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Melendez Francesca

Il figlio del dolore

Le libertà prigioniere 2

Melendez Francesca

Il figlio del dolore

Le libertà prigioniere

Donna: ogni essere umano di sesso femminile, considerato rispetto alle sue qualità, attributi e caratteristiche:

fisiche, intellettuali e morali, positive o negative.

Questa è la definizione di Donna sul vocabolario italiano, e per quanto riguarda le qualità e le caratteristiche

intellettuali e morali è alla pari dell’uomo (le differenze fisiche sono un dato di fatto).

Mi chiedo allora come è possibile che ancora oggi la donna sia considerata inferiore all’uomo, e come si

perpetuano violenze che spesso non vengono punite.

Perché sulla carta siamo considerate pari agli uomini e nella società non veniamo rispettate???

Questo percorso vuole far emergere la condizione della donna attraverso un ciclo di date che attraversa epoche e

mondi diversi. Si approderà in Iran durante la rivoluzione islamica, nelle terre siciliane e in quelle toscane fino

ad arrivare al punto temporale più lontano presso Alessandria D’Egitto. Ma il ciclo non si ferma qui ovviamente,

e risale temporalmente.

Saliremo attraverso la concezione marxista della donna, approdando ai pensieri di Simone de Beauvoir e

concludere con una visione tutta artistica della donna, e in particolare modo la visione della figura femminile in

Picasso.

Questa sorta di ciclo fa da contorno al mio concetto di DONNA.

Non essendo ancora una donna per questioni sia anagrafiche sia di esperienze di vita concrete, ho voluto

impersonificarmi in ciò che è essere Donna.

Ho voluto raccontare una storia, presa dalla mia fantasia, che, però, trae spunto dai fatti di cronaca che ci

piovono addosso ogni giorno.

Per poter capire l’obiettivo del mio percorso bisogna farsi trascinare dal ciclo proposto e aspettare

pazientemente il culmine …in quel momento sarà chiaro anche il perché del mio titolo.

1979/80

1955 Condizione

Le diverse 3

Melendez Francesca della donna

visioni della islamica

donna in 4

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Per capire chi è una “Donna” abbiamo impiegato tanto e troppo tempo. Una lotta estenuante per ottenere i nostri

diritti inviolabili. Battaglie e battaglie per far riconoscere le nostre autorità… ma ancora oggi quelle battaglie non

sono finite. Per ogni discriminazione, per ogni stupro, per ogni pregiudizio noi dobbiamo ancora lottare.

Essere “Donna” significa forza e fragilità fuse in un unico corpo.

Troppi anni abbiamo perso vivendo come delle ombre, crescendo ignoranti, senza saper riconoscere la nostra

forza, la nostra parità agli uomini.

Abbiamo avuto bisogno di tempo per far capire, prima a noi stesse e poi anche agli altri, che avevamo, abbiamo e

sempre avremo qualcosa da dire.

Se con dure lotte abbiamo raggiunto un’emancipazione abbastanza alta nel mondo occidentale ciò non è

avvenuto nei paesi medio-orientali.

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Teheran 1979/1980

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Febbraio 1979: Iran

L’Iran decide di liberarsi per sempre dall’oppressione della dittatura dei Pahlavi e dà vita alla “Repubblica Islamica dell’Iran”, che intende liberare il popolo iraniano dal controllo estero e farlo ritornare delle sue risorse.

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All’inizio dello scorso secolo la Gran Bretagna ottenne dallo scià il diritto esclusivo di cercare petrolio in Iran per

60 anni. Venne fondata a Londra la Compagnia

Anglo-Persiana, che realizzò, fino al 1950, profitti di 180-200 milioni di sterline con l’estrazione di 31.750.000

tonnellate di petrolio grezzo. Lo Stato persiano ricevette le briciole di questi enormi profitti: appena 16 milioni,

ossia il 9% sul totale. 9

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In questo stesso periodo, le condizioni della popolazione erano peggiorate. L’80% della popolazione era

denutrita; il consumo medio di pane era il più basso del Medioriente;

La mortalità infantile nel primo anno di vita arrivò al 51%; l’attrezzatura ospedaliera era pressoché inesistente.

Prima del 1979, cosa era successo allora?

1950 - Mohammed Mossadeq, capo del Fronte Nazionale, tenne in parlamento il suo primo discorso sulla

necessità di nazionalizzare l’industria petrolifera.

1951- Mossadeq decise la nazionalizzazione dei pozzi di petrolio iraniani, innescando un grave meccanismo di

crisi internazionale ed animando al contempo un clima politico nazionale fortemente ostile al giovane sovrano.

1953- il sovrano è costretto all’esilio.

Subito dopo, grazie al massiccio ed ormai documentato supporto degli Stati Uniti, le forze lealiste guidate dal

generale Zahedi ripresero il controllo del paese permettendo allo scià di tornare in patria ed arrestare

Mossadeq.

