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Sabrina Occhipinti V F

Struttura dell’opera

L’opera, pubblicata tra il 1954 e il 1955, è formata da tre romanzi:

  • La Compagnia dell’Anello
  • Le Due Torri
  • Il Ritorno del Re

E da diverse appendici:

  • Agli annali dei Re e Governatori.
  • Il calcolo degli anni.
  • Gli alberi genealogici.
  • Il calendario della Contea valido per tutti gli anni.
  • Scrittura e pronunzia.
  • Notizie etnografiche e linguistiche.

L’opera, pubblicata tra il 1954 e il 1955, è formata da tre romanzi:

La fede cattolica

Il Signore degli Anelli è permeato dalla fede cattolica.

Tolkien fa sì che le azioni di tutti i personaggi, buoni e cattivi, siano spinte da una Mano superiore, che non nomina mai.

I suoi personaggi, seppur convinti di agire liberamente e per loro volontà, sono strumenti di un piano superiore.

È la Grazia, o Necessità, che fa sì che i protagonisti compiano la loro missione.

Manzoni

Per Manzoni gli uomini non hanno alcuna possibilità di dirigere autonomamente la propria vicenda terrena e di modificare con le proprie forze il loro destino.

Arbitro assoluto della vita umana e unico conoscitore del bene e del male è Dio.

Dio interviene nella vita umana attraverso la sua imperscrutabile “provvidenza”, in modi e tempi incomprensibili alla ragione umana.

Questo tuttavia non comporta una rinuncia al libero arbitrio o alla passività di fronte alla storia: la Provvidenza offre a chiunque l’occasione di agire moralmente e di realizzare un ideale di vita cristiana.

Dante

Il pensiero dantesco, che emerge dalla Divina Commedia, è quello di un ordine provvidenziale e necessario del cosmo che convive con la libertà morale, infatti l’uomo è interamente responsabile delle sue azioni e delle sue scelte, anche se queste sono inserite in un ordine cosmico necessario, predeterminato e presente in eterno nella prescienza divina.

(Canti VIII e XVII del Paradiso)

Verga

Il pensiero di Verga è profondamente ateo, egli non crede infatti nell’esistenza di una Provvidenza Divina, che modifica gli avvenimenti a favore degli uomini.

Il suo pessimismo lo porta a pensare che la cosiddetta “provvidenza” sia solo il frutto delle azioni degli uomini, che sono tuttavia consci di non poter modificare il corso degli eventi, perché qualora ci provino verranno sempre schiacciati e saranno solo dei vinti, ad esempio nel Ciclo dei Vinti.

La nobilitazione degli umili

Tolkien afferma, in una delle Lettere, che “la mia storia è stata uno studio sulla nobilitazione o santificazione degli umili”.

Gandalf, nel Consiglio di Elrond afferma che solo chi si fa umile può vincere.

Dove falliscono i grandi, riescono i piccoli perché sia ancora più evidente che è la grazia divina ad operare.

Gli umili sono i veri vincitori, non solo il piccolo e umile popolo Hobbit, ma anche i più umili di esso, come Sam.

Manzoni decide di parlare, nel suo romanzo, dei “fantasmi della storia”, cioè di coloro di cui non si parla mai: gli umili.

Essi non sono più protagonisti delle tradizionali vicende comiche o grottesche, ma nella narrazione della loro storia c’è la serietà tragica della vita.

La loro unica speranza è la fede, perché Dio, attraverso la Provvidenza, li premierà durante la vita per i dolori a cui sono stati sottoposti.

Il progresso e la tecnologia

La visione tolkieniana del progresso e della tecnologia è assai cupa e misteriosa.

Per lui “l’Anello è la macchina perfetta, incarnazione della tecnologia stessa; uno strumento che l’uomo brama di possedere ed usare, magari a fin di bene. Ma anche se si parte con i migliori propositi, la Macchina può solo distruggere e corrompere, mai creare o preservare.”

La creazione degli Huruk-hai da parte di Saruman o la trasformazione della Contea in un paese industrializzato sono degli esempi della visione negativa che Tolkien ha del progresso.

Per Verga, il desiderio dell’uomo di migliorare la propria condizione costituisce, in ogni classe sociale, il primo movente dell’attività umana e la spinta propulsiva del progresso.

Sennonché chi tenti di progredire è sempre destinato alla sconfitta e al fallimento, proprio mentre contribuisce, da “vinto”, a quel cammino che, visto dall’interno, rivela le vittime e i “sorpassati” travolti dalla “fiumana del progresso”.

Il viaggio verso la salvezza

Dante e Frodo sono entrambi viaggiatori, l’uomo come viandante, pellegrino di passaggio sulla terra verso la patria celeste.

Essi intraprendono un viaggio che li condurrà alla salvezza.

Dante, attraverso la visita nei tre regni ultraterreni, incontra Dio e raggiunge la salvezza spirituale.

Frodo compie due diversi viaggi di salvezza, la prima terrena poiché attraversa la Terra di Mezzo per compiere la sua missione e salvare tutti i popoli liberi dal male, e la seconda spirituale poiché quando tutta l’avventura si sarà conclusa egli partirà per la Terra degli Dei, Valinor, dove troverà la pace dopo aver a lungo portato il peso dell’Anello. Per Tolkien l’Anello rappresenta il male ed il peccato.

La Pharsalia e Il Signore degli Anelli

La Pharsalia è il “poema epico” scritto da Lucano nel primo secolo dopo Cristo.

Essa è considerata un’opera atipica, non più celebrazione delle gesta degli eroi bensì pubblica denuncia della guerra fratricida tra Cesare e Pompeo, del sovvertimento di tutti i valori, primo atto di un’era di ingiustizia.

