Scorci di storia di Milano e sguardi dei maggiori letterati ed artisti italiani e stranieri
Che hanno vissuto o soggiornato nel capoluogo lombardo.
Giulia Onorato
V Liceo Linguistico
Anno scolastico 2007-2008
Esame di Stato
Liceo “Emanuela Setti Carraro Dalla Chiesa” - Milano 1
Scorci di storia di Milano e sguardi dei maggiori letterati ed artisti italiani e stranieri
Che hanno vissuto o soggiornato nel capoluogo lombardo.
Indice
- Introduzione: Mediolanum, origini della città
- Sant’Ambrogio (339 - 397 d.C.), cittadino illustre nell’epoca di Milano capitale dell’Impero romano
- Alessandro Manzoni (1785 - 1873) descrive Milano nel ‘600
- Renzo e l’assalto ai forni
- Ugo Foscolo (1778 - 1827) e Milano sullo sfondo tra ‘700 e ‘800, epoca di cambiamenti politico-sociali
- Il dialogo tra Ortis e Parini ai Giardini di Porta Orientale
- Stendhal (1783 - 1842)
- Impressions sur Milan, “la beauté parfaite”
- Dickens (1812 - 1870)
- Passages taken from “The Pictures of Italy”
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Introduzione
L’Italia è un paese ricchissimo di città dal passato illustre, splendide e colte, ma quando si tratta di Milano questa città non viene quasi mai riconosciuta come “città bella”. Chi la conosce profondamente, invece ne ha un giudizio del tutto diverso, pur non tralasciando gli aspetti negativi presenti, del resto, in qualsiasi metropoli.
Il capoluogo lombardo è certamente molto ricco, indubbiamente i suoi cittadini hanno il dono della laboriosità, dell’efficienza e dell’originalità in diverse attività. Ma è anche una città bella. Di una bellezza elegante, non vistosa, addirittura aristocratica. Se si percorrono le vie dei cosiddetti “quartieri alti” si ammirano palazzi splendidi, ricchi di cortili addirittura fastosi.
Bisogna ricordare che il cittadino più illustre è forse Ambrogio, il patrono della città, che è tutt’ora celebrato il 7 dicembre, giorno in cui si inaugura la stagione lirica alla Scala, celebre teatro, che a tutt’oggi ospita rappresentazioni di livello internazionale.
Questa città è sempre stata centro di cultura, teatro di importanti dibattiti, culla di movimenti artistici. Tra gli illustri letterati ed artisti che vi sono vissuti o vi hanno soggiornato, tra fine ‘700 e inizio ‘800, si ricordano due grandi letterati italiani, Foscolo e Manzoni.
In alcune delle loro opere maggiori, Milano fa da scenario alle vicende narrate. Nel romanzo, considerato come il romanzo storico d’eccellenza, I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, ritroviamo Milano come teatro di scontri ed insurrezioni nel periodo seicentesco.
In Foscolo ricordiamo l’episodio dell’accesa discussione tra Parini e Ortis, nel suo romanzo epistolare, sullo sfondo di una città in epoca neoclassica e romantica.
Anche gli artisti stranieri non rimasero impassibili davanti a questa città. Ricordiamo Stendhal o meglio Henri Beyle, che si sentiva milanese nel cuore e si rispecchiava negli abitanti milanesi; partecipava sovente alla vita dei salotti prendendo parte alle rappresentazioni del Teatro alla Scala.
Mentre Stendhal rimase immediatamente affascinato da Milano, il celebre autore inglese Dickens non provò subito le stesse emozioni, dapprima descrivendo Milano ironicamente, poi apprezzandola per l’arte e i costumi dell’epoca. 4
Origini di Milano – Cenni storici
Milano, il cui nome latino è Mediolanum, fu fondata circa nel 500 a.C. dagli Insubri. L’etimologia della parola è tutt’ora incerta: il parere degli esperti sia diviso su due posizioni piuttosto differenti.
