Indice pagine argomenti
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2 Introduzione
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3 Il Moschetto e la guerra nell’800
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4 Il fucile semiautomatico
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5 La mitragliatrice
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6 – 9 Il carro armato
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10 – 13 L’aereo da caccia
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14 – 15 Il missile aria-aria
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16 – 17 Il razzo ad acqua (Fisica)
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18 – 19 Le successioni (Matematica)
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20 – 27 Successioni Modelli Caccia (Informatica)
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28 – 29 La Prima Guerra Mondiale (Storia)
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30 – 32 La Seconda Guerra Mondiale (Storia)
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33 La bomba a fissione nucleare (Chimica)
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34 Guerra ai virus (Biologia)
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35 – 36 Auguste Comte e il Positivismo (Filosofia)
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37 – 39 Giuseppe Ungaretti (Letteratura Italiana)
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40 – 41 Salvatore Quasimodo (Letteratura Italiana)
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42 War Poet – Rupert Brooke (Inglese)
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43 Bibliografia ESCI
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Introduzione
La guerra, dal tedesco “gwarra” ovvero “mischia”, nasce praticamente con l’uomo quando, stanziatosi in gruppi e tribù, per cercare di difendere o espandere il proprio territorio di caccia o di raccolta, si scontrò con altri uomini. Nel corso della storia i conflitti hanno subito una lunga e graduale evoluzione tecnica, grazie alle nuove scoperte e invenzioni da parte di un uomo alla costante ricerca del dominio sugli altri.
In questa mia breve trattazione ho ritenuto opportuno analizzare l’evoluzione dei più significativi meccanismi bellici dalla metà dell’800 al secondo dopoguerra; tali strumenti hanno rivoluzionato i modi di combattere la guerra e hanno portato all’invenzione di nuovi dispositivi che in applicazioni civili si sono rivelati utili per l’intera umanità. Si pensi al radar, ai calcolatori elettronici, agli aeroplani con turboreattori o ai sistemi di navigazione satellitare. Pochi passi per volta hanno permesso all’uomo di spingersi oltre i confini terrestri e approdare sulla Luna nel luglio del 1969.
Nel mio percorso mi sono soffermato sostanzialmente su sei invenzioni belliche poste in ordine cronologico: il Moschetto, un rivoluzionario fucile da guerra ottocentesco, le armi semiautomatiche e automatiche evolutesi nel corso dei due conflitti mondiali, il carro armato nato per irrompere nelle trincee nemiche, l’aereo da caccia sul quale si è basata gran parte della Seconda Guerra Mondiale e i Missili che rappresentano l’arma più distruttiva mai creata dall’uomo. Concludo infine il mio percorso con un semplice esperimento: il lancio di un piccolo razzo in grado di essere proiettato sfruttando acqua ed aria compressa, viste come una fonte di energia pulita.
Fino a che punto riuscirà a spingersi l’uomo? Non sappiamo come si evolverà la tecnica in futuro ma una celebre frase di Albert Einstein ammoniva già nel secondo dopo guerra: «Non so con quali armi verrà combattuta la Terza Guerra Mondiale ma la Quarta sicuramente con clava e pietre».
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Il Moschetto e la guerra nell’800
La prima arma da fuoco è comparsa in Europa dopo il 500 con il nome di “Candela Romana”. Era costituita da un grosso recipiente riempito di polvere pirica (un composto costituito da nitrato di potassio, carbonella e zolfo) coperto successivamente da una matassa di stracci imbevuti di oli infiammabili che costituivano il proiettile. I soldati davano fuoco agli stracci che incendiando la carica sottostante venivano scagliati in fiamme oltre le mura della città. Solo nel 1331 comparvero i primi veri e propri cannoni, a Cividale nel Friuli, seguiti poco dopo dalle prime armi portatili costruite a Perugia. Un’arma da fuoco è una macchina termobalistica che utilizza l’energia cinetica dei gas ottenuti dalla combustione istantanea di polvere da sparo che opportunamente sfruttati proiettano un oggetto (chiamato “proiettile” o “proietto” se ha un diametro superiore a 20mm) a forte velocità contro un bersaglio. Le armi da fuoco, in particolare quelle portatili, hanno rivoluzionato tattiche e strategie militari eliminando gradualmente il combattimento corpo a corpo.
