Arte nella Musica, tesina

Tesina di maturità che è finalizzata a scoprire come la musica sia diventata un mezzo di espressione della propria interiorità, facendosi di conseguenza arte.

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Premesse e introduzione


<<La musica è il mezzo incomparabilmente più potente e allo stesso tempo più sottile per esprimere le mille differenti sfumature degli stati d'animo. >>
Citazione di Pyotr Ilyich Tchaikovsky (1840-1893) sulla musica

Ho scelto il titolo ''l'arte nella musica'' per affrontare un percorso inverso a quello più scontato, ossia la 'musica nell'arte', per poter dare al sostantivo “arte” il ruolo di qualità complementare della musica. L'obiettivo è quello di analizzare ed evidenziare gli effetti e le influenze che la letteratura, la filosofia e le arti visive hanno avuto nei confronti dello sviluppo della disciplina musicale, quali caratteristiche fisiche e ideologiche la rendono vicina alle altre forme d'arte e le funzioni che le sono state attribuite nel corso della storia. La tesina è finalizzata dunque a scoprire come la musica sia diventata un mezzo di espressione della propria interiorità, facendosi di conseguenza arte.

La tesina è suddivisa in tre parti:
La prima parte della tesina introduce alcuni cenni storici sulla musica dalla sua comparsa fino al Seicento, ripercorrendo le tappe fondamentali del suo sviluppo formale e funzionale. In questo periodo si inquadra la musica come strumento di utilità a fini pratici, rituali e sociali.
Nella seconda parte l'attenzione si sposta su come compositori e musicisti si sono relazionati con le correnti artistiche e filosofiche negli ultimi secoli (dal Barocco all'Illuminismo, dal Romanticismo al primo Novecento) introducendo e sviluppando i rapporti con la filosofia, la letteratura e l'arte. In questa parte gli sviluppi culturali sono la chiave per comprendere l'affermazione della musica come arte.
La terza parte introduce il rapporto suono-colore, basato sul fenomeno della “sinestesia” in senso letterario e fisiologico, analizzando per esempio la teoria e l'opera di artisti come Kandinskij. Il rapporto con il mondo concreto della pittura è un altro elemento in cui si possono trovare diversi spunti di riflessione su come la musica riesca ad essere mezzo di espressione interiore.


Cenni sullo sviluppo della musica



L'origine della Musica


La musica, nonostante le sue molteplici ramificazioni odierne e il proprio tardo sviluppo tecnico negli ultimi secoli, è considerata a tutti gli effetti una forma d'arte che rientra nell'ambito delle arti performative, di cui fanno parte anche il teatro, la danza e il cinema, a cui è strettamente legata.
Tuttavia, rispetto alle discipline sopra citate, è difficile ricostruire con chiarezza l'origine della musica: proprio perché è un'arte performativa non esistono testimonianze dirette della sua esistenza fino all'invenzione della notazione musicale. Infatti, gli scienziati hanno studiato la cultura musicale dei popoli non civilizzati odierni, non così tanto diversi dall'uomo dell'età paleolitica, per ipotizzare quali usi e funzioni ha avuto la musica fin dalla sua comparsa.
Si fa risalire l'invenzione della musica al Paleolitico, quando l'uomo inizia ad assumere competenze tecniche, ma ovviamente già da prima, a contatto con i suoni della natura e degli animali che lo circondavano, avrà sentito la necessità di riprodurre e imitare ciò che sentiva. Probabilmente, come accadeva per la pittura rupestre, era nell'ambito di riti spirituali e nella caccia che egli sfruttava il suono come mezzo evocativo.
Per ragioni tecniche, fu il ''ritmo'' a nascere per primo: era più semplice produrre suoni in modo regolare con le mani, con le pietre o con i tronchi. Grazie alle pelli degli animali cacciati, invece, l'uomo poteva costruire i primi tamburi. Osservando le tribù africane odierne si può persino ipotizzare che il canto fu una delle prime forme musicali primitive. Tra i primi strumenti a fiato vi fu il flauto, in una forma rudimentale somigliante al più recente Flauto di Pan, che prende il suo nome dalla divinità Greca.

