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Luca Porcella

Classe III B

Liceo Classico “G.V. Catullo” – Monterotondo (RM)

Esame di Stato 2008

Tesina interdisciplinare

La magia

-il ramo d’oro-

Latet arbore opaca

aureus et foliis et lento vimine ramus,

Iunoni infernae dictus sacer; hunc tegit omnis

lucus et obscuris claudunt convallibus umbrae.

Sed non ante datur telluris operta subire

auricomos quam quis decerpserit arbore fetus.

Hoc sibi pulchra suum ferri Proserpina munus

instituit. Primo avulso non deficit alter

aureus, et simili frondescit virga metallo.

Ergo alte vestiga oculis et rite repertum

carpe manu; namque ipse volens facilisque sequetur,

si te fata vocant; aliter non viribus ullis

vincere nec duro poteris convellere ferro.

(Virgilio, VI, vv. 135-147)

Eneide A Giorgio

Indice

Introduzione pag. 1

I. La magia agli albori della civiltà pag. 4

II. Una questione antropologica pag. 10

III. La magia nel mondo classico pag. 15

IV. Da Lucano ad Apuleio: la Tessaglia,

terra di magia pag. 27

V. La stirpe del Sole. La figura mitica di Medea pag. 35

VI. Tradizione ermetica, magia e religione

nel Rinascimento italiano pag. 44

Teofrasto Paracelso pag. 47

  • Marsilio Ficino pag. 49
  • Giovanni Pico della Mirandola pag. 51
  • Giordano Bruno pag. 53
  • Tommaso Campanella pag. 54

VII. Il realismo magico: Massimo Bontempelli pag. 57

VIII. Hitler e il nazismo esoterico pag. 69

  • La svastica, la lancia di Longino e la ricerca della razza ariana pag. 69
  • La problematica personalità di Hitler: il suo progetto, i suoi contatti, le sue ossessioni pag. 72
  • Montségur: la ricerca del Graal pag. 76
  • Il castello di Wewelsburg e il volo di Hess: i due livelli dell’azione nazista pag. 78
  • Ulteriori teorie esoterico-gnostiche all’interno del Nazismo: Renan e Hurbiger pag. 81
  • La religione del sangue pag. 82

IX. Astronomia e astrologia pag. 84

  • La sfera celeste pag. 86
  • Le stelle e il loro movimento pag. 88
  • Le costellazioni e lo zodiaco pag. 88
  • Il Sistema solare e la Via Lattea pag. 90
  • Il Sole e l’eclittica pag. 90
  • I principali movimenti della Terra pag. 91

X. Bibliografia pag. 92

1

Introduzione

La magia è una tematica generalmente poco considerata, se non addirittura ignorata e ritenuta degna solo di studi a carattere fantasioso o, in ogni caso, non scientifico; tutto ciò che ha attinenza con essa gode di scarsa considerazione a livello di approfondimento letterario, storico o filosofico dal momento che, il più delle volte, questo argomento è catalogato semplicemente come una forma di superstizione o di “favola”.

La presente trattazione si pone l’obiettivo di mettere in luce l’importanza che la magia, nelle sue varie forme, ha assunto nel corso dei secoli, a partire dagli albori della civiltà (basti pensare ai riti cui fanno riferimento le pitture rupestri di Lascaux in Francia) per giungere fino all’età contemporanea, con le teorie, sempre più diffuse e seguite, di presunte influenze esoteriche all’interno del regime nazista, tanto rilevanti da condizionare, secondo alcuni storici, e in particolare Giorgio Galli, Hitler nelle sue scelte durante la guerra. Sarà, inoltre, fondamentale prendere in esame questa tematica attraverso gli scritti di grandi autori classici, sia latini sia greci, a testimonianza di quanto il mondo antico fosse sensibile di fronte alle pratiche magiche, e di quanto anche i più grandi letterati fossero avvezzi a narrazioni di eventi soprannaturali, inspiegabili, contrari a una razionalità che già in età classica si imponeva come il modello di pensiero e di comportamento dominante. D’altra parte, già Nietzsche, nella sua “Nascita della tragedia”, mise in luce l’originario spirito dionisiaco che dominava la vita dei Greci, mostrando come la prevalenza del momento apollineo - razionale - non rispecchi la vera essenza del mondo classico.

