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Eugenio Greco

Tesi d’esame di maturità scientifica.

I.I.S.S. Des Ambrois, liceo scientifico. A.S. 2008/2009

Cos’è?

Curiosità?

Eugenio Greco, tesi d’esame di maturità scientifica

La curiosità

Obiettivo

Questa tesi non tratta argomenti già sperimentati integralmente da qualcuno, è il mio modo di vedere la curiosità.

Presento questa mia teoria avvalendomi di sostegni concettuali acquisiti sia a scuola sia a livello personale.

Confesso di aver perso tanto tempo per cercare un argomento valido da trattare, cercavo di curiosare dovunque per trovare qualcosa di interessante, ma invano. Il giorno del mio diciottesimo compleanno ho capito che non dovevo più curiosare. Lo stesso ricercare è diventato l’argomento.

È proprio questo che ho intenzione di valorizzare, la ricerca, è a questo che dedico il mio lavoro: alla curiosità.

Indice

  • Curiosità nello spazio, teoria e peculiarità.
  • Conta l’impegno, non l’obiettivo, Picasso e dilemma del curioso.
  • La matematica della curiosità.
  • Dove porta la curiosità? Conoscenza incompleta, San Giovanni e Logos, Dante e Ulisse.
  • Curiosità nel tempo, la vita e la sua evoluzione.
  • La vita della curiosità: Pascoli e Popper, nascita e rinascita; Adorno, interazione col mondo.
  • Curiosità malata, la scienza nei campi di sterminio, storia e delusione.
  • Curiosità matura e costruttiva. Dyson, Einstein, Feynman. Intoppi con la luce.
  • La mia curiosità.
  • Spiaggia o montagna?
  • Radio nuova!
  • Chi l’aveva notato?
  • La psicoanalisi non è curiosità?
  • Lari, Matt, Euge, le tre “teste di serie” e una vera passione.
  • Sono simile a Dick Feynman!
  • Cioccolato! Per capire ricerca e scoperta senza curiosità.
  • Non è perdonato chi non è curioso, Unforgiven – Metallica.
  • Il passo del Gran Naviglio, studiando relatività galileiana.
  • Einstein, foto curiosa.
  • Guardare il cielo.
  • Cos’è? Curiosità?

Bibliografia

Testi e documenti cartacei:

  • La curiosità conta più dell’età, Corriere della Sera, 15/11/’07, Francesco Giavazzi.
  • Tur­bare l’universo, Freeman Dyson, 1981, Boringhieri.
  • “Sta scherzando, Mr. Feynman!”, Richard P. Feynman, 1989, Zanichelli.
  • Pensieri di un uomo curioso, Albert Einstein, a cura di Alice Calaprice, 1997, Mondadori.
  • Le 5 equazioni che hanno cambiato il mondo, Michael Guillen, 2006, TEA.

Capitolo 5, E=mc2, la curiosità ha spento la luce.

  • Feynman lectures on physics, Richard P. Feynman, 1988, MASSON.

Ed. bilingue ITA – ENG. Capitolo 15, 16 e 17 sulla relatività.

Testi scolastici:

  • La Divina Commedia, Dante Alighieri, a cura di Alessandro Marchi, 2005, Paravia.

Canto XXVI inferno, XXXIII paradiso, testo con analisi e critica.

  • Itinerario nell’arte, volume 3, Cricco-Di Teodoro, 2005, Zanichelli.

Capitolo 29, Il cubismo.

  • QED, la strana teoria della luce e della materia, Richard P. Feynman, 2005, Adelphi.
  • Itinerari di filosofia, volume 3, Abbagnano-Foriero, 2003, Paravia.

Percorso storico 5, scuola di Francoforte, Adorno.

Percorso storico 6, Karl Popper.

  • La letteratura, volume 5, Baldi-Giusso-Razetti-Zaccaria, 2007, Paravia.

Percorso 5, Giovanni Pascoli.

File informatici:

  • www.wikipedia.it per immagini e informazioni sul vangelo di San Giovanni, sulla conoscenza, sul Logos nell’antica Grecia, (pensiero di Eraclito e Platone).
  • www.gandalf.it/arianna/curiosi.htm, Curiosità pregio o difetto? Paolo Bassi, ottobre 2007.
  • laral.istc.cnr.it/wiki/index.php/Sulla_Curiosità, Sulla curiosità, Massimiliano Schembri.
  • www.olokaustos.org/argomenti/esperimenti/ (capitolo curiosità malata).

Curiosità nello spazio: teoria e peculiarità

Ognuno è curioso a modo suo, la natura in generale è curiosa, tende sempre a cercare situazioni diverse, a evolversi. Nel bene o nel male la curiosità è sintomo di voglia di cambiamento. La curiosità è ciò che ci spinge a ricercare e capire come funziona ciò che ci circonda.