Musica egizia e greca


Le notizie della musica nell'Antico Egitto sono derivate dalle testimonianze pervenuteci della pittura e scultura greca, nonché dal ritrovamento di strumenti musicali nelle necropoli. In questo periodo, nel 4000 a.C., lo strumento musicale caratteristico fu la ''tromba militare''. E' in questo periodo che la musica si divide per ruoli ed usi, nelle gerarchie sociali: la musica religiosa si distaccava da quella umile del popolo.
I primi tentativi di teorizzare la musica e di costruire orientamenti critici appartengono all'Antica Grecia, quando si inventò una prima forma di scrittura musicale. A studiare la disciplina musicale con metodo scientifico fu il filosofo e matematico Pitagora, che intuì i rapporti frazionari fra i numeri e i suoni, scoprendo la scala musicale e i principali accordi, creando i presupposti per qualcosa di molto più complesso: l'armonia musicale. A dare un valore educativo alla musica fu invece Platone.
I greci si servirono della musica per quasi ogni attività, facendola incontrare con altre discipline come la Poesia e la Commedia, o introducendola negli eventi sportivi. A loro si deve l'invenzione della ''lira'', antenata dall'arpa.

Il Canto gregoriano e la musica polifonica


In seguito ai secoli di disordine e barbarie, in un epoca di oscurantismo a cavallo tra 500 e 600 d.C., lo sviluppo della cultura musicale passò dai Romani ai Cristiani che, con il Papa Gregorio I, coltivarono nei conventi una forma di canto ecclesiastico di nome ''Canto gregoriano'': erano canti in lingua greca basati su una sola melodia cantata all'unisono da più cantori. Fu lo stesso Papa a prendere l'iniziativa di rivoluzionare le istituzioni musicali, con l'appoggio dell'Imperatore Giustiniano. Il Canto gregoriano consisteva nell'interpretazione canora dei versetti di una preghiera o di un salmo, cantando un'unica nota ripetuta su tutte le sillabe del testo tranne l'ultima, che avviene solitamente in un tono più basso.
La musica fu esclusivamente mono-melodica fino all'800 d.C., quando venne inventata la polifonia: fu una rivoluzione importante del linguaggio musicale perché basata sul principio del contrappunto, cioè sull'esecuzione di più linee melodiche diverse contemporaneamente e non più di una singola melodia seguita da più parti. La musica polifonica fu già sperimentata nei Canti Celtici in Gran Bretagna e in seguito, già nel 1200, nei monasteri si compivano i primi studi sulla tecnica della polifonia. Inoltre, in questo periodo la scrittura musicale aveva raggiunto una maggiore completezza.



La musica medioevale e rinascimentale


E' nel pieno del Medioevo, tra il 1200 e il 1300, che la musica si dirama nella società in modo radicale:la musica popolare fu l'approccio spontaneo alla disciplina musicale da parte di artisti vagabondi, come i trovatori o i menestrelli, che intrattenevano le corti con canzoni epiche incentrate sulle gesta di guerrieri, come ad esempio sulle avventure di Siegfried. La musica popolare ebbe un ruolo importante per la diffusione della lingua volgare, come le lingue romanze tra cui il francese e il provenzale. Alcuni trovatori, detti così perché ''trovavano'' la musica e le parole per i loro pezzi da autodidatti, divennero famosi: Dante cita, ad esempio, Sordello e Bertam del Bornio nella Divina Commedia. Nel frattempo la Chiesa colse nel teatro un valido mezzo di educazione e diffusione, rappresentando scene delle Sacre Scritture attraverso la forma del Dramma.
Le premesse della musica classica polifonica sono da ricercarsi nella così detta ''Scuola Fiamminga'', sorta negli ultimi anni del 1400, i cui maestri, originari del Nord Europa, riuscirono a portare ad alti livelli di raffinatezza la tecnica polifonica, superando le maggiori difficoltà tecniche fino ad allora riscontrate. In Italia, il flusso innovativo del contrappunto fu colto da musicisti come Pier Luigi da Palestrina (1525-1594), il maggiore rappresentante della Scuola Romana, legata agli insegnamenti della scuola fiamminga. Nella seconda metà del XVI secolo, intanto, la Chiesa aveva bandito la propria musica, considerata profana, dalle proprie manifestazioni liturgiche, in seguito alla Controriforma. Fu proprio Pierluigi da Palestrina ad essere incaricato di comporre una messa che avrebbe dovuto diventare il modello da seguire nella musica sacra: il canto a più voci Messa di Papa Marcello fu un successo e testimonia la perfezione della forma, la grazia del contrappunto e la robusta semplicità armoniosa che caratterizza la musica di Pierluigi da Palestrina.
Per quanto riguarda la musica strumentale, in questo periodo, si perfezionarono le tecniche costruttive degli strumenti, le teorie sull'armonia, le tecniche di esecuzione e la scrittura musicale, che fu supportata dalla diffusione della stampa.