È semplice, in base a quanto appena affermato, istituire un parallelo con la società odierna: anche oggi l’interpretazione del reale è rigidamente improntata a una severa forma di razionalità che tende a escludere, dall’ambito della vita, ogni forma di “evasione” che si riveli inaccettabile a livello scientifico. Basti pensare, in materia religiosa, all’enorme difficoltà nel riconoscere e attestare un miracolo, tanto che a Lourdes è presente un vero e proprio “notaio dei miracoli”. Ovviamente, le diffidenze si fanno sempre più insormontabili se, dal campo della religione, ci si sposta in quello del sovrannaturale pagano della magia, intesa in ogni sua forma; questo studio, tuttavia, non si propone di essere un’apologia della magia né di esortare nessuno a credere in essa, anche perché, al giorno d’oggi, è evidente la strumentalizzazione e la volgarizzazione a cui è soggetta, tra santoni, finti maghi, libri di magia, amuleti e ogni altro tipo di commercializzazione di un fenomeno dalle radici antichissime e nobilissime.

Infatti, lo scopo di questa tesi è quello di indagare le radici più profonde e l’importanza della magia, anche a livello antropologico, attraverso i testi classici, le opere dei filosofi rinascimentali, gli studi di insigni antropologi e di storici che hanno affrontato questo tema e altri scritti che hanno contribuito in maniera rilevante al patrimonio letterario italiano, come quelli di Massimo Bontempelli. Il sottotitolo “Il ramo d’oro” ha la funzione di richiamare subito alla mente uno degli autori più famosi e autorevoli della cultura classica, Virgilio, a testimonianza del fatto che la magia non è un fenomeno recente né di secondo piano, se è stata trattata in opere fondamentali come l’“Eneide”, in versi che hanno creato un’immagine ben precisa – quella del ramo d’oro – capace di conservarsi per secoli, grazie all’opera vergiliana, e di influenzare anche artisti e studiosi posteriori di duemila anni. Basti citare, a questo proposito, William Turner (1775-1851), autore del famoso quadro “Il ramo d’oro”, e James Frazer (1854 – 1941), antropologo scozzese che mutuò proprio da Virgilio l’immagine del ramo d’oro per il titolo della sua monumentale opera sulla magia. 2

Questo egli stesso va meditando nel triste cuore

guardando l’immensa selva e così gli vien da pregare:

«Se adesso a noi, da un albero, si mostrasse il ramo

d’oro in tanto bosco! poi che di tutto il vero,

ahimè sin troppo, disse di te la veggente, o Miseno!».

Aveva detto, ed ecco una coppia di colombe,

dal cielo volando, proprio venne sotto i suoi occhi,

posando sul verde terreno; allora il sommo eroe

riconobbe gli uccelli materni e lieto implorò:

«Siate di guida, se v’è sentiero, e per l’aria il cammino

segnate nel bosco, dove il ramo prezioso ombreggia

il fertile suolo; e tu, non mancarmi in tali incertezze,

o madre divina. Così dicendo, i passi trattenne,

spiando qual segno mostrino, dove tendano a giungere.

Esse beccavano e poi a volo avanzavano tanto,

quanto potessero scorgerle gli occhi di chi seguiva.

Giunte poi alla gola del mefitico Averno,

veloci si levano e per l’aria lieve trasvolando,

nel luogo cercato si posano, sull’albero di doppia natura,

donde fra i rami riverbera il diverso fulgore dell’oro.

Come nei boschi, al freddo invernale, con fronda nuova

verdeggia il vischio, che non germoglia da pianta propria,

e ai lisci tronchi intorno gira con bacche giallastre,

tale era l’aspetto, sul leccio scuro, dell’oro

frondoso, così crepitava la foglia al vento lieve.

