Estratto del documento

Classe 5B – PNI Matematica e Fisica

Liceo Scientifico Bertrand Russell,

Garbagnate Milanese (MI)

Il limite

Espressione di una tensione alla perfezione

Giudici Laura

Indice

  • Introduzione: il concetto di limite nasce dalla consapevolezza che l’uomo ha di sé e della sua forma limitata, ciò nonostante questo non gli impedisce di cercare di superare l’ostacolo che lo separa dalla perfezione.
  • Il limite nella realtà: Hegel concepisce la realtà come dialettica, processo in cui la staticità dell’intelletto viene superata dalla ragione, due esempi di cambiamento possono essere ritrovati nella rivoluzione (scientifica, industriale e francese) e nell’evoluzione (teoria di Darwin).
  • Il limite nella vita: l’uomo avendo un corpo mortale è sottoposto all’azione del tempo ma non si rassegna a perdere la propria bellezza, come accade per Dorian Gray protagonista del romanzo “The Picture of Dorian Gray” di Oscar Wilde; oppure non accetta di abbandonare l’esistenza stessa, dando vita al concetto di anima.
  • Il limite nella conoscenza: la conoscenza si può definire come l’insieme di tutte le nozioni che l’umanità fino ad oggi è riuscita ad accumulare nel tentativo di spiegare la realtà, tale insieme è finito ma il limite che lo caratterizza è mobile, poiché il suo orizzonte può essere ampliato tramite la formulazione di teorie.
  • Il limite nell’osservazione: l’osservare è l’attività che permette all’uomo di relazionarsi con il mondo, ma tale facoltà è in funzione della luce; siccome la velocità della luce è limitata anche la nostra capacità di osservazione lo è; fino a che un “trucco” matematico non ipotizzi la presenza di particelle più veloci, i tachioni.
  • Conclusione: il limite esiste e non può essere cancellato poiché esso risulta il principio che muove la vita dell’individuo.
  • Bibliografia
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Introduzione

Il concetto di limite indica il termine di un’estensione, un confine o linea divisoria vista come punto estremo, grado che non si può sorpassare. Tale concetto trae origine da una percezione dell’essere umano e rappresenta forse una delle caratteristiche che lo può distinguere dagli altri esseri viventi; infatti tale concetto implica la capacità che l’individuo ha di riflettere su se stesso e sulla propria esistenza con un atteggiamento conoscitivo.

Per questo motivo il concetto di limite è strettamente legato all’esistenza di ogni essere umano, tanto che, in alcuni casi, ne può determinare lo svolgimento. Ogni persona, infatti, prima o poi, intuisce di trovarsi innanzi a un ostacolo che intellettualmente, fisicamente o praticamente può sembrare insuperabile; in questo caso non può fare altro che riconoscere la propria incapacità o quella dei mezzi a sua disposizione, le proprie mancanze che la separano dalla perfezione, dall’appagamento, da ciò che si potrebbe definire come felicità.

Troppo doloroso diventa, per l’essere umano, il riconoscere la propria limitatezza, una linea netta che divide ciò che gli è possibile da ciò che per lui non lo è.

Da questa presa di coscienza l’uomo denuncia, invece, il desiderio di trovare un modo di superare quello che appare come insuperabile ed è appunto questo tentativo, nelle sue diverse forme, che voglio indagare nel presente lavoro, per sottolineare quanto in realtà, per l’essere umano il concetto di limite sia nello stesso tempo un disperato desiderio di perfezione e uno stimolo al coraggio che si traduce concretamente nello sfidare di continuo se stesso e le proprie capacità.

La realtà

La realtà così come gli occhi dell’uomo la vedono non ha mai soddisfatto le aspettative di una creatura come l’essere umano sempre desideroso di avere ciò di cui è mancante.

Quello che egli osserva innanzi a sé è la rappresentazione di un mondo quasi statico, governato solo dai lentissimi cambiamenti apportati dalla natura.

È logico quindi che il mondo che circonda l’individuo ha “MAGNA PARS EST PROFECTUS rappresentato per quest’ultimo un ostacolo, un limite” (G

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alla possibilità di appagare i propri bisogni primari e parte del progresso sta

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quindi di sopravvivere. Ciò che gli stava innanzi, la ); la

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natura, rappresentava ciò che appare come S (4 C-65 C),

Seneca a d

effettivamente esistente, l’atto che si manifestava L L 71-36.

