Estratto del documento

Considerazioni sul vivere border-line

Analisi e approfondimenti sulla vita e le opere di tre personaggi geniali

G. Gamow, J.-M. Basquiat, S. T. Coleridge

“…e quando miro in cielo ardere le stelle; dico

fra me pensando: a che tante facelle?

Che fa l’aria infinita, e quel profondo infinito

seren? Che vuol dire questa solitudine

immensa? Ed io che sono?”

(G. Leopardi – Canto notturno di un

pastore errante dell’Asia)

(V. Van Gogh – Notte stellata)

Liceo Scientifico “Giacomo Ulivi” Rocco Ravella

Classe V F p.n.i.

Concorso “Miglior tesina 2008” Parma, 9 giugno 2008

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Indice

4 Breve presentazione

5 Considerazioni

7 George Gamow

10 Jean – Michel Basquiat

15 Samuel Taylor Coleridge

21 Bibliografia e fonti 3

Breve presentazione

Fin da bambino ero un continuo far domande a coloro che mi circondavano, lo scoprire cose nuove intorno a me stimolava la mia curiosità.

Ora da adolescente che m’appresto alla maturità chiedo con lo stesso interesse, e non mi bastano più le risposte facili, semplici; cerco di capire più profondamente i significati e il senso di situazioni e avvenimenti che fanno parte della vita stessa.

Non a caso il sociologo tedesco E. Fromm diceva: “L’uomo è l’unico animale per il quale la sua stessa esistenza è un problema.”

Ho quindi voluto studiare e analizzare in questo scritto un fenomeno che sempre più mi affascina e stupisce.

Come probabilmente si può dedurre dal titolo intendo analizzare la vita e alcune opere di tre personaggi in particolare: George Gamow, Samuel Taylor Coleridge, Jean-Michel Basquiat, che se pur avendo vissuto in epoche molto distanti, ho scoperto essere ottimi rappresentanti di quella categoria di uomini che ha saputo vivere e lasciar memoria di sé per la capacità di coniugare genio e irrazionalità. 4

Considerazioni

Come non stupirsi di fronte all’immensità del cielo, del mondo, delle stelle? Così si stupirono Van Gogh e Leopardi. Appassionati dalla natura, dalla vita cercarono di scoprirne i più reconditi segreti e rivelarli attraverso la loro arte.

Si è sempre pensato all’esistenza, ai suoi perché, alle sue motivazioni.

Nel VI secolo a.C. l’uomo si è persino inventato un sapere che raccogliesse in sé tutte le idee e teorie circa il mondo esterno ed interno a noi stessi: la filosofia.

Questa s’è accresciuta, evoluta ed è ritenuta il sapere per eccellenza: poiché studia l’uomo, la sua società, la sua storia e vuole offrire teorie e leggi universali per mondo e natura; è quindi intrinseca ad ognuno di noi – prima o poi chiunque, necessariamente, si chiede che senso ha la sua vita -, ognuno prova a seguire quelle direttive etico-morali che derivano dalle risposte che uno si dà.

E’ una “brutta abitudine quella dei talenti creativi di investire sé stessi in estremi patologici” (T. Roszak), ma appunto grazie a questa convivenza del genio con uno stato estremo che gli consente di raggiungere profonda conoscenza e quindi di sciogliere con l’arte e le intuizioni geniali quei nodi creati dalla filosofia.

Quindi chi riesce a vivere all’estremo, al limite, sul border-line è colui che può capire sé stesso nel mondo, percepire i segreti della natura ed interpretarli in arte o pensiero significativi.

Colui che più si avvicina a riunire il suo essere esteriore col genio interiore (stato di natura), sempre, in tutti i tempi è stato considerato un talento creativo: un genio.

Questi riesce a percepire i limiti e gli ostacoli che lo costringono all’interno del border-line; e il suo scopo quindi diviene quello di scardinare i blocchi e interpretare il mondo sotto nuove prospettive, consapevole della libertà assoluta raggiungibile con lo stesso atto di oltrepassare e vivere (anche momentaneamente) al di fuori della linea di confine.

Perciò è quasi sintomatico negli individui, che percepiscono i muri imposti (o auto-imposti) dalla società e dalla storia, la ricerca, anche sfrenata, di vie d’accesso a nuovi mondi, a nuove situazioni differenti da quelle dogmatiche e indubitabili che prima opprimevano il talento e poi, superate, spalancano le porte al dubbio e alla creatività.

Se per Nietzsche la menzogna era chiamata verità e solo il superuomo poteva, con la trasvalutazione dei valori, riscoprirsi nel mondo caotico della natura e autoaffermarsi di fronte ad essa, anche nei

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geni si può ritrovare un procedimento analogo: il sovvertimento del comune, del conosciuto che ha come fine la riscoperta di forze e leggi superiori sconosciute.

“Volevo il movimento, non un’esistenza quieta.

Volevo l’emozione, il pericolo, la possibilità

di sacrificare qualcosa al mio amore.

Avvertivo dentro di me una sovrabbondanza

d’energia che non trovava sfogo in una vita tranquilla.”

(Lev Tolstoj – La felicità famigliare)

Sovvertire il comune: intraprendere una vita che sia manifestazione dei limiti e del loro superamento, coniugare l’energia che ritroviamo in noi con il proprio talento-amore.

Questo è un particolare modo di vivere che trova espressione nella ricerca di situazioni limite come: alterazioni psico-fisiche dovute all’assunzione di alcool, fumo e droghe; comportamenti alienati e stili di vita esasperati.