Subito Enea l’afferra, con desiderio lo spicca 1

mentre resiste e lo reca nell’antro della Sibilla. 0F

Prima di scendere nel mondo infernale, dove gli saranno mostrati i futuri discendenti romani, Enea deve, secondo le prescrizioni della Sibilla Cumana, attraversare il bosco sacro per trovare un piccolo ramo d’oro da donare a Proserpina. Il ramo d’oro, dunque, assolve in questo racconto la funzione di mezzo magico, consentendo all’eroe di entrare senza ostacoli nel mondo dell’Oltretomba - precluso agli altri mortali -, e il bosco è, secondo un diffuso τόπος letterario, il luogo privilegiato per il passaggio verso l’aldilà. Ed è proprio questo il filo

W. Turner, “Il ramo d’oro” conduttore che si è voluto seguire nella trattazione: la ricerca dei più diversi “strumenti” utilizzati, nel corso dei secoli, per operare nel campo della magia, nel suo senso più ampio. Si possono considerare “mezzi magici” le pitture rupestri arcaiche, le i φάρμακα di Medea, i delle maghe descritte da Orazio

tabellae defixionum, venena

nell’Epodo V, i macabri ingredienti del rito di Eritto nella “Pharsalia” lucanea, le rose delle “Metamorfosi” di Apuleio, i minerali delle pratiche alchemiche tanto diffuse nel Rinascimento, i talismani di Marsilio Ficino; ma anche, in senso differente, le

V, VI, vv. 185-211, trad. it. di E. Oddone, Feltrinelli, Milano 1995.

Eneide

1 IRGILIO 3

descrizioni realistiche di entità soprannaturali del realismo magico italiano ed europeo, oltre alle reliquie ricercate assiduamente da Hitler, come la Lancia di Longino e il Sacro Graal. Pertanto, si vuole seguire, in questo studio, il rapporto dell’uomo con la magia nei secoli, anche attraverso l’osservazione dei diversi mezzi magici adottati nel tempo, senza trascurare un’analisi più propriamente letteraria, filosofica, storica e antropologica. Hyeronimus Bosch, “Il prestigiatore”, 1475.

I mostri di Bosch non sono invenzioni della fantasia, bensì la nitida visione di un mondo corruttibile, continuamente insidiato dal maligno, raffigurato qui con la civetta che spunta dalla bisaccia del prestigiatore: la civetta, elemento ricorrente nella sua pittura, è la raffigurazione dell’eresia e dell’elemento maligno sempre presente nel mondo.

La lettura di quest’opera è complessa. Alcuni rimandano all’interpretazione simbolica dei tarocchi o a segni alchemici. Ma al di là della difficoltà di questa analisi, resta la certezza di un’opera suggestiva, come tutte quelle di Bosch, che avvolge l’osservatore con il suo mistero e la disincantata e provocatoria rappresentazione della realtà. 4

I. La magia agli albori della civiltà

La magia è un fenomeno che può essere difficilmente definito con precisione, dal momento che, anche se è presente nella storia dell’uomo sin dalle origini e diffuso in ogni società e in ogni cultura, cambia valore e significato a seconda del momento storico o del contesto culturale in cui si manifesta, e in base alla prospettiva – antropologica, storica, filosofica, religiosa – con cui viene preso in esame. Si parla, generalmente, di “magia bianca” quando i rituali mirano ad ottenere effetti benefici per il singolo o per la collettività (pace, sicurezza, salute fisica e spirituale, fertilità della terra e abbondanza dei raccolti, vittoria sui nemici); se, invece, essi hanno fini malefici e intendono danneggiare altri individui, colpendoli nella salute, negli affetti, nella vita pubblica e privata, provocandone la sofferenza e la morte, rientrano nella classificazione di “magia nera” e danno luogo alla pratica definita “negromanzia”. Nell’ambito della magia rientrano anche altri fenomeni, come la divinazione, ovvero la capacità di prevedere il futuro in vari modi e con vari mezzi; l’ubiquità, l’astrologia, l’alchimia e l’occultismo.

