Liceo classico “G. Fortunato” – Pisticci (MT)
Alla ricerca di un
significato
(Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, Paul Gauguin, 1897, olio su tela, 141x376 cm, Boston, Museum of Fine Arts)
“Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l’aria infinita, e quel profondo
Infinito seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?”
(Giacomo Leopardi; Canto notturno di un pastore errante dell’Asia)
Fabio Viggiani III A
A.S. 2008/2009
Alla ricerca di un significato
Prefazione
“Gli esseri umani non vivono in perpetuo, Reuven. Viviamo meno di quanto dura un batter d’occhio, se si commisurano le nostre vite all’eternità. Può quindi esser lecito chiedere qual è il valore della vita umana. C’è tanta sofferenza, in questo mondo. Che significa dover tanto soffrire se le nostre vite non sono nient’altro che un batter d’occhio? […] Reuven, ho imparato molto tempo fa che un batter d’occhio è nulla, di per se stesso. Ma l’occhio che batte, quello sì che è qualcosa. Lo spazio di una vita è nulla. Ma l’uomo che la vive, lui sì che è qualcosa. Lui può colmare di significato questo spazio minuscolo, cosicché la sua qualità sia incommensurabile, sebbene la quantità possa essere irrilevante. Comprendi quel che dico? L’uomo deve colmare la sua vita di significato, il significato non viene attribuito automaticamente alla vita. È un compito duro, bada, e questo non credo che tu lo comprenda, per ora. Una vita colma di significato è degna di riposo. E io voglio esser degno di riposo quando non sarò oltre quaggiù. Comprendi quel che dico?”
(Chaim Potok, Danny l’eletto, 1967)
Nel lungo procedere della storia umana, fin dagli albori della coscienza, il significato e il fine della nostra esistenza hanno assillato poeti e filosofi.
Tuttavia, nonostante l’anelito verso la conoscenza dei grandi “Perché” della vita sia stato così forte, nessuno è riuscito a trovare una risposta.
Ancora oggi, questi interrogativi ci assillano e riescono a colpirci anche quando non vorremmo. La morte di una persona cara ci porta irrimediabilmente a chiederci “perché” sia successo proprio a noi e non a qualcun altro. E l’impotenza, l’inerme consapevolezza che ci colpisce quando sappiamo che non c’è nulla che possiamo fare per impedire tutto ciò, ci struggono e ci corrodono dentro.
Ma l’uomo è un essere – per citare il poeta per antonomasia Dante – “fatto per seguir virtute e canoscenza” e non per “viver come bruti”.
Pertanto, è riuscito a trovare (come Manzoni o Dante) il senso di tutto in un Essere supremo che trascende il mondo sensibile (Dio), o a dare da sé un significato ad un mondo che, altrimenti, ne sarebbe stato privo. Fabio Viggiani
III A
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Alla ricerca di un significato
Letteratura italiana
Dante Alighieri Paradiso)
(Il fine di “tutte nature”: Dio come ultimo “porto” - Il Primo Canto del
(Firenze, tra il 14 maggio ed il 13 giugno 1265 – Ravenna, 14 settembre 1321)
Il canto si apre sulla consapevolezza che la salvezza è nel ritorno a Dio, con una protasi (Dante si propone di raccontare il suo viaggio fino all’Empireo e il suo incontro con Dio)…
“Veramente quant’io del regno santo
ne la mia mente potei far tesoro,
sarà ora materia del mio canto.”
(Dante Alighieri; vv. 10-12)
Paradiso – Canto I,
… e con un’invocazione ad Apollo, dio della poesia e delle arti, cui il poeta chiede assistenza a causa della difficoltà e dell’altezza dell’argomento.
Dante e Beatrice si trovano ancora sulla cima del Purgatorio, e lo sguardo della donna verso il sole induce Dante a fare lo stesso ed ad affrontare il tema dell’ascesa, del volo verso Dio. I personaggi si trovano in primavera, a mezzogiorno, quando si è nella pienezza della luce; egli si sente avvolto da questo fascio di luce come se avesse riconquistato i poteri dell’uomo prima del peccato originale. La luce è il segno del progressivo avvicinarsi a Dio. In questa armonia di luce c’è però una nota stonata: il suo corpo.
A questo punto, interviene Beatrice a spiegargli che quel mondo non è regolato da leggi fisiche: l’unica legge è quella religiosa.
“Molto è licito là, che qui non lece
a le nostre virtù, mercé del loco
fatto proprio de l’umana spece.
