Sara Corona
VD Linguistico
Anno scolastico 2013-2014
La bellezza
Evoluzione generale del concetto del bello nella storia e dei suoi rapporti con l’arte, con particolare attenzione verso il periodo dell’estetismo.
E un poeta disse:
Parlaci della Bellezza.
E lui rispose:
Dove cercherete e come scoprirete la bellezza, se essa stessa non vi è di sentiero e di guida?
E come potrete parlarne, se non è la tessitrice del vostro discorso?
L’afflitto e l’offeso dicono:
“La bellezza è nobile e indulgente. Cammina tra noi come una giovane madre confusa dalla sua stessa gloria”.
E l’appassionato dice:
“No, la bellezza è temibile e possente. Come la tempesta, scuote la terra sotto di noi e il cielo che ci sovrasta”.
Lo stanco e l’annoiato dicono:
“La bellezza è un lieve bisbiglio. Parla del nostro spirito. La sua voce cede ai nostri silenzi come una debole luce che trema spaurita dall’ombra”.
Ma l’inquieto dice:
“Abbiamo udito il suo grido tra le montagne, e con questo grido ci sono giunti strepito di zoccoli, battiti d’ali e ruggiti di leoni”.
Di notte le guardie della città dicono:
“La bellezza sorgerà con l’alba da oriente”.
E al meriggio colui che lavora e il viandante dicono:
“L’abbiamo vista affacciarsi sulla terra dalle finestre del tramonto”:
D’inverno, chi è isolato dalla neve dice:
“Verrà con la primavera balzando di colle in colle”.
E nella calura estiva il mietitore dice:
“L’abbiamo vista danzare con le foglie dell’autunno e con la folata di neve nei capelli”.
Tutte queste cose avete detto della bellezza, tuttavia non avete parlato di lei, ma di bisogni insoddisfatti.
E la bellezza non è un bisogno, ma un’estasi.
Non è una bocca assetata, né una mano vuota protesa, ma piuttosto un cuore bruciante e un’anima incantata.
Non è un’immagine che vorreste vedere né un canto che vorreste udire, ma piuttosto un’immagine che vedete con gli occhi chiusi, e un canto che udite con le orecchie serrate.
Non è la linfa nel solco della corteccia, né l’ala congiunta all’artiglio, ma piuttosto un giardino perennemente in fiore e uno stormo d’angeli eternamente in volo.
Popolo di Orfalese, la bellezza è la vita, quando la vita disvela il suo volto sacro.
Ma voi siete la vita e siete il velo.
La bellezza è l’eternità che si contempla in uno specchio.
Ma voi siete l’eternità e siete lo specchio.
Sulla Bellezza, Khalil Gibran
Cos’è la bellezza?
Ogni parola che utilizziamo è come un’àncora: si porta dietro immagini, sensazioni, ricordi, astrazioni, emozioni che fanno parte del nostro bagaglio culturale e della nostra esperienza passata.
Alcune parole hanno un impatto molto profondo su di noi, catalizzando tutta la nostra attenzione e generando un’esperienza interiore inconscia e intensa: sono parole ipnotiche, di un’importanza indefinibile eppure comune a tutto il genere umano, che assumono in sé significati eterni e immutabili, emblematici, impossibili da definire precisamente.
Sono le grandi parole della vita, i cardini dell’esistenza umana. Esse si sottraggono alle determinazioni della lingua, perché sfuggono quasi completamente alla comprensione intellettuale.
Qui risiede la loro grandezza ipnotica: solo l’intuizione istintiva può comprenderle, solo l’inconscio può catalogarle.
Bellezza.
Una di queste parole è
Nel corso della storia molti artisti, letterati, filosofi si sono dedicati allo studio della bellezza: qualcuno ha cercato di catalogarla, costruendo per lei le leggi del gusto; altri hanno voluto identificarla in modo esclusivo (nella natura, nell’arte, nella musica); altri ancora vi hanno dedicato interamente la propria vita, elevandola a supremo valore che sovrasta tutti gli altri ed è libero dai vincoli della morale.
Qualcun’altro, più lungimirante, ha visto la bellezza nel puro fatto di esistere, nella vita di tutti i giorni con i suoi aspetti positivi e negativi.
In realtà nessuno di questi autori è mai riuscito a catalogare la bellezza, che per sua propria natura sfugge ai limitati strumenti comunicativi dell’essere umano.
Perciò la ricerca è ancora in corso, e non si estinguerà mai, perché finché esiste l’umanità esisteranno anche i grandi misteri che l’accompagnano e ne sono parte indissolubile, da sempre e per sempre.