“Mediolanum” inteso come “terra di mezzo”, sede di grandi scambi commerciali ed eventi storici, oppure identificata come “scrofa semilanuta”. Questa definizione, che indica un animale mitologico, ci rimanda ad un bassorilievo che appare nel Palazzo della Ragione in Via Mercanti.
La leggenda vuole che il fondatore di Milano sia stato il celta Belloveso, che attraversò le Alpi e il territorio degli Edui per arrivare nella pianura Padana. Belloveso vide nel luogo indicato da una dea in sogno, una scrofa di cinghiale che aveva la particolarità di avere il pelo molto lungo sulla parte anteriore del corpo.
Il capo celtico decise quindi di costruire la sua città in quel luogo e di chiamarla cioè “semilanuta” (medio-lanum). In ricordo di questa leggenda, Mediolanum, e della dedicazione della città di Milano a tale scrofa, si può osservare, in piazza Mercanti a Milano, un bassorilievo raffigurante l’animale, su di un capitello del Palazzo della Ragione.
Lo stesso animale è raffigurato in uno stemma nella corte interna di Palazzo Marino.
- 500 a.C. Sorge Mediolanum, primo insediamento degli Insubri
- 222 a.C. Conquista romana
- 89 a.C. Colonia romana
- 49 a.C. Municipio romano con Giulio Cesare
- 286 – 402 d.C. Capitale dell’Impero romano d’Occidente con Diocleziano, sede dell’imperatore Massimiano
La città di Mediolanum, nel 286 d.C., fu elevata a sede imperiale da Diocleziano e diventò residenza dell’imperatore romano d’Occidente Massimiano.
Fu in questo periodo che le maggiori opere furono costruite: il circo, le terme, ingrandito il palazzo imperiale, nei pressi di via Brisa. Fu ingrandita la cinta muraria di cui rimangono visibili oltre alla torre della Porta Ticinensis, di età repubblicana, al Carrobbio, una torre poligonale ed un tratto fortificato nel Monastero Maggiore, ora Museo archeologico.
Nella prima metà del IV secolo Milano è per grandezza e numero di abitanti la seconda città dell’Occidente dopo Roma e con il passare degli anni Milano divenne un importante centro del cristianesimo e, proprio per questo motivo, nel 313 l’imperatore Costantino emanò l’editto di tolleranza nei confronti della nuova religione, concedendo la libertà di culto.
Una delle più importanti figure di questo contesto storico fu Ambrogio, vescovo di Milano dal 374 al 397, che influenzò l’imperatore Teodosio e lo convinse a mettere al bando tutti i culti non cristiani. 5
La città in seguito all’ampliamento sviluppato in età imperiale assume una forma poligonale con sviluppo verso nord-est. Il poeta gallico Ausonio rievoca lo splendore architettonico di Mediolanum negli anni fra il 380 e il 390 d.C.:
«A Milano ogni cosa è degna di ammirazione, vi è profusione di ricchezze e innumerevole sono le case signorili; la popolazione è di grandi capacità, eloquente e affabile. La città si è ingrandita ed è circondata da una duplice cerchia di mura; vi sono il circo dove il popolo gode degli spettacoli, il teatro con le gradinate a cuneo, i templi, la rocca del palazzo imperiale, la zecca, il quartiere che prende il nome dalle celebri terme Erculee.
I cortili colonnati sono adorni di statue marmoree. Le mura sono circondate da una cintura di argini fortificati. Le sue costruzioni sono una più imponente dell’altra come se fossero tra sé rivali, e non ne sminuisce la grandezza nemmeno la vicinanza con Roma».
