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Fattori del disagio psicologico

nell’adolescente e

comportamenti attuati in

risposta al disagio

di Colombo Stefania Sofia

Classe 5^BP

Indice

Premessa.................................................................................................... 1

Introduzione.............................................................................................. 2

Le culture giovanili. ............................................................................................. 2

Fattori del disagio psicologico nell’adolescente ........................................... 4

Costruzione dell’identità. ...................................................................................... 4

Come si forma e si mantiene il sé. ......................................................................... 4

Spinte al cambiamento e processi di stabilizzazione. .................................................. 5

Rapporto con i genitori. ........................................................................................ 5

Organizzazione e caratteristiche dei gruppi di adolescenti. ............................................. 6

Carriera deviante. ............................................................................................. 10

Comportamenti attuati in risposta al disagio ............................................... 13

Che cosa si intende per trasgressione? ..................................................................... 13

Nuova concezione dei valori nei giovani. ............................................................... 13

Alcuni dei principali modi di evasione dalla realtà. ..................................................... 14

Abuso di alcool e sostanze stupefacenti. ............................................................... 14

Approccio alla sessualità................................................................................... 17

Disturbi dell’alimentazione. .............................................................................. 18

Come aiutare le persone affette da questi disturbi?............................................... 20

Bibliografia ............................................................................................. 21

0 Colombo Stefania 5^Bp

Premessa

In seguito al mio percorso di studi ho sviluppato interesse per lo studio della cultura giovanile.

Questo argomento mi appassiona in quanto ritengo che noi giovani rappresentiamo il futuro della nostra società.

Inizialmente consideravo il disagio come qualcosa di legato solo ad alcuni individui che si trovano a vivere in situazioni di emarginazione, in seguito mi sono resa conto che il disagio è diffuso tra un numero di giovani molto elevato e non è specifico di alcune categorie di giovani, ma è generalizzato. Questo modo di considerare il disagio mi è nato anche osservando alcuni gruppi di giovani che si sono formati sul territorio in cui abito.

Prendendo spunto da varie fonti di informazione mi sono accorta che molti giovani, soprattutto gli adolescenti, sono lasciati soli nell’affrontare gli ostacoli che incontrano durante il loro percorso di crescita, da un lato perché gli adulti vengono “tagliati fuori” e non resi partecipi da parte dei giovani, dall’altro perché non si “mettono in gioco” e spesso non sono in grado di fornire loro un aiuto concreto.

In questa tesina mi sono proposta di analizzare la condizione dei giovani e soprattutto degli adolescenti. Per fare questo nel primo capitolo ho analizzato i fattori che provocano disagio nell’adolescente. Mi sono occupata delle problematiche che possono sorgere durante la costruzione dell’identità mettendola in rapporto alla cultura dell’attuale società.

Ho inoltre analizzato il rapporto genitori-figli prestando maggiore attenzione agli elementi che si sono modificati negli ultimi decenni.

Infine mi sono occupata di analizzare le strutture sociali nelle quali il ragazzo tende ad identificarsi, cioè i gruppi di coetanei, ed i comportamenti devianti che ne possono derivare.

Nel secondo capitolo ho invece voluto descrivere i vari comportamenti messi in atto dai giovani in riposta alla situazione di disagio nella quale si vengono a trovare.

Innanzitutto ho ritenuto opportuno partire dalla definizione del termine “trasgressione” che ritengo significativo per descrivere il tipo di azioni che più affascinano gli adolescenti. Successivamente ho analizzato più nello specifico i comportamenti più significativi delle problematiche giovanili.

1 Colombo Stefania 5^Bp

Introduzione

La pedagogia si è trovata solo di recente ad affrontare quella che da qualche decennio si è venuta configurando come “questione giovanile”.

Nel corso della sua storia la pedagogia si è occupata quasi esclusivamente di istruzione e di educazione del bambino e del fanciullo della scuola primaria, e solo in qualche caso si è spinta ad interessarsi della preadolescenza e dei giovani.

Significative aperture alla comprensione dell’universo giovanile sono registrabili negli ultimi decenni presso le scienze dell’educazione, come la psicologia, l’antropologia culturale e la sociologia.

Il disagio adolescenziale ed il malessere diffuso tra i giovani impongono a tutti, in primo luogo alle istituzioni, il dovere di attuare concreti provvedimenti per cercare di ridurne, o addirittura di eliminarne le cause.