Io ritengo che il vero valore della vita risieda nelle sue incognite.
L’incapacità di comprenderle delimita il confine della conoscenza umana e svela all’uomo la propria piccolezza, lo rende consapevole della transitorietà dell’esistenza e ne avvilisce le manie superomistiche, confinandolo nuovamente nella sua natura animale; allo stesso tempo, però, ne garantisce il movimento, lo induce a porsi delle domande e a formulare risposte, e in questo modo lo rende superiore e profondamente umano.
Le incognite immense (la vita e la morte) spesso spaventano l’animo e non possono essere oggetto di uno studio quotidiano.
Ma quelle su cui l’uomo può influire, quelle che può scegliere o rifiutare, ricercare o ignorare, trascendono sia la vita che la morte: sono la vittoria dell’essere umano sulla transitorietà dell’esistenza, perché danno un senso intenso allo scorrere dei giorni, e appagano l’animo così profondamente da elevarsi all’eternità.
Prime fra tutte: la bellezza e l’amore.
Que tu viennes du ciel ou de l’enfer, Che tu venga dal cielo o dall’inferno,
qu’importe, che importa,
Ô Beauté! monstre énorme, Oh Bellezza! mostro immane,
effrayant, ingénu! fosco, ingenuo!
Si ton oeil, ton souris, Se il tuo sguardo, il tuo sorriso,
ton pied, il tuo piede,
m’ouvrent la porte mi aprono la porta
D’un Infini que j’aime A un Infinito che amo
et n’ai jamais connu? e non conosco? - Charles Baudelaire
Per definizione, la bellezza è l’insieme delle qualità percepite attraverso i cinque sensi che suscitano sensazioni piacevoli e spontanee, innate oppure originatesi in seguito ad un rapido paragone effettuato consciamente o inconsciamente con un canone di riferimento interiore, che può essere soggettivo oppure acquisito per istruzione e consuetudine sociale.
In questo senso, è necessario distinguere tra due concetti differenti: la bellezza soggettiva, che cambia da individuo a gusto estetico, individuo secondo ciò che più generalmente definiamo e la bellezza oggettiva, che è data da un insieme di qualità rispondenti a dei canoni, ed è funzione del epoca e della cultura poiché tali canoni sono validi per quel determinato periodo e cambiano invece con lo scorrere del tempo.
Nel mio lavoro ho voluto dare un quadro generale dell’evoluzione del concetto di bellezza nella storia, concentrandomi in particolare sul periodo del 1800, emblematico perché racchiude in sé la nascita e il tramonto dell’estetismo, movimento ideologico che arriva ad elevare la bellezza a suprema e unica legge esistenziale.
Ho voluto soffermarmi sull’analisi di tre opere letterarie indicative di altrettante fasi del movimento estetico, nei quali è trattato il tema del rapporto tra arte e morale, problematico e tuttora irrisolto:
Mademoiselle de Maupin
- Il romanzo di Théophile Gautier, considerato l’iniziatore dell’estetismo ma spesso frainteso e male interpretato dai suoi discepoli e successori;
Il critico come artista
- Il saggio di Oscar Wilde, il quale è ritenuto l’esteta per eccellenza e perciò rappresenta simbolicamente la fase di massima espansione del movimento, ma ha già in sé i germi di quella contraddittorietà ideologica tra edonismo e moralità che porterà inevitabilmente alla crisi;
Il piacere
- Il romanzo di Gabriele D’Annunzio, che rappresenta il punto di crisi dell’ideale, con la doppia sconfitta dell’esteta (interiore e sociale) e il fallimento della bellezza come valore esclusivo, che verrà risolta nel personale percorso dell’autore con l’avvento della figura decisiva del superuomo.
Nella visione d’insieme della storia precedente e successiva al periodo cardine dell’estetismo, ho voluto concentrarmi per scelta personale su due opere profondamente distanti per contenuti e contestualizzazione, e che perciò ho ritenuto indicative dell’evoluzione del concetto di bellezza dall’antichità a oggi:
L’Ars poetica
- di Orazio, ovvero le Epistole ai Pisoni, scritte nel I secolo a.C.
Memoria delle mie puttane tristi
(Memoria de mis putas tristes) di Gabriel García Márquez, lo scrittore colombiano premio Nobel per la letteratura, morto nell’aprile di questo stesso anno.