II Parte: la musica come arte e come pensiero dell'età moderna all'epoca contemporanea



Il lavoro e lo studio collettivo durato secoli, come visto, ha consentito alla musica di raggiungere la sua completa maturazione tecnica soltanto nel XVII secolo. Ora, si apriva una stagione totalmente nuova per la musica: non si tratta più solo di una disciplina affrontata nel chiuso dei conventi o di una cultura inconsapevole diffusa fra la popolazione. Ciò che la rende veramente ''arte'', nel senso più profondo del termine, sono i modi in cui ha saputo incarnare lo spirito delle epoche in cui ha avuto manifestazione, tramite i grandi autori che oggi riconosciamo come i protagonisti della così detta ''musica classica'', anche se il termine più adatto sarebbe ''musica colta''. Grazie alla sua nuova conformazione e il notevole impatto culturale, la musica è stata osservata e studiata da filosofi e letterati di grande importanza.
Così la disciplina musicale era diventata, dal 'seicento in poi, come la tela bianca di un quadro ancora da riempire dei colori di una tavolozza piuttosto variegata: il Barocco, il Neoclassicismo, il Romanticismo, l'Impressionismo, il Simbolismo etc. furono, come per le altre forme d'arte, le culle delle opere dei più grandi geni musicali della storia dell'umanità.
A questo proposito, si giunge alla questione legata proprio a queste correnti ideologiche, ognuna con le proprie caratteristiche, che non solo influenzarono l'opera dei compositori ma consentirono di sperimentare la musica in molteplici sfaccettature, contribuendo allo sviluppo della disciplina stessa. Di seguito, i nomi e le idee di alcuni dei più importanti compositori del passato e i legami con letterati e filosofi per ripercorrere le tappe fondamentali della crescita della musica.


Il Barocco: il rigore scientifico e Johann Sebastian Bach


Agli albori del 1600 il settore musicale entra, insieme al resto del mondo del resto, nell'epoca moderna. Il metodo sperimentale adottato dalla scienza fu applicato anche nello studio dell'acustica, permettendo lo sviluppo delle tecniche costruttive degli strumenti musicali. Sotto questo impulso, in Italia sopratutto, acquistavano prestigio e importanza le botteghe di liuteria. Uno dei più importanti liutai della storia fu Antonio Stradivari, celebre costruttore di strumenti ad arco di Cremona.
Con il perfezionamento tecnico e scientifico della disciplina musicale, si affermano i primi influenti compositori di musica colta, tra cui spicca un giovane musicista tedesco di nome Johann Sebastian Bach (1685-1750). Nato in una famiglia di musicisti, Bach ha il merito di aver riunito tutti i generi di musica fino ad allora composti e di averli portati a vette non ancora raggiunte. La sua produzione è pressoché sterminata e si concentra particolarmente sulla musica corale: Bach ha composto più di 300 Cantate. Importante contributo egli diede anche alla letteratura per Organo e per Clavicembalo, portandovi la grande innovazione della tecnica contrappuntistica tedesca. Alcune delle sue composizioni più suonate e conosciute sono il Clavicembalo ben temperato, Aria sulla quarta corda, Toccata e fuga.
Nonostante il gusto e i presupposti ideologici siano ben diversi in questo periodo dalle arti visive, la musica del '600 è convenzionalmente chiamata ''Barocca''.