Dipende da come una persona vuole rapportarsi con la natura e da come vuole usare il proprio saper ragionare. La curiosità è quella voglia che spinge a ricercare per il semplice gusto di capire.

Prendiamo un soggetto, dire di esso che è curioso vuol dire che è interessante o che è interessato? Entrambi i significati sono validi e sono due modi di vedere la stessa cosa perché se un soggetto è interessante vuol dire che ha qualche caratteristica particolare, che deriva dal suo essere interessato a cercare questa particolarità stessa.

La natura intera è curiosa e le persone sono curiose solo se c’è questo rapporto reciproco fra interessante e interessato. La particolarità non avrebbe motivo di esistere se non per essere valorizzata. Le caratteristiche di questa particolarità, cioè quelle che destano curiosità, sono quattro.

Tutto ciò che è imprevedibile, tutto ciò che è diverso da quello che conosco, tutto quello che non conosco, tutto ciò che è novità.

Rousseau diceva “si è curiosi nella misura in cui si è istruiti” quindi se si conosce, se si hanno in mano gli strumenti per far fruttare la curiosità. Ma la voglia di istruirsi, non è anch’essa curiosità?

Senza curarsi del livello di conoscenza, l’istruzione ci permette di avere più orizzonti, il sapere ci rende consapevoli della presenza di “qualcosa in più” che ci interessa scoprire personalmente, e anche se è una scoperta di altri, vogliamo farla nostra per coglierne sfumature che “gli altri” non avevano notato.

La curiosità è sempre accompagnata dalla creatività e dall’originalità, non da intendere come stravaganza o stramberia, ma etimologicamente come capacità di dare inizio per combattere la ripetitività. La curiosità non è stata mai materia di studio approfondito, in quanto molte persone credevano che essa fosse solo un difetto, alcuni la ritengono una caratteristica superflua, pochissimi la valorizzano. Io sono fra quei pochissimi. È però sbagliato dare torto alle persone che la criticano, che la sminuiscono, che la reputano una stupidaggine, hanno ragione anche loro! Mi spiego meglio: la lingua italiana è particolare perché per esprimere un concetto usa un’infinità di parole, nel caso della curiosità fa però il contrario, con questo termine spiega modi di rapportarsi completamente diversi!

Mi avvalgo degli aggettivi per sopperire a questa mancanza e definire sei tipi di curiosità.

Curiosità innata

È una sorta di premessa per esser dei “buoni curiosi”, quella che partendo da conoscenza “zero” ci fa apprendere pian piano sin da bambini la situazione nella quale ci muoviamo, serve per esser consapevoli dei propri limiti, a essere prima di tutto umili nei confronti della natura per poterla scoprire piano piano.

Curiosità primaria

Senza aver la presunzione di sapere, è quel tipo di curiosità che spinge a informarsi e a istruirsi, denota il fatto di esser motivati e stimolati a voler ampliare i propri orizzonti di conoscenza, fornisce gli strumenti necessari per poter fare qualcosa di concreto.

Curiosità superflua

Di sicuro il tipo di curiosità più diffusa e indiscreta, è quello che spinge a ottenere informazioni appunto superflue, tanto per il gusto di averle, non con fine utile, tanto per curiosare nei fatti degli altri. Quindi è una curiosità che inutilmente fa perdere tempo.

Curiosità costruttiva

È quella che intendeva Rousseau, senza considerare quella basilare. Questa è la migliore curiosità di tutte, tale solo se ha delle solide basi culturali. Essa ci spinge a ricercare per scoprire il nuovo, in qualsiasi ambito. Mira non in modo particolare all’obiettivo, bensì a cosa c’è prima e dopo, cioè la motivazione vera che ci spinge ad analizzare il percorso e il dettaglio verso quell’obiettivo, e anche ciò che dopo si ottiene, una soddisfazione pura, gratificante grazie all’impegno personale, senza aiuto esterno, senza bisogno di un tornaconto personale o un riscontro pratico immediato.

Curiosità morbosa

Versione degenerata della curiosità superflua, che la trasforma da inutile a fastidiosa. È quella che spinge a scovare informazioni potenzialmente dannose per altre persone. Esasperata ricerca del dettaglio compromettente, finalizzata anche alla divulgazione di fatti personali, per sfamare la curiosità superflua della “gente”.

Curiosità malata

Versione degenerata della curiosità costruttiva. Ha in generale le caratteristiche della buona curiosità e porta anche a risultati concreti. Ma ha perso le premesse di curiosità umile, ed è soddisfatta solo al raggiungimento dell’obiettivo, senza preoccuparsi dei mezzi usati. Non si fa alcuno scrupolo, obbligatoriamente supera il limite del rispetto delle altre persone.