Lettere a Lucilio

nella sua intera pienezza.

Il limite del sensibile poteva però essere superato dall’idea, il desiderio insito nella mente dell’uomo di trasformare a seconda delle sue necessità ciò che lo circonda. Il potenziale creativo dell’essere umano poteva quindi permettergli una piena realizzazione delle sue aspettative a partire da un mondo che, da statico, poteva diventare un ente in continua trasformazione, nel quale qualcosa era conservato e qualcosa era tralasciato, in una sorta di Aufhebung cardine del pensiero dialettico di Hegel.

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

Secondo (1770-1831) la dialettica è l’unico procedimento argomentativo possibile per spiegare la realtà e coincide con la realtà stessa; dialettica è una contraddizione che pone la base dello sviluppo, un conflitto tra opposti che si risolve in Aufhebung. Tale procedimento è composto da tre momenti: il primo è costituito dall’«IN SE’» nel quale l’intelletto, che coglie solo l’immobilità e si presenta come limite, pensa isolatamente i concetti scindendo il reale; nella fase successiva, il «PER SE’», la ragione pone il negativo nell’esigenza di individuare il legame oppositivo; il terzo e ultimo momento, l’«IN SE’-PER SE’», è caratterizzato dall’Aufhebung, l’unione degli opposti in cui si nega la negazione. In questo modo si può individuare come il procedere della realtà sia ottenuto grazie ad un movimento “a spirale” e sia infinito, senza nessun ostacolo o noumeno, principale elemento del pensiero di Immanuel Kant. La realtà diviene quindi processo, opposizione, conflitto, mutamento, ma secondo sequenze logico-dialettiche che ne costituiscono la razionalità.

Il limite è costituito dall’intelletto che pone i concetti come isolati ed opposti fra loro senza coglierne la radice comune, tale demarcazione netta è superata dalla capacità della ragione per arrivare all’Aufhebung, atto che però delinea un nuovo limite che deve essere nuovamente superato. Attraverso l’uomo quindi la realtà può superare il limite rappresentato dalla sua immobilità colta dall’intelletto umano e questo “andare oltre” trova un esempio in processi quali la rivoluzione e l’evoluzione.

Rivoluzione

Il termine rivoluzione deriva dal latino “revolutio -onis” da revolvere (rivolgere) e indica in generale un profondo mutamento, una trasformazione radicale dell’ambito in cui essa avviene.

Essa avviene quando la realtà esistente non risponde più in modo adeguato ai bisogni dell’uomo che in essa non trova più la possibilità di riconoscersi. Forte dei propri desideri l’individuo vuole essere artefice del proprio futuro e trovare la possibilità di migliorare il proprio lavoro, le proprie condizioni di vita, il proprio stato sociale e le proprie conoscenze.

L’insoddisfazione per la propria condizione è il motore che implica il desiderio di cambiare; una realtà che non ha più niente da offrire deve essere trasformata.

Rivoluzione scientifica

Per quanto riguarda il meccanismo della essa è stata studiata Thomas Kuhn.

approfonditamente da La scienza, secondo il fisico, si basa sempre su un “paradigma” ovvero una “visione del mondo”, un complesso costituito da principi e concezioni culturali e scientifiche universalmente riconosciuti. Una Rivoluzione Scientifica diventa dunque una sostituzione del paradigma corrente con un altro; questo quindi accade quando il paradigma viene messo in crisi, cioè quando si verifica una “anomalia”, un problema che non si è in grado di risolvere. Il problema irrisolto si pone chiaramente innanzi agli scienziati come un limite insuperabile, una linea di demarcazione netta che non ammette una soluzione alternativa se non quella di modificare il paradigma in modo da superare l’ostacolo.