Il mio lavoro di approfondimento è consistito per la maggior parte nella lettura di questi cinque libri, per la cui analisi mi sono affidata a diverse recensioni e critiche, ma anche e soprattutto alla mia personale interpretazione.
Il concetto di bellezza nella storia
Prima di tutto è necessario sottolineare che Bellezza e Arte non sono due concetti coincidenti: nell’antichità e in molti periodi storici era considerata bellezza soprattutto quella della natura, mentre la definizione di arte comprendeva in sé più che altro attività utili per uno scopo materiale, ovvero i mestieri artigianali; al contrario, alcune teorie estetiche moderne riconoscono esclusivamente la bellezza dell’arte, sottovalutando quella naturale.
Comunque, anche se Bellezza e Arte non coincidono, i due concetti si influenzano reciprocamente nella storia del gusto delle varie epoche.
1. Greci
Almeno fino all’età di Pericle, ai greci manca una vera e propria estetica: la bellezza viene solitamente associata ad altre qualità positive, principalmente morali.
La parola greca infatti indica contemporaneamente il bello, ovvero qualcosa di piacevole, e il valore etico, come la bontà, la giustizia, la misura.
Da kalokagathía, questa concezione nasce l’ideale della ovvero ciò che è contemporaneamente bello e buono.
Secondo la mitologia, Zeus avrebbe assegnato una misura appropriata ad ogni essere, perciò il mondo coincide con un’armonia precisa e misurabile, un ordine che pone un limite al Caos.
Questo è il senso comune greco della Bellezza, espresso nei quattro motti scritti sulle mura del tempio di Delfi (Il più giusto è il più bello; Osserva il limite; Odia la tracotanza; Nulla in eccesso) e rappresentato dall’immagine di Apollo, raffigurata tra le Muse sul frontone occidentale.
Questa visione razionale e ordinata del mondo è contrapposta simbolicamente dalla rappresentazione di Dioniso, dio del caos e del disordine, sul frontone orientale opposto.
Questa contrapposizione verrà poi ripresa dal filosofo Nietzsche che identificherà l’anima del popolo greco come un continuo e cangiante rapporto tra spirito apollineo (la bellezza armonica e serena) e spirito dionisiaco (la bellezza selvaggia, conturbante, gioiosa e irrazionale, che rimarrà nascosta fino all’età moderna per esprimersi poi nell’arte contemporanea con una rivincita nei confronti del classicismo).
Quando i filosofi presocratici – Talete, Anassimene e Anassimandro – iniziano a indagare il principio di tutte le cose identificandolo nell’acqua, nell’aria o nell’infinito, stanno in realtà cercando una legge suprema che regoli il mondo come un tutto ordinato, ovvero una forma.
Poiché, come si è detto, la Forma coincide con la Bellezza, questo è il primo tentativo di indagarne l’origine, ovvero di formulare una vera e propria teoria della bellezza.
Solo con la scuola di Pitagora [VI secolo a.C] si inizieranno a stabilire i criteri che regolano l’armonia del mondo, fondati principalmente sulla musica (l’idea dell’armonia musicale si associa strettamente a ogni regola per la produzione del bello) e sui concetti matematici di simmetria e proporzione, ovvero il rapporto numerico tra le diverse parti del corpo capace di rendere omogeneo e armonico l’insieme.
Nel pensiero pitagorico il numero è difatti il fondamento della realtà, e le leggi matematiche sono contemporaneamente condizione dell’esistenza e della bellezza dell’essere.
Nasce da qui il concetto di armonia, che per i primi pitagorici è l’opposizione tra due contrari, uno solo dei quali rappresenta la perfezione, mentre per gli ultimi pitagorici è “l’unificazione del diverso”, ovvero l’equilibrio degli opposti.
È una soluzione simile a quella proposta da Eraclito: se esistono degli opposti che insieme costruiscono il mondo, l’armonia si origina dalla loro coesistenza, dalla tensione reciproca che crea l’equilibrio.
Con Platone nasce un nuovo modo di concepire l’arte e la bellezza: il concetto totalmente nuovo dell’Idea porta ad un cambiamento radicale nella visione del mondo, che determina lo sminuimento della bellezza corporea a favore di quella spirituale e la condanna dell’arte imitativa.
- La Bellezza come armonia e proporzione delle parti
- La Bellezza come splendore.
Per Platone la bellezza ha un’esistenza autonoma, svincolata dall’oggetto fisico percepibile attraverso i sensi: essendo il corpo una prigione dell’anima, per cogliere la vera Bellezza (ovvero l’Idea, collocata al vertice di un’immaginaria piramide gerarchica dei diversi gradi del bello) è necessario superare la visione sensibile con la visione intellettuale, grazie all’apprendimento dell’arte dialettica.
