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Tesina

La crisi del ’29 negli USA

Aspetti storici, economici ed artistici

Giovanni Viganò 5^A

Anno scolastico 2008/2009

Istituto Don Carlo Gnocchi Carate Brianza MB

Indice

  • Prefazione Pag. 3
  • Situazione politica Pag. 4
  • “The roaring Twenties” Pag. 5
  • La crisi Pag. 6
  • Le principali cause Pag. 12
  • Gli effetti della crisi Pag. 13
  • Il liberismo e i primi rimedi Pag. 14
  • Roosevelt e il New Deal Pag. 15
  • L’interpretazione keynesiana Pag. 18
  • Mather & Co. Work Incentive Posters (1923-1929) Pag. 20
  • La fotografia Americana tra narrazione, informazione e denuncia Pag. 27
  • Bibliografia Pag. 35

2

Prefazione

Questa tesina è nata dal mio interesse per la storia, specialmente quella del ‘900 e per l’ambito economico. La scelta dell’argomento tra i molti possibili, è stata influenzata anche dalla situazione attuale con una nuova crisi di portata mondiale sviluppatasi negli Stati Uniti, per poi diffondersi in Europa e in maniera non meno rilevante in tutti gli altri continenti.

L’idea originaria era quella di un raffronto tra le cause e le modalità con cui si sono manifestati questi episodi ma durante la realizzazione ho modificato il progetto iniziale per concentrarmi totalmente sulla crisi del ‘29, sia per la maggior semplicità a livello economico, sia per l’interesse - maggiore di quello atteso- che mi ha invogliato ad approfondire questo momento storico.

Oltre all’analisi politico-economica, un altro punto attorno a cui verte il mio lavoro, suggeritomi dal professore di storia, è la parte artistica in cui analizzo la nascita dei poster come modo di incentivare il lavoro dei dipendenti nelle fabbriche durante il boom economico degli anni ‘20 e della fotografia documentaria in seguito alla grande depressione del ‘29. Per quanto riguarda questa sezione, in base ad una personale inclinazione, ho voluto favorire un discorso sull’interconnessione tra momento storico e movimento artistico piuttosto che un discorso a carattere esplicitamente tecnico e artistico.

Casualmente leggendo un articolo di giornale: American Blues, immagini dall’altra crisi (Corriere della Sera del 16 Maggio 2009, di Francesco Cevasco) mi sono imbattuto in un articolo che presentava la mostra “USA 1929-Lavoro, successo e miseria tra gli anni ruggenti e la grande depressione” presso la Fondazione Antonio Mazzotta (Foro Bonaparte 50, Milano) così ho deciso di cogliere al volo l’occasione e visitarla; da lì ho tratto la maggior parte degli spunti presentati per questa sezione finale. 3

Situazione politica

Pace democratica

(democratico ‘12-‘20)

Woodrow Wilson

14 punti per mantenere una pace duratura.

Istituzione della banca centrale Federal Reserve (FED) nel 1913.

Isolazionismo

(repubblicano ‘20-‘22) elezioni presidenziali 1920

Warren Harding

Rifiuto di ratificare il Trattato di Versailles.

Gli USA non entrano a far parte della Società delle Nazioni.

Imposizione rigida della moralità puritana

(repubblicano ‘22-‘28)

Calvin Coolidge

Immigration Act (1 Luglio 1924) legislazione restrittiva sull’immigrazione (Italia: 3˙848 cittadini l’anno).

Condanna a morte degli italiani Sacco e Vanzetti, giustiziati il 23 Agosto 1927 a Dedham.

Episodi di razzismo, atteggiamenti xenofobi e aumento degli iscritti al Ku Klux Klan.

Mantenimento del proibizionismo (18° emendamento e Prohibition Act del 1919).

Lotta fra gang: Alphonse Gabriel “Al” Capone vs North Side Gang di George “Bugs” Moran (irlandese), Massacro di San Valentino (14 Febbraio 1929, Chicago).

