Istituto Antonio Rosmini
Società Cooperativa
Scuola Paritaria Secondaria di II Grado “Antonio Rosmini”
Via Mattarella, 5
Domodossola
Tel. 0324 242249 e-mail: preside12@libero.it
..A proposito di donne..
Arte, colore, calore, dolore, emozioni..
A cura di
Eleonora Garbagni
a.s. 2007/2008
ISO 9001:2000
Sede legale Via Mattarella, 5 – 28845 – Domodossola (VB) Tel. 0324/242249 – fax 0324/480317 e-mail antonio.rosmini@tiscali.it
Sede amministrativa Via Monte Grappa, 30 -28845 – Domodossola (VB) Tel. 0324/44533 - fax 0324/247448 e-mail anzino@libero.it
Iscrizione Albo Soc. Coop.ve Sez. Mutualità Prevalente n. A107221 1
Indice
- Introduzione pag. 3-4
- Frida Kahlo pag. 5-63
- Sylvia Plath pag. 64-72
- Simone Weil pag. 73-81
- Sibilla Aleramo pag. 82-90
- Billie Holiday pag. 91-105
- Conclusione pag. 106-108
- Bibliografia pag. 109 2
Introduzione
…Stavo sfogliando un libro d’arte e, per la prima volta, vidi l’immagine di un quadro di Frida Kahlo.
Non avevo mai visto una sua opera, non la conoscevo, ignoravo la sua vita…
L’impatto è stato violento e tenero allo stesso tempo (il nastro sulla bomba). Ho immaginato quanta sofferenza, sensibilità e intelligenza (oltre che ad un evidente talento) poteva possedere quella donna. Così ho incominciato ad informarmi, a leggere la sua biografia, vedere il film che le è stato dedicato, studiare le sue opere…ne è uscita proprio l’immagine che mi ero creata: quello di una donna sofferente, forte e fragile allo stesso tempo, passionale, innamorata…
Credo che sia impossibile descriverla in poche righe…
Ho incominciato a palesare l’idea di poter sviluppare la mia tesi su questa grande artista e, a mano a mano che concretizzavo la mia scelta, mi era inevitabile incominciare a pensare qualcosa che fosse tutto femminile.
Quante grandi donne sono passate in questo secolo e quanto poco riscontro si dà a loro!
Offuscate da una concezione del mondo strettamente patriarcale, dove bisogna essere veramente eccellenti per poter emergere e dove bisogna soffrire di più per farsi spazio.
Ho incontrato così altre grandi donne, ne ho letto le biografie, i romanzi, le poesie, le ho “ascoltate”… e mi sono accorta di quanto fosse ricco l’universo femminile.
Ho scelto altri quattro personaggi: Sylvia Plath (poetessa-scrittrice), Simone Weil (filosofa), Billie Holiday (cantante) e Sibilla Aleramo (poetessa-scrittrice).
Donne molto diverse per provenienza, estrazione sociale, condizioni economiche ma, allo stesso tempo molto simili.
Ho incominciato a pensare cosa e quanto avessero in comune fra loro e, più le conoscevo, più mi veniva facile fare dei collegamenti, riscoprirmi come donna, soffrire e gioire con loro.
Non volevo che la tesina diventasse un pro-forma, una costrizione… volevo portare qualcosa di mio, di “sentito”.
C’è voluto più di un anno per raccogliere il materiale, leggere, riflettere, impostare ma mi trovo oggi a presentare qualcosa che è “dentro di me”, che mi ha colpita e che non dimenticherò finito l’esame.
E’ un vero percorso personale che mi ha entusiasmata e demoralizzata più volte.
Mi sembrava impossibile arrivare alla fine (se c’è una fine). 3
Ho scavato dentro di loro e dentro di me…
Non so se come motivazione possa bastare ma, sicuramente, vorrei sfatare il detto che “dietro un grande uomo si cela una grande donna”… per le “mie” donne questo detto non vale: sono state solo grandi donne. 4
Frida Kahlo
Un’opera e una vita al di fuori di qualsiasi definizione e una realtà dominata dal tema del dolore, trasfigurato in opera d’arte.
Un dolore mai chiuso su se stesso o disperato, piuttosto vissuto e trasformato nella pittura con quell’ironia tanto tipica dell’artista e tanto radicata nella cultura messicana..
Vi presento la sorprendente vita di Frida Kahlo e spero che anche voi ve ne innamoriate come ho fatto io incontrandola sul mio cammino.. 6
“È la prima volta nella storia dell’arte che una donna esprime con totale sincerità scarnificata e, potremmo dire tranquillamente feroce, i fatti e i particolari che riguardano esclusivamente la donna.
La sua sincerità, che si potrebbe definire insieme molto tenera e crudele, la portò a dare di certi eventi la testimonianza più indiscutibile e sicura; è perciò che dipinse la sua stessa nascita, il suo allattamento, la sua crescita all’interno della famiglia e le sue terribili sofferenze, di ogni cosa senza mai permettersi la minima esagerazione né divergenza dai fatti precisi, mantenendosi realista e profonda come lo è sempre il popolo messicano..”
