scoprendone l'entità inaspettata.
Lo stesso anno Rezza e De Caro segnalarono la necessità di estendere la sindrome di maltrattamento ad altri aspetti dalle forme di abuso alla malnutrizione.
Siamo nel '59 quando viene approvata la prima Dichiarazione dei diritti del “bambino” sostenendo che il bambino a causa della sua immaturità necessita di cure e protezione.
È il 1989 quando la Convenzione Internazionale sui diritti dell'infanzia vota formalmente la Dichiarazione. In questo modo viene ad interporsi un terzo nella dimensione familiare che ormai è più pubblica che privata.
2.4. Conclusioni
Possiamo dire che la rappresentazione attuale dell'infanzia è il risultato di un percorso contraddittorio perdurato per secoli. La domanda è perché ora?
La problematica principale per tessere la storia della violenza rimane l'oggetto del maltrattamento, infatti come sostiene Freud è molto sottile la barriera che separa la fantasia dalla realtà per un bambino.
Ciò che lascia in eredità Freud è molto importante cioè lo scarto tra ciò che è reale e ciò che costituisce fantasia, questo non porta a negare la realtà di quegli episodi di maltrattamento quanto piuttosto a chiedersi se effettivamente un bambino non maltrattato possa essere effettivamente felice di conseguenza.
La rappresentazione idealizzata del bambino diventa così una brutta copia, uno schermo su cui proiettare gli aspetti di un'aggressività presenti nella struttura psichica da Freud in poi.
Furono infatti Anna Freud e Melania Klein a rivoluzionare l'immagine del piccolo uomo, che da angelo innocente diventa essere aggressivo animato da timori e desideri oltre che sentimenti ostili e impulsi sessuali.
In questo momento di preoccupazione per l'infanzia nasce la psicologia, ma non ancora fonte d'interesse perché il bambino deve essere educato, dunque è possibile correggerlo, infliggendo castighi.
È proprio con l'attenzione al corpo del bambino che entra la psicologia, fondandone così la psiche.
Freud parla ne “I tre saggi sulla teoria sessuale” (1905) di bambino sessuato e di zone erogene, ciò che interessa a Freud non è il bambino ma l'infantile, perciò al suo “Un bambino viene picchiato” pone come sottotitolo “Contributo alle conoscenze dell'origine delle perversioni sessuali”.
È al ruolo che questa rappresentazione gioca nella vita dell'adulto ciò che interessa particolarmente Freud.
Si ribalta la concezione del rapporto adulto bambino, il primo influenzato dal secondo, e l'influenza dell'adulto sull'infante diventa repressione.
Il potere dell'adulto è responsabile delle sorti del bambino e questo ha contribuito a creare una cultura permissiva, ma questo rispetto per il bambino crea una preoccupazione: le richieste del bambino non possono essere contrastate né limitate, si paralizza il rapporto che di conseguenza sfocia nel maltrattamento come contro-attacco.
L'idea dello strapotere dell'adulto sul corpo del bambino è il contrario del fenomeno di annullamento di quello con la sottomissione a quest'ultimo.
3. Definizioni di maltrattamento
Una breve panoramica sulle definizioni di maltrattamento sembra importante per comprendere bene l'entità del fenomeno di cui stiamo parlando.
Definizioni delle varie forme di maltrattamento sono emerse dopo che nel 1962 Kempe ha descritto gli aspetti medici della sindrome relativa alla violenza fisica sul bambino:
Il termine è stato usato per indicare un quadro clinico in cui il soggetto in età pediatrica presenta lesioni riconducibili ad una violenza fisica perpetrata da un genitore o un sostituto.
In seguito il termine “child abuse” è stato esteso a indicare forme di trascuratezza e abuso sessuale.
Nel 1974 il decreto legge approvato dagli Stati Uniti ha identificato il maltrattamento infantile come: danno fisico o mentale, abuso sessuale, trattamento negligente o maltrattamento di un soggetto di età inferiore ai 18 anni o all'età specificata dalla normativa sulla protezione dell'infanzia.
Per essere una definizione applicabile a livello internazionale deve essere adattabile ai vari contesti sociali e culturali e consentire la delimitazione tra abuso e altre forme di sofferenza a carico del minore.
Dunque si propone un'ultima definizione: Maltrattamento infantile è quella parte di danno fisico o morale inflitto ai bambini risultante da un'azione umana che sia disapprovata o vietata, prossima nel tempo e nello spazio e suscettibile di prevenzione.
Il concetto di abuso riferito ad un determinato contesto comprende infatti comportamenti che in un altro ambito culturale, non necessariamente distinti, sono usi e addirittura norme sociali.
4. Definizione dell'intento
Tesina - Premio maturità 2009
Titolo: La violenza sull'infante
Autore: Mangiardi ranieri Elena
Descrizione: la tesina vuole essere l'approfondimento di un interesse personale riguardo all'argomento sulla violenza sui bambini, ristretto (se così si può dire) al campo della pedofilia come epidemia del terzo millennio e non solo, e lo sfruttamento in inghilter
Materie trattate: Filosofia, Storia, Inglese
Area: umanistica
Sommario: Filosofia, Sigmund Freud, La psicoanalisi infantile, Cosimo Schinaia, Pedofilia pedofilie, psicoanalisi vittima carnefice Inglese, Charles Dikens, Oliver twist, Le workhouse Storia, Eugenia Scabini, La violenza sui bambini. Immagine e realtà