L’obiettivo che dobbiamo prefiggerci è di favorire la formazione di un giovane, che da adulto troverà in sé la forza per non essere sconfitto dalla vita, per non cercare fuori di sé, nella droga e nel rifiuto della vita, la risoluzione dei propri problemi.

Le culture giovanili

Giovani, disagio giovanile e prevenzione del disagio devono essere analizzati partendo dalla definizione e connotazione della cultura giovanile che si è diffusa negli ultimi decenni.

Le prime ricerche sociologiche risalgono agli anni Sessanta del Novecento. In quegli anni la cultura giovanile era considerata come una subcultura in sostanziale continuità con la cultura degli adulti.

Esempi di controcultura hippy.

La cultura Hippy (scritto anche Hippie) era in origine un movimento giovanile che ha avuto inizio negli Stati Uniti nel corso degli anni sessanta e si è diffuso in tutto il mondo.

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Successivamente però, verso gli inizi degli anni ’70, la cultura giovanile ha assunto le caratteristiche di una “controcultura”, cioè di opposizione alla cultura dominante della società e delle istituzioni tipiche. Essa si è fatta portavoce di nuovi valori centrati sulla creatività, la solidarietà, l’autorealizzazione, e anche di nuovi progetti sociali e politici quali le sperimentazioni di nuove forme di convivenza familiare (le comuni).

Negli anni ’80 invece si è assistito alla “fase di riflusso”: l’impegno sociale e politico ha perso la sua importanza, mentre i giovani prediligono la dimensione della vita quotidiana e dell’esistenza privata.

Negli anni ’90, infine, permane questa attenzione alla quotidianità, ma vista in modo negativo.

Questa dimensione della vita quotidiana è segnata dalla mancanza di prospettive di lavoro, dalla carenza di abitazioni e da altri fattori sociali che portano il giovane ad essere sofferente nei confronti della propria vita.

La cultura giovanile sembra presentarsi allora come una “cultura di adattamento”, nel senso che i giovani tendono ad adattarsi alla complessità sociale sviluppando strategie e comportamenti per “sopravvivere” in essa e costruirvi un proprio percorso esistenziale.

Il problema sorge in quanto queste strategie di sopravvivenza talvolta sfociano in comportamenti devianti, infatti, i giovani che non sono ancora pienamente integrati nel sistema di norme ed istituzioni di cui la società si compone sono maggiormente soggetti al fascino pericoloso della trasgressione.

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Fattori del disagio psicologico nell’adolescente

Costruzione dell’identità

Nel periodo adolescenziale è molto importante la costruzione della identità.

Per stabilire chi siamo ci basiamo su diversi criteri:

  • L’obiettività sociale: entrano a far parte della nostra identità le caratteristiche personali che la società conferma.
  • L’investimento soggettivo: certi aspetti sono considerati centrali, anche se non vengono riconosciuti dalla società perché la singola persona ritiene che siano importanti per sé.

Come si forma e si mantiene il sé

Per arrivare alla conoscenza di sé ognuno di noi raccoglie dei dati che vengono attinti da fonti private (ricordi, emozioni, sentimenti) o da fonti sociali (stando con gli altri). Però gli studiosi di psicologia sociale hanno dimostrato che le fonti sociali sono di gran lunga più importanti. Il contatto con altre persone può fungere da “specchio” che rivela aspetti importanti della propria personalità.

Si conoscono alcune condizioni tipiche dalle quali ricaviamo le informazioni:

L’interazione sociale

L’ambiente ci fa da specchio e ci fornisce delle informazioni sul nostro conto. Spesso gli altri ci dicono apertamente ciò che pensano su di noi ma la maggior parte delle volte questi giudizi sono inespressi, quindi bisogna essere in grado di applicare la tecnica del decentramento, cioè bisogna saper assumere idealmente il ruolo dell’altro e cercare di vederci come ci vede lui dalla sua posizione.

Il confronto sociale

La conoscenza di sé si basa molto sul confronto con gli altri. Spesso i paragoni vengono fatti con individui o gruppi di riferimento che sono ritenuti importanti e degni di essere presi come modelli.

Interpretazione di ruoli

Quando le persone si trovano a svolgere un ruolo all’interno della società spesso sviluppano una conoscenza di sé che vi si addice. Interpretando un ruolo l’individuo riceve parecchie informazioni sul proprio conto, che lo spingono a concepirsi in quella veste.

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Le esperienze sociali indirette

Non c’è bisogno di entrare direttamente nelle interazioni sociali, ma si può imparare molto dalle esperienze di persone con le quali ci identifichiamo.