Politica deflazionistica

(repubblicano ‘28-‘32)

Herbert Hoover

Grain Stabilization Corporation e Cotton Stabilization Corporation (1930) per sostenere i prezzi dei cereali e del cotone.

Fece pressione sugli industriali affinché non riducessero gli stipendi, ma non attuò un piano di pubblica assistenza, preferendo fare affidamento sulla carità privata e sull’intervento dei governi locali (molte famiglie impossibilitate a pagare i mutui si videro espropriate della propria casa).

Cercò di ristabilire la fiducia nel mercato con discorsi rassicuranti (sosteneva che solo una riduzione del numero di lavoratori avrebbe riportato la prosperità).

Politica inflazionistica

(democratico ‘32-‘45)

Franklin Delano Roosevelt

New Deal (“A new deal for the American people”: una nuova mano di carte per gli americani, la celebre frase pronunciata il 2 Luglio 1932 al Congresso dei democratici in cui Roosevelt accettò la nomina alla candidatura della presidenza).

Unico presidente nella storia degli Stati Uniti d’America a vincere le elezioni presidenziali per quattro volte.

W. Wilson W. Harding C. Coolidge H. Hoover F. D. Roosevelt

4

“The roaring Twenties”

(i ruggenti anni ‘20):

La Grande Guerra aveva trasformato gli USA da debitori in creditori, infatti, tra il 1923 e il 1929 il reddito nazionale aumentò del 23% e la popolazione, in virtù delle leggi restrittive sull’immigrazione, aumentò solo del 9%, e la forza lavoro dell’11%; questa maggior disponibilità di capitali consentì agli USA di diventare il paese più prospero al mondo e di poter concedere cospicui prestiti alle nazioni europee (ma anche all’America latina, al Canada e ad altri paesi asiatici) per permettere una loro ripresa economica, soprattutto nei confronti della Germania, dove si confidava nel ritmo di crescita del mercato statunitense, che avrebbe fatto in modo che i prestiti non fossero richiamati entro poco tempo.

Questo periodo di prosperità (sorprendente soprattutto nel settore automobilistico con Ford, General Motors e Chevrolet), vide il proliferare delle industrie che aggiravano le leggi anti-trust riguardo al diritto concorrenziale (come il monopolio creato dalla Standard Oil che deteneva il 64% del mercato del combustibile americano) e che resero i centri finanziari, commerciali e industriali (come New York, Detroit, Cleveland, Los Angeles e Chicago) delle grandi metropoli. La produzione di automobili passò da 500˙000 nel 1913 a oltre 5˙500˙000 nel 1929.

John D. Rockefeller Henry Ford

In generale vigeva un clima di fiducia nello sviluppo, così che anche le banche concedevano prestiti, facendo poca attenzione, perché convinte che i debitori avrebbero estinto il pagamento e che loro avrebbero guadagnato grazie al tasso d’interesse. Agricoltori e industriali si indebitavano per aumentare la produzione delle proprie imprese grazie ad investimenti, che si accompagnavano alle nuove forme di produzione, su tutte la catena di montaggio, adottata da Henry Ford per la produzione del Modello T e teorizzata dal taylorismo (Frederick Winslow Taylor, “L’organizzazione scientifica del lavoro”), tra il 1922 e il 1929 la produzione industriale aumentò del 64% (contro il 12% del decennio precedente).

Catena di montaggio Ford T Model

Inizialmente la domanda superava l’offerta, infatti, la pubblicità, la possibilità di pagamento a rate e la nuova forma di distribuzione attraverso i grandi magazzini moltiplicarono i consumi, estendendoli ad un maggiore strato sociale; convinto che la prosperità non potesse avere termine il presidente Coolidge proclamò: “L’affare dell’America sono gli affari”. Questo ottimismo occorse soprattutto in Borsa, dove tra il 1925 e il 1929, il numero dei valori scambiati raddoppiò, il numero di azioni trattate alla Borsa di New York (New York Stock Exchange, NYSE) passò da 500˙000 ad oltre 1˙100˙000 e il loro valore medio da 159 a 381 punti, infatti, si era sviluppato un fattore psicologico trainante, ossia la convinzione che fosse possibile un arricchimento facile, legato ad audaci attività speculative piuttosto che al lavoro e alla produzione.

