Il sogno di un'ombra
Liceo Classico Virgilio
Esame di Stato
Anno Scolastico 2008/2009
Candidato
Giorgio Di Noto
Classe III D
Mappa concettuale
Ombra come prima rappresentazione della realtà: nascita della pittura
Plinio il Vecchio – Naturalis Historia (XXXV, 15 - 151)
Il volto di Cupido in ombra nella favola Amore e Psiche
Il tema del “vedere” nelle Metamorfosi di Apuleio
Ombra come realtà apparente
Platone, mito della caverna; Schopenhauer, mondo come rappresentazione.
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Nietzsche: Il Viandante e la sua ombra e il tramonto del platonismo
Ombra come strumento di conoscenza
L'ombra della meridiana per misurare la circonferenza terrestre; Eratostene di Cirene.
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Misurazione distanza Terra-Luna-Sole: Aristarco di Samo.
Ombra come doppio inseparabile
A. von Chamisso: La meravigliosa storia di Peter Schlemihl, L. Pirandello: Il fu Mattia Pascal,
Luciano di Samosata: Menippo o la negromanzia
Ombra come male e orrore o come ostacolo da superare
J. Conrad: The Shadow Line; Heart of Darkness
Introduzione
L'ombra e la sua presenza nelle rappresentazioni artistiche e letterarie, nonché nella riflessione filosofica, costringe a confrontarsi con concetti quali il doppio, il male, il rapporto tra realtà e apparenza e tra presenza spirituale e corporea. L'idea di ombra inoltre si caratterizza fin da subito di una dualità, di una contraddizione: se da una parte, infatti, rappresenta l'assenza, dall'altra testimonia una presenza. L'ombra è anche una presenza necessaria senza la quale l'uomo sembra non riconoscersi nella sua corporeità.
Sono così partito dal Mito della caverna di Platone, che ha senza dubbio influenzato la storia dell'arte, della letteratura e della filosofia, fino ad arrivare al Viandante di Nietzsche.
Da qui ho inseguito l'idea del doppio dall'opera romantica di Chamisso al Fu Mattia Pascal di Pirandello. L'ombra è qui dunque sicuramente una presenza necessaria senza la quale l'uomo non è più uomo. Nel primo caso infatti la sua assenza rende la vita impossibile a Peter Schlemihl che farà di tutto per ricomprarla; nel secondo invece rappresenta il passato perché il “fu” che Mattia Pascal aveva fatto morire resta inesorabilmente sempre presente attraverso l'ombra.
Nella cultura greca l'ombra rappresentava ciò che restava di una persona dopo la morte, ossia dopo l'istante in cui corpo e anima si dividevano. Dal concetto quindi di skià nel Menippo o la Negromanzia di Luciano di Samosata, in cui le ombre diventano addirittura accusatrici delle malefatte degli uomini di fronte al tribunale dell'Ade, sono passato a J. Conrad che in Heart of Darkness rappresenta l'ombra come simbolo del male. Anche in Apocalypse Now l'ombra taglia continuamente il volto dei personaggi, proprio a rappresentare questo male, questo orrore radicato ormai negli uomini. È stato interessante vedere come lo stesso autore in un altro romanzo, The Shadow Line, abbia rappresentato l'ombra piuttosto come ostacolo, come scalino tra l'adolescenza e l'età adulta, come quindi una presenza da lasciarsi alle spalle.
Una simile rappresentazione si può individuare nelle Metamorfosi di Apuleio, in cui l'interpretazione della storia sembra proprio voler suggerire che è meglio non indagare, non sapere, non svelare ciò che è in ombra, dimostrando le conseguenze dell'eccessiva curiositas dei personaggi. L'ombra, l'oscurità, ciò che non si deve vedere sono infatti alcuni tra i temi centrali della favola di Amore e Psiche, in cui Psiche non resiste alla sua insaziabile curiosità e di nascosto spia il volto dell'amante Cupido, avvolto nell'oscurità.
Se in tale vicenda gli amanti non si devono vedere e l'ombra sembra essere garante di un rapporto, Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia descrive invece la storia di Butade e di sua figlia, la quale tratteggiò con una linea il volto dell'amante su una parete pur di averlo sempre vicino a sé anche dopo la sua partenza. Tale vicenda è meglio nota come l'invenzione della pittura, in quanto per la prima volta si ha una rappresentazione pittorica della realtà. L'ombra diventa quindi anche testimonianza di un qualcosa che c'è o che c'è stato. Proprio in questo senso essa è anche stata un valido strumento di conoscenza. Grazie all'ombra, ad esempio, Eratostene di Cirene e Aristarco di Samo sono riusciti a calcolare approssimativamente la circonferenza della Terra e la distanza Terra-Luna-Sole, così come l'ombra delle piramidi ha posto le basi per il Teorema di Talete.