Con la caduta di Mossadeq, lo scià Mohammad Reza, rientrato a Tehran dal breve esilio italiano, comprese la

necessità di sviluppare solidi e duraturi legami con gli Stati Uniti.

Cominciò ad assumere un ruolo sempre più attivo nell’amministrazione dello Stato grazie al cospicuo aiuto

finanziario degli stessi americani.

Nonostante l’orientamento filo-occidentale l’Iran mantenne rapporti con l’URSS.

Sul fronte interno – si susseguirono deboli tentativi di democratizzazione, e si intensificò il controllo dello

scià sulla vita politica del paese.

Politica economica - “rivoluzione bianca” promossa dallo scià, mirava all’industrializzazione del paese e

alla creazione di un capitale nazionale.

La situazione delle campagne continua ad essere esplosiva.

In segno della stabilità del paese e dei successi della rivoluzione bianca, lo scià nell’ottobre del 1967 cinse con

una fastosa cerimonia la corona imperiale.

Politica petrolifera - fu resa possibile all’Iran l’esportazione di petrolio in cambio di attrezzature

industriali e agricole.

1972- l’Iran revocò le concessioni di sfruttamento delle riserve petrolifere detenute dalle società straniere, con

le quali stabilì nuovi accordi per la vendita del greggio.

La sperequazione sociale tendeva ad aumentare, escludendo dai profitti non solo gli strati popolari e la classe

operaia, costretta a condizioni di vita miserevoli, ma anche i ceti medi, professionisti e commercianti, già

privati dell’accesso a qualsiasi forma di potere decisionale.

Inoltre era presente una durissima repressione sulla vita culturale e politica del paese.

Lo scià, per placare il pericolo di una insurrezione, promulgò la cosiddetta “riforma agraria”, cardine della sua

“rivoluzione bianca”

N.B. – la riforma venne imposta allo scià dagli americani che giudicavano pericolosissima la situazione delle

campagne. La miseria era tale che temevano che da un momento all’altro scoppiasse la rivolta. E loro, invece,

avevano bisogno di “ordine” per i loro interessi petroliferi.

L’opposizione al regime dello scià ed alla sua feroce e repressiva polizia segreta, la Savak, crebbe sempre più.

Negli anni ’60 l’università di Teheran venne chiusa a più riprese.

I giovani contestavano in modo particolare la scelta dello scià di spendere 250 milioni di dollari per le

celebrazioni del 2500° anniversario dell’impero quando il paese era in forte crisi economica e sociale.

Il governo però ignorò le proteste.

L’opposizione più forte si riscontrò tra i giovani rampolli delle classi medio-alte e soprattutto tra gli studenti

iraniani all’estero.

Le proteste si trasformarono in un bagno di sangue. 10

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L’università di Teheran fu chiusa per tre giorni a causa delle proteste degli studenti contro la visita di Carter in

Iran. Per la prima volta i ritratti della famiglia reale vennero dati alle fiamme durante le manifestazioni

antigovernative.

I manifestanti mostravano per la prima volta i ritratti dell’imam Khomeini il cui ritorno in patria veniva invocato

dalle masse.

Dal novembre 1978 agli inizi del 1979 si susseguirono manifestazioni e massacri. Dopo un eccidio compiuto

dalla polizia governativa a Tabriz e a Teheran, parte dell’esercito gettò le armi e si schierò dalla parte del popolo.

Il grande errore dello scià fu quello di stroncare le opposizioni rafforzando il potere centrale.

Le opposizioni arrivavano da ogni parte, dalla destra dalla sinistra e soprattutto dal clero sciita, il cui massimo

rappresentante, l’Ayatollah Ruhullah Khomeini, dal suo esilio iracheno manteneva le fila della resistenza contro

il potere dello scià.

Dall’Iraq Khomeini iniziò una furiosa campagna contro il monarca, sviluppando progressivamente una estesa

sfera di opposizione politica al regime impostata sui principi dell’Islam e sulla denigrazione dei sempre più

evidenti insuccessi della politica dello scià.

A partire dal 1977 si verificò una forte crescita del movimento di opposizione al regime, la cui direzione viene

rapidamente conquistata dai religiosi sciiti guidati dall’Ay.”ollah Khomeini.

Nell’autunno 1978, nonostante sanguinose repressioni e l’introduzione della legge marziale, scioperi e

manifestazioni portarono alla progressiva paralisi del Paese, tanto che nel gennaio 1979 lo scià fuggì dal paese

che nei bui anni del suo dominio aveva dilapidato di ogni ricchezza.

Il popolo, in occasione della sua partenza, celebrò una grande festa.

Una settimana dopo la fuga dello scià, l’Imam Khomeini decise di tornare in Iran.