Il Neoclassicismo: il modello dell'Illuminismo e Wolfang Amadeus Mozart


Il 1700 è il secolo dell'Illuminismo e del Neoclassicismo. Il ritorno all'ordine razionale e alle proporzioni classiche, coinvolge anche la musica, che intanto aveva già attraversato un periodo di rigore matematico e scientifico nel secolo scorso. Durante questo periodo, a seguito della già abbastanza matura evoluzione della musica strumentale, nasce il pianoforte e la musica sinfonica: l'austriaco Joseph Haydn (1732-1809) fu uno dei maggiori compositori di musica sinfonica del periodo neoclassico, autore di oltre 100 sinfonie e nella sua opera si viene a fissare la convenzionale formazione dell'orchestra, facendo interagire fra loro gruppi di strumenti ad arco e strumenti a fiato della famiglia dei legni. Di questo periodo è doveroso ricordare anche il compositore italiano Antonio Vivaldi (1678-1741), autore del celebre ciclo di concerti Le quattro stagioni della raccolta Il cimento dell'armonia e dell'inventione.
Invece, il maggiore compositore del periodo neoclassico fu Wolfang Amadeus Mozart (1756-1791), nato a Salisburgo e avviato alla musica sin da tenera età dal padre, musicista anch'egli. Mozart già da giovanissimo componeva sonate apprezzabili e non era raro sentirlo improvvisare interi brani ai concerti. La sua musica è una sapiente mescolanza di grazia melodica italiana e profondità di pensiero musicale germanico: egli era stato in grado di fondere indissolubilmente la forma con il contenuto. In altre parole le sue composizioni non sono solo elaborazioni tecnicistiche, ma sono sopratutto discorsi di pensiero e sentimento. Alcune delle sue maggiori opere liriche e sinfoniche sono Le nozze di Figaro, Così fan tutte, Il flauto magico e la sua produzione ammonta a quasi 600 composizioni in trentasei anni di vita. Con Mozart, si chiudeva una stagione, durata due secoli, della razionalità e della ricchezza formale. Con la musica del tedesco Ludwig Van Beethoven invece, legato al classicismo viennese ma anche sostenitore della letteratura dello ''Sturm und Drang'', si preannunciava la stagione ''romantica''.


Il Romanticismo: La Filosofia della Musica e Richard Wagner


Il diciannovesimo secolo si apre con le ultime imprese di Napoleone e la sua definitiva sconfitta, dando inizio alla Restaurazione e ai conseguenti moti rivoluzionari. Al contempo nuove scoperte e invenzioni muteranno definitivamente l'assetto sociale con il trionfo della borghesia capitalista e il tramonto dell'aristocrazia, in seguito all'avvento della Rivoluzione Industriale. La musica, in questo contesto, abbandona i salotti dei ricchi aristocratici e dei teatri melodrammatici per aprirsi ad un pubblico maggiore. Il sentimento, le passioni e la spiritualità sono i canoni della musica del primo Ottocento, in linea con la stagione del Romanticismo, che aveva superato e ripudiato l'equilibrio e l'ordine della musica classica.
Oltre al ''Gruppo dei Cinque'' e Peter Ilyich Tchaikovsky (1840-1893) dalla Russia e gli Strauss dall'Austria, uno degli esponenti più importanti della musica romantica fu Richard Wagner (1813-1883), compositore tedesco che incarnò meglio di altri lo spirito di questa corrente. Influenzato dalla mitologia norrena e germanica e dai poemi cavallereschi, Wagner impiegò tutta la vita a cercare di rivoluzionare il sistema della musica nel teatro, distruggendone le convenzioni. Per conferire più serietà e prestigio ai suoni dell'orchestra, abbandonò quasi del tutto il canto privandolo del suo carattere esibizionistico e virtuoso. La forza espressiva e articolata delle sue composizioni e l'utilizzo massiccio del ''leitmotif'' (motivo musicale) furono di grande ispirazione per il filosofo Nietzsche, a lui contemporaneo, e per il Nazismo negli anni '30 del Novecento, affascinati da musiche di straordinaria imponenza come La Cavalcata delle Valchirie, una delle composizioni più celebri del compositore. Wagner fu anche un ammiratore di Arthur Schopenhauer, ma non viceversa. Il motivo centrale di questa ammirazione risiede nella ''Filosofia della Musica'' di cui parla il filosofo di Danzica.

