Liceo socio-psico-pedagogico
“Danilo Dolci”
Anno scolastico 2007/2008
La scoperta del nuovo mondo
Tesina di:
Nicoletta Calantropo Immigrazione… Integrazione…
Immigrazione: un problema attuale
Paul Gauguin: Alla scoperta di ambienti primitivi ed esotici.
Principali cause del movimento migratorio
Condizioni di vita degli immigrati
Anche noi siamo stati emigranti una volta
Integrazione a scuola
Le premesse legislative e la politica scolastica
Italia: la scelta dell’educazione interculturale
Alla scoperta del nuovo mondo
L’insegnamento dell’italiano e altri apprendimenti
Sciascia: “Il lungo viaggio”
I mediatori linguistici e culturali
Emanuele Crialese: Nuovomondo
Scuola-famiglia
Il punto di vista di Pascoli: Italy, La grande proletaria si è mossa.
Mutazioni e pool genetico
Il concetto di razza secondo la biologia contemporanea
Specie e speciazione
Hannah Arendt
L’immigrazione: un problema attuale
Introduzione
Le migrazioni hanno caratterizzato la storia dell’uomo sin dalle origini.
Possiamo distinguere diversi tipi di migrazione; a seconda se considerate dal luogo di partenza o dal luogo di arrivo le migrazioni si possono distinguere in emigrazioni ed immigrazioni.
Le emigrazioni con riferimento alla loro durata possono essere distinte in emigrazioni stagionali, temporanee o definitive.
Le emigrazioni sul piano giuridico possono, invece, essere individuate come emigrazioni interne, ad esempio dalla campagna alla città, come è avvenuto nel passaggio dal sistema agricolo a quello industriale, o emigrazioni internazionali, ossia verso un paese straniero.
Le principali cause del movimento migratorio
Nel corso del XX–XXI secolo il flusso migratorio non si è praticamente mai arrestato.
Il continuo spostamento di individui singoli, di famiglie, di intere comunità ha motivazioni molto complesse, che sono inerenti sia alla necessità di fuga, sia all’attrazione.
Oggi il fenomeno dell’emigrazione riguarda soprattutto paesi che o sono strangolati da un elevatissimo debito estero, o sono interessati da conflitti armati relativi a conflitti politici, religiosi, etnici, che rendono praticamente impossibile l’organizzazione della vita economica e sociale.
Le principali cause che spingono a lasciare il proprio paese sono:
- Mancanza di prospettiva per il futuro.
- Peggioramento delle condizioni di vita.
- Cause economiche.
- Degrado ambientale del paese di provenienza.
- Violazione dei diritti umani.
- Tra le cause storiche: colonialismo e neocolonialismo.
- Aspettative di migliori condizioni di vita nel paese di destinazione.
- E, la meno importante: curiosità e gusto per l’avventura.
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Le condizioni di vita degli immigrati
Non è possibile sapere con certezza quanti siano gli immigrati presenti nel nostro paese, poiché a quelli che hanno ottenuto la cittadinanza e a quelli provvisti di regolare permesso di soggiorno, vanno aggiunti i “clandestini”, cioè coloro che sono costretti a nascondersi e risultano quindi sconosciuti agli uffici anagrafici. Gli immigrati per la maggioranza provengono dall’Africa del Nord, Asia, America Latina e paesi dell’Europa orientale (Albania, ex Jugoslavi, Polacchi e Rumeni).
Per regolamentare le politiche sull’immigrazione nel 2002 è stata istituita la legge Bossi-Fini, intervenuta su numerosi punti: entra in Italia solo lo straniero che ha già in tasca un contratto di lavoro; diminuzione da tre a due anni della durata del permesso di soggiorno; introduzione di un reato per il clandestino che rientra in Italia nonostante sia stato espulso; sanatoria per colf e badanti irregolari: impronte ai lavoratori extracomunitari.
Si parla inoltre di reato d’immigrazione clandestina nel cosiddetto “pacchetto di sicurezza” emanato dal ministro dell’Interno Roberto Maroni.
Per comprendere appieno il dramma di queste persone si deve pensare in primo luogo alla disperazione che le costringe a lasciare la propria terra, le proprie famiglie ad affrontare viaggi spesso molto pericolosi e faticosi, soprattutto per donne e bambini.
Al loro arrivo si trovano di fronte a svariati problemi come difficoltà a capire la lingua e a trovare lavoro e alloggio. Poi sono sottoposti ad ostilità da parte della popolazione e soffrono spesso di solitudine.
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In molti casi il percorso di un extracomunitario è di trovare alloggio da un amico e successivamente cercare casa e lavoro, anche se questo spesso gli viene offerto a nero in modo da non pagare le tasse. Siamo abituati a vedere che gli immigrati vivano d’elemosina, oppure che facciano i lavavetri o i venditori ambulanti, sempre che non entrino nel giro della droga.