Alla fine del 1979 un referendum sancì la trasformazione dell’Iran in repubblica islamica, di cui, sotto la guida di

Khomeini, fu primo presidente Bani Sadr. La sua destituzione (1981) rese definitiva la frattura tra l’opposizione

religiosa, ormai organizzata nel Partito della Repubblica Islamica, e le formazioni politiche di ispirazione laica, su

cui si abbatté una repressione non meno sanguinosa di quella praticata dalla monarchia.

Contrariamente a molte aspettative, la repubblica sopravvisse alla disastrosa situazione economica, politica e

sociale in cui vide la luce, alla guerra scatenata dall’Iraq e alla morte dello stesso Khomeini.

La Repubblica Islamica di Khomeini

La fondamentale differenza fra il governo islamico e le monarchie costituzionali o le repubbliche è questa:

mentre i rappresentanti del popolo o il monarca si impegnano a produrre un ordinamento legislativo, nell’Islam

il potere legislativo e la competenza a emanare leggi appartiene solo a Dio.

Il Santo Legislatore è l’Unico Legislatore.

Per questo nell’Islam esiste un corpo di leggi già contenuto nel Corano e nella Sunna, entrambi derivate

direttamente da Dio […] il governo islamico perciò è in termini stretti il governo della Legge e solo coloro che

conoscono la Legge di Dio possono essere chiamati ad esercitare la funzione di governo. Essi sono una guida per

il popolo, ma non certo la fonte della Legge. Ecco cos’è la repubblica dei fuqaha (esperti in diritto coranico).

Il progetto khomeinista 11

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Caratteri della Repubblica Islamica

  • La legge coranica è la legge dello Stato.
  • Chi non è musulmano non è cittadino.
  • Viene bandito ogni influsso occidentale e impedito il consumo di prodotti di provenienza occidentale.
  • Si procede alla nazionalizzazione dell’industria petrolifera e all’estromissione delle industrie occidentali.
  • Ogni opposizione viene repressa.
  • Viene lanciata una vera e propria “guerra santa” che consenta l’espansione della rivoluzione islamica.
  • Per le donne c’è l’obbligo di indossare il chador.
  • Viene ripudiata ogni posizione filosovietica e condannato il sistema dell’ateismo marxista.

Cosa cambiò per la donna?

La donna sotto la dinastia Pahlavi

Reza Pahalavi, divenuto Scià nel 1926 cominciò con metodi dittatoriali, un iter di modernizzazione del Paese in

senso occidentale che in qualche modo aiutò le donne, bandendo il velo e aprendo anche alle studentesse

proseguì la politica di

l’Università di Teheran (1936). Il figlio, Mohammad Reza Pahlavi, succedutogli nel 1942,

modernizzazione del padre, ampliando i benefici riguardanti le donne, e adottando una serie di provvedimenti

che favorirono l’emancipazione femminile. Queste misure rientravano nel quadro di un programma di riforme,

bianca”, che avevano lo scopo di modernizzare l’Iran nel più breve tempo possibile,

noto come “rivoluzione

continuando la sfida che il padre aveva intrapreso agli inizi degli anni ’20. Con la “rivoluzione bianca”, le donne

sharī’a islamica,

iraniane, oppresse per tanti secoli dalla finalmente acquisivano il diritto di voto sia attivo che

passivo; lo stato di famiglia veniva riformato con l’introduzione di codici progressisti che proteggevano il diritto

poligamia.

delle donne in questioni come il divorzio e che limitavano la 12

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Ma il sistema politico dello Scià era comunque vessatorio, ed obbligava il Paese ad un’occidentalizzazione in

qualche modo forzata per cui le donne si ribellarono, opponendo una forma di resistenza passiva: cambiarono

così, in segno di protesta, il loro modo di abbigliarsi ed indossarono un mantello lungo e largo che copriva tutto il

chador, ed avvolsero la testa in un grande foulard. Quando esplose la rivolta di popolo,

corpo, al posto dello

ispirata dall’ayatollah Rūḥollāh Khomeynī, le donne di ogni estrazione sociale sfilarono in prima fila opponendosi

chador

al regime dello Scià, e spesso utilizzando proprio lo come metafora della ribellione. Lo Scià fu costretto a

30 marzo 1979 venne proclamata la Repubblica Islamica.

fuggire e il

Le donne sotto il regime di Khomeini

L’ayatollah Khomeini era decisamente contrario all’occidentalizzazione inaugurata dalla dinastia Pahlavi, poiché

sosteneva che una politica sviluppata in quel senso avrebbe allontanato la popolazione dai princìpi del Corano.

