Area di progetto
“La donna e il suo rapporto con la religione” Tricarico Martina
III
Classe D
Anno scolastico 2007/08
Ho scelto di sviluppare la mia area di progetto sul tema della donna e il suo rapporto con la religione in quanto credo che ogni tipo di credenza, devozione o rifiuto per una forma di quest’ultime, costituisca un aspetto importante della vita di una persona in quanto contribuisce a formare quelle che sono le caratteristiche proprie di una persona, le sue attitudini nell’affrontare le paure della propria esistenza, o più semplicemente, gli eventi della quotidianità.
Indice
- Italiano: “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni: la Provvidenza e il personaggio di Lucia” _“I Pag 1
- Inglese: “The Scarlet letter” di Nathaniel Hawthorne: il personaggio di Hester Prynne Pag 9
- Francese: “Un Coeur simple” di Gustave Flaubert: il personaggio di Félicité Lavoro Pag 14
- Interdisciplinare (Filosofia a latino): “La donna. Il suo compito secondo la natura e la grazia” di Edith Stein e “Lettere” di San Girolamo: la condizione della donna nei confronti dell’uomo e secondo la religione cristiana. Pag 20
I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni
Il romanzo di Manzoni, pur essendo ambientato nel Seicento, affronta temi attuali dell’Ottocento. E’ un romanzo storico che utilizza però alcuni elementi di fantasia: abiti, usi e costumi del Seicento presentano alcuni elementi dell’Ottocento che vengono utilizzati dall’autore per rendere più interessante il romanzo ai suoi lettori. L’insieme dei temi e dei motivi più frequenti e caratterizzanti dei Promessi Sposi sono: la storia, la carestia, la peste, la religione, la guerra, l’ignoranza, la corruzione, la violenza, il dominio dei potenti, l’amore e la Provvidenza. Proprio quest’ultima gioca un ruolo di prima importanza nel romanzo.
La Provvidenza
Il tema della Provvidenza è dominante nei Promessi Sposi.
Si tratta di una forza superiore che agisce e interviene a determinare fatti e circostanze per volgerli al bene, a favore dei personaggi più sfortunati, quelli che senza l’intervento divino sarebbero forse destinati ad essere semplici pedine nella scacchiera dei potenti e ad essere manovrati da quest’ultimi senza alcun diritto di libertà.
C’è sempre Qualcuno lassù che vede e provvede, che sa quello che fa e perché lo fa, e che c’è per tutti, specialmente per i poveri.
La Provvidenza è il filo che non si spezza mai, e suscita, anche nei momenti bui, una ridente speranza, una riposata fiducia; è la certezza su cui si posa la forza del libro; la presenza di Dio si percepisce in ogni momento ed in ogni luogo perché i fatti non accadono mai per caso e questo il lettore lo comprende perché i personaggi del romanzo come Lucia o Renzo ad esempio sono consapevoli di non essere in nessun momento abbandonati ad un triste destino.
La Provvidenza esprime la posizione di Dio nei confronti della storia: Egli non tollera a lungo il trionfo della malvagità e l’oppressione della virtù: agisce per vie impensate come attraverso il vecchio servitore di Don Rodrigo, che si avvia sulle gambe malferme ad avvertire Padre Cristoforo che Lucia sarà rapita, attraverso Menico, il bimbo che quasi fortuitamente recapita il messaggio, attraverso Lucia stessa che, con una frase, induce l’Innominato a cercare definitivamente conforto nella fede cattolica, ed a recarsi dal Cardinale Borromeo per essere convertito.
Nel capitolo V vediamo come Fra Cristoforo con veemenza dice a Renzo «non sai tu che Dio è l’amico de’ tribulati, che confidano in lui? […] vuoi tu confidare in Dio?» e per risposta Renzo «Oh si!».
E nel VI capitolo sempre Fra Cristoforo dice: “Dio ha sempre gli occhi su di loro» riferendosi ai poveri.