Certo queste attività sono molto diffuse ma i dati dimostrano che la maggior parte di loro è impiegata nell’industria e nell’agricoltura. E a questo proposito si pone una questione essenziale: è giustificato il timore diffuso che questi lavoratori aumentino la disoccupazione del paese? La loro disponibilità ad accettare i lavori più pericolosi con salari bassissimi può indurre imprenditori senza scrupoli a preferirli ai braccianti italiani?
Non si può negare che tale preoccupazione sia talvolta giustificata, ma gli immigrati generalmente svolgono lavori che i nostri giovani disoccupati non sono disposti ad accettare perché faticosi o precari.
Integrazione a scuola
L’integrazione degli immigrati nella società d’accoglienza è un obiettivo fondamentale, e in questo processo il ruolo della scuola è primario. Tale integrazione è oggi comunemente intesa come un processo bi-direzionale, che prevede diritti e doveri tanto per gli immigrati quanto per la società che li accoglie.
I diversi modelli d’integrazione oggi presenti in Europa costituiscono la più concreta testimonianza di quanto sia complesso l’obiettivo dell’integrazione. La realtà attuale mostra come non esista una sola risposta alla domanda “qual è il modo migliore per garantire l’integrazione?”.
Per capire la situazione italiana nei confronti dell’educazione interculturale bisogna fare due considerazioni. La prima è che la presenza di alunni stranieri è molto disomogenea e differenziata sul territorio nazionale.
La concentrazione di alunni stranieri è molto più elevata nelle aree del centro nord del paese
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ed investe non solo le grandi città, ma anche i piccoli centri. La seconda considerazione relativa alla realtà italiana è che il cambiamento è stato rapidissimo soprattutto nel triennio 2004/2006, dove si è assistito ad un maggiore incremento.
L’Italia è dunque passata da una fase nella quale la scuola ha dovuto affrontare il fenomeno con emergenza, ad una fase di valutazione delle esperienze già realizzate.
Le premesse legislative e la politica scolastica
I minori stranieri, come quelli italiani, sono innanzi tutto “persone” e, in quanto tali, titolari di diritti e doveri che prescindono dalla loro origine nazionale.
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), infatti, all’art. 2 afferma che:
“Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”.
In particolare il diritto-dovere all’inserimento scolastico dei bambini stranieri è riconosciuto dalla legge 943/1986 e dalle circolari ministeriali 301/1989 e 205/1990; la legge sancisce il diritto dei cittadini extracomunitari e delle loro famiglie all’inserimento e all’uso dei servizi educativi scolastici e sanitari comuni e ordinari.
Le due circolari dettano una serie di norme relative all’inserimento nella scuola dell’obbligo, all’insegnamento dell’italiano come seconda lingua, al riconoscimento della scolarità precedente e delle eventuali difficoltà, al diritto di mantenere lingua e cultura di origine; la circolare ministeriale 73/1994, infine, sottolinea l’importanza dell’educazione interculturale e della scuola come luogo di “mediazione fra le diverse culture” e riconoscimento dell’identità culturale altrui.
Italia: la scelta dell’educazione interculturale
L’Italia, basandosi su questi principi, ha scelto la piena integrazione di tutti nella scuola e l’educazione interculturale come suo orizzonte culturale.
Il problema pedagogico dell’educazione interculturale sta anzitutto nella necessità di evitare l’atteggiamento di semplice assimilazione.
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Al contrario l’atteggiamento interculturale cerca di promuovere l’integrazione e il pluralismo culturale,
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valorizzando il bilinguismo, il biculturalismo e favorendo lo sviluppo in tutti i bambini di una cultura della differenza basata sullo scambio, sul dialogo, la conoscenza e la comprensione delle diverse culture per giungere ad un reciproco arricchimento.
L’educazione interculturale, come sostiene Luigi Secco, è necessaria “indipendentemente” dalla presenza di alunni di altre comunità etniche” per promuovere lo sviluppo del pensiero critico e aperto al cambiamento.
L’educazione interculturale è quindi anche un’educazione all’alterità, in cui non ci si limita ad accogliere e a illustrare le culture altrui, ma si cerca di far penetrare nei codici che la caratterizzano rispettandone la diversità.
Assimilazione: politica che presuppone che vi siano principi validi per tutti e che il gruppo minoritario adotti i tratti culturali della cultura dominante, e che si mescolino geneticamente ad esso attraverso matrimoni misti.
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Pluralismo culturale: politica che presuppone che il gruppo dominante incoraggi la varietà culturale e le minoranze scelgano di mantenere la propria identità.
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L’insegnamento dell’italiano e altri apprendimenti
Uno degli obiettivi prioritari nell’integrazione degli alunni stranieri è quello di promuovere l’acquisizione di una buona competenza nell’italiano scritto e parlato per assicurare uno dei principali fattori di successo scolastico e d’inclusione sociale.
Gli alunni stranieri, al momento del loro arrivo, si devono confrontare con due diverse strumentalità linguistiche:
- La lingua italiana indispensabile per comunicare nella vita quotidiana.
