Estratto del documento

Liceo scientifico “G.B. Grassi”

A.s. 2006/2007

Il gioco

Tra regole e trasgressione: l’allegoria della vita

Tesina di maturità di

Clarissa Colasanti

Il bisogno di affermarsi, l’ambizione di mostrarsi il migliore;

Il gusto della sfida, del primato, o semplicemente della difficoltà superata;

L’attesa, la ricerca del favore del destino;

Il piacere della segretezza, della finzione, del travestimento;

Quello di aver paura o di far paura;

La ricerca della ripetizione, della simmetria, o al contrario la gioia d’improvviso, d’inventare, di variare le soluzioni all’infinito;

La gioia di delucidare un mistero, un enigma;

Le soddisfazioni procurate da ogni arte combinatoria;

Il desiderio di misurarsi in una prova di forza, di abilità, di velocità, di resistenza, di equilibrio, d’ingegnosità;

La messa a punto di regole e norme, il dovere di rispettarle, la tentazione di aggirarle;

Infine l’ebbrezza e il rapimento dei sensi, la nostalgia dell’estasi, il desiderio di un panico voluttuoso...

…

Tutto questo è gioco!

Indice

Introduzione 3

Il gioco nella storia 4

1. E iniziarono a giocare

Lo sport come gioco 6

1. Il gioco di regole

Rappresentazione del gioco in arte 7

1. I giocattoli futuristi

Le illusioni ottiche 11

1. Il gioco che ci illude

2. Anamorfosi

3. Illusioni di Ponzo

4. Regole

5. Stereogrammi

6. Tassellatura ed Escher

Il gioco nella scienza 19

1. Play-Station 3, non per gioco ma per scienza

2. Videogioco post infarto

3. …Giocare con i numeri…Sudoku: il gioco che fa impazzire i matematici

4. I virus truffatori e la teoria dei giochi

Il gioco e la letteratura 25

1. Recitare: giocare con le maschere

Pirandello

  • Brecht
  • “La vita è bella” Benigni e il suo film

2. Giocare con le parole

Futuristi

  • Eliot

Giocare in filosofia 33

1. Il linguaggio come gioco

Wittgenstein

  • Huizinga, Fink, Caillois, Winnicot

Giocare nella narrativa 36

1. Montale

2. Novella degli scacchi

3. La variante di Luneburg

4. Libri game

Conclusioni 44

Bibliografia 45

Introduzione

Il gioco è una delle fasi più importanti della vita di un uomo. Molti erroneamente pensano che sia solo una forma di divertimento; in realtà è una delle attività umane più serie, un elemento importante, per non dire fondamentale, per lo sviluppo psicofisico di un individuo come metodo di insegnamento piacevole e coinvolgente.

La scelta dell’argomento della mia tesina è stata determinata dalla consapevolezza di come il gioco accompagni momento per momento la nostra vita e addirittura la condizioni. L’assenza di gioco in età infantile diventa in età adulta incapacità di affetto e di relazioni cooperative. Nei primi anni di vita, il bambino gioca perché quello è il suo modo di imparare, è la sua stessa vita. Egli va incontro all’attività ludica naturalmente, senza neanche conoscerla e si ritrova inconsciamente ad inventare le regole, adattandole alle sue esigenze.

Per noi ragazzi è molto più semplice studiare ed apprendere simulando un gioco. Dal punto di vista delle regole, le vediamo solamente come un obbligo da rispettare, un’imposizione che arriva dall’alto, dai genitori, dalla società; da qui la voglia di trasgredirle, di superare questa limitazione. L’insofferenza alle regole cresce sempre di più, e oltrepassarle, diventa per alcuni quasi una sfida, una meta; il trasgredire e vincere le imposizioni significa superare l’adulto, dimostrare quanto si è grandi, quando in realtà si è ancora troppo ingenui per capire cosa si stia facendo1.

Il gioco è presente anche nel mondo adulto, l’attività ludica si manifesta tramite la seriosità. Se ci pensiamo, gli uffici, i tribunali, le scuole, le famiglie possono essere considerate grandi ludoteche con regole precise, non sempre rispettate. Vengono usati quotidianamente giocattoli funzionali (televisione, macchina fotografica, strumenti musicali), giocattoli di uso quotidiano (abiti, cosmetici, auto), giocattoli con forti implicazioni affettive (fiori, bambole, cane). Gli adulti, inconsapevolmente, creano dei giocattoli, giocano con giochi prestabiliti e il non rispettare le regole diventa per loro una vera e propria trasgressione. Fanno tutto con disinvoltura, a volte modificando le regole a proprio vantaggio a discapito degli altri “giocatori” con l’attività del barare. Ritengo che la trasgressione peggiore sia quella dell’adulto, perché pienamente consapevole. Al contrario, noi ragazzi abbiamo solo una gran voglia di conquistare il mondo e tutto ciò che riusciamo a fare, è una semplice bravata. L’adulto agisce, ma è anche consapevole di quello che sta facendo ed è responsabile anche delle eventuali conseguenze negative.