La pratica della magia è rintracciabile già a partire dagli albori della civiltà, quando esercitò il proprio influsso non solo sul funzionamento della vita sociale in generale, ma anche e soprattutto sulle prime forme di produzione artistica. Basti pensare alle pitture rupestri primitive, prime fra tutte quelle presenti nelle Grotte di Lascaux, un complesso di caverne nella Francia sud-occidentale scoperte da quattro ragazzi del luogo il 12 settembre 1940: questo tipo di raffigurazioni, in particolare i disegni a soggetto animalesco, comportavano generalmente uno scopo magico, in stretto rapporto con una funzione magico-propiziatoria della forma d’arte stessa. In altre parole, la grotta era, per i pittori dilettanti del Paleolitico (cacciatori nomadi che sapevano padroneggiare alla perfezione il fuoco e lavorare materie prime come il legno, l’osso e l’avorio), un luogo magico, un “santuario”, ed essi erano certi, immortalando gli oggetti della loro attività venatoria, di compiere un atto il cui significato trascendeva le loro forze. È innegabile che la nascita dell’arte pittorica preistorica sia dovuta a un rituale ben preciso, in cui l’artista-mago esercitava le proprie

Pitture rupestri nella grotta di facoltà propiziatorie allo scopo di favorire la

Lascaux, in Francia morte dell’animale cacciato: infatti, in un’epoca in cui il sostentamento dell’uomo era basato sulla caccia, quando si rappresentavano animali si intendeva propiziarsene la cattura. Nell’atto in cui si fermava la loro immagine sulla parete, si cercava, magicamente, di anticipare il momento in cui essi sarebbero diventati preda dell’uomo. 5

In epoche successive alla Preistoria, forme di magia si riscontrano come pratica popolare. Tra i riti magici era largamente diffusa la testimoniata dal

defixio,

ritrovamento delle cosiddette o, con termine greco, καταδέσμοι.

tabellae defixionum

Tale procedura era volta ad apportare un dolore fisico o un danno morale a un individuo, costringendo una o più divinità infernali a favorire tale azione. Queste antiche formule di maledizione erano contenute in tavolette (le già nominate tabellae o, più spesso, in fogli di piombo, spesso traforati da chiodi, su cui, oltre alla

defixionum)

necessaria invocazione delle divinità degli Inferi, erano incise le maledizioni, che molto spesso colpivano l’obiettivo nelle sue funzioni corporee. Le erano una forma

defixiones

di magia nera, nettamente distinta dalla teurgia (“scienza divina”, magia bianca),

goetia,

che nel mondo pagano attirava a sé anche filosofi e studiosi.

L’origine di questa pratica va ricercata nel mondo orientale, nell’area mesopotamica, secondo alcuni, oppure, più probabilmente, in Egitto. Diffusasi dapprima in Grecia e poi a Roma, a partire dal I secolo a.C., essa incontrò un particolare favore, tanto che le fonti letterarie come Tacito e Svetonio la ricordano in più occasioni.

Il rituale, eseguito dietro compenso quasi esclusivamente da professionisti, data la sua grande complessità, era attuato in assoluto segreto, dal momento che era severamente proibito dalla legge. Lo stregone o la strega prendevano una piccola e sottile lamina di piombo, metallo di cui gli antichi conoscevano bene il carattere tossico, tanto da associarlo alla morte, e vi tracciavano le formule e i segni magici, i nomi delle divinità invocate e delle persone da maledire e, infine, dove e in che modo esse dovevano essere colpite. La lamina veniva poi ripiegata alcune volte su se stessa e, di solito, perforata da uno o più chiodi, il cui scopo era quello di fissare indissolubilmente (defigere) le parole incise. Il termine infatti, indicava proprio l’atto di

defixio,

immobilizzare, inchiodare, legare: non a caso, la divinità coinvolta e la persona da colpire venivano simbolicamente bloccate e rese incapaci di reagire dall’autore della defixio.

Le potevano essere rivolte contro ladri, truffatori e calunniatori,

defixiones

oppure contro rivali nella professione, nelle attività commerciali o imprenditoriali, ma potevano anche essere realizzate per suscitare l’amore di un uomo o di una donna, oppure per punire i compagni e le compagne infedeli o i rivali in amore. Esistevano poi forme di giudiziarie contro gli avversari in qualche causa e contro i testimoni

defixiones

sfavorevoli, e, infine, sportive, contro i gladiatori o gli aurighi o, addirittura,

defixiones

contro i cavalli da corsa: di solito erano commissionate dai tifosi delle squadre avverse.