Diego Rivera 7
Frida bambina e la famiglia: il padre
Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderon nacque il 6 luglio 1907 a Coyoacan, Messico. Frida abbandonò lo spelling tedesco del suo nome, ereditato dal padre, Wilhel (modificato in Guillermo), un ungherese allevato a Norimberga. Sua madre, mestiza
Matilde Calderon, cattolica devota, era una metà indiana e metà europea, con una visione profondamente conservatrice e religiosa riguardo al ruolo della donna nel mondo. Guillermo, il padre di Frida, era invece un artista, un fotografo di rilievo, che incoraggiò sempre Frida a pensare a sé stessa. Viveva circondato
La Casa Azul
dalle figlie ne (La Casa Azzurra)..
Nella vita di tutti i giorni, egli si legò a Frida come ad un figlio maschio, convinto che la bambina avrebbe seguito i suoi passi nelle arti creative. Egli fu la sua prima guida. La tenne lontana dai ruoli tradizionali, accettati dalla maggior parte delle donne messicane, e la trasformò nella propria assistente. Frida cominciò così ad imparare il mestiere, seppur con poco entusiasmo nei confronti della macchina fotografica, e a viaggiare con lui per sostenerlo in casi di crisi epilettiche, di cui soffriva.
Guillermo era un uomo orgoglioso, meticoloso, abitudinario e con molti interessi intellettuali: amava suonare musica classica, dipingere e godere dell’arte. I suoi quadri a olio e acquarelli erano di qualità mediocre, ma sufficiente ad affascinare la giovane figlia. Frida lo osservava rapita mentre ritoccava le foto con un piccolo pennello o creava scene su tele bianche, preferiva ammirarlo in quei momenti, piuttosto che nell’atto di cancellare i doppi menti dagli inutili ritratti dei suoi clienti. Guillermo fu sempre intrappolato in una “doppia vita”: era un uomo attivo, ma dovette sempre fare i conti con l’epilessia. Un giorno venne colto da una violenta crisi mentre si trovava per strada e Frida, inginocchiata accanto a lui, cercò di fargli riprendere coscienza con la bottiglia di etere, attenta a non farsi rubare la macchina fotografica. Guillermo suonava la sua musica e leggeva i libri della sua fornita libreria, ma dentro di sé era continuamente preoccupato per il sostentamento della propria famiglia. Più tardi Frida dirà che portava una maschera, la “maschera della tranquillità”: non si accorse, forse, di aver adottato lo stesso apparente autocontrollo nei momenti più neri della sua vita, mai disposta a mostrare ciò che stava al di là di quel volto, oltre l’immagine stoica che proiettava di sé. 8
Frida adolescente
Frida Kahlo era una ragazzina sensibile, coccolata e spesso assecondata. Iniziò la scuola e ben presto il suo ruolo all’interno della classe divenne molto significativo e attivo, insieme a quello di studenti maschi che sarebbero diventati intellettuali e personalità politiche del governo messicano. Frida accolse la sua nuova libertà, ben diversa rispetto alla routine domestica a cui era abituata, e si ritrovò spesso in compagnia di una combriccola di studenti all’interno della struttura sociale domestica.
Divenne parte integrante del gruppo d’intellettuali bohemien Cachucas (così chiamati per il tipo di capello che indossavano) il cui leader era Alejandro Gomez Arias. Nei suoi numerosi interventi, di fronte a questo pubblico piuttosto elitario e variegato, egli sosteneva che, per ridare un nuovo periodo di luce al Messico, occorrevano “ottimismo, sacrificio, amore, gioia” e una leadership audace. Il suo aspetto gradevole, i suoi modi sicuri e una notevole intelligenza agirono come una calamita sulla giovane Frida. Dall’altra parte, fu proprio questo il genere di uomo che veniva attratto dalla personalità di Frida: una volta conquistati, essi finivano col cadere nelle maglie della sua passione possessiva. Tuttavia, ad ogni nuova conquista la ragazza di compagnia si stupiva, domandandosi che cosa vedessero in lei quegli uomini così forti.
Frida e il suo corpo
Frida era bassa, scura, minuta e storpia. All’età di tredici anni fu colpita da un attacco di poliomelite, che paralizzò la sua gamba destra rendendola più corta
pata de palo
della sinistra. I bambini del vicinato la schernivano gridandole, “gamba di legno”. Per dissimulare il suo handicap, indossava vari strati di calze sulla gamba magra, aggiungendo un centimetro e mezzo di spessore al tacco della scarpa. Considerando lo stato della medicina in Messico negli anni Venti, bagni di olio di noce e dosi di calcio, non era scontato che Frida potesse sopravvivere. Per tentare di rimediare al suo incedere zoppicante, si dedicò anche allo sport: corsa, boxe, nuoto, wrestling, qualsiasi attività faticosa accessibile alle donne. Ma il suo sport migliore fu il dibattito intellettuale e in Arias trovò un vero compagno spirituale. 9
Frida e la politica
Nel 1923 Frida e Alejandro erano amanti e trascorrevano ore alla Biblioteca Ispanico-Americana, dove si immergevano nelle pagine dei più grandi autori. Da queste e da altre letture, Frida sviluppò gradualmente una profonda affinità con il socialismo e con il concetto di rivoluzione della masse. Rimase una comunista schietta e impegnata per tutta la vita, benché ritenesse che il concetto di socialismo e di rivoluzione non fossero che parole in quel circolo di studenti arrampicatori sociali. Per dimostrare la sua fede negli ideali rivoluzionari, cambiò addirittura la sua data di nascita, il 1907, con quella che segnò l’inizio della rivoluzione messicana, il 1910.