[…]
Trasumanar significar per verba
Non si poria; però l’essemplo basti
A cui l’esperïenza grazia serba”
(Dante Alighieri; vv. 55-57, 70-72)
Paradiso – Canto I, 3
Alla ricerca di un significato
Ad ogni cosa Dio ha assegnato un fine. Le cose sono come navi in movimento in un immenso oceano, ognuna con il suo carico; ognuna raggiungerà il porto cui è stata avviata, ma il pilota che guida tutto dall’alto è Dio. Il male può deviare gli uomini dal loro fine, poiché questi si lasciano attrarre dai piaceri mondani e si staccano da Dio. Da qui nasce il bisogno di reinsegnare agli uomini il piacere dell’obbedienza alle leggi di Dio.
“E cominciò: “Le cose tutte quante
hanno ordine tra loro, e questo è forma
che l’universo a Dio fa simigliante.
Qui veggion l’alte creature l’orma
de l’etterno valore, il qual è fine
al quale è fatta la toccata norma.
Nel’ordine ch’io dico sono accline
tutte nature, per diverse sorti,
più al principio loro e men vicine;
onde si muovono a diversi porti
per lo gran mar de l’essere, e ciascuna
con istinto a lei dato che la porti.
[…]
Vero è che, come forma non s’accorda
molte fïate a l’intenzion de l’arte,
perch’a risponder la materia è sorda,
così da questo corso si diparte
talor la creatura, c’ha podere
di piegar, così pinta, in altra parte.”
(Dante Alighieri; vv. 103-114, 127-132)
Paradiso – Canto I,
Infine, liberata la mente dal “falso imaginar”, lo rivolge in viso “inver lo cielo”.
Ugo Foscolo
(Il nichilismo materialistico e la “religione” delle illusioni)
(Zante, 6 febbraio 1778 – Turnham Green, Londra, 10 settembre 1827)
Nel periodo illuminista, prendono forma delle dottrine filosofiche che, prescindendo da una visione trascendentale della realtà, cercano di capire la natura attraverso l’uso dei sensi; il sensismo, il cui maestro è E.B. De Condillac, è il punto di riferimento per la poetica del Foscolo. La visione della vita del Foscolo è
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Alla ricerca di un significato
drammatica; secondo il poeta il fine dell’uomo è il nulla eterno, sono valide solo le conoscenze che derivano dai sensi e dalla ragione e il cosmo è un continuo divenire, un ciclo costante che vede le cose nascere, morire e trasformarsi.
“Forse perché della fatal quïete
Tu sei l’imago a me sì cara vieni
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,
E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre e lunghe all’universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.”
(Ugo Foscolo; Alla sera)
L’unica realtà per l’uomo è quella sensibile, egli fa parte di quel meccanismo fatale presente nella natura. Il suo compito è dunque quello di capire questa realtà, tutto ciò che sfugge alle sue capacità razionali e sensibili è falso e non ha valore.
“Pare che gli uomini sieno fabbri delle proprie sciagure; ma le sciagure derivano dall’ordine universale, e il genere umano serve orgogliosamente e ciecamente a’ destini. […] La terra è una foresta di belve. […] E perché l’umana schiatta non trova né felicità né giustizia sopra la terra, crea gli Dei protettori della debolezza e cerca premj futuri del pianto presente. Ma gli Dei si vestirono in tutti i secoli delle armi de’ conquistatori; e opprimono le genti con le passioni, i furori, e le astuzie di chi vuole regnare. […] Ma mentre io guardo dall’alto le follie e le fatali sciagure dell’umanità, non mi sento forse tutte le passioni, e la debolezza ed il pianto, soli elementi dell’uomo? […] Abbandonato dal cielo, non chiedi tu ajuto dal cielo? non t’ascolta; eppure nelle tue afflizioni il tuo cuore torna involontario a lui: ti prostra, ma all’are domestiche.”
(Ugo Foscolo; lettera del 19 e 20 febbraio 1799)
Ultime lettere di Jacopo Ortis,
A questa visione pessimistica della vita, il Foscolo cerca però di reagire affermando i grandi ideali di Verità, di Giustizia, di Bellezza, di Libertà e di Patria. Si forma così nel poeta una nuova fede laica: la religione delle illusioni; lo strumento di esaltazione delle illusioni è la poesia e il compito di essa è quello di cogliere, eternare e tramandare i grandi valori dell’umanità. La poesia è dunque per l’artista espressione di civiltà e di umanità che fa vivere nel tempo, oltre al limite della vita singola di ogni uomo, i grandi ideali.