Le azioni sono piccole quote che rappresentano il capitale di una società, il loro valore tendenzialmente cresce quanto più sono ottimistiche le previsioni dei profitti e quanto più basso è il tasso d’interesse.

Questa possibilità di guadagni rapidi fece diventare l’investimento in Borsa un fenomeno di massa, tuttavia la vertiginosa crescita del valore delle azioni, vide aumentare il numero di speculatori anche tra i piccoli risparmiatori piuttosto che di cassettisti (lo speculatore acquista le azioni per rivenderle poco dopo incassando la differenza, non è interessato ad investimenti a lungo termine ma il suo guadagno si basa sulla plusvalenza dei titoli, il cassettista invece tende a tenere le azioni per lunghi periodi perché interessato a diritti di natura amministrativa come la possibilità di voto, con cui può prevedere l’entità dei dividendi, sui quali si fonda il suo guadagno). Acquistare le azioni era poco impegnativo, infatti, il compratore pagava solo una parte dei titoli e prendeva il resto a prestito, dando in garanzia le azioni stesse e con il guadagno realizzato in breve tempo, contava di rendere il denaro riuscendo lo stesso ad ottenere un profitto. Questa corsa all’acquisto nel momento in cui era duratura, avvalorava se stessa grazie alle quotazioni sempre crescenti, e il sistema andava costruendosi su di sé, accentuando le tendenze di mercato che non rispecchiavano più l’economia reale.

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La crisi

Nell’Estate del 1929 a causa di un calo della domanda interna americana, la produzione industriale ebbe un rallentamento generalizzato, tuttavia le quotazioni dei titoli continuavano a salire e il loro valore non rispecchiava più lo stato economico delle aziende, infatti, non era conseguenza di un aumento dei dividendi delle azioni, ossia dei profitti delle società, ma era solo il frutto di un intenso movimento speculativo riguardante la previsione di crescita.

L’indice Dow Jones raggiunse il picco di 381,17 punti il 3 Settembre 1929, (il DJIA “Dow Jones Industrial Average” è un indice del NYSE, creato dal fondatore del Wall Street Journal: Charles Dow per valutare il ritmo di crescita dell’economia; esso si riferisce al valore dei principali 30 titoli di Wall Street), valore che sarà nuovamente raggiunto solo nel 1954.

L’euforia speculativa declinò improvvisamente nell’Autunno del 1929, quando, il timore che le quotazioni azionarie gonfiate fossero destinate ad un calo imminente, spinse molti operatori a liquidare i propri titoli e il panico si diffuse sul mercato. La crisi inizialmente si manifestò come un rallentamento momentaneo della crescita economica e Martedì 22 Ottobre, il presidente della National City Bank dichiara: “Non mi risulta ci sia nulla di fondamentalmente negativo nel mercato azionario, nelle imprese e nella struttura creditizia ad esso relativa”. Questa lieve recessione causata dalla lungimiranza di alcuni investitori assunse le proporzioni di una grande crisi nel cosiddetto “Giovedì nero”, il 24 Ottobre 1929, quando furono scambiate 12,9 milioni di azioni, cedute a prezzi nettamente inferiori a quelli d’acquisto. Venerdì 25, diversi banchieri si incontrarono per trovare una soluzione al panico e al caos nella sala contrattazioni, tra i quali Thomas Lamont, capo della Morgan Bank, Albert Wiggin, capo della Chase National Bank e Charles Mitchell, presidente della National City Bank. Essi incaricarono Richard Whitney, vice presidente del NYSE, affinché sfruttando le loro risorse finanziarie facesse offerte di acquisto per blocchi di azioni di importanti società (come la U.S. Steel) a un prezzo superiore a quello di mercato; questa tattica doveva riuscire a fermare la caduta di quel giorno, tuttavia la tregua fu solo temporanea, con le quotazioni che restarono invariate per quella giornata. Lunedì 28, altri investitori decisero di uscire dal mercato e il giorno seguente, il 29 Ottobre 1929, detto “Martedì nero”, furono scambiate 16,4 milioni di azioni, un numero che superò il record stabilito cinque giorni prima e che resterà ineguagliato fino al 1969. Il mercato perse 14 miliardi di dollari di valore, portando la perdita della settimana a 30 miliardi.