Schopenhauer fa, infatti, affermazioni di grande portata nella sua concezione filosofica della musica: essa si differenzia da tutte le altre arti perché è del tutto indipendente dal mondo fenomenico .
<< L'effetto della musica è tanto più potente e penetrante di quello delle altre arti: perché queste esprimono solo l'ombra, mentre essa esprime l'essenza […] con un linguaggio universalissimo, l'intima essenza, l'in sé del mondo; >>1
Il filosofo vuole sottolineare come la musica sia in una posizione privilegiata rispetto alle altre arti perché capace di ''cogliere il cuore delle cose''. Essendo libera dall'imitazione della natura, la musica non è quindi una rappresentazione delle idee, ma di quell'impulso vitale, universale e assoluto che è la cosa in sé, il noumeno, ovvero la ''Volontà''. In questo modo, la musica diventa il punto di contatto più estremo fra il mondo, inteso come rappresentazione, e la cosa in sé: la musica mantiene la propria natura intatta fra il mondo ''distorto'' ricavato dalle strutture conoscitive e il mondo noumenico, ovvero la Volontà. Pertanto Schopenhauer attribuisce alla musica il titolo di ''linguaggio universale'' perché essa non è fatta di parole o di concetti sempre legati alla realtà e ai valori estetici, morali e politici dell'uomo: in qualsiasi luogo, in presenza di uno spettatore qualunque, la musica si esprime come diretta manifestazione del sentimento. Si fa essa rivelatrice dei più profondi segreti dell'anima e della Volontà, attraverso il discorso musicale, quindi della ''melodia'' che assume nella scala gerarchica musicale il principio fondante (la melodia esiste storicamente prima dell'armonia e del contrappunto).
Per Wagner aveva simpatia Nietzsche, al contrario di Schopenhauer. La musica del compositore tedesco fu infatti per Nietzsche la miglior interprete della poetica della tragedia greca. Dopo aver assistito a un concerto del Preludio di Tristano e Isotta e dell'Ouverture dei Maestri Cantori, il filosofo sarà particolarmente motivato nella stesura della sua più importante opera giovanile La nascita della tragedia dallo spirito della musica. Ovvero: grecità e pessimismo. In quest'opera egli vuole sfatare il mito di una Grecia classica razionale e votata all'equilibrio: infatti i greci arcaici erano ben consapevoli dell'irrazionalità della vita, che cercarono di nascondere rifugiandosi nelle forme razionali dell'Apollineo. Erano la scultura, l'architettura e la poesia epica ad affievolire la certezza di una vita irrazionale, ma al contempo fu la musica ad essere l'espressione più efficacie dell'eccesso, dell'ebbrezza, dell'estasi, del delirio dell'anima, della disperazione e del dolore, tutti elementi che si trovano sotto il comune denominatore del Dionisiaco (dal dio greco Dioniso). A tal proposito, l'arte per essere considerata ''vera'' deve necessariamente ammettere il giusto equilibrio tra l'apollineo e il dionisiaco. Anche la musica può quindi assumere carattere negativo: la ''cattiva musica'', per Nietzche, è quella che esprime concetti attraverso l'opera lirica, spezzando così la forza dionisiaca che la contraddistingue.
Per questo motivo, già negli scritti maturi, Nietzsche rinnega Wagner: la sua musica ora la considerava, insieme alla filosofia di Schopenhauer, pura espressione di un falso pessimismo e di decadenza. Di questa decadenza, attribuisce la primordiale colpa a Socrate ed Euripide, che avevano elevato l'apollineo e sovrastato il dionisiaco. Nietzsche ripropone quindi un ritrovamento del dionisiaco, accettando la vita per come è: eterna lotta fra gioia e dolore, vita e morte. La musica di Wagner, che già aveva diviso la critica, era diventata per il filosofo ''malata'' perché illusoria.