Ausonii, Ordo Urbium Nobilium
7. MEDIOLANUM
”Et Mediolani mira omnia, copia rerum, innumerae cultaeque domus, facunda virorum ingenia et mores laeti, tum duplice muro amplificata loci species populique voluptas, circus, et inclusi moles cuneata theatri, templa Palatinaeque arces opulensque moneta et regio Herculei celebris sub honore lavacri; cunctaque marmoreis ornata peristyla signis moeniaque in valli formam circumdata limbo. Omnia quae magnis operum velut aemula formis excellunt nec iuncta premit vicinia Romae. “
Decimo Magno Ausonio (Burdigala, 310 – Burdigala, 395 circa) nacque probabilmente a oggi Bordeaux, attorno al 310 d.C., ma studiò sin da giovane a Tolosa.
Ebbe un’eccellente educazione in grammatica e in retorica, ma non riuscì mai ad avere una buona dimestichezza con la lingua greca. Fu poi avvocato, ma detestava questa professione e volle dedicarsi all’insegnamento.
Nel 334 fondò a Burdigala una scuola di retorica destinata a diventare molto famosa al suo tempo. Il suo allievo più brillante fu Paolino, futuro vescovo di Nola.
Ausonio era considerato uno degli uomini più dotti della sua epoca; così l’imperatore Valentiniano I dopo trent’anni d’insegnamento lo chiamò a Roma come precettore del figlio Graziano.
Fu insignito anche della carica di console. Tra le varie opere scrisse anche resoconti di viaggi come Ordo Urbium Nobilium, in cui descrive Milano imperiale. 6
Sant’Ambrogio cittadino illustre nell’epoca di Milano capitale dell’Impero romano
Sant’Ambrogio (Treviri, 339 - Milano, 397), è venerato dalla Chiesa cattolica che lo annovera tra i quattro massimi Dottori della Chiesa insieme a san Girolamo, sant’Agostino e san Gregorio I papa.
Assieme a san Carlo Borromeo e san Galdino è patrono della città di Milano, nella quale è presente una basilica a lui dedicata, che fu cattedrale prima della costruzione del duomo.
Quando si tratta di Milano non si può dimenticare che è “la città ambrosiana” ed infatti i milanesi vengono appellati anche “ambrosiani”. Non per niente la Chiesa di Milano segue il “rito ambrosiano” e a Sant’Ambrogio è stata dedicata una basilica.
Eppure Sant’Ambrogio non era nato a Milano, ma a Treviri, forse nel 339 d.C., morendo poi a Milano nel 397. Era stato educato a Roma come avvocato e poi nominato governatore della Liguria – Emilia con sede a Milano, città nella quale nel 374 fu eletto Vescovo, ricevette il battesimo e gli ordini sacri.
Offrì tutti i suoi beni alla Chiesa e iniziò una vita di apostolato che lo impose all’ammirazione di tutti. Seppe magistralmente fondere la speculazione filosofica greca con la chiarezza e l’equilibrio romano e quindi fu legislatore, arbitro, consigliere di vescovi, di imperatori nonché difensore strenuo del papato e dell’ortodossia.
Scrisse molte opere e trattati come il “De fide ad Gratianum”, il “De Spiritu Sancto”, il “De incarnatione”. Importante è il “Hexaemeron” sui sei giorni della creazione. I suoi interessi furono soprattutto rivolti alla pratica e alla morale, per cui scrisse il “De Officiis ministrorum”, sui doveri dei sacerdoti, “De virginibus” e altri ancora.
È utile ricordare che la Milano dei tempi di Sant’Ambrogio era una città in cui le disuguaglianze sociali erano stridenti. Perciò Ambrogio è ancora simbolo di giustizia sociale.
In una delle sue opere più incisive a tal proposito, il “De Nabuthae”, sermone su Naboth, personaggio biblico, a cui Acab, re di Samaria, strappò il possesso della vigna dopo averlo fatto uccidere, Sant’Ambrogio scrive: “il mondo è stato creato per tutti, per i ricchi e anche per i poveri. La natura non fa distinzioni, perché essa ci genera tutti poveri (…) Nudi nasciamo e bisognosi di cibo e di vestito, nudi ci riceverà la terra, né potremo portare con noi nel sepolcro le nostre ricchezze”.