Un minimo relativo nell’indice fu toccato nel Novembre 1929, con il Dow Jones che chiuse a 238,61, poi da quel momento il mercato recuperò per diversi mesi, e fu raggiunto un picco di 274,03 punti nell’Aprile del 1930, grazie soprattutto a grandi imprenditori come William Crapo Durant, fondatore di General Motors nel 1908 e di Chevrolet nel 1911 (insieme a Louis Chevrolet) e John Davison Rockefeller, fondatore della Standard Oil, che comprarono grosse quantità di azioni in modo da dimostrare al pubblico la loro fiducia nel mercato, ma i loro sforzi non riuscirono a fermare la discesa che riprese ad essere costante fino all’8 Luglio 1932, quando il Dow chiuse a 41,22 punti, concludendo un declino dell’89% rispetto al massimo raggiunto nel Settembre del 1929; questo fu il valore più basso che l’indice abbia mai toccato nel XX secolo. William C. Durant

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Cronaca del Giovedì nero da un articolo del “New York Times” del 30 Ottobre 1929

Ieri, i prezzi di Borsa hanno subito una sorta di collasso, sono crollati con perdite gigantesche nella seduta di scambi certamente più disastrosa di tutta la storia del mercato borsistico. Miliardi di dollari di valori quotati a mercato aperto furono cancellati appena i prezzi si sbriciolarono sotto la pressione della liquidazione di titoli che erano stati venduti ad ogni prezzo. […] Gli sforzi per stimare le perdite di mercato di ieri sono vani a causa del grande numero di azioni quotate al banco e degli scambi effettuati fuori città circa i quali non è possibile effettuare alcun calcolo. Tuttavia, è stato stimato che ieri 880 emissioni alla Borsa di New York hanno perduto tra gli 8 miliardi e i 9 miliardi di dollari. […] Il sostegno bancario, che in circostanze normali avrebbe dovuto essere imponente ed efficace, fu violentemente spazzato via, dal momento che pacchetti di azioni su pacchetti, di proporzioni tremende, inondarono il mercato. I prezzi di offerta che banchieri, leaders industriali e agenti di cambio avanzavano nel tentativo di porre un termine alla caduta furono polverizzati; le loro ordinazioni venivano immediatamente esaudite, mentre le quotazioni continuavano la loro abissale discesa nel corso di una giornata caratterizzata dalla disorganizzazione, dalla confusione e dalla impotenza finanziaria. […] Gruppi di uomini, con qua e là qualche donna, stavano presso recipienti di vetro, che ieri si trovavano capovolti ovunque nella city, osservando le strisce di nastri di telescrivente srotolati su cui erano segnate le quotazioni, e come la leggera carta, diventata sempre più lunga, giungeva a toccare i piedi, le loro fortune si erano dileguate. Altri, imperturbabili, erano sdraiati sulle poltrone reclinate nelle stanze per i clienti che si trovavano nelle sedi delle agenzie di cambio e avevano lo sguardo fisso alla propria ricchezza che svaniva nel momento in cui le quotazioni del giorno attraversavano silenziosamente lo schermo del tabellone luminoso. Era tra gruppi di persone che come queste erano state divorate dalla febbre speculativa del mondo finanziario di cui lo Stock Exchange è il cuore, che il dramma e forse la tragedia doveva essere ricercata. […] Non vi erano sorrisi. Ma non vi erano neppure pianti. Era rinvenibile invece proprio quello spirito cameratesco che si instaura tra persone che soffrono degli stessi mali. Ognuno ci teneva a dire al proprio vicino quanto aveva perso. Nessuno voleva ascoltare. Era un racconto sempre uguale.