La Musica del Risorgimento Italiano: l'Unificazione e Giuseppe Verdi


Per quanto riguarda il Romanticismo Italiano, esso è legato profondamente alla figura di Giuseppe Verdi, nato nel 1813 in un villaggio vicino a Parma. Il suo contributo all'opera italiana fu di grande rilevanza, poiché riuscì ad estirpare dal teatro italiano le figure-stereotipo del ''buono, del cattivo e del prepotente'' inaugurando una nuova e profonda stagione drammatica.
Il carattere celebrativo di molte sue composizioni, come ad esempio nella Marcia trionfale dell'Aida o il Va, pensiero dal Nabucco, rispecchiava il carattere nazionalista e patriottico del Risorgimento. Mazzini, il leader dei repubblicani della Giovine Italia, aveva scritto in uno dei suoi saggi che fosse necessario per il melodramma italiano farsi racconto di eroi che combattono per la libertà. Ebbene, il Nabucco di Verdi, che racconta proprio la storia degli ebrei esuli in Babilonia e perseguitati dal re Nabucodonosor, sembrava la realizzazione concreta di questa concezione del melodramma che aveva Mazzini. Verdi conquistò il consenso dei patrioti italiani, al punto che questi, a sfregio dei regnanti stranieri austriaci e borbonici, incidevano nei muri la scritta ''Viva V.E.R.D.I'', che è l'acronimo di ''Viva Vittorio Emanuele Re D'Italia''.
In realtà né Verdi né i suoi librettisti avevano intenzione di incoraggiare l'avanzata dei moti rivoluzionari, ma la sua musica fu inevitabilmente influenzata dalla concezione romantica della storia, secondo cui nel passato si possono ritrovare quegli ideali perduti di patria e di nazione. Infatti molte sue opere liriche sono ambientate nel passato, e quindi risulta quasi automatico attribuire a Verdi caratteristiche ideologiche patriottiche. Tuttavia il pensiero politico di Verdi è tutt'oggi oggetto di discussione, ma rimane il fatto che la sua musica fu inevitabilmente ispiratrice delle gesta risorgimentali: egli tradusse in musica una fetta di storia italiana.

L'Impressionismo: Claude Debussy e il Martirio di San Sebastiano con D'annunzio


Verso la fine della seconda metà dell'Ottocento si sviluppa una nuovo gusto musicale, quello dell'Impressionismo, omonimo al movimento pittorico nato precedentemente in Francia. Parigi fu il centro culturale internazionale più importante d'Europa, nel quale lo sperimentalismo artistico coinvolse inevitabilmente anche la musica. Il maggiore esponente di questa corrente, seppure egli non vi aderì mai ufficialmente, fu Claude Debussy. Alcune sue più conosciute composizioni per pianoforte sono Clair de Lune e Rêverie, mentre i componimenti per orchestra più suonati oggi sono La Mer, Prélude à l'après-midi d'un faune e Images. Il suo stile è profondamente opposto al romanticismo e al classicismo poiché abbandona la rigorosità dell'armonia e la delineazione delle linee melodiche: i suoni sono diretta espressione di sensazioni vaghe e fuggevoli suscitate dall'animo del compositore. Importante fu la diffusione, insieme alle stampe giapponesi, della musica orientale, da cui Debussy carpì nuove scale e soluzioni armoniche. La sua musica così mutevole e vaga, anche per i temi pagani e religiosi che tratta, lo riconduce però anche ad un certo Simbolismo.
Debussy nella sua proficua carriera di critico e compositore conobbe il poeta italiano Gabriele D'Annunzio: ne nacque oltre che una buona amicizia, un sodalizio artistico che li porterà a realizzare il dramma teatrale Le martyre de Saint Sébastien. Il libretto è redatto completamente in francese da D'Annunzio e le musiche di scena sono affidate a Debussy. Il dramma racconta la vicenda del martirio di San Sebastiano. D'annuzio si esprime nei testi con un linguaggio francese arcaico sulla falsariga della sintassi italiana. Debussy scrisse per la messa in scena una musica sinfonica non tanto descrittiva quanto allusiva, evocatrice di un mondo preclassico e legata alla cultura pagana precristiana. Per questo dramma D'annunzio si preoccupò di coinvolgere più arti tutte insieme, concretizzando quella idea di ''arte totale'' di cui egli era convinto sostenitore: le discipline coinvolte sono infatti la letteratura, la musica, la danza, la recitazione e le arti figurative.


