“Oggi: il mondo in cui viviamo”
C D
Arbotti Aniele
C 3^ B
Classe sezione 1
Indice
- Il Villaggio Globale e la Globalizzazione
- La Globalizzazione
- I Mass Media
- La globalizzazione anche nella musica: I Coldplay
- La Globalizzazione cambia l’economia e il modo di lavorare.
- Il Realismo
- L’ambiente in cui viviamo
- Les énergies renouvelables
- Attualità: la Mafia
- Le Olimpiadi
- The Government In U.K 2
Il Villaggio Globale e la Globalizzazione
La cultura di massa è nata con la seconda rivoluzione industriale. La terza, però, ha pervaso tutto il pianeta: il mondo è diventato un villaggio globale, per usare una celebre espressione inventata dal sociologo canadese McLuhan, si è ridotto, è diventato “più piccolo”, grazie soprattutto allo straordinario sviluppo delle comunicazioni in tutte le loro forme.
Il villaggio globale è dominato dallo schermo televisivo, dalla diffusione della lingua inglese, dallo stile di vita americano e dalla diffusione di internet. Lo schermo televisivo è un po’ la ‘piazza’ del villaggio globale, proprio come la piazza tradizionale di qualsiasi altro villaggio.
Le diversità nazionali non sono certo scomparse, ma sono diventate secondarie. In qualsiasi luogo di qualsiasi Paese della Terra, da New York a Roma a Sidney, si trovano in vendita le stesse scarpe. Tutti i prodotti sono fabbricati chissà dove.
Il villaggio globale non è solo Coca Cola, hamburger, pizze, olimpiadi e rock.
Gli operatori delle principali Borse europee prima di ogni contrattazioni si informano su ciò che sta succedendo in Giappone e in ogni parte del mondo. Altrettanto fanno i loro colleghi di New York, Tokio, Città del Capo ecc.
Le economie dei diversi Paesi si sono tra loro integrate. E questa integrazione è progressiva, procede cioè a un ritmo vertiginoso. Per questo il globo terrestre sta diventando un unico grande mercato dove i capitali e le merci si muovono sempre più liberamente.
Un tempo gli Stati nazionali difendevano le loro economie imponendo alti dazi doganali, cioè tasse sulle merci straniere. Ora ciò avviene sempre meno. L’economia sembra lanciata verso la libertà totale: questo fenomeno viene chiamato globalizzazione.
Purtroppo però sono cresciuti anche a un ritmo vertiginoso i problemi che hanno rilevanza su scala mondiale: basti pensare all’ambiente, alla sovrappopolazione o alla guerra. Nel 1999 si è svolta a Seattle, negli Stati Uniti, la Conferenza del WTO (sigla inglese che sta per Organizzazione Mondiale del Commercio). La conferenza è stata duramente contestata da gruppi giovanili che hanno dato il via a numerose, e spesso violente, manifestazioni di protesta. Da allora il popolo di Seattle, come è stato definito questo movimento, è sceso in piazza ogni qual volta i potenti del mondo si sono riuniti. Questo è successo a esempio a Praga, nel settembre del 2000, in occasione del vertice del Fondo Monetario Internazionale, a Nizza, nel dicembre dello stesso anno, per il Summit Europeo, a Devos (Svizzera) nel 2001 al Forum Economico mondiale. Gravi episodi di violenza si sono verificati nel luglio 2001, a Genova. Qui si è svolto il cosiddetto G8 (la conferenza dei capi di governo delle otto nazioni più industrializzate del mondo) e negli scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine ha perso la vita un giovane.
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La Globalizzazione
La parola globalizzazione indica l’unificazione del mondo dal punto di vista economico, culturale, politico, sociale e dei consumi.