La maggior parte delle è stata rinvenuta all’interno di sepolcri: si

tabellae defixionum

pensava che ciò consentisse di far giungere alle divinità degli Inferi le proprie richieste nel modo più facile e rapido; molte, poi, sono state rinvenute anche all’interno o nelle vicinanze dei circhi e degli anfiteatri, oppure dentro pozzi, sorgenti e fiumi. In quest’ultimo caso è evidente che si voleva affidare il messaggio alle anime di coloro che erano annegati.

Sembra che tali pratiche a volte sortissero l’effetto desiderato: mettendo al corrente della chi ne era stato oggetto, si innescava un meccanismo psicologico terribile e spesso irreversibile, che portava la vittima ad interpretare ogni contrattempo, anche il più banale, come un effetto della maledizione; i conseguenti fenomeni di depressione, di panico, di astenia, potevano anche portare alla morte. Unico rimedio era cercare le laminette e distruggerle o far ricorso ad amuleti, talismani o a riti di annullamento.

Nel mondo greco e romano questo tipo di tavolette erano diffusissime, e ne sono state ritrovate numerose, scritte sia in greco che in latino. Un famoso esempio sono quelle che, insieme a resti di cadaveri, ceneri e macchie di sangue, furono trovate sotto i

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Sintesi

Tesina - Premio maturità  2008

Titolo: La magia. il ramo d'oro

Autore: Luca Porcella

Descrizione: tesina interdisciplinare sulla magia e sulle sue interpretazioni dalle società  più antiche al nazismo.

Materie trattate: latino, greco, filosofia, storia, italiano, scienze

Area: umanistica

Sommario: La magia è una tematica generalmente poco considerata, se non addirittura ignorata e ritenuta degna solo di studi a carattere fantasioso o, in ogni caso, non scientifico; tutto ciò che ha attinenza con essa gode di scarsa considerazione a livello di approfondimento letterario, storico o filosofico dal momento che, il più delle volte, questo argomento è catalogato semplicemente come una forma di superstizione o di "favola". La presente trattazione si pone l'obiettivo di mettere in luce l'importanza che la magia, nelle sue varie forme, ha assunto nel corso dei secoli, a partire dagli albori della civiltà  (basti pensare ai riti cui fanno riferimento le pitture rupestri di Lascaux in Francia) per giungere fino all'età  contemporanea, con le teorie, sempre più diffuse e seguite, di presunte influenze esoteriche all'interno del regime nazista, tanto rilevanti da condizionare, secondo alcuni storici, e in particolare Giorgio Galli, Hitler nelle sue scelte durante la guerra. Sarà , inoltre, fondamentale prendere in esame questa tematica attraverso gli scritti di grandi autori classici, sia latini sia greci, a testimonianza di quanto il mondo antico fosse sensibile di fronte alle pratiche magiche, e di quanto anche i più grandi letterati fossero avvezzi a narrazioni di eventi soprannaturali, inspiegabili, contrari a una razionalità  che già  in età  classica si imponeva come il modello di pensiero e di comportamento dominante. D'altra parte, già  Nietzsche, nella sua "Nascita della tragedia", mise in luce l'originario spirito dionisiaco che dominava la vita dei Greci, mostrando come la prevalenza del momento apollineo - razionale - non rispecchi la vera essenza del mondo classico. É semplice, in base a quanto appena affermato, istituire un parallelo con la società  odierna: anche oggi l'interpretazione del reale è rigidamente improntata a una severa forma di razionalità  che tende a escludere, dall'ambito della vita, ogni forma di "evasione" che si riveli inaccettabile a livello scientifico. Basti pensare, in materia religiosa, all'enorme difficoltà  nel riconoscere e attestare un miracolo, tanto che a Lourdes è presente un vero e proprio "notaio dei miracoli". Ovviamente, le diffidenze si fanno sempre più insormontabili se, dal campo della religione, ci si sposta in quello del sovrannaturale pagano della magia, intesa in ogni sua forma; questo studio, tuttavia, non si propone di essere un'apologia della magia né di esortare nessuno a credere in essa,

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