The Beatles
Pier Paolo Pasolini
La tettonica delle placche
Pink Floyd
Jimi Hendrix
La chitarra elettrica e le onde sonore
Pop-Art: Warhol
Andy Warhol
Roy Lichtenstein
The Wall
1968
Fedro e la protesta a Roma
Easy Rider
La scuola di Francoforte: Herbert Marcuse
Jack Kerouac
Beat Generation
Pierfrancesco Conte, Liceo scientifico G. Checchia
From 5aD
Of Checchia Rispoli’s Liceo
2007/2008
Pierfrancesco Conte presents
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Indice
Il ’68: tra rivolta e rivoluzione!
- Pasolini: l’intellettuale moderno
- Marcuse e la scuola di Francoforte
- La Beat Generation:
- Jack Kerouac: “On the road”
- Easy Rider e il cinema dagli anni ’60
- Rock your self:
- The Beatles
- Jimi Hendrix
- Pink Floyd: The Wall
- L’arte “del popolo”
- Andy Warhol
- Roy Lichtenstein
- Fedro: la protesta nell’antica Roma
- La tettonica delle placche: un modello globale
- La chitarra elettrica e le onde sonore
- Dov’è il muro?
- Dall’ ’89 al 2008: cosa è cambiato?
- Credits
1968!
Il 1968 è stato per molti versi un anno particolare, oserei dire unico e in un certo modo irripetibile, nel quale grandi movimenti di massa socialmente disomogenei (operai, studenti e gruppi etnici minoritari) e formati per aggregazione spesso spontanea attraversarono quasi tutti i paesi del mondo con la loro carica contestativa e sembrarono far vacillare governi e sistemi politici in nome di una trasformazione radicale della società. La portata della partecipazione popolare e la sua notorietà, oltre allo svolgersi degli eventi in un tempo relativamente concentrato ed intenso contribuirono ad identificare col nome dell’anno il movimento, il Sessantotto appunto.
Se in tutto il mondo si torna a parlare del ’68, non è solo per celebrarne l’anniversario, ma anche per comprendere appieno gli effetti di quel periodo e l’eredità che ha lasciato. La contestazione di quell’anno fu il risultato di un malessere sociale profondo, accumulatosi negli anni ’60, dovuto al fatto che lo sviluppo economico (il cosiddetto boom economico) non era stato accompagnato da un adeguato aumento del livello sociale e di benessere delle classi più basse. E se ne torna a parlare forse anche per un’inconscia vicinanza dei giorni nostri a quel periodo. Infatti, probabilmente, la grande depressione economica a livello mondiale che stiamo vivendo e le testimonianze delle anamnesi storiche che i sessantottini quotidianamente portano alla ribalta, fanno avvicinare inevitabilmente nell’immaginario collettivo e nella realtà sociale i due momenti storici.
Il ’68 è stato un anno in cui è successo di tutto: un anno capace di concentrare eventi che bastano per un decennio.
Tra le considerazioni generali su quell’anno: il movimento degli studenti fu davvero eccezionale e “globale”. Partì dal cuore dei paesi avanzati: gli Usa, e poi Germania, Italia, Francia, coinvolgendo università di periferia e capitali, studenti medi e giovani intellettuali. Si sviluppò, poi, in Spagna, nel cuore della dittatura fascista più importante e ancora dopo coinvolse i paesi socialisti, Jugoslavia, Polonia e Cecoslovacchia (con la sua “primavera” di Praga).
Finì per riguardare anche i paesi latino-americani, il Brasile, e poi il Messico (partendo dalla vicenda di piazza delle tre culture), in coincidenza con le Olimpiadi (memorabile la
Il movimento di sommossa popolare
Il movimento di sommossa popolare che raggiunse la sua apoteosi nel ’68 cominciò a manifestarsi già durante la prima metà degli anni sessanta.
Erano passati appena vent’anni dalla fine della seconda guerra mondiale e sul mondo si affacciava una generazione di adolescenti che stavano diventando adulti, ed erano tantissimi. Erano cresciuti nel benessere e la mite benevolenza, valori supremi in un mondo in cui nessuno metteva in dubbio la fede in un progresso senza limiti.
C’era la guerra fredda in atto, ma mitigata dal disgelo avviato negli anni Cinquanta da Chruščёv.
C’era una guerra vera, nel Vietnam, e una serie di miti rivoluzionari: Che Guevara e Mao Zedong.