Ne consegue che secondo la concezione platonica la conoscenza è limitata a un ristretto gruppo di eletti, ovvero i filosofi.
Fondamentale è la distinzione fatta da Platone tra arte e bellezza: l’arte è un’imitazione dell’imitazione, in quanto essa si limita a riprodurre la natura che è a sua volta imitazione delle idee, e come tale è diseducativa e deve essere sostituita dalle forme geometriche, dotate di ordine e armonia.
Aristotele riscatterà le arti figurative dalla condanna platonica nel suo saggio Poetica: l’arte è sempre mimèsi, imitazione, verosimiglianza, ma in senso positivo perché dal suo punto di vista essa non ha il carattere effimero e fittizio che invece Platone le attribuiva.
Inoltre Aristotele non definisce il bello in sé, svincolato dall’oggetto sensibile, bensì lo rimanda direttamente alla forma materiale: ogni corpo è costituito da parti, che risultano belle se ordinate sapientemente tra loro, costituendo un insieme.
L’opera d’arte risulta essere quasi un organismo vivente, il cui valore è dato dall’accordo reciproco delle parti, da un equilibrio che forma la totalità.
2. Romani
La concezione della bellezza per i latini è fortemente influenzata dalla cultura ellenistica, poiché essi avevano l’abitudine di inglobare e fare proprie le tradizioni, gli usi e i costumi dei popoli conquistati.
È storicamente attestato che la Grecia fu il Paese che maggiormente ispirò l’arte romana, nel campo dell’architettura, del teatro, delle arti figurative e in generale nella concezione del bello come armonia e proporzione.
La seguente opera del poeta latino Orazio esplica perfettamente questo rapporto.
L’Ars poetica, Orazio
L’Epistola indirizzata alla famiglia romana dei Pisoni, di datazione incerta, è considerata a parte rispetto al complesso di lettere oraziane indirizzate ad amici, parenti e personaggi in vista, sia per la prolissità (476 versi) che per il tema: l’opera si caratterizza infatti come un trattato sulla poesia, specificatamente poesia drammatica, ovvero la tragedia, la commedia e il dramma satiresco, ma in generale affronta anche l’arte nella sua generalità, dettandone i canoni fondamentali e dispensando consigli al suo interlocutore.
all’ars.
Una prima parte è dedicata Innanzitutto Orazio espone il principio fondamentale dell’opera d’arte: l’organicità.
Non è importante la perfezione del particolare, bensì l’uniformità dell’intero componimento, sulla base della concezione aristotelica e platonica.
(“Bisogna che ogni discorso, come un essere vivente, costituisca un insieme avente un corpo suo proprio, in modo che non sia senza capo o piedi e abbia le sue parti di mezzo e i suoi estremi così composti che siano in armonia tra loro e col tutto”-Platone)
Conseguentemente, l’artista dovrà organizzare preventivamente le dimensioni e la struttura dell’opera, commisurandola alle proprie forze: l’intento potrà così convergere uniformemente nell’eloquenza del linguaggio.
Vale certamente l’autonomia dell’individuo, ma è importante ricordare che
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Sintesi bellezza - tesina
La tesina maturità liceo linguistico tratta il tema della bellezza. La tesina abbraccia anche altre discipline di studio, come Latino: l'Ars Poetica (Epistola ai Pisoni) di Orazio; Francese: Mademoiselle de Maupin, romanzo di Théophile Gautier, Inglese: il critico come artista, saggio di Oscar Wilde; Italiano Il Piacere, romanzo di Gabriele d'Annunzio; Spagnolo: Memoria delle mie puttane tristi, romanzo di Gabriel García Márquez; Storia: percorso generale sulle tappe evolutive del concetto di bellezza, dall'ellenismo all'età contemporanea.
Collegamenti
Bellezza - tesina
- Latino - L'Ars Poetica (Epistola ai Pisoni), di Orazio.
- Francese - Mademoiselle de Maupin, romanzo di Théophile Gautier.
- Inglese - Il critico come artista, saggio di Oscar Wilde.
- Italiano - Il Piacere, romanzo di Gabriele d'Annunzio.
- Spagnolo - Memoria delle mie puttane tristi, romanzo di Gabriel García Márquez.
- Storia - Percorso generale sulle tappe evolutive del concetto di bellezza, dall'ellenismo all'età contemporanea.