La Rivoluzione del Jazz


Un fenomeno culturale e popolare di rottura rispetto alla tradizionale concezione della musica in generale fu il “Jazz”. Il jazz è nato come movimento musicale negli ultimi anni del diciannovesimo secolo, nella sua forma primordiale diffusa fra gli schiavi africani, deportati dalle colonie americane nelle regioni meridionali. Questi trovavano nella musica lo sfogo al proprio dolore, cantando insieme nelle piantagioni dei “canti spirituali nostalgici”. In seguito i neri innestarono sulle cadenze africane i motivi delle canzoni popolari occidentali, col ricorso sempre più frequente degli strumenti musicali europei: il clarinetto, il saxofono, la tromba, il trombone, il pianoforte e il contrabbasso.
Il jazz è una musica particolarmente interiore, perché introduce una rivoluzione "copernicana" nella musica: prevale l'esecuzione sulla composizione. Infatti il jazz si esprime prevalentemente nell'improvvisazione e attraverso un ritmo sincopato, detto “swing”, ovvero un flusso ritmico ordinato su battiti irregolari. Oltre a questo il jazz non abbandonò le strutture armoniche della musica classica e popolare di prima, ma anzi le sviluppo fino alle estreme conseguenze, formalizzando rapporti tonali vecchi e nuovi: ad esempio aggiungendo al semplice accordo di tre note o quattro, più note sull'ottava superiore, creando accordi più complessi. Si può dedurre quindi come il jazz sia un genere musicale di notevole complessità tecnica, se si pensa anche da autori come Edward Duke Ellington (1899 – 1774), Charlie Parker (1920-1955), Louis Armstrong (1900-1971) e Benny Goodman (1986).
La musica jazz ha influenzato gli autori di musica classica del novecento, persino Debussy, ma l'esempio più significativo di connubio fra musica jazz e musica classica fu dato dal compositore statunitense George Gershwin (1898-1937), autore di sinfonie tipiche di questo stile come Rapsodia in Blu, Concerto in Fa e Un americano a Parigi.
Il jazz aprì le strade a nuovi generi musicali, che durante il corso del secondo novecento si svilupparono trovando ampi consensi e riconoscimenti fra il grande pubblico, dalla nascita del Rock fino al Pop.


III Parte: il rapporto suono-colore


Nella storia della musica molti artisti e musicisti si sono posti il problema della relazione fra suono e colore. Nell'ottocento, in particolar modo, questa possibilità stava iniziando ad essere possibile, perché all'epoca si stavano compiendo i primi studi sulla cosiddetta “sinestesia”, una capacità del cervello che consiste nell'attivare più aree sensoriali contemporaneamente rispetto ad un solo stimolo.
La questione del rapporto fra suono e colore è stata affrontata sin da tempi remoti.


La teoria degli antichi greci e gli studi di Giuseppe Arcimboldi


Già gli antichi greci avevano teorizzato una corrispondenza fra suoni e colori, costruendo delle scale di colori divise in sette parti e analoghe alle sette note della scala musicale. La teoria dei greci rimase valida fino al diciassettesimo secolo, ma già dal Rinascimento, il primo pittore ad occuparsi del rapporto suono-colore è stato Giuseppe Arcimboldi (1526-1593), noto anche come “Arcimboldo”. Egli fece corrispondere i toni e i semitoni della scala musicale con una scala di valori cromatici, usando sia il suo senso artistico sia un metodo scientifico. Non avendo lasciato dei trattati teorici o appunti a riguardo non ci è dato sapere se Arcimboldo avesse mai applicato o sviluppato in un qualche modo questa sua teoria.

Gli esperimenti di Newton e il clavicembalo a colori di Padre Castel da Montpellier


Nel XVII secolo Newton correlò le note musicali ai colori analizzando lo spettro cromatico, proponendo un certo parallelismo tra fenomeni acustici e fenomeni ottici, accostando i vari colori (ottenuti separando la luce con un prisma di vetro) alle sette note della scala musicale: ad un aumento delle frequenze di oscillazione della luce nello spettro cromatico, fece corrispondere le frequenze di oscillazione delle sette note della scala maggiore.
Padre Louis Castel da Montpellier (1688-1757) fu invece l'inventore di un particolare clavicembalo a colori, in grado di produrre effetti di luce colorata attraverso un sistema di proiezione ottica molto artigianale. Ad ogni nota della tastiera corrispondeva un determinato effetto ottico automatizzato. Padre Castel scrisse poi il Trattato sull'ottica dei colori, dove criticava la teoria di Newton, affermando come i colori ottenuti dalla separazione della luce dipendeva dalla distanza del prisma dalla fonte di luce, quindi Newton stava osservando solamente un caso particolare, di conseguenza nullo anche per la corrispondenza con le frequenze sonore.
Oltre Padre Castel, nel corso dell'ottocento si svilupparono strumenti musicali che emettevano effetti di luce in modo più avanzato e funzionale, grazie all'avvento dell'elettricità: sono organi circensi come il “Color Organ” di Bainbridge Bishop o il “Claviere a lumiere” di Wallace Rimington.