C’era anche, in quei giovani, una gran voglia di vivere, di impegnarsi, di sognare su come uscire dai confini del presente. Non volevano rassegnarsi ad una vita ipocrita, come quella che secondo loro facevano i genitori. I ragazzi si erano accorti che i loro padri, dopo aver fatto la Resistenza, dopo aver toccato con mano un mondo migliore, si erano rassegnati. Messa su famiglia, trovato un impiego (ai tempi a vita) hanno taciuto su quello che hanno fatto.
E le università erano distanti dalla società, perché dovevano riprodurre un sapere che, dopo la follia del fascismo, si voleva verificabile, oggettivo, non in balia degli umori di chi stava fuori dal muro che proteggeva l’accademia dalle incursioni dei barbari.
Nel campo occidentale (Europa e Stati Uniti) un vasto schieramento di studenti e operai prese posizione contro l’ideologia dell’allora nuova società dei consumi, che proponeva il valore del denaro e del mercato nel mondo capitalista come punto centrale della vita sociale.
I giovani si rendevano conto che il mondo stava cambiando!
I moti nel mondo…
Negli Usa…
Negli Stati Uniti, le lotte si polarizzarono contro la guerra del Vietnam, assumendo la forma di un conflitto antimperialista. Ad essa si combinarono le battaglie dei neri per il riconoscimento dei loro diritti civili e per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro.
Proprio la guerra del Vietnam cambiò il modo di guardare all’America dei giovani. In questo contesto negli USA nacque il movimento dei cosiddetti hippy, parola di gergo che voleva dire “uno che ha mangiato la foglia”, in seguito ribattezzati “figli dei fiori”, poiché la loro unica arma erano appunto i fiori. Si distinsero per costumi molto liberali ed ampio uso di droghe, soprattutto LSD.
In Messico…
Un’altra importante manifestazione sessantottina fu quella messicana. Le drammatiche contraddizioni sociali del Paese e la mancanza di democrazia nel sistema politico, che vedeva al potere dal 1929 il Partito Rivoluzionario Istituzionale, portò in piazza un numero impressionante di studenti a manifestare. A Città del Messico il 3 ottobre 1968 la piazza di Tlatelolco (ribattezzata piazza delle Tre culture) è ricoperta da centinaia di morti: sono quasi tutti studenti. A ordinare una feroce sparatoria è stato il presidente Gustavo Diaz Ortaz. L’esercito ha sparato dagli elicotteri e dai tetti del ministero degli Esteri.
Il 1968 messicano inizia il 22 luglio. La scintilla, piuttosto futile, è la polemica tra studenti di licei diversi che si contendono la stessa ragazza. A reprimere questa bizzarra rivalità ci pensano i “granaderos”, i carabinieri messicani, che intervengono nei due licei con cruda brutalità. Con quella repressione si viola il principio dell’autonomia.
In Cina …
Nella Cina popolare il “sessantotto” rappresentò il momento più acuto della rivoluzione culturale avviata nel 1966. Tutto il sistema di potere di questo paese venne completamente trasformato. Partito dai gruppi di studenti universitari che protestavano contro i privilegi culturali ancora presenti nella società cinese, il conflitto fu subito appoggiato da Mao Zedong e dai suoi sostenitori, che lo radicalizzarono come strumento di pressione contro l’opposizione interna. Nell’estate del 1967 e agli inizi del 1968 lo scontro sembrò raggiungere un tale livello di acutezza da far temere una guerra civile.
La Grande rivoluzione culturale, il cui nome completo era Grande rivoluzione culturale proletaria, era volta a frenare l’ondata riformista promossa in seno al partito principalmente da Deng Xiaoping e Liu Shaoqi, per ripristinare l’applicazione ortodossa del pensiero marxista-leninista. La Rivoluzione culturale era basata sulla mobilitazione dei giovani, universitari e non, che non fossero iscritti al partito contro le strutture del partito comunista stesso. Ogni città, provincia, qualsiasi Unità di lavoro fu investita dalla critica radicale contro gli esponenti di spicco del Partito comunista.
Questi erano costretti a autocritica e alle dimissioni.
In caso di resistenza da parte delle strutture del partito comunista contro i giovani rivoluzionari, generalmente chiamati “Guardie Rosse”, si ricorreva allo scontro fisico, talora anche armato.