Voglio, in questa prima parte, -“Curiosità nello spazio”- presentare le caratteristiche intrinseche e immutabili della curiosità.

Nella seconda, invece, -“Curiosità nel tempo”- analizzo il suo mutamento durante la vita dei curiosi e la sua interazione sociale.

In entrambi i casi non vale la pena dedicare attenzione alla curiosità superflua e morbosa; per troppo tempo è stato questo il concetto prevalente e più diffuso.

Credo sia arrivato il momento di smentire questo affronto alla principale ragione del progresso.

Conta l’impegno, non l’obiettivo: Picasso e il dilemma del curioso

Da dove deriva la curiosità?

È innata, ma dopo un po’ si perde. Quella che nasce insieme alle persone è la curiosità primaria, ma oltre a farci capire in che ambiente possiamo muoverci, ci fa inevitabilmente capire che questo ambiente ha un determinato livello di benessere.

Classico esempio di benessere?

Una calda, comoda, tranquilla, intima spiaggia. Classico esempio di curiosità morta. A molti piacerebbe essere su quella spiaggia, a riposarsi oserei dire in eterno.

Questa spiaggia rappresenta un benessere statico, chi resta a prendere il sole nasce e muore con una frivola felicità. Un curioso nota che c’è una montagna sullo sfondo, quindi perché non scalarla?

Vuol dire muoversi, raggiungerla, poi scalarla, fatica insomma, solo per capire cosa c’è dall’altra parte. Molti rispondono “E chi me lo fa fare? Io sto bene qua dove sono”. Generalizzando, a che serve farsi domande, esser curiosi se si sta bene nelle condizioni in cui si è capitati?

Fa bene chi sta fermo o chi parte per scalare? Belle domande, alcune delle tante che non avranno mai risposta. C’è chi sta tranquillo a riposare, c’è chi in queste condizioni è irrequieto e ha voglia di cercare, di scoprire; è disposto a fare fatica pur di soddisfare la sua curiosità che deriva dal non sapere cosa c’è al di là della montagna, e appena si riesce a vedere oltre, a prescindere da quello che vede, è contento e gratificato per l’impegno dedicato a questa impresa.

Chi rimane ad abbronzarsi non proverà mai questa gioia, ma sta bene di sicuro. Sì, perché c’è il rischio per i curiosi di arrivare in cima e rimanere profondamente delusi. Non penso che la soddisfazione derivi da quello che si ottiene perché il curioso sa che deve valorizzare appieno l’impegno che mette nel dedicarsi alla ricerca del “nuovo”, e non farsi influenzare da come questo nuovo si presenta.

La soddisfazione pura non dipende dal riscontro pratico e dal risultato, ma solo dall’impegno.

Se il nuovo è qualcosa di piacevole non aumenta la nostra soddisfazione, testimonia solo che abbiamo fatto una buona ricerca. Se il nuovo delude, non bisogna scoraggiarsi, anzi è necessario continuare ad esser curiosi per trovare una soluzione che oltre a colmare la delusione ci conduca a una spiaggia migliore della prima. Questa è curiosità.

Voglio presentare uno dei migliori esempi di curiosità, a parer mio, capace di far fronte a una tragica delusione.

L’Artista nel vivere una determinata situazione, ha deciso di scalare la montagna e arrivato in cima ha visto questo.

Guernica, celeberrimo dipinto di Pablo Picasso, realizzato nel 1937 per l’esposizione universale di Parigi adesso conservato a Madrid. Testimonia i bombardamenti dell’omonima città e mostra il confuso insieme di corpi straziati mescolati con lo spazio circostante.

Il colore, sinonimo di vita, viene sostituito da un tetro bianco e nero che fa risaltare oltre che al bagliore delle esplosioni, anche l’assordante rumore.

L’ambiente è un intreccio fra interno e esterno non solo secondo la visione cubista, ma anche per rendere con violento realismo la tragedia del bombardamento, che demolisce palazzi e scaraventa all’aperto l’intimità di ogni famiglia. Tutto è movimento, delusione, dramma.

Questo enorme dipinto (3,5 m x 8 m) riesce a parlare, a far sentire le grida di dolore e il susseguirsi dei boati delle spietate esplosioni. Questo è quello che Picasso fa nascere dopo che i nazisti e Francisco Franco si rivoltano contro la Repubblica Spagnola.

Per riprendere il paragone spiaggia e montagna, non è tanto ciò che Picasso vede oltre la cima, ma è ciò che vede guardandosi le spalle, cioè una spiaggia oltremodo scomoda imposta dalla situazione storico-politica.

