Ginnasio - Liceo classico e di ricerca
San Raffaele
Milano
“Donne del Terzo Reich”
A cura di:
Raffaella Leo
Classe III Liceo, sez. unica
Anno scolastico 2006/2007
In copertina: Un dipinto di Fabio Traverso che rappresenta il modello nazista dei matrimoni di razza «ariana» e la religione neopagana.
Premessa
Una delle caratteristiche più note del Nazismo è la misoginia, ossia l’avversione per le donne. Mi sono sempre chiesta come potesse essere la vita di una donna in uno stato che provasse ostilità nei suoi confronti, perciò dato che con l’esame di maturità viene chiesto allo studente di approfondire un argomento ho deciso di soddisfare questa mia curiosità.
Inizialmente il lavoro presentava delle difficoltà nel reperire il materiale che mi era necessario in quanto l’argomento da me scelto è ancora poco trattato, ma attraverso un’approfondita ricerca trovai un articolo di Stefania Maffeo intitolato “Gli angeli del focolare nazista: l’altra metà del cielo hitleriano” riportante la bibliografia.
Solo dopo aver scritto gran parte dei contenuti del mio elaborato trovai il taglio giusto da dare al mio lavoro, cosicché si incentrasse solamente sul ruolo della donna in quel periodo e tralasciasse tutti gli altri aspetti fuorvianti dalla questione che più mi premeva approfondire.
Introduzione
La storia parla poco delle donne tedesche durante il Nazismo e prima della fine degli anni ’70 nessuno si era preoccupato di chiarire quale ruolo avesse nella Germania degli anni ’33-’45 la componente femminile ariana.
È curioso cercare di capire perché personaggi rilevanti come la Führerin Gertrud Scholtz-Klink non comparissero nelle storie del Terzo Reich. Secondo lo storico britannico Tim Mason era possibile che il rifiuto da parte di storici maschi di considerare le donne come oggetto della propria ricerca derivasse dalla convergenza del loro punto di vista con le opinioni naziste riguardo il sesso femminile. La risposta più probabile a questa domanda però è che l’idea stessa di “donna nazista” fosse un controsenso: com’era possibile infatti che il sesso debole avesse giocato un ruolo attivo in uno stato tanto misogino?
Al contrario di come si potrebbe pensare, nella costruzione della dittatura nazista le donne non ebbero un ruolo così irrilevante: discorsi, lettere, rapporti sulle attività e circolari della Sndap documentano il sostegno fornito da loro al Nazismo e come la propaganda hitleriana ponesse all’attenzione delle tedesche, sia cattoliche che protestanti, la necessità di condividere attivamente l’obiettivo della selezione razziale.
Il regime affidò loro una precisa funzione nell’inquadramento gerarchico della società, ponendole a metà strada tra gli uomini di razza ariana e quelli stranieri: così divennero soggetti partecipi alla causa del totalitarismo, pur nella rigida separazione dei sessi e dei ruoli affidati a uomini e donne. Ma per poter giudicare quanto il gentil sesso fu responsabile della selezione razziale bisogna prima prendere in considerazione come vissero e influirono nella politica di quegli anni.
Vita delle donne nel Terzo Reich
Durante la Repubblica di Weimar, periodo che precede il governo nazista, le donne avevano il mondo del lavoro aperto anche alle alte cariche, quali magistratura e politica, aiutate pure dal movimento femminista molto diffuso in quegli anni.
Dopo che il partito nazionalsocialista vinse alle elezioni avvenute nel marzo del 1933, col Machtergreifung (cioè la presa del potere) cominciò il periodo del Terzo Reich e le donne dovettero dimettersi subito dalle cariche di rilievo e col tempo anche dalle altre; l’unica professione in cui, nonostante vi fossero discriminazioni, il numero di impiegati femmine era rilevante era quella dell’insegnante: a causa della diffusione delle scuole femminili erano richiesti docenti dello stesso sesso.
Gli uomini operanti soprattutto in campo medico, politico e giuridico definivano l’operato delle loro colleghe penoso e inefficiente, e la direzione del partito liquidava le critiche provenienti dalla sfera del sesso debole “affermando che alle donne molto qualificate rimaneva la possibilità di svolgere lavoro volontario o professioni specificamente femminili, purché fossero buone nazionalsocialiste” e che “quelle tra loro “politicamente fidate” sapevano perfettamente di essere ben accette nell’amministrazione della sfera femminile”.1
Agnes von Zahn-Harnack, rappresentante del movimento femminista tedesco e membro del partito democratico in Germania, scriveva lamentandosi pubblicamente:
[…]
<< Numerose donne che occupavano posizioni di rilievo sono state licenziate o costrette alle ferie; soltanto due di loro sono state sostituite da altre donne, e anche settori che senza alcun dubbio sono di competenza delle donne, da un punto di vista sia sociale che culturale, sono stati affidati a mani maschili. >>2
1 Claudia Koonz, Donne del Terzo Reich, Giunti, Milano 1996, p. 146
2 Ibidem, p. 146
Per evitare che si causassero disordini il Ministro dell’Interno Wilhelm Frick si vide costretto ad intervenire a sostegno delle donne:
<< Come desumo da varie fonti, negli ambienti dei funzionari, degli insegnanti e degli impiegati di sesso femminile regna una forte inquietudine a proposito dell’ostilità dimostrata loro da numerose autorità a livello sia statale che locale. [...] Devo sottolineare come ai sensi della legislazione vigente non ci sia lecita nessuna discriminazione nei confronti di funzionari e insegnanti di sesso femminile. >>3
Alle donne veniva inoltre chiesto di svolgere propaganda per la maternità finalizzata alla preservazione della razza pura e attività di volontariato o sociali a beneficio della nazione tedesca.
“In una pubblicazione ufficiale del partito Marie Baltzer faceva appello a una “maternità organizzata”, per cui le donne (tedesche) avrebbero dovuto rinforzare la loro salute fisica e sviluppare le loro capacità domestiche”4 affinché le future generazioni fossero sane e forti, per una Germania superiore nel mondo.
In aggiunta alla vita legata alla famiglia e alla vita domestica, di cui ne erano simbolo le tre “k” tradizionali (Kinder = figli, Küche = cucina, Kirche = Chiesa), un’altra autrice di quel periodo dichiarò che nella sfera femminile bisognava includere Krankenhaus (= ospedale) e Kultur (= cultura).
Infatti oltre alle pure attività di volontariato si aggiunsero quelle di provvedere ai camerati delle S.A. feriti o che avevano bisogno di sostegno psicologico e/o spirituale e confezionare loro anche biancheria e indumenti.
Nonostante si fossero adeguate alle circostanze collaborando anche con gli esponenti del governo le donne difesero sempre la loro posizione, e le organizzazioni femminili che avevano deciso di collaborare con la Germania Nazista facevano pressione affinché vi fosse una donna che all’interno delle istituzioni le rappresentasse.
3 Ibidem, p. 146
4 Ibidem, p. 136
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Donna nazista
Tratta del concetto di "donna nazista" e dell'importanza che ha avuto all'interno della politica e della società durante gli anni 1933-1945.
Materie trattate: Storia.