Nei Paesi dell’URSS …
Situazione diversa si trovava nei paesi del Patto di Varsavia, dove le manifestazioni chiedevano più libertà di espressione e una maggiore considerazione delle opinioni e della volontà della popolazione delle scelte politiche.
In Cecoslovacchia…
La più alta delle manifestazioni di protesta fu la rivolta studentesca in Cecoslovacchia, che condusse alla svolta politica chiamata “Primavera di Praga”.
La politica dell’Unione Sovietica di appoggiare ed imporre negli stati satellite solo governi di stile sovietico, usando se necessario anche la forza, fu la base della politica estera sovietica fino a quando, negli anni ottanta, non vi fu l’avvento dell’era Gorbačëv.
La dirigenza sovietica dapprima usò tutti i mezzi diplomatici possibili per fermare o limitare le riforme portate avanti dal governo cecoslovacco, poi, vista l’inutilità di questi tentativi, iniziò a preparare l’opzione militare.
Nel giugno 1967, durante il VI congresso degli scrittori a Praga, numerosi partecipanti chiesero la libertà di stampa e accusarono apertamente il regime comunista per gli abusi di potere commessi in passato. Il movimento d’opinione che ne seguì portò Aleksander Dubček a rivestire la massima carica del partito comunista (gennaio 1968).
Dubček subito abolì la censura e procedette a riformare il sistema economico. La situazione cominciò a preoccupare Mosca, che nel timore che la primavera di Praga potesse contagiare gli altri paesi del blocco, nella notte fra il 20 e il 21 agosto 1968 invase militarmente la Cecoslovacchia con una forza stimata fra i 200.000 e i 600.000 soldati e fra 5.000 e 7.000 veicoli corazzati. Ma fu soltanto nove mesi dopo che Brežnev riuscì a imporre le dimissioni a Dubček.
La Primavera di Praga fu un tentativo per recuperare gli individui, schiacciati da un collettivismo inefficace e umiliante. Un fatto è certo: i soldati russi venivano continuamente sostituiti per evitare il contagio di quelle idee politiche e sociali che quel movimento rivendicava con forza. Oggi gli storici ci dicono che la fine del mondo comunista è cominciata proprio in quel 21 agosto 1968.
Ma le idee della Primavera di Praga sarebbero riaffiorate a Mosca, vent’anni dopo, e avrebbero contribuito all’autoaffondamento dell’Urss.
In Germania…
Il movimento del ’68 ebbe un certo peso anche in Germania.
Il 2 giugno 1967 ci fu una prima manifestazione davanti al Teatro dell’Operà dove gli studenti protestarono per difendere lo stato di diritto tedesco e non per rovesciarlo. L’occasione fu data dalla visita dello scià di Persia Reza Pahlavi, ritenuto dagli studenti un dittatore e un servo dell’imperialismo americano in Medio Oriente. Purtroppo durante la manifestazione un poliziotto uccise con un colpo di pistola uno studente di ventidue anni.
Non aveva fatto resistenza. Era stato un omicidio. Quel delitto imperdonabile fu il vero inizio del movimento studentesco.
La protesta esplose in tutto il Paese con forza imprevista.
A quell’epoca, nella Berlino divisa in due e dal 1961 circondata da un muro, furono proprio gli studenti della Freie Universität fondata dagli americani che insorsero contro il protettore USA, difeso invece in modo totalmente acritico dalla stampa.
Il ’67 finì nell’inquietudine. Rudi Dutschke, il principale esponente dell’SDS (organizzazione degli studenti socialdemocratici tedeschi), interruppe la messa di Natale nella cattedrale. Si impadronì del pulpito e predicò sui crimini degli americani nella guerra del Vietnam. Mentre era sul punto di lasciare la Chiesa, un pensionato incollerito lo colpì alla testa con il bastone. Coperto di sangue, Dutschke fu trasportato in ospedale con la ferita aperta. Il congresso internazionale sul Vietnam era previsto per il 17-18 febbraio 1968. Esso fu il culmine assoluto del movimento tedesco. Con quel convegno, Rudi ritenne concluso il suo impegno politico in Germania.
L’11 aprile 1968, il Giovedì Santo, Rudi venne aggredito da un giovane attentatore, che gli sparò due colpi in testa. Rudi riuscì a sopravvivere a discapito della sua memoria. Ma qualche anno dopo morì in Danimarca per le conseguenze dell’attentato.