La Provvidenza è un elemento fondamentale del romanzo: pur nello sviluppo drammatico, e, a volte, tragico degli eventi, pur con una certa angolazione pessimistica nell’osservazione dei fatti, il filo conduttore dell’opera resta quello della certezza della conclusione positiva, nel bene; i personaggi così detti positivi e poi in seguito lo stesso Don Rodrigo percepiscono davvero l’intervento della mano divina nella loro vita.
Lucia si affida completamente a Dio nel momento in cui deve abbandonare il suo paese e trova conforto nel pensiero che Egli non turba la serenità dei suoi protetti se non per dar loro qualche gioia più grande: scrive infatti nell’VIII capitolo «e non turba mai la gloria de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande».
In un momento veramente difficile i due promessi si affidano cecamente a Dio certi che lui non li abbandonerà.
"L’intervento di Dio negli accadimenti piccoli e grandi è in ogni momento così forte che ti sembra di poterlo toccar con mano: è una presenza paterna, amorosa e severa, che palpita in ogni cosa; e il poeta l’avverte con la fede semplice e intatta dei suoi contadini, della povera gente: «quel che Dio vuole, Lui sa quel che fa, c’è anche per no»; «lasciamo fare a Quel lassù»; «tiriamo avanti con fede, e Dio ci aiuterà».
E in questo mondo basso, più triste che lieto, l’opera di Dio la senti soprattutto nelle tribolazioni, negli affanni, e in quegli spiragli di luce che s’aprono improvvisi in mezzo alle tenebre dell’angoscia e chiudon le porte alla disperazione.
E’ il tema che palpita nelle parole di fra’ Cristoforo ai due sposi finalmente ricongiunti: «Ringraziate il Cielo che v’ha condotti a questo stato, non per mezzo dell’allegrezze turbolente e passeggere, ma co’ travagli e tra le miserie, per disporvi a un’allegrezza raccolta e tranquilla».
Ed era già nella chiusa dell’«Addio ai monti»: «chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande»”.
(Natalino Sapegno da "Ritratto di Manzoni e altri saggi")
Nell’VIII capitolo Fra Cristoforo prima che Renzo parta per Milano, e Agnese e Lucia per Monza, invita a pregare “tutti insieme” per Don Rodrigo: egli non ha nemmeno il conforto della preghiera come invece hanno i promessi sposi e Agnese, e Fra Cristoforo chiede al Signore di aver pietà di Don Rodrigo, di toccargli il cuore, di renderlo suo amico perché il perdono è un valore fondamentale e la misericordia di Dio è immensa.
L’infinita bontà di Fra Cristoforo viene ancora una volta ribadita ma soprattutto si mostra come l’intervento di Dio venga fortemente invocato dai nostri personaggi principali perché consapevoli che la mano di Dio agisce continuamente nelle vicende.
Nel capitolo XIII Renzo, in mezzo al tumulto di Milano, mostra il suo sdegno nel momento in cui la folla voleva impiccare il vicario a causa della carestia dicendo «Vergogna! Vogliam noi rubare il mestiere al boia? Assassinare un cristiano? Come volete che Dio ci dia del pane, se facciamo di queste atrocità? Ci manderà de’ fulmini, e non del pane!».
Dio è buono con chi se lo merita.
Nel romanzo ci viene raccontato un esempio di intervento divino veramente diretto perché è un vero e proprio miracolo.
Lo troviamo nel III capitolo quando Fra Galdino racconta di ciò che è avvenuto nel convento di Romagna, quando un albero di noce stava per essere sradicato perché non produceva più i frutti ma un cappuccino che abitava non lontano da lì Padre Macario e che in quel momento stava passando davanti al giardino di quell’uomo, gli disse di non tagliare quella pianta, di lasciarla nel giardino, perché quell’anno avrebbe fatto più noci degli altri anni; e così fu. Per riconoscenza metà del raccolto andò al convento.
Nel romanzo la presenza di Dio si può “toccare con mano”.