Gli anziani, invece, fanno giochi sempre uguali: le carte, le bocce. Ma se proviamo ad osservarli mentre giocano, si può vedere che si appassionano al gioco, non si annoiano mai e difficilmente si distraggono, si immedesimano nel gioco proprio come i bambini. Anche per loro il gioco è vitale perché tramite esso comunicano con gli altri. Non giocano per scappare dalla realtà, semmai l'esatto opposto. L’anziano ha più rispetto per le regole, non trova un valido motivo per barare, perché ormai è alla fine della vita, l’ha vissuta e conosce pienamente il gioco e le sue regole. Non esiste più la competizione, anzi, proprio nel gioco egli trova i punti di forza della sua esistenza e delle sue certezze; fa tesoro dell’esperienza vissuta nel gioco e delle sue regole.

Una componente fondamentale del gioco è la presenza di un giudice, un arbitro che fa rispettare le regole e risolve i conflitti tra i giocatori, è un punto di riferimento tanto nel gioco sportivo quanto nella quotidianità dei rapporti sociali. Il gioco, dunque, è una tematica che spazia in diversi contesti della vita e in tutte le discipline, come ho potuto constatare in questi cinque anni di liceo. Poiché la trattazione della tematica è molto vasta, ho preferito individuare tre ambiti principali: Artistico, Scientifico, Letterario e concentrare la mia attenzione approfondendo solo gli aspetti che ho ritenuto più curiosi ed interessanti.

1 Il tema è stato trattato, ad esempio, nel film recente “Tre metri sopra il cielo”, regia di Luca Lucini, 2003.

3

E iniziarono a giocare…

Fin dai tempi più antichi, il gioco è stato un elemento importante.

L’attività ludica nasce dal bisogno di divertirsi, di stare insieme, di sperimentare le possibilità del proprio corpo, di cimentarsi con gli altri e di riconoscersi in un gruppo. La parola gioco deriva dal latino IOCUS, secondo alcuni detto per DIOCUS (come giorno per diorno), dalla radice DIU = giocare, esser lieto, scherzare. Probabilmente deriva anche da una radice JAK = gettare, scagliare con il senso primitivo di beffa, scherzo. Si può affermare che è una gara sottoposta a regole, nella quale opera a volte la fortuna o la forza, la destrezza o l’inganno, che si fa più che altro a fine di ricreazione. Il gioco, sin dalle origini è stato visto come un modo per accordarsi con il cosmo, ma anche per ricongiungersi alla divinità.

Si ricorda la presenza del gioco dei dadi nella mitologia di molte civiltà. Il mondo stesso è pensato come una partita di dadi; le stagioni sono ideate come sei uomini che giocano con dadi d’oro e d’argento.

Il concetto è ripreso anche nella mitologia germanica; dopo che il mondo fu ordinato, infatti, gli dei si riunirono per una partita di dadi. Il mondo, quindi, scaturisce da un semplice gioco e il vincitore impone il proprio ordine all’universo che nasce.

Forse l’accostamento tra gioco e mondo può a prima vista sembrare una provocazione, tuttavia su una qualunque enciclopedia alla voce “gioco” si può trovare la descrizione del “gioco del cielo e dell’inferno”: i bambini, una volta disegnata un’elica a forma di spirale sul suolo, saltellano su un piede spingendo al centro un sassolino; un chiaro esempio di imitazione del corso del sole. Questo mi ricorda il comunissimo gioco del “mondo”, a cui tutti noi abbiamo giocato, dove lo scopo è saltellare nelle caselle senza toccare le linee divisorie.

Anche la palla porta con sé un’antica tradizione di riproduzione del corso del cielo. I giochi con la palla rivestono un significato simbolico perché la palla è sempre associata alla sfera del sole che attraversa il cielo. Persino Omero parla del gioco; nell’Odissea descrive un rituale con la palla in forma di danza alla corte del re dei Feaci.

Mentre, nell’usanza ecclesiastica si considerava la palla come il simbolo di Cristo.

Presso i Maya, il gioco della palla si ricollegava al racconto mitico della lotta tra le divinità terrestri e solari. Il gioco era associato al culto del sole; il campo da gioco rappresentava la terra, la palla simboleggiava il sole, pertanto, il giocatore che lasciava cadere la palla doveva essere sacrificato, poiché il suo errore impediva al sole di risorgere. Furono persino costruiti sui limiti nord e sud del campo due templi, dedicati al Sole e alla Luna.