Il movimento era finito. Frantumato in tanti partitini.
In Francia…
In Francia la protesta assunse toni molto violenti nel maggio del 1968 e parve trasformarsi in rivolta contro lo Stato. Essa ebbe origine da un progetto governativo di razionalizzazione delle strutture scolastiche mirante a renderle più rispondenti alle esigenze dell’industria: cosa che significava favorire i settori tecnologicamente più avanzati, facendo pesare l’incremento della produttività sulla classe operaia. Il piano di riforma scolastica prevedeva, al termine degli studi secondari, una severa selezione da effettuarsi attraverso un esame supplementare che avrebbe ridotto considerevolmente il numero degli studenti universitari e consentito l’accesso agli studenti più dotati. L’approvazione di questo piano, chiamato Piano Fouchet, provocò un’immediata risposta da parte delle masse studentesche. Contro lo spirito tecnocratico del Piano Fouchet, gli studenti e i professori progressisti dell’università di Nanterre decisero di scioperare. La protesta si allargò rapidamente e il 22 marzo prese il via il movimento più noto tra quelli sorti nella primavera del 1968.
Questo movimento (che verrà chiamato “22 marzo”) era capeggiato da un giovane anarchico, Daniel Cohn-Bendit, da tutti conosciuto come Dany il rosso per il colore dei suoi capelli.
Nanterre fu occupata e le lezioni interrotte per poter discutere la riforma delle strutture.
L’occupazione del 2 maggio alla Sorbona da parte degli studenti rappresentò il momento di rottura, contrassegnato da scontri con la polizia. La Francia era un campo di battaglia. In quei giorni di occupazione lo stesso filosofo Jean-Paul Sartre partecipò ad un dibattito svoltosi alla Sorbona per ascoltare e capire le ragioni degli…
… E in Italia
Così come per il resto del mondo, anche in Italia i prodromi del ’68 affondano le proprie radici qualche tempo prima.
Il 7 novembre 1967 ha inizio l’occupazione delle Università, a partire da quella di Trento poi quella di Milano, Torino, Padova, Napoli, Roma. E fu il ’68.
La protesta giovanile durò a lungo e coinvolse profondamente il movimento operaio. Le prime agitazioni operaie avvennero alla Marzotto di Valdagno, al petrolchimico di Porto Marghera, alla Pirelli di Milano, e i moti contadini di Avola con due braccianti uccisi dalla polizia. Il 1968 ci restituisce il primo nucleo di un mondo globale unificato da un fenomeno planetario con le parole d’ordine della solidarietà, dell’antiautoritarismo, del pacifismo, dei diritti civili, della libertà di parola.
Alla base della protesta studentesca in Italia furono:
- Una istituzione scolastica inadeguata alla scolarizzazione di massa;
- Una società tradizionalista con rigida struttura gerarchica e fortemente individualista;
- Il bisogno di esprimere valori collettivi e nuove forme di socialità;
- L’intollerabile reazione della polizia contro gli studenti che occupavano le università;
- La critica alla burocratizzazione dei partiti di sinistra e al loro carattere riformista.
Gli scontri di Valle Giulia
Dopo che, nel mese di febbraio 1968, la facoltà di architettura di Roma era stata sede di numerose iniziative politiche, molte delle quali coordinate da docenti dello stesso ateneo, ed essendosi giunti all’occupazione della facoltà da parte degli studenti, il 29 febbraio la stessa era stata sgomberata dalla polizia, e restava presidiata.
Il 1 marzo 1968, un venerdì pieno di sole, circa 4000 persone si radunarono in Piazza di Spagna. Da lì il corteo si divise in due: una parte mosse verso la città universitaria, mentre la maggioranza degli studenti si diresse verso Valle Giulia.
Tesina - Premio maturità 2008
Titolo: Beyond the wall
Autore: Pierfrancesco Conte
Descrizione: Il '68 può essere considerato un anno tra rivolta e rivoluzione: un anno che, pur fallendo dal punto di vista politico, ha radicalmente cambiato il modo di concepire la società, abbattendo i limiti dell'epoca e ponendosi oltre un muro fatto di pregiudiz
Materie trattate: storia, italiano, filosofia, inglese, cinema, musica, storia dell'arte, latino, geografia astronomic
Area: umanistica
Sommario
"Il 1968 è stato per molti versi un anno particolare, oserei dire unico e in un certo qual modo irripetibile, nel quale grandi movimenti di massa socialmente disomogenei (operai, studenti e gruppi etnici minoritari) e formati per aggregazione spesso spontanea, attraversarono quasi tutti i paesi del mondo con la loro carica contestativa e sembrarono far vacillare governi e sistemi politici in nome di una trasformazione radicale della società. La portata della partecipazione popolare e la sua notorietà, oltre allo svolgersi degli eventi in un tempo relativamente concentrato ed intenso, contribuirono ad identificare col nome dell'anno il movimento, il Sessantotto appunto.