Sono queste alcune soluzioni estreme, vie d’accesso all’inesplicabile che circonda l’uomo, sfruttate dal talento che si propone di indagare i significati puri della realtà. 6

George Gamow

George Antonovich Gamow, “Geo” per gli amici, nacque ad Odessa nell’Ucraina sovietica il 4 maggio 1904, rappresenta emblematicamente la figura di scienziato eclettico e geniale.

All’età di tredici anni il padre gli regalò un telescopio ed egli si appassionò a tal punto nell’osservazione delle stelle, che intuì subito che la sua strada sarebbe stata quella dello scienziato.

Nel 1922 intraprese infatti la sua avventura nella fisica e all’Università di Leningrado poté seguire i corsi di uno dei padri della cosmologia, Alexander Friedmann, solo tre anni dopo in concomitanza con la morte di quest’ultimo, abbandona gli studi di cosmologia per passare alla meccanica quantistica e, già a ventiquattro anni, è considerato uno dei maggiori conoscitori di questa teoria per aver risolto con un’intuizione sull’effetto tunnel il problema del decadimento alfa osservato solo sperimentalmente.

Dopo aver ricevuto la laurea nel 1929 conosce Niels Bohr (padre dell’idea di un atomo quantizzato), al quale presenterà i suoi progetti e otterrà quindi una borsa di studio per l’Istituto di Fisica Teorica di Copenaghen. Qui presentò la sua ipotesi di considerare il nucleo atomico come “piccole goccioline” di fluido nucleare; da questa idea si sono sviluppate le odierne teorie di fusione e fissione.

Per due anni frequentò gli ambienti dell’Università di Cambridge dove conobbe Rutherford (fisico della teoria atomica) e la sua equipe ai Cavendish Laboratories.

Richiamato in patria nel 1931 divenne capo ricercatore dell’Accademia delle Scienze di Leningrado, sposò L. Vokhminzeva, ex ballerina del Bolscioi, e nonostante la sua fama di fisico crescesse fu obbligato dalla durezza del regime staliniano a interrompere la ricerca.

Costretto all’interno dei confini dell’URSS tentò invano per due volte la fuga che gli riuscì, favorito da un disguido burocratico, solo due anni dopo.

Venne inseguito in Europa come “traditore e criminale di stato”, in seguito fu accolto alla Washington University negli USA dove insegnerà per ventidue anni; in questo ambiente gettò con Teller e Bethe le basi di teorie e idee come quelle sulla comprensione dei fenomeni interni alle stelle.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2008

Titolo: Considerazioni sul vivere border-line

Autore: Rocco Ravella

Descrizione: analisi di vita e opere di tre personaggi geniali: Gamow, Basquiat e Coleridge.

Materie trattate: arte, letteratura inglese, filosofia, fisica, scienze

Area: umanistica

Sommario

Come non stupirsi di fronte all'immensità del cielo, del mondo, delle stelle? Così si stupirono Van Gogh e Leopardi. Appassionati dalla natura, dalla vita cercarono di scoprirne i più reconditi segreti e rivelarli attraverso la loro arte.

Si è sempre pensato all'esistenza, ai suoi perché, alle sue motivazioni. Nel VI secolo a.C. l'uomo si è persino inventato un sapere che raccogliesse in sé tutte le idee e teorie circa il mondo esterno ed interno a noi stessi: la filosofia.

Questa s'è accresciuta, evoluta ed è ritenuta il sapere per eccellenza: poiché studia l'uomo, la sua società, la sua storia e vuole offrire teorie e leggi universali per il mondo e la natura; è quindi intrinseca ad ognuno di noi â€" prima o poi chiunque, necessariamente, si chiede che senso ha la sua vita -, ognuno prova a seguire quelle direttive etico-morali che derivano dalle risposte che uno si dà.

E' una "brutta abitudine quella dei talenti creativi di investire sé stessi in estremi patologici" (T. Roszak), ma appunto grazie a questa convivenza del genio con uno stato estremo che gli consente di raggiungere profonda conoscenza e quindi di sciogliere con l'arte e le intuizioni geniali quei nodi creati dalla filosofia.

Quindi chi riesce a vivere all'estremo, al limite, sul border-line è colui che può capire sé stesso nel mondo, percepire i segreti della natura ed interpretarli in arte o pensiero significativi.

Colui che più si avvicina a riunire il suo essere esteriore col genio interiore (stato di natura), sempre, in tutti i tempi è stato considerato un talento creativo: un genio.

Questi riesce a percepire i limiti e gli ostacoli che lo costringono all'interno del border-line; e il suo scopo quindi diviene quello di scardinare i blocchi e interpretare il mondo sotto nuove prospettive, consapevole della libertà assoluta raggiungibile con lo stesso atto di oltrepassare e vivere (anche momentaneamente) al di fuori della linea di confine.

Perciò è quasi sintomatico negli individui, che percepiscono i muri imposti (o auto-imposti) dalla società e dalla storia, la ricerca, anche sfrenata, di vie d'accesso a nuovi mondi, a nuove situazioni differenti da quelle dogmatiche e indubitabili che prima opprimevano il talento e poi, superate, spalancano le porte al dubbio e alla creatività.

Se per Nietzsche la menzogna era chiamata verità e solo il superuomo poteva, con la trasvalutazione dei valori, riscoprirsi nel mondo caotico della natura e autoaffermarsi di fronte ad essa, anche nei geni si può ritrovare un procedimento analogo: il sovvertimento del comune, del conosciuto che ha come fine la riscoperta di forze e leggi superiori sconosciute.

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