“Quando il tempo con sue fredde ale vi spazza
Fin le rovine, le Pimplèe fan lieti
Di lor canto i deserti, e l’armonia
Vince di mille secoli il silenzio.”
(Ugo Foscolo; vv. 230-234)
Dei sepolcri; 5
Alla ricerca di un significato
Il Foscolo in ogni modo è sempre cosciente che gli ideali e i sentimenti più grandi sono solo delle illusioni, ma egli li contrappone drammaticamente alla limitatezza umana e alla labilità della materia. La visione romantica del poeta raggiunge i punti più alti di espressione nei Sepolcri, in essi si fonde armonicamente la visione romantica e la struttura classica appresa dai poeti del passato, l’opera è inoltre pervasa da una continua tensione fra finito e infinito, dove per finito egli intende la realtà e per infinito le illusioni, l’abbandono ai più nobili impulsi del cuore, i Sepolcri sono in continuo contrasto tra vita e morte, l’uomo sfida il proprio destino eterno cercando di tramandare ai posteri il suo pensiero e i suoi più grandi valori spirituali: è questa continua ricerca dell’eternità, dell’infinito che dà un significato alla sua vita.
“All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
Confortate di pianto è forse il sonno
Della morte men duro?
[…]
Qual fia ristoro a’ dì perduti un sasso
Che distingua le mie dalle infinite
Ossa che in terra e in mar semina morte?
[…]
Celeste è questa corrispondenza d’amorosi sensi,
celeste dote è negli umani; e spesso
per lei si vive con l’amico estinto
e l’estinto con noi.”
(Ugo Foscolo; vv. 1-3, 13-15, 29-33)
Dei sepolcri;
Questa illusione sarà sempre presente nella visione poetica del Foscolo e sarà la sua ragione di esistenza.
Giacomo Leopardi
(La “social catena” come mezzo per contrastare l’insensato male della Natura)
(Recanati, 29 giugno 1798 – Napoli, 14 giugno 1837)
Quasi contemporaneo al Foscolo è il Leopardi. La poetica del Leopardi è in alcuni suoi aspetti analoga a quella di Foscolo, anch’egli aderisce alle posizioni illuministe del ’700 e fonda il suo pensiero sulla base delle dottrine sensistiche, al contrario però, la sua opera si differenzia per un pessimismo più radicale e per delle diverse soluzioni da quelle auspicate dal Foscolo. Inizialmente, il poeta ha una visione dalla natura benigna (pessimismo storico). Questa è dovuta in gran parte allo studio dei testi di Rousseau, ma in seguito capovolge il proprio pensiero verso la visione di una natura matrigna (pessimismo cosmico), soprattutto nelle Operette morali e nei canti pisano-recanatesi.
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La natura è per il poeta un ciclo continuo di trasformazione della materia, di nascita e di morte, le illusioni sono solo uno slancio sentimentale della giovinezza che non portano alla felicità, la quale è per il poeta qualche cosa d’irraggiungibile, essa in ogni momento della vita viene ricercata ma non è mai raggiunta (teoria del piacere).
“Islandese: […] Io soglio prendere non piccola ammirazione considerando come tu ci abbi infuso tanta e sì ferma e insaziabile avidità del piacere; disgiunta dal quale la nostra vita, come priva di ciò che ella desidera naturalmente, è cosa imperfetta: e d’altra parte abbi ordinato che l’uso di esso piacere sia quasi di tutte le cose umane la più nociva alle forze e alla sanità del corpo. […] Io non mi ricordo di aver passato un giorno solo della vita senza qualche pena. […]
Natura: Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, e non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei. […] Tu mostri non aver posto mente che la vita di quest’universo è un perpetuo ciclo di produzione e distruzione, collegate ambedue tra sé di maniera, che ciascheduna serve continuamente all’altra, ed alla conservazione del mondo; il quale sempre che cessasse o l’una o l’altra di loro, verrebbe parimente in dissoluzione.
Islandese: […] dimmi quello che nessun filosofo mi sa dire: a chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell’universo, conservata con danno e con morte di tutte le cose che lo compongono?