La curiosità di Picasso sta principalmente nel volere usare l’arte come testimonianza, per far capire che è necessario trovare situazioni diverse. Quindi la sua scalata è quella dell’impegno civile, attraverso l’arte, per cercare nuove soluzioni, restando amareggiato per quella grandissima folla di non curiosi che si accontentarono di una spiaggia che stava per esser travolta dallo tsunami della Seconda guerra mondiale.

Il rendersi conto della situazione gli dà la grinta per scalare la montagna, e si pone come obiettivo l’incoraggiare gli altri tramite l’arte a fare lo stesso sforzo. Perciò egli è il precursore delle avanguardie storiche, inventa e sperimenta una forma d’arte mai vista prima, il cubismo. Con esso mostra la realtà da ogni lato, è in grado di aprire un universo di ricerca e sperimentazione, dove l’arte non è più verosimile, ma reale. Nuova realtà che si differenzia da quella che comunemente conosciamo, ma è tale in quanto ad essa si riferisce, ed essa vuole testimoniare.

Avrebbe potuto starsene ad aspettare lo tsunami come in molti hanno fatto, sperando nell’intervento di altri, invece ha deciso di impegnarsi.

Da sempre, quello che conta è l’impegno; fare ognuno la propria parte combattendo per un mondo migliore. A esser sincero, le opere cubiste non mi piacciono molto, ma ammiro profondamente Picasso per il modo e la motivazione di fare arte: fantasioso e irrequieto, indipendente e curioso.

Queste due foto rappresentano il Picasso “curioso” inteso come soggetto interessante e stravagante, che trovava anche il tempo per farsi fotografare durante una danza: fare arte con la luce.

La matematica della curiosità

Dominio D = (0; +∞)

C = curiosità, r = ricerca

B = conoscenza di base, S = scoperta

Voglio azzardare un parallelo fra grafici matematici e ciò che succede in ambito concreto grazie alla curiosità. Provo con dei piani cartesiani. Nel primo pongo sulle ordinate il livello di conoscenza di base B e sulle ascisse la curiosità C. Questa è sia la curiosità innata sia quella primaria, che ci porta a conoscere l’ambiente dove possiamo sviluppare l’interesse attivo per qualcosa, ci delinea cioè il piano cartesiano stesso; e ci porta tramite l’istruzione ad avere un determinato livello di conoscenza di base, perciò rappresentato da una retta orizzontale, a prescindere dal livello di curiosità.

L’equazione è la retta B = n, dove n è un numero che indica la quantità di conoscenza di base, è una quantità definita, per esempio pari a “2”. Dato che questa conoscenza è la base sulla quale agisce la curiosità primaria, per comodità di calcolo trasliamo gli assi in verticale di n e su questo nuovo piano cartesiano analizziamo in che modo la curiosità influenza la ricerca. La curiosità ci spinge a ricercare, perché è voglia di ricercare. La funzione questa volta è una dipendenza lineare con un determinato coefficiente angolare che dipende dagli “strumenti culturali” dei quali si dispone.

Questo coefficiente lo chiamo n perché gli “strumenti” sono forniti dalla conoscenza di base. Più si ha padronanza con questi strumenti (sostanzialmente un buon grado di cultura generale) più la curiosità primaria è in grado di incentivare la ricerca.

Spesso la ricerca porta a scoprire qualcosa; vediamo come si può comportare la curva della scoperta. Per comodità di calcolo ho posto n = 2, prenderlo diverso vorrebbe dire solo deformare o traslare i grafici, senza mutare la natura della teoria.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità  2009

Titolo: Cos'è? Curiosità ?

Autore: Greco Eugenio

Descrizione: la curiosità  è quella voglia che spinge a ricercare per il semplice gusto di capire. questa tesi non tratta argomenti già  sperimentati integralmente da qualcuno, è il mio modo di vedere la curiosità . presento questa mia teoria avvalendomi di sostegn

Materie trattate: Matematica, Fisica, Letteratura, Arte, Filosofia, Inglese

Area: scientifica

Sommario: Matematica: integrali e derivate. Fisica: curiosità  scientifica di Albert Einstein -relatività  ristretta, di Richard Feynman -elettrodinamica quantistica, di Freeman Dyson -osservazione spaziale. Letteratura: la curiosità  che porta alla conoscenza, Dante e Ulisse -Divina Commedia; nascita della curiosità , Giovanni Pascoli -Fanciullino, Digitale purpurea. Arte: dilemma del curioso, Picasso -sperimentazione cubista. Filosofia: curiosità  in rapporto con la società , Karl Popper -falsificabilità  del sapere; T.W.Adorno -Industria culturale. Inglese: il non curioso in musica, Metallica-The Unforgiven.

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