Il personaggio di Lucia
Il personaggio di Lucia fa il suo ingresso in scena nel II capitolo quando Renzo, appresa la brutta notizia dell’impossibilità di celebrare le nozze a causa dell’opposizione di Don Rodrigo, si reca a casa della futura sposa per comunicarle la notizia del rinvio.
Lucia viene descritta come una come una giovane donna con i capelli neri, «d’una modesta bellezza» e di sana robustezza, vive con la madre Agnese e lavora alla filanda.
Ragazza umile, del popolo, alla quale la modesta origine non impedisce di albergare nell’animo una nobiltà di sentimenti e di ideali a fare invidia a persone di più alta nascita e cultura, ella è conscia dei suoi doveri di donna e di cristiana.
E’ una ragazza molto gentile e giudiziosa con una grandissima fede nel Signore Dio e nella Santissima Vergine Maria.
Da subito appare al lettore il sentimento di religiosità di Lucia: ella infatti sentendo il volere di Renzo di porre fine alle angherie di Don Rodrigo dicendo «questa è l’ultima che fa quell’assassino» disse Lucia con foga «per l’amor del cielo! Il signore c’è anche per i poveri; e come volete che ci aiuti, se facciam del male?».
Lucia quindi è espressione della saggezza cristiana, per lei l’unico timore è il timore di Dio.
Lui è l’artefice di tutto ciò che ci sta intorno ed è sempre presente, in ogni momento e non abbandona mai chi crede in lui.
E’ dotata di una morale solida, ma anche capace di sottili astuzie come quando dà a fra Galdino una gran quantità di noci perché concluda prima la questua e torni presto al convento a chiamare Fra Cristoforo per avvisarlo dell’abuso di potere di Don Rodrigo.
Di fronte alle tante difficoltà che Lucia deve affrontare nel cammino verso il matrimonio con l’amato Renzo, ella si fa sopraffare da terrore, angoscia, smarrimento ponendo in evidenza l’orrore che lei prova nei confronti del male; Lucia si oppone con tutte le sue forza a ciò che la sua coscienza non ritiene giusto, agendo nella sola direzione del bene e usando le sole armi della fede e della preghiera per combattere le angherie.
Nel capitolo XX Lucia viene rapita dei bravi e trasportata al castello dell’Innominato: durante il viaggio Lucia tenta più volte di scappare gettandosi addosso allo sportello della carrozza ma viene sempre trattenuta dal bravi; essendo impossibile la fuga, non le rimane che affidarsi alla sola arma che la può aiutare e che è la sua forza: la preghiera.
Ella dice: «per l’amor di Dio, e della Vergine santissima, lasciatemi andare! Cosa v’ho fatto di male io? Sono una povera creatura che non v’ha fatto niente. Quello che m’avete fatto voi, ve lo perdono di cuore; e pregherò Dio per voi […] Ricordatevi che dobbiamo morir tutti, e che un giorno desidererete che Dio vi usi misericordia. Lasciatemi andare, lasciatemi qui: il Signore mi farà trovar la mia strada».
Lucia senza pensarci due volte è disposta a perdonare tutto ciò che le hanno fatto, non le importa quanto la stanno facendo soffrire, se la libereranno lei pregherà per loro affinché Dio stesso perdoni gli sbagli e li conduca nella retta via.
E’ proprio la fede di Lucia che porta gli eventi a scorrere in un modo inaspettato: le sue preghiere portano il Nibbio, uno dei bravi dell’Innominato, ha provare un sentimento che mai ci saremmo aspettati di vedere la compassione
in una persona come lui: .
Il capitolo XXI è sicuramente uno dei più significativi di tutto il romanzo: Lucia sembra suscitare un effetto strano nei confronti di chi le sta intorno e insieme con la sua bellezza porta una sorta di cambiamento: nella testa dell’Innominato iniziano a succedere strane cose, egli inizia ha intravvedere in sé un mondo no che sente nella testa sono un qualcosa di superiore che lo portano a voler interiore e quei continui vedere Lucia nonostante il suo presupposto iniziale di volersi subito liberare della giovane donna e di mandarla subito da Don Rodrigo.