Rivoluzione francese

Con il termine si cita invece uno dei più importanti stravolgimenti dell’assetto politico-sociale della storia europea. Questo infatti è il nome dato all’insieme dei movimenti politici e sociali che portarono alla caduta della monarchia assoluta e delle strutture feudali in Francia alla fine del XVIII sec. Essa in realtà fu il «momento culminante» di una più vasta rivoluzione europea, alle cui origini stavano le aspirazioni della borghesia ad accedere al potere politico, fino allora esclusivo monopolio della nobiltà terriera. Per quanto riguarda l’ambito francese, le contraddizioni della società si coagularono attorno al problema del deficit dello Stato, accumulato nel corso del secolo dalle eccessive spese della corte, dalle guerre (tra cui quella d’Indipendenza americana), da un’irresponsabile politica finanziaria e, da ultimo, dalla sfavorevole congiuntura economica. L’assetto politico non era più consono e capace di far fronte alle richieste di una società che si stava trasformando ed così non poteva fare altro che costituire per essa una limitazione alle sue aspirazioni e ai suoi bisogni. La nuova società che cominciava a dare peso alla classe borghese, la quale basava la sua ricchezza sulla capacità dell’individuo di autodeterminarsi, non poteva più accettare di essere sottoposto alla nobiltà di sangue, la quale doveva la propria ricchezza alla stirpe. Il limite rappresentato da una società fondata su valori arcaici non poteva che essere superato con il nuovo, caratterizzato da un assetto politico completamente differente.

Rivoluzione industriale

“Rivoluzione industriale” è invece un espressione con cui si indica la profonda trasformazione avvenuta nella tecnica e nell’organizzazione della produzione industriale a partire dalla seconda metà del XVIII sec. Essa ebbe origine e si sviluppò in Gran Bretagna negli anni tra il 1770 e il 1830 diffondendosi solo in seguito negli altri paesi. Fu sostanzialmente e originariamente una rivoluzione tecnica, cioè un mutamento del carattere della produzione consistente nell’introduzione di macchine capaci di sostituire il lavoro umano e di essere azionate da forze motrici non umane o animali. Le innovazioni tecniche che usualmente si ricordano come caratterizzanti la rivoluzione industriale furono il filatoio meccanico ideato da Samuel Crompton (1779), il telaio meccanico di Edmund Cartwright (1785), che costruì anche una macchina per pettinare la lana (1790). Nel campo siderurgico Abraham Darby e John Wilkinson introdussero l’elaborazione della ghisa in altiforni alimentati a coke ricavato dal carbone fossile. Nel campo dell’energia si ricorda l’invenzione della motrice a vapore a opera di James Watt, che apportò perfezionamenti alla macchina costruita nel 1705 da Thomas Savery e da Thomas Newcomen. La rivoluzione industriale non fu però solo una rivoluzione tecnica ma anche una rivoluzione organizzativa. Determinando il sorgere della fabbrica, cioè della concentrazione degli operai in un unico stabilimento, rese possibile la divisione del lavoro e la produzione di una sempre maggiore quantità di beni in condizioni di costo decrescente. Essa ebbe anche pesanti e dolorose conseguenze sociali e politiche a causa delle misere condizioni in cui viveva il proletariato. Le fabbriche, situate nella maggior parte dei casi in locali inadatti e malsani, sorgevano nei centri urbani la cui popolazione, moltiplicatasi in pochissimi anni, era costretta ad alloggiare in veri e propri tuguri (slums). Veniva fatto un larghissimo impiego di donne e fanciulli, mentre gli orari di lavoro raggiungevano anche le 80 ore settimanali e i salari nominali e reali erano mantenuti a livello di pura sussistenza. Si verificano così vere e proprie ribellioni degli operai contro le macchine che in esse vedevano la causa della propria miseria (luddismo). Gradatamente anche le organizzazioni di lavoro (trade unions) ottennero diritto di esistenza mentre venivano approvate leggi che regolavano il lavoro (soprattutto delle donne e dei fanciulli) e la sicurezza dei lavoratori nelle fabbriche.

Evoluzione della specie

Il termine “Evoluzione” delinea il processo di trasformazione graduale di un determinato ente o fenomeno scientificamente. L’evoluzione di ogni specie vivente è stata teorizzata da Charles Darwin tramite la teoria della “selezione naturale”: nel momento in cui individui con certe caratteristiche ereditate sopravvivono e si riproducono, mentre altri con caratteri ereditari diversi sono eliminati, la popolazione lentamente si modifica. È l’azione della selezione naturale su parecchie generazioni che dà la direzione all’evoluzione. In questo processo un ruolo centrale è rivestito dalle “variazioni” le quali possono essere più o meno utili a un organismo per la sua sopravvivenza e la sua riproduzione. Tali variazioni sono dovute al caso; esse sono costituite dalle mutazioni cioè cambiamenti ereditari del genotipo, errori nella trascrizione del DNA che forma i cromosomi di ogni cellula.