Dow Jones Industrial Avarage 1929-1940

400

350

300

250

Valore 200

150

100

50

0 ott-28 ott-29 ott-30 ott-31 ott-32 ott-33 ott-34 ott-35 ott-36 ott-37 ott-38 ott-39 ott-40

Data

7

PIL USA 1929-1940

120

100

dollari] 80

di

[miliardi 60

40

Valore 20

0 1929 1930 1931 1932 1933 1934 1935 1936 1937 1938 1939 1940

Data

Disoccupazione USA 1928-1940

30

32000000] 25

circa 20

di 15

[totale 10

Percentuale 5

0 1937 1938 1939 1940

1931 1932 1933 1934 1935 1936

1928 1929 1930 Data

8

Indice produzione industriale USA 1929-1933

10

9

8

100] 7

= 6

[2002 5

4

Valore 3

2

1

0 ott-29 ott-30 ott-31 ott-32 ott-33

lug-29 lug-30 lug-31 lug-32 lug-33

apr-29 apr-30 apr-31 apr-32 apr-33

gen-29 gen-30 gen-31 gen-32 gen-33

Data

Risparmio pubblico USA 1929-1940

1,5

1

dollari] 0,5

0

-0,5

di

[miliardi -1

-1,5

-2

Valore -2,5

-3

-3,5 1929 1930 1931 1932 1933 1934 1935 1936 1937 1938 1939 1940

Data

9

Investimenti privati USA 1929-1940

120

100

dollari 80

di

[miliardi 60

40

Valore 20

0 1929 1930 1931 1932 1933 1934 1935 1936 1937 1938 1939 1940

Data

Esportazioni USA di merci e servizi 1929-1940

40

35

dollari] 30

25

di

[miliardi 20

15

Valore 10

5

0 1929 1930 1931 1932 1933 1934 1935 1936 1937 1938 1939 1940

Data

10

Consumi personali USA 1929-1940

900

800

dollari] 700

600

di 500

[miliardi 400

300

Valore 200

100

0 1929 1930 1931 1932 1933 1934 1935 1936 1937 1938 1939 1940

Data

Valuta in circolazione USA 1919-1940

10

9

dollari] 8

7

di 6

[miliardi 5

4

3

Valore 2

1

0 gen-19 gen-20 gen-21 gen-22 gen-23 gen-24 gen-25 gen-26 gen-27 gen-28 gen-29 gen-30 gen-31 gen-32 gen-33 gen-34 gen-35 gen-36 gen-37 gen-38 gen-39 gen-40

Data

11

Le principali cause

Ai continui investimenti e al conseguente aumento della produttività non corrispose una reale crescita del potere d’acquisto, ma lo sviluppo degli anni ‘20 era stato favorito dai risparmi accumulati durante la guerra e dai bassi tassi d’interesse.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità  2009

Titolo: La crisi del '29 negli USA

Autore: Viganò Giovanni

Descrizione: indagine sugli aspetti storici, politici, economici ed artistici legati alla crisi del 1929.

Materie trattate: Storia, Arte, Economia

Area: umanistica

Sommario: Storia, I ruggenti anni 20, Crisi del 1929, I primi rimedi di Hoover, New Deal di Roosevelt. Arte, manifesti di incentivazione del lavoro della Mather&Co, fotografie della Grande Depressione. Economia, Le cause della crisi, Gli effetti, Il liberismo, L'interpretazione di John Maynard Keynes.

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