Nel colloquio che Lucia ha con l’Innominato, esprime tutta la sua fede religiosa dicendo che Dio perdona ogni cosa per un opera di misericordia e se l’Innominato la lascerà andare lei pregherà per lui perché per lei Dio è la vera forza che da sicurezza e permette di credere in un futuro migliore, e non è, come dice l’Innominato, la parola più usata da coloro che per difendersi non usano le mani. Lucia è molto buona e capisce che l’Innominato non è così crudele come fa credere a tutti: «Lei ha buon cuore […] potrebbe farmi paura più di tutti gli altri, potrebbe farmi morire; e in vece mi ha… un po’ allargato il cuore. Dio gliene renderà merito».
Nella sua stanza del castello dell’Innominato, Lucia passa una notte terribile in una torbida sequenza di pensieri, immagini e spaventi.
L’unica cosa che poteva fare era pregare e pensò che le sue richiesta sarebbero state senz’altro ascoltate
Il voto
maggiormente se avesse fatto un’offerta: .
«Fatemi uscire da questo pericolo, fatemi tornar salva con mia madre, Madre del Signore; e fo voto a voi di rimaner vergine; rinunzio per sempre a quel mio poveretto, per non esser mai d’altri che vostra».
Solo la fede in Dio può salvare Lucia: non vede altra soluzione che la completa dedizione nei confronti dell’unico salvatore; solo la Santa Vergine Maria e suo figlio il Signore possono portare Lucia lontano dall’Innominato e da Don Rodrigo; la fede di Lucia è la sua salvezza e porta l’Illuminato a capire i suoi sbagli, a recarsi dal cardinale Borromeo dal quale otterrà il perdono dei peccati e la conversione.
Dopo che è stata liberata a Lucia, una volta giunta alla casa del sarto, tornò in mente la terribile notte passata, comparve chiara e distinta la memoria del voto: i suoi primi pensieri furono: «oh povera me, cos’ho fatto!».
Subito dopo le tornarono in mente le circostanze per le quali aveva compiuto quella scelta e «dopo aver ottenuto la grazia, pentirsi della promessa, le parve un’ingratitudine sacrilega, una perfidia verso Dio e la Madonna; le parve che una tale infedeltà le attirerebbe nuove e più terribili sventure […] si levò con devozione la corona dal collo, e tenendola nella mano tremante, confermò, rinnovò il voto, chiedendo nello stesso tempo, con una supplicazione accorata, che le fosse concessa la forza d’adempirlo».
Lucia spera che la Provvidenza, che secondo lei aveva allontanato Renzo forse per sempre, potesse aiutarlo a rassegnarsi a quella nuova situazione.
Lucia ha paura di rivelare alla madre del voto fatto alla Madonna perché sa che non lo approverà o meglio non lo capirà.
Nel capitolo XXXVI la giovane incontra per la prima volta dopo tanti mesi si angoscia e sofferenza Renzo, il quale, nonostante avesse ricevuto la lettera mandatagli da Agnese per avvisarlo del voto della figlia, non vuole rassegnarsi.
Lucia dal canto suo, è smarrita perché sa che il voto è fatto e non si può tornare indietro: lei crede veramente nella Vergine e sa che se lei è ancora viva è solo merito suo.
Renzo cerca di farle cambiare idea dicendole che la Madonna «non vuol promesse in danno del prossimo».
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Tesina - Premio maturità 2008
Titolo: La donna e il suo rapporto con la religione
Autore: Martina Tricarico
Descrizione: il cristianesimo e analisi romanzi
Materie trattate: italiano, inglese, francese, filosofia, latino
Area: umanistica
Sommario: Ho scelto di sviluppare la mia area di progetto sul tema della donna e il suo rapporto con la religione in quanto credo che ogni tipo di credenza, devozione o rifiuto per una forma di quest'ultime, costituisca un aspetto importante della vita di una persona in quanto contribuisce a formare quelle che sono le caratteristiche proprie di una persona