I nostri vestiti, i computer e i cellulari vengono fabbricati per lo più in Asia; mangiamo cibo coltivato nell’Unione Europea o in Sudamerica; beviamo bibite americane, ascoltiamo musica americana o inglese. Oggi grazie alla tecnologia, possiamo parlare con l’altra parte del mondo e, per mezzo di treni, automobili e aerei, possiamo compiere in poche ora viaggi per i quali una volta sarebbero occorsi giorni, settimane o mesi. I mass-media ci fanno conoscere i fatti nel momento in cui avvengono. Internet permette di accedere a informazioni di ogni tipo e di dialogare con persone che si trovano dall’altra parte del pianeta.
L’opinione pubblica ha a disposizione moltissime fonti per potersi fare un’idea di ciò che accade nel mondo. In un certo senso i confini tra gli stati non esistono più: ognuno di noi è cittadino di un ‘Villaggio Globale’.
La televisione – a partire dagli anni Cinquanta del novecento – ha posto le basi dello sviluppo globale: è stato il primo mezzo di comunicazione a portare le immagini del mondo nelle case di tutti. I mezzi di comunicazione, specialmente grazie alla pubblicità, diffondono ovunque gli stessi messaggi e condizionano i nostri consumi (cioè le nostre abitudini di acquisto) e il nostro stile di vita.
Gli stili di vita che si stanno diffondendo nel mondo sono quelli occidentali, e in particolare americani. Lo stile globalizzato è rappresentato bene dai centri commerciali della grande distribuzione. Si tratta di strutture uguali in tutto il mondo che espongono gli stessi prodotti, caratterizzati da identiche confezioni e da un logo immediatamente riconoscibile.
Mc Donald’s, Coca Cola, Nike sono i più famosi simboli della globalizzazione: è possibile trovare i prodotti di queste aziende in qualsiasi parte della terra e riconoscerli facilmente grazie al loro logo inconfondibile.
Come ogni cosa, anche la globalizzazione ha i suoi pro e contro; alcune conseguenze che ne derivano possono esser considerate vantaggiose o svantaggiose a seconda dei punti di vista.
Una prima conseguenza della globalizzazione è la concorrenza: essa induce a crescere, sprona le aziende a migliorarsi e ad avere idee innovative; ma si rivela un’arma dal duplice taglio, in quanto molti Paesi poveri vengono esclusi dal commercio mondiale non potendo competere con le grandi multinazionali, le vere protagoniste della globalizzazione; in conseguenza di ciò cresce il divario tra Nord e Sud del mondo. Per di più questi grandi colossi industriali sfruttano le risorse dei Paesi asiatici e africani senza offrire ricchezza e sviluppo, anzi i lavoratori vengono sottopagati e maltrattati, specie i minori. Infine la spietata concorrenza ha costretto piccole e medie aziende a chiudere, anch’esse incapaci di accedere a questo grande meccanismo planetario che addita alla quantità piuttosto che alla qualità.
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La globalizzazione reca benessere ai paesi industrializzati, i quali controllano oltre la metà del commercio e degli investimenti internazionali. Eppure anche nei paesi “ricchi” i problemi non mancano: infatti la ricchezza non è distribuita equamente, perciò aumentano le disuguaglianze sociali; inoltre la globalizzazione ha determinato un calo dell’occupazione nel settore industriale, a causa del trasferimento di grandi fabbriche in paesi dove il costo del lavoro è più basso.
Malgrado questo bisogna riconoscere un grande vantaggio derivante dalla globalizzazione, ovvero lo scambio interculturale: oggi più che mai abbiamo l’opportunità di confrontarci con culture e modi di pensare differenti, in modo tale da accrescere le nostre conoscenze, allargare la mente e rendere più completi noi stessi.
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I mass media
I mass-media hanno contribuito allo sviluppo della globalizzazione.
I più importanti sono: la televisione e il quotidiano (da non dimenticare assolutamente la pubblicità, internet e la radio), che ci permettono di venire a conoscenza di fatti accaduti in luoghi, lontani o vicini in tempo reale.
La televisione italiana, la Rai, nasce il 3 Gennaio 1954: la TV viene vista solo in Piemonte, Lombardia, Liguria, Lazio, Toscana e Umbria; ma già nel 1961 raggiunge il 97% degli italiani. Le trasmissioni durano alcune ore del giorno e la pubblicità non esiste.