Ambrogio vescovo
Ambrogio, vescovo della città di residenza della corte imperiale, influì positivamente sulla politica religiosa di Teodosio I. Nel 380 con l’editto di Tessalonica il cristianesimo fu proclamato religione di stato. Nel 381 il concilio di Aquileia si pronunciò contro l’arianesimo.
Nel 390 intervenne severamente sull’imperatore, che aveva ordinato un massacro tra la popolazione di Tessalonica, colpevole di aver linciato il capo del presidio romano della città. In tre ore di carneficina erano state assassinate migliaia di persone.
Ambrogio impose all’imperatore una “penitenza pubblica”, cioè l’esclusione dalla partecipazione ai riti sacri. Teodosio accettò il castigo ecclesiale. Nel Natale di quell’anno l’imperatore venne assolto e riammesso ai sacramenti. 7
Rito ambrosiano
Ambrogio introdusse nella chiesa occidentale molti elementi tratti dalle liturgie orientali, in particolare canti e inni. Le riforme liturgiche furono continuate nella diocesi di Milano anche dai successori e formarono il Rito ambrosiano sopravvissuto alle unificazioni dei riti di papa Gregorio I e del Concilio di Trento.
Sant’Ambrogio e il canto liturgico
Con il termine di ambrosiano non si definisce solo la liturgia della chiesa cattolica che fa riferimento al santo, ma anche un preciso modo di cantare durante la liturgia.
Esso viene indicato con il nome di canto ambrosiano, il quale è caratterizzato dal canto di inni, cioè di nuove composizioni poetiche in versi, distinte dai salmi, che vengono cantate da tutti i partecipanti al rito, a differenza di quanto avveniva per i salmi, solitamente cantati da un solista o da un gruppo di coristi.
Esso viene invece cantato da tutti i partecipanti, in cori alternati, normalmente tra donne e uomini.
Il Vescovo e la creazione delle Basiliche milanesi
Sant’Ambrogio, particolarmente sensibile alle opere d’arte, promosse la realizzazione di importanti basiliche collocate ai quattro punti cardinali, al di fuori delle mura cittadine, in forma di croce.
Gli edifici sacri sono: la Basilica Apostolorum, oggi S. Nazaro, già consacrata nel 386; la Basilica Martyrum, oggi S. Ambrogio, consacrata nel giugno di quello stesso anno e pensata inizialmente anche come mausoleo; la Basilica Virginum, oggi S. Simpliciano, uno dei monumenti paleocristiani milanesi che si è meglio conservato nelle sue strutture originarie.
Infine, la Basilica Salvatoris, S. Dionigi, chiesa oggi scomparsa. Infine il battistero di S. Giovanni alle Fonti, di cui restano tracce archeologiche.
Basilica di Sant’Ambrogio a Milano
Il nucleo primitivo della basilica milanese, che conserva le reliquie del vescovo Ambrogio, risale al 379.
Quattro secoli dopo cominciarono le trasformazioni della struttura architettonica: alle modifiche più sostanziali, tra il IX e il XII secolo, seguirono interventi di Bramante, Pellegrino Tibaldi e Giambattista Tiepolo.
L’aspetto attuale di Sant’Ambrogio – erroneamente ritenuta esempio originale del romanico lombardo – è dovuto ai pesanti restauri ottocenteschi, che diedero alla chiesa l’ipotetica configurazione del XII secolo, come racconta il brano della Guida Rossa del Touring Club Italiano dedicata a Milano. 8
Milano in età spagnola (1535 - 1706)
La pianta prospettica di Antonio Lafrery (1573), in cui come era consuetudine il castello era posto in alto, rappresenta la città così come appariva dopo l’ultimazione dell’anello dei bastioni (1545-1550).
La città presenta il tipico impianto radiocentrico in cui sono ben visibili la cerchia interna dei navigli, i baluardi delle fortificazioni, il Lazzaretto esterno a Porta Venezia. Nei cartigli si legge:
“Quanto la nobilissima Città di Milano sia bella, grande, forte, e populata e d’acque per le quali anco vengono barche abondantissima, d’ogni sorti d’arti piena ed il suo territorio fertilissimo…”
“Milano computatovi il castello è di circuito miglia dieci, il castello solo è di circuito un miglio.”