Mentre stavano in questi e simili ragionamenti è fama che sopraggiungessero due leoni […] che appena ebbero la forza di mangiarsi quell’Islandese; come fecero; […] Ma sono alcuni che […] narrano che un fierissimo vento, levatosi mentre che l’Islandese parlava, lo stese a terra, e sopra gli edificò un superbissimo mausoleo di sabbia: sotto il quale colui disseccato perfettamente, e divenuto una bella mummia, fu poi ritrovato da certi viaggiatori, e collocato nel museo di non so quale città d’Europa.”
(Giacomo Leopardi; Operette morali)
Dialogo della Natura e di un Islandese,
La condizione dell’umanità è una condizione di sofferenza, l’uomo deve prendere coscienza della sua condizione esistenziale e del suo continuo soffrire e attraverso la solidarietà deve cercare di reagire alla drammaticità della vita, deve reagire al meccanismo cieco della natura esprimendo i sentimenti più puri presenti nel suo animo.
“Viviamo, Porfirio mio, e confortiamoci insieme: non ricusiamo di portare quella parte che il destino ci ha stabilita, dei mali della nostra specie. Sì bene attendiamo a tenerci compagnia l’un l’altro; e andiamoci incoraggiando, e dando mano e soccorso scambievolmente; per compiere nel miglior modo questa fatica della vita. La quale senza alcun fallo sarà breve. E quando la morte verrà, allora non ci dorremo: e anche in quest’ultimo tempo gli amici e i compagni ci conforteranno: e ci rallegrerà il pensiero che, poi che saremo spenti, essi molte volte ci ricorderanno, e ci ameranno ancora.”
(Giacomo Leopardi; Operette morali)
Dialogo di Plotino e di Porfirio,
“Ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell’infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera. […] E di più vi dico francamente, ch’io non mi sottometto alla mia infelicità, né piego il capo al destino, o vengo seco a patti, come fanno gli altri uomini.”
(Giacomo Leopardi; Operette morali)
Dialogo di Tristano e di un amico,
La presa di posizione del Leopardi è una presa di posizione più laica, meno illusoria di quella del Foscolo. Il solo modo reale di vincere momentaneamente la natura è quello di affermare la dignità dell’uomo che si esprime con l’unione di tutti gli uomini. Il poeta supera così lo storicismo romantico e contrappone il diritto dell’uomo al raggiungimento della felicità attraverso un approccio sensibile e non ideale. La visione ottimistica della società borghese falsifica i veri drammi dell’uomo e la sua continua infelicità, la visione
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Alla ricerca di un significato
pessimistica espressa dal poeta paradossalmente si rivela così come una concezione progressista della storia che smitizza i falsi valori presenti nella società borghese.
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Tesina - Premio maturità 2009
Titolo: Alla ricerca di un significato
Autore: Viggiani Fabio
Descrizione: in questa tesina multidisciplinare, ho cercato di mostrare in che modo poeti, scrittori, filosofi hanno cercato nel tempo di dar eun senso al dolore, alla vita, alla morte, alla guerra ecc.
Materie trattate: Italiano, LAtino, Greco, Filosofia, Storia, Inglese, Astronomia, Fisica
Area: umanistica
Sommario: Italiano: Dante (Il primo canto del Paradiso, il fine di "tutte nature" in Dio), Foscolo (il nichilismo materialistico e la religione delle illusioni Ultime lettere di Jacopo Ortis, Dei Sepolcri), Leopardi (la concezione della natura e la social catena - Operette morali, Ginestra), Manzoni (il dolore terreno preludio ad un bene superiore - Pentecoste, Promessi Sposi), Verga (gli esclusi e il senso della vita - I Malavoglia), Pascoli (l'incomprensibilità del male - X Agosto), D'annunzio (la ricerca del Bello - Il piacere, La pioggia nel pineto), Svevo (l'autodistruzione umana - La coscienza di Zeno). Filosofia: Schopenhauer (la cecità della Volontà e le vie per liberarsene - Il mondo come volontà e rappresentazione), Nietzsche (la morte di Dio - Umano troppo umano, L'annuncio di Zarathustra), Freud (l'analisi dei sogni e della psiche - L'interpretazione dei sogni, Metapsicologia). Latino: Seneca (la libertas interiore Epistulae, De brevitate vitae). Greco: Polibio (l'anaciclosi e il ruolo della Thuke - Storie), Leonida (La riflessione sul tempo - Frammento "Il tempo infinito"). Storia: La prima guerra mondiale e la nota di Benedetto XV. Astronomia: Genesi dei terremoti. Fisica: La termodinamica Inglese: Stevenson (uno sguardo alla natura umana - Dr. Jekyll e Mr. Hyde)