Nel XIX secolo l’arma che ha dominato i campi di battaglia è stato il Moschetto. Il nome trae origine da “mosca” ed è associato all’idea del volo come metafora della velocità. Arma rivoluzionaria in quanto munita per la prima volta di un calcio ergonomico che permetteva un solido appoggio, in fase di utilizzo, sulla spalla del soldato. Il Moschetto era un’arma ad avancarica che veniva azionata dalle scintille provocate da una pietra focaia. Il moschettiere estraeva dalla cartucciera la cartuccia di carta, contenente una dose di polvere e la palla di piombo, ne strappava la sommità con i denti e infilava tutto nella canna dell'arma; dopodiché sfilava il calcatoio dall'alloggiamento sotto la canna e lo pigiava a fondo in essa; metteva la polvere fina, solitamente contenuta in una fiaschetta rigida, nello scodellino, ne chiudeva la martellina e armava il cane: tirando poi il grilletto il cane sfregava contro la martellina generando scintille: queste infiammavano la polvere fina dello scodellino che diffondeva il fuoco nella culatta causando l'esplosione della polvere grossa. I moschettieri più addestrati potevano sparare 3 o 4 colpi al minuto; solitamente si sparavano 2 colpi per poi procedere all'attacco con la “baionetta”, l’arma bianca montata sull’estremità della canna.
Cane Calcio
Alloggiamento del Scodellino
Calcatoio Fiaschetta di
Baionetta polvere fina
Grilletto
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Il fucile semiautomatico
Il semiautomatico è un fucile che sfrutta i gas di sparo per riarmare l'otturatore e ricaricare. Ovvero è necessario far salire in canna solo la prima cartuccia del serbatoio, dopo di che l'alimentazione sarà provveduta meccanicamente dal ciclo di sparo, in modo tale che ad ogni pressione del grilletto corrisponda la partenza di un solo proiettile e che per sparare la cartuccia successiva sia necessario esclusivamente rilasciare e poi tirare ancora il grilletto. Il ciclo è garantito, ovviamente, fino all'esaurimento delle cartucce.
Tra i fucili semiautomatici più diffusi e utilizzati soprattutto nella Seconda Guerra Mondiale, ricordiamo l’americano M1 Garand progettato nel 1924 da John Garand. Era in grado di sparare otto colpi in successione a differenza dei KAR98K tedeschi e secondo molti fu il fucile che vinse la guerra. Un problema minore derivava dal fatto che, esauriti i colpi, il fucile emetteva un forte rumore metallico, dovuto all'espulsione del caricatore, lasciando intendere al nemico che il fucile andava ricaricato. Durante la seconda guerra mondiale si diffuse infatti la leggenda che i soldati giapponesi, dopo aver attaccato una pattuglia di americani, si nascondevano nella giungla e aspettavano quel rumore per attaccare di nuovo. In realtà pare molto difficile che i soldati riuscissero a sentire il rumore dell'espulsione del caricatore nella confusione di uno scontro a fuoco, più che altro questa falsità fu diffusa dai detrattori dell'arma. L'unico vero problema derivante dall'espulsione del caricatore era che un soldato inesperto o distratto poteva mettere il pollice in una posizione non corretta e ferirselo al momento dell'esaurimento dei colpi.
M1 Garand Pacchetto di
ricarica con otto
munizioni
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La mitragliatrice
La mitragliatrice è un’arma a ripetizione automatica di calibro non superiore a 20mm nata nel 1884 da un’idea di Hiram Maxim, un inglese. È in grado sparare più colpi in rapida successione alla pressione del grilletto e finché questo non viene rilasciato o finché non si esauriscono i colpi nel caricatore. Questa modalità di fuoco viene definita "a raffica". La celerità di tiro di una mitragliatrice è vincolata essenzialmente da due fattori: il ciclo meccanico di sparo e la produzione di calore.
L'accelerazione del ciclo meccanico di sparo (caricamento, chiusura, sparo, estrazione, espulsione) è ottenuta mediante diversi accorgimenti: materiali speciali e lavorazione accurata delle parti in movimento per ridurre al minimo gli attriti, adozione di otturatori alleggeriti per ridurre le masse in movimento. La produzione di calore è molto elevata e può provocare la deformazione delle parti dell'arma con conseguenti inceppamenti, blocco della cartuccia e finanche lesioni della canna. Il raffreddamento necessario può essere ottenuto: mediante circolazione di liquido, sistema abbandonato dopo la Prima Guerra Mondiale, anche se armi raffreddate ad acqua hanno prestato servizio ancora nella Seconda Guerra Mondiale; mediante l'adozione di canne molto spesse; l’adozione di manicotti forati che assicurano un rapido ricambio d'aria. Sono inoltre adottate altre soluzioni, come ad esempio il cambio rapido della canna dopo un certo numero di colpi.
