I. Premessa
Obiettivo di questa indagine è dimostrare come, in ambito greco, l’apollineo ed il
dionisiaco, intesi secondo la concezione nietzscheana, si armonizzino in un sinodo
perfetto, che, seppure attraverso fasi alterne e temporalmente scisse, continua
tuttavia ad informare il mondo a noi contemporaneo. La qualcosa implica che origine
e fondamento di ogni manifestazione umana e artistica, qualunque essa sia, può
essere ricondotta ad un’opposizione di fondo tra elementi opposti in reciproco
equilibrio dinamico. Infatti la vita di ogni uomo, fatta eccezione per le dinamiche più
strettamente contingenti e soggettive, è naturalmente caratterizzata dalla perpetua
compresenza di gioia e dolore, sofferenza e felicità, insomma, volendo generalizzare,
da una continua contrapposizione e interfaccia dialettica tra istanze antitetiche e di
segno opposte fra loro. Di questa dinamica esistenziale se ne era già avveduto
Friedrich Nietzsche, il quale, in una delle sue prime opere giovanili, La nascita della
tragedia, prese a prestito i nomi di due tra le maggiori divinità del pantheon olimpico
greco, quali Apollo e Dioniso, come simboli della natura umana più intima.
“Avremo fatto un grande acquisto per la scienza estetica, quando saremo giunti
non solo al concetto logico, ma anche all'immediata certezza dell'intuizione, che
lo sviluppo dell'arte è legato alla dicotomia dell'apollineo e del dionisiaco” .
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L’ Apollineo ed il Dionisiaco nel mondo antico convissero per lungo tempo scissi e
separati l’uno dall’altro e, per così dire, a momenti di assoluto dominio del primo, ne
seguirono altri di verso opposto. Volendo individuare letterariamente gli esiti a cui
portarono questi momenti di cui si è appena fatto cenno, secondo il filosofo tedesco,
basterebbe osservare i capolavori di Omero, del tutto permeati di spirito apollineo o,
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al contrario, quelli di Archiloco. Tuttavia nel mondo greco di Eschilo e Sofocle
qualcosa cambiò.
“I due istinti, tanto diversi tra loro, che vanno l'uno accanto all'altro, per lo più in
aperta discordia, in virtù di un miracolo metafisico della volontà ellenica, essi
compaiono in ultimo accoppiati l'uno con l'altro, e in questo accoppiamento
finale generano l'opera d'arte, altrettanto dionisiaca che apollinea, che è la
tragedia attica” .
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Proprio per questa stessa caratteristica, di cui si è appena fatto cenno nel passo sopra
riportato, la tragedia greca, e in particolare quella del periodo attico di Eschilo e
Sofocle, rappresenta il punto di arrivo dell’arte stessa, non solo per le sublimità che la
caratterizzano, quanto piuttosto perché essa racchiude in sé il senso stesso
dell’esistenza umana.
“Proprio in questo, nel cogliere l'essenza della vita, la tragedia e
l'arte in generale divengono la giustificazione estetica della vita.
In altre parole l'esperienza che lo spettatore vive durante la
tragedia rende la vita possibile e degna di essere vissuta. L'uomo
attraverso la tragedia si riappropria delle sue passioni
contrastanti e realizza che gioia e dolore sono entrambi necessari,
sono entrambi presenti nella vita. Impara a godere tanto dell'uno
quanto dell'altra. Egli apprende la natura tragica della vita” .
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E se già lo stesso Schopenhauer ne Il mondo come volontà e
rappresentazione aveva individuato nel dramma tragico la forma più
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alta dell’arte, in quanto “La tragedia esprime ed oggettiva il dolore
senza nome, l’affanno dell’umanità, il trionfo della perfidia, la
schernevole signoria del caso e il fatale precipizio dei giusti e degli
innocenti”, a un atteggiamento di rinuncia, quale si configura l’ascetismo del filosofo
di Danzica, Nietzsche contrappone l’accettazione totale ed entusiastica, l’esaltazione
della vita come essa è nei suoi caratteri originari. Alla noluntas schopenhaueriana
viene contrapposto un principio profondamente diverso, in grado di accogliere la
coraggiosa accettazione del dolore, quale viene testimoniata dagli eroi della tragedia
greca. Nietzsche riprende dunque la concezione secondo la quale nel tragico viene in
luce il lato terrificante dell’esistenza, ma la conduce a esiti diversi dalla disperazione e
dalla rassegnazione a cui era giunta la speculazione filosofica del suo maestro.
Figura esemplare di uomo tragico greco è senza dubbio Edipo: egli ha sperimentato
su di sé sia l’assolutizzazione della componente apollinea, nel suo razionalismo spinto
fino alle estreme conseguenze e nella irrefrenabile volontà di indagare il proprio
passato, per raggiungere il quale non esitò a schierarsi apertamente contro la propria
moglie che intendeva dissuaderlo, sia il totale non-‐senso della componente dionisiaca.