Si è calcolato, per esempio, che ogni nuovo essere umano, con oltre 30000 geni (coppie di alleli), porti mediamente due nuove mutazioni; perciò, sebbene l’incidenza di mutazione di un qualunque gene o di un qualunque individuo sia bassa, il numero di nuove mutazioni a ogni generazione di una popolazione è molto elevato.

5

Le mutazioni avvengono non solo nei geni strutturali, ma anche nei geni di regolazione. Diversi sono gli agenti che possono provocarle come raggi X, raggi ultravioletti, composti radioattivi e molte sostanze chimiche. Tali sostanze agiscono da “mutageni” cioè elementi in grado di produrre mutazioni.

La maggior parte delle mutazioni, tuttavia, avviene “spontaneamente”: ciò significa, in pratica, che non conosciamo i fattori chimici che le innescano. Il tasso di mutazioni spontanee è in genere basso: quello osservabile nel fenotipo degli organismi eucarioti (Protista, Fungi, Plantae, Animalia) varia da 1/1000 a 1/1000000 di gameti per generazione, a seconda del gene coinvolto. Geni differenti, e perfino alleli differenti dello stesso gene (diverse forme di un gene), hanno differenti tassi di mutazione; si pensa che queste differenze siano in relazione sia alla composizione chimica del gene (o dell’allele) in questione sia alla posizione che esso occupa nel cromosoma.

La causa di queste mutazioni dunque deve essere ricercata nella cellula e più specificatamente nel suo DNA. Oggi si è a conoscenza del fatto che ogni gene è responsabile di un particolare enzima composto di amminoacidi (ovvero di proteine) che regola un’attività biochimica particolare all’interno della cellula, a ogni gene viene quindi associata una proteina, una catena polipeptidica. I geni sono posti sui cromosomi in posizioni fisse chiamete “loci” in una precisa sequenza lineare. Il DNA è il materiale genetico della cellula, polimero formato da quattro diversi tipi di nucleotidi e costituisce una molecola di grandi dimensioni, lunga e filiforme, con una disposizione elicoidale avente una struttura simile a quella proteica e forma i cromosomi. Il DNA è inoltre capace di fornire copie esatte di se stesso mediante un processo di duplicazione: la molecola si apre lungo la linea mediana dove sono presenti i legami idrogeno delle basi azotate (Adenina, Timina, Guanina, Citosina) e usano i filamenti come stampo.

Dagli studi del botanico olandese Hugo de Vries le mutazioni furono interpretate come improvvisi cambiamenti avvenuti nei geni che portavano alla formazione di un gene modificato le cui caratteristiche vengono trasmesse come ogni altro carattere ereditario. De Vries riteneva che alleli differenti dello stesso gene si originassero in seguito a mutazioni: per esempio si pensava che l’allele per il carattere “seme rugoso” si fosse originato da una mutazione del gene che determina il “seme liscio”. Alla luce delle attuali conoscenze la definizione è in qualche modo differente: una mutazione è un cambiamento della sequenza o del numero dei nucleotidi nell’acido nucleico di una cellula. Le mutazioni che si verificano nei gameti, o nelle cellule che danno origine ai gameti, sono trasmesse alle generazioni successive; le mutazioni che si verificano nelle cellule somatiche (quelle cioè che compongono i tessuti) sono trasmesse alle cellule figlie prodotte per mitosi e citodieresi.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità  2008

Titolo: Il limite: tensione alla perfezione

Autore: Laura Giudici

Descrizione: ho voluto elaborare, aiutandomi con gli argomenti da me studiati,una mia personale visione del concetto di limite: il desiderio di superare il limite dato dalla propria imperfezione sprona l'uomo ad essere artefice del proprio futuro e della propria feli

Materie trattate: filosofia;

Area: scientifica

Sommario:

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