Nella civiltà degli antichi Egizi ritroviamo tracce di un utilizzo non bellico della scherma. Sono state scoperte alcune iscrizioni, risalenti al 1190 a.C., ritrovate presso il tempio di Madinet-Habu (Luxor - Egitto) che descrivono un torneo di scherma organizzato dal faraone Ramses III per festeggiare la vittoria sui Libici. Non dimentichiamo, poi, i primi giochi olimpici del 776 a.C. Le Olimpiadi avevano un'importanza religiosa, in quanto si svolgevano in onore di Zeus, del quale una enorme statua si trovava ad Olimpia. I vincitori delle gare erano ammirati e immortalati in poemi e statue. I Giochi si tenevano ogni quattro anni e il periodo tra le due celebrazioni divenne noto come “Olimpiade”. Per tutta la durata dei giochi venivano sospese le guerre in tutta la Grecia.

Il gioco però non fu sempre considerato come il miglior modo per divertirsi, nel Medioevo infatti, assunse una connotazione negativa, quando la Chiesa considerò il gioco come attività demoniaca, che distoglieva l’attenzione del credente da Dio e dalla preghiera.

Nel periodo dell’Umanesimo, dalla fine del XIV, vengono, poi, recuperate le tradizioni ludiche del mondo classico greco e latino.

È soprattutto tra il Quattrocento e Cinquecento che il gioco raggiunge un’importanza straordinaria per la società, nel Rinascimento giocare diventa... trendy. L’uomo è il nuovo centro dell’universo e con lui tutte le attività creative: le arti, la storiografia, la scienza, l’esplorazione, la cartografia, la botanica e la magia. Tra i più grandi artisti troviamo Leonardo Da Vinci, che, tra l’altro, disseminò i suoi codici di rebus, e Michelangelo Buonarroti, che invece inventava enigmi.

4

Non possiamo immaginare che molti giochi e sport che ancora oggi pratichiamo con grande divertimento sono nati tra il Quattrocento e il Cinquecento. Il calcio, per esempio, è discendente della palla alla fiorentina, il biliardo come miniatura del classico gioco delle bocce, persino il Lotto.

Solo nel Rinascimento acquistano importanza le regole, stabilite per la prima volta in trattati scritti, molte delle quali sono arrivate fino a noi. È il caso di alcuni giochi di società, della dama e degli scacchi, di sport come l’ippica, il nuoto o la scherma e di spettacoli di massa, come il Palio.

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Il gioco di regole

Generalmente il gioco di regole viene utilizzato per quelle attività regolamentate che possiedono delle regole esplicite.

I giochi di gruppo, pur essendo un settore limitato del gioco in generale, sono molto interessanti a questo riguardo.

Nei giochi spontanei, gli elementi psicologici prendono spesso il sopravvento e le esperienze che viviamo a casa o a scuola trovano il loro spazio di rielaborazione. Non ci si rende conto che è proprio attraverso il gioco che si acquista il concetto di sequenza temporale, che esiste uno spazio organizzato da rispettare, che ci sono quindi delle regole, senza le quali il gioco stesso non può esistere.

I punti di riferimento che stanno alla base della nostra vita sono legati allo sviluppo degli aspetti più importanti dei giochi:

  • Il movimento; camminare, saltare, correre…

Importanti per scoprire il nostro corpo,

  • La percezione; tenersi con la mano, riconoscere un segnale uditivo, visivo…, riconoscere gli oggetti e gli spazi ad occhi chiusi;

Attività utili per imparare a riconoscere l’ambiente in cui viviamo.

  • Le relazioni socio-affettive; rispettare le regole, aspettare il proprio turno, accettare il proprio ruolo, accettare i compagni e i loro ruoli

Fondamentali per costruire le relazioni con le persone che ci circondano.

  • Il ritmo e la musica; apprendere le melodie dei giochi cantati, percepire il ritmo attraverso il movimento corporeo, adeguare il movimento al ritmo;

Utili per imparare a coordinare i movimenti sgraziati e scoordinati tra loro,

  • Il tempo e lo spazio; la percezione della sequenza temporale entro lo spazio di movimento, la previsione delle distanze in rapporto al tempo necessario per percorrere determinati spazi.
  • Le regole; assumere un ruolo, riconoscere le regole, inventarne di altre;

Aspetti fondamentali per una buona riuscita dei giochi di gruppo.

  • Il linguaggio; sviluppare il linguaggio mimico-gestuale, usare segnali…;

Sono queste capacità importanti anche per eventuali giochi teatrali e di ruolo.