Dopo questo sommario excursus è giunto il momento di confessare l'origine di questa investigazione. Il punto di partenza è stata la fotografia e in particolare una lezione seguita presso il Centro Sperimentale, in cui si parlava dell'importanza di creare una dialettica tra luci ed ombre nella composizione delle foto. Mi ha incuriosito il discorso della presenza/assenza e della rappresentazione della realtà. Nella fotografia l'ombra ha infatti un ruolo importantissimo; anzi potremmo dire che in una fotografia sono presenti solo ombre e che, quando si stampa un negativo, la carta viene impressionata dall'ombra proiettata degli alogenuri d'argento che hanno reagito alla luce.
Agli occhi di un fotografo la realtà sembra costituita di sole ombre, tanto che l'uomo può essere ancora cantato con Pindaro come il “sogno di un'ombra”. Giorgio Di Noto, III D
Letteratura latina: Plinio il Vecchio - Apuleio
Nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio troviamo la prima testimonianza dell'uso dell'ombra: essa sarebbe stata, infatti, l'elemento che ispirò la nascita della pittura. Proprio Plinio infatti scrive: “omnes umbra hominis lineis circumducta”. Poco
(Naturalis Historia XXXV, 15)
più avanti l'autore torna di nuovo sull'argomento, attribuendo ora questo “contornare l'ombra umana con una linea” come il principio anche della scultura. Introduce quindi la storia della figlia del vasaio Butade, la quale si dice abbia tracciato sulla parete le linee del viso del suo amato, in partenza, per averne sempre il ricordo; e proprio su queste linee Butade avrebbe impresso l'argilla creando un modello plastico dell'amato. Riporto il testo in latino: “De pictura satis superque. Contexuisse his et plasticen conveniat. Eiusdem opere terrae fingere ex argilla similitudines Butades Sicyonius figulus primus invenit Corinthi filiae opera quae capta amore iuvenis, abeunte illo peregre, umbram ex facie eius ad lucernam in pariete lineis circumscripsit, quibus pater eius impressa argilla typum fecit et cum ceteris fictilibus induratum igni proposuit, eumque servatum in Nymphaeo, donec Mummius Corinthum everterit, tradunt”.
(Naturalis Historia XXXV, 151)
Per quanto riguarda il primo brano, Plinio vuole, sotto le righe, dimostrare come i greci non ebbero la rivelazione della pittura guardando l'arte egizia, ma guardando le ombre degli esseri umani. In effetti sia nelle proiezioni delle ombre che nelle figure umane egizie emerge quella bidimensionalità caratteristica della pittura più antica.
Circa il secondo brano, riporto quanto ha scritto Victor Stoichita in Breve storia dell'ombra: “Emerge abbastanza chiaramente dai due testi che la prima funzione possibile della rappresentazione basata sull'ombra è quella di supporto mnemonico: essa rende presente l'assente. In questo caso è la rassomiglianza (similitudo) ad avere il ruolo principale.” Nel racconto di Plinio ritroviamo inoltre anche quella concezione platonica di rappresentazione della rappresentazione: la figlia del vasaio cerca di raffigurare sulla parete il contorno della proiezione del suo amato, creando in questo senso un doppio del doppio, a cui si aggiunge ancora la scultura di argilla che Butade successivamente eseguirà. Emerge quindi, prima col circoscrivere l'ombra e poi col darle plasticità, l'esigenza di rendere concreto questo doppio dell'amato. È noto infatti come l'ombra nella mitologia greca rappresenti l'anima dell'uomo dopo la morte: il racconto può essere quindi letto come un atto propiziatorio in vista della partenza dell'amato.
Nel racconto di Plinio inoltre l'ombra diventa come il simbolo di un legame, è quel simbolo che unisce per sempre l'amore tra i due amanti.
Nella letteratura latina il tema dell'ombra, se da una parte continua ad essere metafora di morte e regno degli inferi, dall'altra si evolve fino a diventare garante di un rapporto amoroso e figura opposta alla curiositas. Proprio nella favola di Amore e Psiche nelle Metamorfosi di Apuleio, l'ombra ha il compito di oscurare il volto di Cupido affinché Psiche non lo veda: è questa infatti la condizione che Cupido stesso ha imposto all'amata a causa dell'invidia della madre Venere.