Nella Prima Guerra Mondiale le mitragliatrici hanno svolto un ruolo determinante grazie alle loro raffiche lunghe che potevano arrivare da una trincea all’altra e tenere a freno ogni tentativo di assalto nemico. Una mitragliatrice dell’epoca arrivava a pesare anche 60 chilogrammi e per ogni pezzo erano richiesti ben sei o sette serventi, incaricati di montaggio, posizionamento e manutenzione, oltre che dell’effettivo impiego dell’arma. Fino al termine della guerra, la mitragliatrice fu sempre soggetta al problema del rapido surriscaldamento che ne limitò sensibilmente l’affidabilità. Durante gli anni del conflitto si impiegarono due tipi di raffreddamento: ad aria e ad acqua. Quest'ultimo, anche se più efficace, costringeva i serventi a procurarsi e tenere sempre a disposizione grandi quantità d’acqua per garantire l’uso prolungato dell’arma. Era diventata una consuetudine urinare sulla mitragliatrice quando, una volta terminate le scarse riserve di liquidi, la temperatura saliva oltre i limiti. Alcuni soldati armano una mitragliatrice durante la prima
Pistola-Mitragliatrice Guerra mondiale
MP44 Tedesca Liceo Polivalente P.E. Imbriani - Avellino 5
Il carro armato
Tra le più importanti innovazioni sul piano bellico si colloca indubbiamente il Carro Armato, arma introdotta per la prima volta dagli Inglesi nella Prima Guerra Mondiale per irrompere nelle trincee nemiche e seminare il panico. Subito dopo l’inizio della guerra ci si accorse che il problema tattico principale consisteva nel superamento dell’accoppiata filo spinato e mitragliatrice che difendevano le trincee nemiche. Lanciare la fanteria contro questi ostacoli comportava ingenti perdite di uomini prima di riuscire ad irrompere nelle fortificazioni nemiche. Mentre la risposta dei tedeschi a questo problema fu sostanzialmente a livello tattico, modificando le modalità di impiego della fanteria, l'Intesa cercò invece di sviluppare un'arma che non fosse impegnata dalle mitragliatrici
Tank britannico nel 1916
e potesse superare facilmente il filo spinato, anche sul terreno tormentato dei campi di battaglia. La soluzione tedesca portò allo sviluppo della mitragliatrice leggera, quella dell'Intesa allo progetto del carro armato. Lo studio del primo carro avvenne grazie alla spinta del Ministro della Marina Militare inglese sir Winston Churchill, sotto il nome di copertura di “Tank Project” (Progetto Serbatoio). In effetti, i primi esemplari realizzati nel 1915 sembravano grossi serbatoi avvolti da cingoli, spinti da motori Daimler che sviluppavano ben 105 cavalli. Erano in grado di spostarsi alla velocità di 6,5 km/h, armati con due mitragliatrici e un cannone da 57mm avevano una corazza spessa 10mm.
Il 15 settembre 1916, con gli equipaggi ancora non addestrati, 32 carri
Soldati britannici su un Tank nel 1916
furono lanciati all’assalto contro le trincee tedesche.
Contrariamente al parere, non solo degli esperti, ma anche degli alleati francesi, lo Stato Maggiore britannico non volle aspettare di avere un numero di carri sufficiente per utilizzarli in massa. Dopo pochi metri dalle basi di partenza il 50% dei carri era stato distrutto, ed anche quelli che arrivarono
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Il carro armato
sull’obiettivo, nonostante il terrore e lo sbandamento che sparsero tra le file tedesche, non riuscirono ad ottenere risultati decisivi. Intanto anche gli altri stati implicati nel conflitto iniziarono a progettare i propri carri armati: i francesi un modello leggero con torretta mobile, e i tedeschi un carro simile a quello britannico. Nonostante il primo insuccesso, gli inglesi non accantonarono i loro progetti e decisero di fare un secondo tentativo nella battaglia di Cambrai, in Francia, il 20 Novembre del 1917. Questa volta i carri furono impiegati in modo massiccio, vennero lanciati 400 mezzi su un fronte di otto chilometri. L'attacco non fu preceduto dal consueto bombardamento di artiglieria, e prese di sorpresa i tedeschi, che videro spuntare da una nuvola di fumo le sagome dei carri, che terrorizzarono le fanterie e a loro seguito i fanti inglesi completarono l'opera.
L’ A7V, un carro pesante tedesco prodotto nel 1917.
Da questa battaglia emersero due importanti insegnamenti: i carri dovevano essere impiegati in numero considerevole e la fanteria doveva cooperare a stretto contatto con i carri. Durante la battaglia di Cambrai, però, i difensori riuscirono comunque a ripristinare la linea di difesa isolando i carri dalla fanteria nemica. I Tank dovettero fermarsi ed aspettare la fanteria in ritardo di diverse ore, tant’è che i comandanti delle divisioni corazzate, per l’intensificarsi del fuoco nemico, decisero di ritirarsi. La battaglia proseguì per altri sei giorni, ma ormai era diventata uno scontro di fanterie ed artiglierie: i carri avevano aperto la breccia, ma questa non era stata sfruttata.