Spinte al cambiamento e processi di stabilizzazione

L’individuo non assorbe passivamente le informazioni sul sé che riceve dalle fonti, le vaglia e le filtra intervenendo attivamente nella costruzione della conoscenza di sé. Le fonti tendono a farci modificare la visione che abbiamo di noi, ma noi cerchiamo di mantenerla invariata. Ogni informazione nuova sul sé può mettere in crisi la nostra vecchia concezione. L’individuo per non modificare la visione che ha di sé mette in atto dei meccanismi cognitivi basati sulla selezione dell’informazione in arrivo.

  • L’affiliazione orientata: ci si può associare a persone o a gruppi che confermano la visione che abbiamo di noi.
  • La gestione dell’interazione: possiamo cercare di pilotare interazioni e relazioni in modo che arrivino a confermare la visione che abbiamo di noi stessi.

Questo processo di costruzione e di mantenimento del sé avviene in maniera relativamente semplice in una struttura sociale statica e portatrice di valori ben definiti.

Purtroppo la società contemporanea non è più portatrice di valori ben definiti, ma soprattutto non è una società statica. È anzi in continuo movimento, una società dinamica all’interno della quale risulta difficile trovare valori certi ai quali poter far riferimento.

In questo tipo di società l’adolescenza è caratterizzata da un progressivo dilatarsi della sua durata e da una crescente difficoltà ad assumere un’identità autonoma ed indipendente da quella genitoriale.

Rapporto con i genitori

Dati demografici dimostrano che la famiglia media italiana è

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2008

Titolo: Fattori del disagio psicologico nell'adolescente e

Autore: Stefania Colombo

Descrizione: in questa tesina ho voluto analizzare la condizione dei giovani nella nostra società in quanto questa fascia di età è maggiormente soggetta a problematiche.

Materie trattate: psicologia, sociologia, pedagogia.

Area: umanistica

Sommario

Premessa

In seguito al mio percorso di studi ho sviluppato interesse per lo studio della cultura giovanile. Questo argomento mi appassiona in quanto ritengo che noi giovani rappresentiamo il futuro della nostra società.

Inizialmente consideravo il disagio come qualcosa di legato solo ad alcuni individui che si trovano a vivere in situazioni di emarginazione, in seguito mi sono resa conto che il disagio è diffuso tra un numero di giovani molto elevato e non è specifico di alcune categorie di giovani, ma è generalizzato. Questo modo di considerare il disagio mi è nato anche osservando alcuni gruppi di giovani che si sono formati sul territorio in cui abito.

Prendendo spunto da varie fonti di informazione mi sono accorta che molti giovani, soprattutto gli adolescenti, sono lasciati soli nell'affrontare gli ostacoli che incontrano durante il loro percorso di crescita, da un lato perché gli adulti vengono "tagliati fuori" e non resi partecipi da parte dei giovani, dall'altro perché non si "mettono in gioco" e spesso non sono in grado di fornire loro un aiuto concreto.

In questa tesina mi sono proposta di analizzare la condizione dei giovani e soprattutto degli adolescenti. Per fare questo nel primo capitolo ho analizzato i fattori che provocano disagio nell'adolescente. Mi sono occupata delle problematiche che possono sorgere durante la costruzione dell'identità mettendola in rapporto alla cultura dell'attuale società.

Ho inoltre analizzato il rapporto genitori-figli prestando maggiore attenzione agli elementi che si sono modificati negli ultimi decenni.

Infine mi sono occupata di analizzare le strutture sociali nelle quali il ragazzo tende ad identificarsi, cioè i gruppi di coetanei, ed i comportamenti devianti che ne possono derivare.

Nel secondo capitolo ho invece voluto descrivere i vari comportamenti messi in atto dai giovani in risposta alla situazione di disagio nella quale si vengono a trovare.

Innanzitutto ho ritenuto opportuno partire dalla definizione del termine "trasgressione" che ritengo significativo per descrivere il tipo di azioni che più affascinano gli adolescenti. Successivamente ho analizzato più nello specifico i comportamenti più significativi delle problematiche giovanili.

Introduzione

La pedagogia si è trovata solo di recente ad affrontare quella che da qualche decennio si è venuta configurando come "questione giovanile".

Nel corso della sua storia la pedagogia si è occupata quasi esclusivamente di istruzione e di educazione del bambino e del fanciullo della scuola primaria, e solo in qualche caso si è spinta ad interessarsi della preadolescenza e dei giovani.

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