Queste caratteristiche che ho elencato non sono altro che le basi per creare un buon gioco di squadra, ma anche per corretti rapporti interpersonali.

Ognuno deve poter migliorarsi e aggiungere al proprio vissuto esperienze sempre più gratificanti; ciò può avvenire attraverso il gioco, soprattutto quello sportivo e di squadra.

Qualunque attività motoria per essere funzionale e poter influire positivamente sulla personalità dell’individuo, deve essere proposta e praticata in forma ludica. Una delle finalità principali del gioco sportivo per esempio, è di considerare l’individuo che pratica lo sport, un soggetto attivo che utilizza l’esperienza del gioco per migliorare le sue competenze. È fondamentale che in questa disciplina ci sentiamo protagonisti e non semplici esecutori di compiti limitati da regole da rispettare. È così che ci possiamo esprimere liberamente, senza la paura di essere giudicati dagli altri.

Un altro obiettivo riferito al gioco sportivo è la costruzione di relazioni interpersonali.

Nel gioco di squadra infatti, le persone pur non conoscendosi devono prendere decisioni comuni, mettersi d’accordo e rispettare regole per raggiungere uno scopo comune. Le relazioni con il gruppo possono essere costruttive ma a volte anche conflittuali, comunque sempre finalizzate al “fare insieme” e mai con un secondo fine.

Lo sport unisce, fa ridere, fa piangere, crea tensione ma dà anche molte gratificazioni. Sia che sia singolo o di squadra insegna a vincere, a perdere, ad affrontare le sconfitte e ad andare avanti.

Nel gioco sportivo non è permesso barare, la lealtà, la correttezza, e l’onestà sono fondamentali. Se si tratta di gioco di squadra, il vincere è la vittoria di tutti; se il gioco è singolo, quale soddisfazione si può trarre nel raggiungimento di una vittoria non meritata?

6

Rappresentazione del gioco in arte

“Se la funzione dell'arte è quella di rimettere in discussione le regole costituite ponendosi come voce critica all'interno del sistema ecco che il gioco diventa l'elemento essenziale per raggiungere la consapevolezza e sviluppare nuovi spazi di creatività”: è così che Alberto Fiz definisce il gioco in rapporto all'arte. L’arte permette di sperimentare le diverse sfaccettature del gioco, dal Novecento fino ai giorni nostri. Già i futuristi, in tempi lontani dalle dissertazioni sociologiche in materia di gioco, intuirono l'importanza del medesimo nella vita e nell'arte.

“Il giocattolo futurista sarà utilissimo anche all'adulto, poiché lo manterrà giovane, agile, festante, disinvolto, pronto a tutto, instancabile, istintivo e intuitivo”, scriveva Giacomo Balla nel manifesto “Ricostruzione futurista dell'universo”. È proprio dall'esperienza futurista ed in particolare da “La camera dei bambini” di Balla che inizia il percorso espositivo, per indagare poi nelle avanguardie storiche, nel dadaismo e nel surrealismo; molti altri furono gli artisti che decisero di rappresentare il tema del gioco nei loro quadri.

Caravaggio, “I bari”, 1594

La scena rappresenta tre personaggi, due dei quali stanno barando. Il giovane ingenuo, vestito di scuro, è ingannato dalla subdola coppia di bari; questo diventerà il prototipo di un soggetto tra i più imitati dai seguaci di Caravaggio. Per la vivacità cromatica e il gusto pittoresco che caratterizza il quadro si può presumere che appartenga ancora alla fase giovanile del Merisi.

Cézanne, “I giocatori di carte”, 1898

Il ciclo di cinque tele dei giocatori di carte fu eseguito ad Aix a partire dal 1890, e ogni versione fu preparata con numerosi studi di ritratto (nel personaggio a sinistra è stato riconosciuto il giardiniere di casa Cézanne, Père Alexandre), mentre la successione delle versioni vede un progressivo ridursi dei personaggi da cinque a due.

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Sintesi

Il gioco come metafora della vita

Il lavoro è stato svolto con la consapevolezza che il gioco è fondamentale nella vita di un individuo e non solo un mero divertimento. È una vera e propria metafora della vita, dove le regole sono fondamentali per assicurarne il corretto svolgimento. La tesina sviluppa e approfondisce l'argomento nei tre campi principali: quello scientifico, artistico e letterario.

Materie trattate:

  • Campo letterario: narrativa, filosofia, letteratura italiana
  • Campo artistico: presentazione delle opere che trattano il tema del gioco e illusioni ottiche
  • Campo scientifico: matematica, biologia, geografia astronomica
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