Il rapporto fra musica e pittura per Kandinskij


Nel primo novecento il rapporto suono-colore interessò anche i pittori d'avanguardia, che cercarono di conquistare nelle loro tele quella dimensione temporale tipica della musica. Su questo frangente fu particolarmente importante il lavoro di Vasilij Kandinskij, pittore astrattista membro del gruppo “Der Blaue Reiter”. La musica ebbe una grande importanza per la pittura di Kandinskij, perché lo guido verso l'astrattismo lirico, ovvero verso quella linea di pensiero in cui la pittura non imita la natura ma si fa diretta espressione, mediante il colore e le forme, dell'interiorità dell'artista. La musica infatti è sempre stata l'unica espressione artistica in cui non avviene in nessun modo la “mimesis”, ovvero l'imitazione della natura, dovendo dunque creare un linguaggio totalmente autonomo da quest'ultima: Kandinskij voleva creare uno stesso tipo di linguaggio autonomo nella pittura, pensando ad una “grammatica della pittura”, fatta di segni, forme e colori che hanno lo scopo di rispecchiare l'animo interiore dell'artista e ciò che egli vuole comunicare. Questa grammatica della pittura poteva, oltre che liberare l'arte dai vincoli figurativi, riprodurre graficamente anche dei messaggi sonori. Kandinskij si cimentò infatti anche nella riproduzione grafica di opere di musica classica, come ad esempio la Quinta sinfonia di Beethoven, le cui note sono riportate sulla tela attraverso segni e cerchi che si susseguono nello spazio.


Conclusioni: l'arte nella musica


Alla fine di questo percorso e alla luce delle considerazioni fatte, si può comprendere il “perché” la musica sia un'arte a tutti gli effetti. Ma è sul “come” che va posta l'attenzione. La musica non è semplicemente un'arte perché alla base vi è uno studio delle tecniche o perché esiste fin dalla comparsa dell'uomo. C'è da differire quando è arte e quando non lo è. Se la parola “arte” si riferisce a tutta quella produzione culturale frutto dell'espressività più profonda dell'uomo, la musica allora si fa arte quando è espressione di un'idea o di un sentimento, quando è linguaggio universale con il quale si racconta una storia o si racconta sé stessi.
Il “come” trova risposta sullo stile che contraddistingue musicisti e compositori di ogni epoca. Se qualche musicista è rimasto in sordina nel passato ma ha saputo trovare un proprio stile, una propria unicità, allora ha creato dell'arte. L'arte nella musica è proprio questo: il saper parlare con i suoni così come si parla con la propria voce, che è unica e inimitabile.
Per questo motivo, se educati all'ascolto della musica, possiamo percepire ad esempio la differenza fra una stessa nota di Tchaikovsky e una di Mozart, perché entrambi hanno elaborato spontaneamente una propria voce, chiara e distinguibile, che si perpetua in tutte le opere musicali che hanno realizzato. Nella stessa esecuzione di uno strumento, ogni musicista ha un suo tocco e una sua interpretazione personale di ciò che suona.
Questo dimostra ciò che avevano capito menti come Schopenauer e Kandinskij: la musica è qualcosa di vivo dentro di noi, che si manifesta in modo individuale ma al contempo è un' espressione universale, un <<discorso dell'anima>> che tutti possono ascoltare e fare proprio. Un discorso che unisce i sentimenti e i pensieri delle persone e che ha la grande capacità di mandare un messaggio che tutti possono capire, se lo ascoltano.
La musica può essere ancora una speranza, in un tempo in cui gli uomini non comunicano più.
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