La Pharsalia non ha un personaggio principale e in essa non viene esaltato l’eroismo, ma vengono smascherati i vizi dei personaggi: la brama di potere, la crudeltà, la debolezza, la cupidigia, la lussuria.

Anche “Il Signore degli Anelli” non ha un personaggio principale, ma collaborano tutti per la riuscita dell’impresa; fra di loro inoltre non vi sono eroi, ma individui come gli altri, con le loro debolezze, ad esempio Frodo e Boromir.

Non vi sono elementi divini, non si accenna alla provvidenza, ma si pone l’accento sul fatto che gli eventi sono conseguenze esclusive delle azioni dell’uomo.

Tolkien non accenna alla religione o a divinità alcuna, ma si intuisce l’intervento di una mano superiore.

I personaggi

Cesare: descritto come un genio del male, un eroe nero, accecato dal FUROR e dalla brama di potere.

Saruman: anch’egli guidato da Furor, è corrotto dall’ambizione, dalla bramosia.

Pompeo: uomo debole, incapace di opporsi a Cesare a causa dell’età, personaggio passivo, che alla fine si consapevolizza e si purifica.

Theoden: inizialmente debole e incapace di opporsi a Grima Vermilinguo, ma poi riscattato dalla consapevolezza. Gandalf lo risveglia.

Cornelia: moglie di Pompeo, donna fedele e devota al marito, che gli sta accanto e lo sostiene.

Eowin: nipote fedele di Theoden che non abbandona lo zio nemmeno durante la sua momentanea follia, che scenderà anche sul campo di battaglia per difendere la sua famiglia e il suo popolo.

La filosofia

La filosofia, dal greco φιλείν (fìleìn), amare e σοφία (sofìa), sapienza, cioè amore per la sapienza, nella sua concezione occidentale, è genericamente definita come studio della possibilità e dei limiti della conoscenza umana e come analisi dell’uomo, nella sua soggettività e nella sua relazione, teoretica e pratica, con l’oggetto conosciuto.

Nel “Il Signore degli Anelli” Tolkien sceglie di non affidarsi ad un sistema filosofico o a particolari correnti di pensiero per creare il suo mondo fantastico, perché l’opera stessa attinge da numerosi pensieri filosofici componendosi di vari elementi spesso in contrasto tra di loro:

La magia e l’irrazionale

La magia e l’irrazionale, probabilmente ripresi dal pensiero di Nietzsche. Poiché si tratta di un’opera fantastica sono presenti elementi magici, stregoni, draghi, elfi, foreste animate, in netto contrasto con la razionalità della filosofia occidentale, ma che possono essere ricondotti all’irrazionale Spirito Dionisiaco di cui parla Nietzsche.

La presenza di un dio

La presenza di un dio, ricollegabile alle affermazioni religiose di molti filosofi, ad esempio Sant’Agostino e Kirkegaard, e allo studio metafisico, elemento questo che lo allontana dal pensiero Nietzschiano: Dio è morto.

Il bene e il male

Il bene, il male e la continua lotta che intercorre fra loro.

Tolkien ritiene che gli Uomini non siano istintivamente propensi né al bene né al male, o per meglio dire siano propensi ad entrambi.

Esistono altre razze, dotate di ragione, completamente votate al Male assoluto, gli Orchi e Sauron stesso, ma non esistono individui votati al Bene assoluto, nemmeno gli Istarim come Gandalf, in quanto sono tutti corruttibili dal Male.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2008

Titolo: Il Signore degli Anelli

Autore: Sabrina Occhipinti

Descrizione: la tesina, partendo dall'opera e dal pensiero tolkieniano, la analizza attraverso analogie e differenze con altre opere sia italiane che straniere, con pensieri filosofici, eventi storici, opere d'arte e manifestazioni geologiche e fisiche.

Materie trattate: letteratura italiana, latina, inglese, filosofia, storia, geografia astronomica, fisica, storia dell

Area: umanistica

Sommario

L'opera, pubblicata tra il 1954 e il 1955, è formata da tre romanzi: La Compagnia dell'Anello, Le Due Torri, Il Ritorno del Re e da diverse appendici:

  • Agli annali dei Re e Governatori.
  • Il calcolo degli anni.
  • Gli alberi genealogici.
  • Il calendario della contea valido per tutti gli anni.
  • Scrittura e pronunzia.
  • Notizie etnografiche e linguistiche.

La provvidenza

Per Tolkien

Il Signore degli Anelli è permeato dalla fede cattolica. Tolkien fa sì che le azioni di tutti i personaggi, buoni e cattivi, siano spinte da una Mano superiore, che non nomina mai. I suoi personaggi, seppur convinti di agire liberamente e per loro volontà, sono strumenti di un piano superiore. È la Grazia, o Necessità, che fa sì che i protagonisti compiano la loro missione.

Per Manzoni

Per Manzoni gli uomini non hanno alcuna possibilità di dirigere autonomamente la propria vicenda terrena e di modificare con le proprie forze il loro destino. Arbitro assoluto della vita umana e unico conoscitore del bene e del male è Dio. Dio interviene nella vita umana attraverso la sua imperscrutabile "provvidenza", in modi e tempi incomprensibili alla ragione umana. Questo tuttavia non comporta una rinuncia al libero arbitrio o alla passività di fronte alla storia: la Provvidenza offre a chiunque l'occasione di agire moralmente e di realizzare un ideale di vita cristiana.

Per Dante

Il pensiero dantesco, che emerge dalla Divina Commedia, è quello di un ordine provvidenziale e necessario del cosmo che convive con la libertà morale, infatti l'uomo è interamente responsabile delle sue azioni e delle sue scelte, anche se queste sono inserite in un ordine cosmico necessario, predeterminato e presente in eterno nella prescienza divina. (Canti VIII e XVII del Paradiso)

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