Repubblica Islamica, il 6 marzo 1979, cominciò ad

Per questo motivo, prima ancora che venisse proclamata la

annunciare una serie di misure restrittive della libertà delle donne: tutte le giudici furono private del loro

fatwa in cui si

incarico, alle donne s’impedì l’accesso alla facoltà di diritto. Khomeini lanciò addirittura una

Mojahedin,

dichiarava formalmente che «le donne membri e sostenitori dei il maggior gruppo di opposizione ai

mullah, possono essere uccise, torturate, violentate e le loro proprietà confiscate»

Le donne venivano viste come l’incarnazione della seduzione sessuale e del vizio, e per nascondere tale potere

seduttivo, venne imposto un severissimo codice del costume che doveva essere rispettato da tutte le donne nei

hijab (dal termine arabo coprire), doveva essere indossato da tutte le donne: i capelli ed il

luoghi pubblici. Il

corpo ad eccezione della faccia e delle mani, dovevano essere coperti. Era proibito inoltre l’uso di cosmetici e

sorridere per strada. Alle donne veniva nuovamente negato l’accesso all’istruzione superiore e fu proibito il

lavoro senza il consenso del marito. Chiunque avesse infranto queste leggi veniva sottoposto a punizioni: queste

variavano dalla reprimenda verbale a 74 frustate fino all’imprigionamento da un mese a un anno. La più grave di

lapidazione. Questa, tutt’ora praticata, è una forma di punizione legale in caso di condotta

tutte era la morte per

sessuale indegna, il cui scopo è quello di infliggere grandi sofferenze e dolore prima del sopraggiungere della

morte. Per quanto riguarda il matrimonio, l’età legale nella quale le ragazze potevano sposarsi era di 9 anni

poligamia era legale: gli uomini potevano avere fino a 4 mogli ed un numero illimitato di mogli

lunari. La mut’a al-nisā’,

temporanee, in base all’istituto della ammesso dal solo Sciismo ma non dal predominante

Sunnismo nell’Islam.

Il potere di prendere tutte le decisioni riguardanti la famiglia, inclusa la libertà di movimento delle donne e la

custodia dei figli, spettava solo ed esclusivamente all’uomo. 13

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Le donne sotto il regime Khatami

Quando Mohammad Khatami fu eletto Presidente, nel 1997, vennero introdotte nuove leggi e adottate nuove

severe politiche sia nel campo dell’istruzione che della sanità che avevano come obiettivo quello di segregare

donne e uomini.

1997 alcuni membri del parlamento suggerirono l’attuazione di alcune misure restrittive che trasformassero

Nel

le scuole femminili in “zone vietate agli uomini” implicando la condizione che tutti i componenti del corpo

docente e del personale fossero donne.

1999 alle insegnanti donne fu impedito l’accesso in aule maschili e, viceversa, agli

A partire dal settembre

insegnanti uomini fu vietato l’accesso alle classi femminili.

Anche nel campo della sanità furono applicate misure segregative, e nell’aprile del 1997 il Parlamento approvò

una nuova legge secondo la quale gli ospedali dovevano separare, a seconda del sesso, tutti i servizi ospedalieri.

1997 il Centro Giudiziario Martyr Ghodusi, una delle più importanti branche della magistratura,

Sempre nel

specializzata nella lotta contro le manifestazioni della cultura occidentale, considerata decadente e satanica, su

regole particolarmente rigide

richiesta della fazione più estrema del regime, introdusse delle nuove

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2009

Titolo: Il figlio del dolore.

Autore: Melendez Francesca.

Descrizione: Questo percorso vuole far emergere la condizione della donna attraverso un ciclo di date che attraversa epoche e mondi diversi. Si approderà in Iran durante la rivoluzione islamica, nelle terre siciliane e in quelle toscane fino ad arrivare al punto temporale più lontano presso Alessandria d'Egitto. Ma il ciclo non si ferma qui ovviamente, e risale temporalmente. Saliremo attraverso la concezione marxista della donna, approdando ai pensieri di Simone de Beauvoir e concludere con una visione tutta artistica della donna, e in particolare modo la visione della figura femminile in Picasso. Questa sorta di ciclo fa da contorno al mio concetto di Donna. Non essendo ancora una donna per questioni sia anagrafiche sia di esperienze di vita concrete, ho voluto impersonificarmi in ciò che è essere Donna. Ho voluto raccontare una storia, presa dalla mia fantasia, che, però, trae spunto dai fatti di cronaca che ci piovono addosso ogni giorno. Per poter capire l'obiettivo del mio percorso bisogna farsi trascinare dal ciclo proposto e aspettare pazientemente il culmine: in quel momento sarà chiaro anche il perché del mio titolo.

Materie trattate: Storia (La condizione della donna in Iran e la sua evoluzione), Italiano (Divina Commedia, storia di una Capinera), Astronomia (Ipazia d'Alessandria), Filosofia, Francese (Simone de Beauvoir), Arte (la donna vista da Picasso).

Area: umanistica.

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