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Il carro armato
Nel frattempo anche i tedeschi completarono i loro carri e furono mandati al fronte nella battaglia che si combatté nei pressi di Villers-Bretonneux il 24 aprile 1918. Si assistette al primo combattimento fra carri armati della storia infatti un gruppo di 3 mezzi tedeschi incrociò un gruppo di Tank inglesi di cui uno solo fornito di cannoni, questo impegnò immediatamente il nemico distruggendo ben presto un carro tedesco con un tiro da 350 m, mentre gli altri due erano nascosti dalla nebbia. Gli altri due carri si ritirarono prima di giungere a contatto col nemico. Era la prima volta che un carro armato veniva distrutto da un altro carro armato. Nel proseguimento del combattimento, quando furono impegnati altri carri tedeschi, anche i britannici subirono perdite.
All'inizio della Seconda guerra mondiale i carri armati si erano evoluti in una forma
Carri leggeri francesi
che ormai presentava le linee essenziali dei carri armati moderni. I carri ad inizio guerra erano di già equipaggiati con cingoli tenuti da carrelli di due ruote e con sospensioni a balestre. La propulsione in genere era assicurata da motori a benzina, unica ma rilevante eccezione fu l'URSS che stava introducendo il motore Diesel sui carri medi e pesanti, di potenza fino a 500 cavalli, montati generalmente nella parte posteriore del mezzo. I carri armati erano forniti di un torretta su cui si trovava l'armamento principale, che variava da mitragliatrici a cannoni corti da 75mm. Per quanto riguarda la protezione la corazza era chiodata, tuttavia cominciavano ad apparire le prime corazza saldate sui carri armati tedeschi. La corazza chiodata e bullonata rappresentava un grosso pericolo per l'equipaggio, dato che, anche nel caso di un colpo che non penetrava la lamiera, bastava che si staccasse un elemento di serraggio per generare schegge che rimbalzavano entro
durante uno spostamento.
Un Panzer V tedesco, ritenuto il miglior carro armato della Seconda Guerra Mondiale.
il vano in cui si trovava l'equipaggio.
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Il carro armato
Inoltre la chiodatura e bullonatura limitava lo spessore di corazza realizzabile ed aumentava il peso della giunzione. I carri armati furono impiegati praticamente durante tutto il corso della guerra riportando innumerevoli vittorie, limitando l’utilizzo della fanteria e rendendo più dinamiche le battaglie e le strategie militari.
Attualmente il miglior carro armato esistente è lo statunitense Ambrams M1A2 un concentrato di tecnologia e potenza, impiegato in diverse “zone calde” del pianeta. Parallelamente a questi mezzi si sono sviluppati anche strumenti in grado di tenergli testa e di annientarli, ciò nonostante le ricerche per realizzare carri armati sempre migliori continuano e a breve l’esercito americano potrebbe
Un moderno Abrams M1A2 impiegato in Medio Oriente
introdurre dei nuovi mezzi teleguidati che operano quindi, senza equipaggio.
Curiosità
Già Leonardo Da Vinci, nel ‘400, disegnò una macchina che sarebbe servita a diffondere panico e distruzione tra le truppe avversarie. Il progetto era di un carro a forma di testuggine, rinforzato con piastre metalliche, con torretta interna di avvistamento ed armato di cannoni. Il movimento del carro era garantito da 8 uomini che azionavano dall’interno un sistema di ingranaggi collegato alle ruote. Anche se, in effetti, già i romani avevano inventato un sistema per irrompere in modo compatto e sicuro nelle linee nemiche: un particolare
Il carro armato disegnato
La formazione a Testuggine
schieramento della fanteria detto a Testuggine.
da Leonardo Da Vinci.
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Tesina - Premio maturità 2009
La guerra che progredisce
Autore: Izzo Beniamino
Descrizione: La guerra, sinonimo di morte e distruzione, rappresenta anche un forte impulso allo sviluppo tecnologico e scientifico.
Area: tecnologica
Materie trattate
Italiano, Giuseppe Ungaretti, Veglia, la Guerra spreco di vite. Italiano, Salvatore Quasimodo, Uomo del mio tempo, nel corso della storia l'uomo ha evoluto i modi di combattere, ma dal momento che da quando nato non fa che guerre, ancora primitivo! Filosofia, Comte e il Positivismo, amore per il progresso e il tentativo di applicare il metodo scientifico a tutte le sfere della conoscenza e della vita umana. Inglese, Brooke, un "War Poet" morto in battaglia.