- La lingua italiana specifica, necessaria per comprendere ed esprimere concetti, sviluppare l’apprendimento delle diverse discipline (la lingua dello studio).
La lingua per comunicare può essere appresa in un arco di tempo che può oscillare da pochi mesi ad un anno, in relazione all’età, alla lingua d’origine, all’utilizzo in ambiente extrascolastico.
Per apprendere la lingua dello studio, invece, possono essere necessari alcuni anni, considerato che si tratta di competenze specifiche. Lo studio della lingua italiana deve essere inserito nella quotidianità dell’apprendimento e della vita scolastica degli alunni stranieri, con attività di laboratorio linguistico e con percorsi e strumenti per l’insegnamento intensivo dell’italiano.
L’apprendimento e lo sviluppo della lingua italiana devono essere al centro dell’azione didattica. Occorre, quindi, che tutti gli insegnanti della classe, di qualsivoglia disciplina, siano coinvolti.
Nella fase iniziale ci si può valere di strumenti e figure di facilitazione linguistica (cartelloni, alfabetieri, carte geografiche, testi semplificati, strumenti audiovisivi o multimediali, ecc.) promuovendo la capacità dell’alunno di sviluppare la lingua per comunicare.
Una volta superata questa fase, va prestata particolare attenzione all’apprendimento della lingua per lo studio perché rappresenta il principale ostacolo per l’apprendimento delle varie discipline.
Strumenti preziosi per l’apprendimento di diverse discipline possono essere i libri in lingua originale, bilingui, i testi facilitati, dizionari nelle diverse lingue, video e CD-ROM multimediali sulle diverse lingue e culture. Diventa strategico da parte delle scuole potenziare le biblioteche scolastiche.
I mediatori linguistici e culturali
L’educazione interculturale non è una disciplina aggiuntiva, ma una dimensione trasversale, uno sfondo che accomuna tutti gli insegnanti e gli operatori scolastici, che per primi entrano in contatto con le famiglie straniere.
Diventa, quindi, prioritario il tema della formazione, iniziale e in servizio, dei docenti.
Secondo i pedagogisti Duccio Demetrio e Graziella Favaro, coautori di un testo dal titolo Bambini stranieri a scuola, la presenza dei bambini immigrati nella scuola italiana a partire dalla metà degli anni Ottanta porta con sé la necessità della presenza.
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Tesina - Premio maturità 2008
Titolo: Immigrazione..integrazione
Autore: Nicoletta Calantropo
Descrizione: il fenomeno dell'immigrazione è sempre esistito, uno dei maggiori problemi che si trova ad affrontare la società d'accoglienza riguarda l'integrazione.
Materie trattate: attualità, metodologia, diritto, pedagogia, storia, italiano, arte, biologia, filosofia.
Area: umanistica
Sommario
Nel corso del XX – XXI secolo il flusso migratorio non si è praticamente mai arrestato. Il continuo spostamento di individui singoli, di famiglie, di intere comunità ha motivazioni molto complesse, che sono inerenti sia alla necessità di fuga, sia all'attrazione.
Oggi il fenomeno dell'emigrazione riguarda soprattutto paesi che o sono strangolati da un elevatissimo debito estero, o sono interessati da conflitti armati relativi a conflitti politici, religiosi, etnici, che rendono praticamente impossibile l'organizzazione della vita economica e sociale.
Le principali cause che spingono a lasciare il proprio paese sono:
- Mancanza di prospettiva per il futuro.
- Peggioramento delle condizioni di vita.
- Cause economiche.
- Degrado ambientale del paese di provenienza.
- Violazione dei diritti umani.
- Tra le cause storiche: colonialismo e neocolonialismo.
- Aspettative di migliori condizioni di vita nel paese di destinazione.
- E, la meno importante: curiosità e gusto per l'avventura.
Non è possibile sapere con certezza quanti siano gli immigrati presenti nel nostro paese, poiché a quelli che hanno ottenuto la cittadinanza e a quelli provvisti di regolare permesso di soggiorno, vanno aggiunti i "clandestini", cioè coloro che sono costretti a nascondersi e risultano quindi sconosciuti agli uffici anagrafici.
Gli immigrati per la maggioranza provengono dall'Africa del Nord, Asia, America Latina e paesi dell'Europa orientale (Albania, ex Jugoslavi, Polacchi e Rumeni).
Per regolamentare le politiche sull'immigrazione nel 2002 è stata istituita la legge Bossi-Fini, intervenuta su numerosi punti: entra in Italia solo lo straniero che ha già in tasca un contratto di lavoro; diminuzione da tre a due anni della durata del permesso di soggiorno; introduzione di un reato per il clandestino che rientra in Italia nonostante sia stato espulso; sanatoria per colf e badanti irregolari: impronte ai lavoratori extracomunitari.
Si parla inoltre di reato d'immigrazione clandestina nel cosiddetto "pacchetto di sicurezza" emanato dal ministro dell'Interno Roberto Maroni.