Nei giorni feriali, alle 17.30, iniziano le trasmissioni con La TV dei ragazzi che dura un’ora e mezza; poi s’interrompono per riprendere con il Telegiornale (Tg) delle 20.45 e trasmettere sino alle 23.00. La domenica, invece, vengono proposti programmi a partire dalle 11.00.
Nel 1957 viene introdotta la pubblicità con il Carosello anche se il tempo dedicato allo spettacolo continua a prevalere sullo spot pubblicitario. In un anno infatti si trasmettono 1.312 spot, circa 4 al giorno!
La TV è anche strumento di educazione e informazione.
Negli anni Cinquanta l’analfabetismo è un fenomeno ancora molto diffuso. Nasce così, nel 1960 una trasmissione intitolata Non è mai troppo tardi, condotta dal maestro elementare Alberto Manzi. Il programma riproduceva in televisione vere e proprie lezioni di scuola elementare, con metodologie rivoluzionarie per l’epoca. Si stima che circa un milione e mezzo di persone abbiano potuto conseguire la licenza elementare grazie a queste innovative lezioni a distanza.
Le trasmissioni avvenivano nel tardo pomeriggio, prima di cena. A poco a poco aumentano le ore di trasmissione quotidiana, fino alle 11, e sale la percentuale di programmi dedicati alla cultura, sceneggiati originali, di racconti e romanzi ridotti appositamente per il piccolo schermo, persino di opere liriche. Pochi i film, telefilm
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e cartoni animati, perché i produttori non vogliono concedere alla TV i diritti di trasmissione. Ciò che rende la TV molto popolare è l’intrattenimento: il primo programma che appassiona gli italiani è Lascia o Raddoppia?, condotto da Mike Bongiorno.
Nel 1961 nasce la seconda rete Rai, che privilegia la trasmissione di film, a differenza della prima rete sulla quale vengono trasmesse prevalentemente opere teatrali. Nel 1962, la TV italiana si può collegare in diretta, via satellite, con l’America. Fino al 1968 gli eventi sportivi erano trasmessi solo in differita, ma con le Olimpiadi del Messico inizia la diretta intercontinentale. Nel Giro d’Italia compaiono per la prima volta le telecamere, montate sulle motociclette che seguono la corsa.
Nella seconda metà degli anni Settanta avviene la svolta: nascono le emittenti private, prima radiofoniche, poi televisive che però hanno ancora il divieto di andare oltre l’ambito locale. Prima del 1975 le uniche emittenti private che si potevano seguire erano Telemontecarlo, TV Svizzera e TV Capodistria, poi le emittenti private si moltiplicano: da 68 nel 1976 a 600 nel 1981! Trasmettono 24 ore su 24 e, a causa di questa forte concorrenza, la Rai subisce una profonda trasformazione: viene introdotto il colore e nasce la terza rete Rai, aumentano le ore di trasmissione (oltre 19) e la pubblicità, vengono limitati i programmi culturali e privilegiati gli spettacoli di intrattenimento e d’informazione, vengono acquistati dagli Usa quasi tutti i film.
Nel 1984, poi, viene realizzato il televideo. Nel 1987, il 90% della programmazione Fininvest (canale 5, Italia 1 e Rete 4) è dedicato allo spettacolo. Ma nel 1994 i palinsesti, cioè l’insieme dei programmi trasmessi dalla Rai e dal gruppo Fininvest, diventano molto simili.
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- Storia: Il villaggio globale, la globalizzazione;
- Geografia: Globalizzazione;
- Italiano: Mass media;
- Tecnologia: Multinazionali (glocalismo e pro e contro globalizzazione);
- Musica: Globalizzazione nella musica, I Coldplay;
- Arte: Il Realismo;
- Scienze: L'inquinamento ambientale;
- Francese: Energie rinnovabili;
- Ed. Cittadinanza: Attualità, la mafia;
- Ed. Fisica: Attualità, l'atletica leggera;
- Inglese: Il governo del Regno Unito.