Se in tutto il mondo si torna a parlare del '68, non è solo per celebrarne l'anniversario, ma anche per comprendere appieno gli effetti di quel periodo e l'eredità che ha lasciato. La contestazione di quell'anno fu il risultato di un malessere sociale profondo, accumulatosi negli anni '60, dovuto al fatto che lo sviluppo economico (il cosiddetto boom economico) non era stato accompagnato da un adeguato aumento del livello sociale e di benessere delle classi più basse.
E se ne torna a parlare forse anche per un'inconscia vicinanza dei giorni nostri a quel periodo. Infatti, probabilmente, la grande depressione economica a livello mondiale che stiamo vivendo e le testimonianze delle anamnesi storiche che i sessantottini quotidianamente portano alla ribalta, fanno avvicinare inevitabilmente nell'immaginario collettivo e nella realtà sociale i due momenti storici.
Il '68 è stato un anno in cui è successo di tutto: un anno capace di concentrare eventi che bastano per un decennio.
Tra le considerazioni generali su quell'anno: il movimento degli studenti fu davvero eccezionale e "globale". Partì dal cuore dei paesi avanzati: gli Usa, e poi Germania, Italia, Francia, coinvolgendo università di periferia e capitali, studenti medi e giovani intellettuali. Si sviluppò, poi, in Spagna, nel cuore della dittatura fascista più importante e ancora dopo coinvolse i paesi socialisti, Jugoslavia, Polonia e Cecoslovacchia (con la sua "primavera" di Praga).
Finì per riguardare anche i paesi latino-americani, il Brasile, e poi il Messico (partendo dalla vicenda di piazza delle tre culture), in coincidenza con le Olimpiadi (memorabile la protesta dei Black Power). E non risparmiò il Giappone e la Corea.
Il movimento di sommossa popolare che raggiunse la sua apoteosi nel '68 cominciò a manifestarsi già durante la prima metà degli anni sessanta.
Erano passati appena vent'anni dalla fine della seconda guerra mondiale e sul mondo si affacciava una generazione di adolescenti che stavano diventando adulti, ed erano tantissimi. Erano cresciuti nel benessere e la mite benevolenza, valori supremi in un mondo in cui nessuno metteva in dubbio la fede in un progresso senza limiti.
C'era la guerra fredda in atto, ma mitigata dal disgelo avviato negli anni Cinquanta da Chruš??v. C'era una guerra vera, nel Vietnam, e una serie di miti rivoluzionari: Che Guevara e Mao Zedong.
C'era anche, in quei giovani, una gran voglia di vivere, di impegnarsi, di sognare su come uscire dai confini del presente. Non volevano rassegnarsi ad una vita ipocrita, come quella che secondo loro facevano i genitori. I ragazzi si erano accorti che i loro padri, dopo aver fatto la Resistenza, dopo aver toccato con mano un mondo migliore, si erano rassegnati.
Messa su famiglia, trovato un impiego (ai tempi a vita) hanno taciuto su quello che hanno fatto e sognato: e sono rimasti in silenzio perfino i veri eroi. I politici chiamati a guidare e risanare la società avevano paura delle derive irrazionali e così pensarono che il buon governo fosse solo la sicurezza materiale.
E le università erano distanti dalla società, perché dovevano riprodurre un sapere che, dopo la follia del fascismo, si voleva verificabile, oggettivo, non in balia degli umori di chi stava fuori dal muro che proteggeva l'accademia dalle incursioni dei barbari.
Nel campo occidentale (Europa e Stati Uniti) un vasto schieramento di studenti e operai prese posizione contro l'ideologia dell'allora nuova società dei consumi, che proponeva il valore del denaro e del mercato nel mondo capitalista come punto centrale della vita sociale.
I giovani si rendevano conto che il mondo stava cambiando!"