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Tesina - Premio maturità 2008
Titolo: De mediolano. Ricordi di letterati
Autore: Giulia Onorato
Scuola: Liceo linguistico
Descrizione
L'Italia è un paese ricchissimo di città dal passato illustre, splendide e colte, ma quando si tratta di Milano questa città non viene quasi mai riconosciuta come "città bella". Chi la conosce profondamente, invece, ne ha un giudizio del tutto diverso, pur non tralasciando gli aspetti negativi presenti, del resto, in qualsiasi metropoli. Il capoluogo lombardo è certamente molto ricco, indubbiamente i suoi cittadini hanno il dono della laboriosità, dell'efficienza e dell'originalità in diverse attività. Ma è anche una città bella. Di una bellezza elegante, non vistosa, addirittura aristocratica. Se si percorrono le vie dei cosiddetti "quartieri alti" si ammirano palazzi splendidi, ricchi di cortili addirittura fastosi. Bisogna ricordare che il cittadino più illustre è forse Ambrogio, il patrono della città, che è tuttora celebrato il 7 dicembre, giorno in cui si inaugura la stagione lirica alla Scala, celebre teatro, che a tutt'oggi ospita rappresentazioni di livello internazionale.
Materie trattate: latino, italiano (Manzoni), francese (Stendhal), inglese (Dickens)
Area: umanistica
Sommario: Introduzione
L'Italia è un paese ricchissimo di città dal passato illustre, splendide e colte, ma quando si tratta di Milano questa città non viene quasi mai riconosciuta come "città bella". Chi la conosce profondamente, invece, ne ha un giudizio del tutto diverso, pur non tralasciando gli aspetti negativi presenti, del resto, in qualsiasi metropoli. Il capoluogo lombardo è certamente molto ricco, indubbiamente i suoi cittadini hanno il dono della laboriosità, dell'efficienza e dell'originalità in diverse attività. Ma è anche una città bella. Di una bellezza elegante, non vistosa, addirittura aristocratica. Se si percorrono le vie dei cosiddetti "quartieri alti" si ammirano palazzi splendidi, ricchi di cortili addirittura fastosi. Bisogna ricordare che il cittadino più illustre è forse Ambrogio, il patrono della città, che è tuttora celebrato il 7 dicembre, giorno in cui si inaugura la stagione lirica alla Scala, celebre teatro, che a tutt'oggi ospita rappresentazioni di livello internazionale.
Questa città è sempre stata centro di cultura, teatro di importanti dibattiti, culla di movimenti artistici. Tra gli illustri letterati ed artisti che vi sono vissuti o vi hanno soggiornato, tra fine "700 e inizio "800, si ricordano due grandi letterati italiani, Foscolo e Manzoni. In alcune delle loro opere maggiori, Milano fa da scenario alle vicende narrate.
Nel romanzo, considerato come il romanzo storico d'eccellenza, I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, ritroviamo Milano come teatro di scontri ed insurrezioni nel periodo seicentesco. In Foscolo ricordiamo l'episodio dell'accesa discussione tra Parini e Ortis, nel suo romanzo epistolare, sullo sfondo di una città in epoca neoclassica e romantica.
Anche gli artisti stranieri non rimasero impassibili davanti a questa città. Ricordiamo Stendhal o meglio Henri Beyle, che si sentiva milanese nel cuore e si rispecchiava negli abitanti milanesi; partecipava sovente alla vita dei salotti prendendo parte alle rappresentazioni del Teatro alla Scala.
Mentre Stendhal rimase immediatamente affascinato da Milano, il celebre autore inglese Dickens non provò subito le stesse emozioni, dapprima descrivendo Milano ironicamente, poi apprezzandola per l'arte e i costumi dell'epoca.