“Colui che con il suo sapere precipita la natura nel baratro dell’annientamento
deve sperimentare la dissoluzione della natura anche su se stesso” .
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La sua stessa parabola di vita, con le sue peripezie e gli esiti a cui è giunta, testimonia
esplicitamente l’impossibilità per ogni uomo di non ricorrere ad una mediazione tra
le parti. Solamente nel momento in cui Edipo decide, per così dire, di arrendersi e
accettare l’inevitabile “tragicità” della vita, egli riceve la grazia divina e viene accolto
nel numero dei beati a Colono.
Le energie creative del dionisiaco, tuttavia, da un determinato momento della storia
iniziano a venire represse e sottomesse dalla forza della logica e della ragione
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apollinee, attraverso un processo che è cominciato ai tempi di Socrate, inventore,
nell’opinione di Nietzsche, del cosiddetto
homo theoreticus.
La decadenza della storia dell’Occidente ha pertanto inizio a partire dalla vittoria
dello spirito razionale-‐socratico-‐apollineo sullo spirito musicale-‐dionisiaco della
tragedia greca. Dopo un periodo eroico dell’umanità, espresso nella capacità di
accettare coraggiosamente la tragicità dell’esistenza, si avvia un’inevitabile
decadenza. Con il socratismo si conclude storicamente l’epoca di Dioniso e il
dionisiaco stesso viene espulso dall’orizzonte della cultura occidentale, cadendo
nell’oblio.
“La tragedia greca si spense in un modo diverso da tutte le altre antiche forme di
arte affini: morì di suicidio, in conseguenza di un conflitto insolubile: perì dunque
tragicamente” .
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Con la modernità si pone pertanto realmente in essere la scissione, umanamente ed
esistenzialmente tragica, fra le diverse istanze dell’essenza umana: con il moderno
Apollo e Dioniso cessano di essere considerate le facce di una stessa medaglia e in tal
modo la loro contrapposizione estrinseca conduce alle manifestazioni più tipicamente
novecentesche. Nel campo della letteratura ne è un esempio assai significativo
Eugenio Montale, il quale avverte l'angoscia esistenziale di un animo informe,
incapace di essere un tutt'uno con l'armonia cosmica, che invano si adopera per
individuare la maglia rotta, l'anello che non tiene, il filo da disbrogliare, che
finalmente lo porti nel mezzo di una verità; realizza tuttavia di non essere in sintonia
con il mondo circostante, anzi, spesso, di esservi soggetto in modo terribile e crudele.
Se da una parte la componente dionisiaca rimase per lungo tempo, per così dire, in
uno stato di latenza a causa di una tradizione cristallizzata e isterilita dall’apollineo,
essa non perse affatto il suo vigore e pertanto era destinata a riemergere
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nuovamente. Così, dopo secoli di alienazione, il dionisiaco ritorna a vibrare nelle
rappresentazioni e nell’arte. Una tradizione totalmente sclerotizzata da principi
apollinei è spazzata via per ricominciare fin dalle fondamenta a ri-‐educare le forme,
secondo principi dionisiaci. Per citare solo alcuni esempi gli Impressionisti nel campo
artistico iniziano la riscoperta della forza vitale dell'accostamento dei colori
complementari e la loro organizzazione astratta. In Cézanne la pennellata stessa
sembra distendere nelle immagini una forza magnetica; Van Gogh e Gauguin, invece,
daranno massima enfasi alle tensioni di energia. E’ come se gli artisti moderni
fondassero la loro espressività su una rinnovata vitalità di forme e di colori: in Vasilij
Kandinskij l'avanzata del dionisiaco sulle forme apollinee tocca il suo apice,
spingendosi
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Introduzione apollineo, dionisiaco e arte tesina
Questa tesina di maturità liceo classico descrive come, a partire dall'ambito greco, l'apollineo e il dionisiaco, intesi secondo la concezione nietzscheana, si siano armonizzati. Argomenti tesina maturità: in filosofia Schopenhauer, Nietzsche ("La nascita della tragedia" e altra bibliografia), cenni Vattimo), in letteratura greca la tragedia greca, Sofocle e L'Edipo, in italiano Montale, in storia dell'arte l'astrattismo, Kandinsky e Mondrian.
Collegamenti
Apollineo, dionisiaco e arte tesina
- Filosofia: Schopenhauer, Nietzsche ("La nascita della tragedia" e altra bibliografia), cenni Vattimo).
- Letteratura greca: La tragedia greca, Sofocle e L'Edipo.
- Letteratura italiana: Montale.
- Storia dell'arte: Astrattismo, Kandinsky e Mondrian.
- Cenni Wagner (Tristano e Isotta).