L’atmosfera a Città del Messico era satura di dibattiti politici e colma di minacce: oratori improponibili sfidavano qualsiasi regime desideroso di potere, per poi venire uccisi per strada o essere assorbiti da meccanismi corrotti.
Nonostante la dialettica e i dibattiti politici di tendenza decisamente progressiste, Frida non si sbarazzò mai degli insegnamenti cattolici della madre e, dopo un ironico interesse per gli abiti e gli atteggiamenti europei, incluso l’abbigliamento maschile con abiti su misura, sviluppò una passione per le tradizioni messicane.
Intanto suo padre le regalò un set di acquarelli e pennelli: spesso, durante gli spostamenti di lavoro, lui portava con sé i suoi colori insieme alla macchina fotografica, e Frida cominciò a seguire il suo esempio.
I dieci anni di rivoluzione indebolirono pesantemente l’economia del Messico e significarono, per Guillermo, la perdita del proprio incarico statale. La madre dovette rinunciare ai domestici e la qualità della vita nella Casa Azul perse il suo splendore: le ragazze iniziarono ad occuparsi dei lavori domestici quotidiani, mentre Guillermo andava in cerca di commissioni per ritratti, con la sua Graflex.
Frida divenne una studentessa occasionale della Scuola Preparatoria, poiché le sue preferenze andavano ai suoi amici intellettuali, che la stimolavano più di quanto non facessero gli studi.
Panzon
L’approccio con
All’età di quindici anni godeva di un’intelligenza acuta che la spinse ad avvicinarsi a dottrine politiche e filosofiche, grazie a dibattiti tenuti dai suoi giovani compagni. Il questo periodo, venne a sapere che il Ministero dell’istruzione aveva commissionato un grande murales per il cortile dell’istituto scolastico. Tale opera si sarebbe intitolata Creazione e si sarebbe sviluppata su 150 metri quadri.
L’autore, l’artista messicano Diego Rivera, ritornò dopo quattordici anni di 10
commissioni in Europa. Assistito dalla moglie Guadalupe (Lupe) Marin e da un gruppo di artigiani, egli allestì l’impalcatura e preparò gli strumenti necessari, come la lampada che scaldava la cera colorata fino a trasformarla in resina da stendere sul muro preparato a carbone. Frida trovava molto affascinante il crescere della scena che prendeva forma sul muro bianco. Lei ed alcuni amici amavano introdursi silenziosamente nell’auditorium e osservarlo mentre lavorava per intere giornate.
L’aspetto di Rivera non era quello di un artista che moriva di fame. L’impalcatura cigolava sotto il suo peso, mentre si spostava lungo il muro. Tutto in lui eccedeva, dalla sua nera capigliatura ribelle all’informe cintura che teneva su i pantaloni, che si abbassavano mentre si sedeva fino a cascargli sulle ginocchia.
I suoi studenti lo chiamavano Panzon (panzone).
Queste intrusioni finirono nel momento in cui un altro gruppo di studenti, appoggiati da genitori appartenenti ad un’élite ultra-conservatrice, cominciarono a danneggiare il murales ritenendo che questo genere d’arte promuovesse l’ateismo e l’ideologia socialista. Gli artisti decisero così di armarsi per difendere la propria arte. Rivera stesso cominciò ad alimentare l’immagine di sé come difensore, armato, della libertà creativa. Partecipava spesso a feste indossando la sua pistola Colt, che posizionava nella cintura o nella tasca della giacca.
Sin da giovane Frida era stata educata da suo padre ad apprezzare l’arte della pittura. Come parte integrante della sua istruzione, la incoraggiava a copiare i disegni e le stampe popolari di altri artisti.
Frida e l’arte
Per migliorare la difficile situazione finanziaria della famiglia, Frida cominciò un apprendistato con l’incisore Fernando Fernandez, amico di suo padre. Elogiando il suo lavoro, Fernandez le diede tempo per copiare con cura le stampe e i disegni a penna e inchiostro. Lei dipingeva con lo stesso entusiasmo di quando collezionava giocattoli fatti a mano..
Considerava le capacità di artisti come Rivera lontane anni luce dalle sue.
Le sue prime opere erano studi di colore e strutture di edifici, come Prendine un altro. Dipinto nel 1925, questo quadro è una veduta aerea di una piazza che, per la prospettiva schiacciata, accentuata dal carro trainato da un asino sulla strada in primo piano, evoca l’approccio di un bambino. Quest’applicazione tecnica rivela l’insegnamento di Fernandez e gli esercizi di copiatura, svolti sotto la sua tutela.
Rivela, inoltre, un’attenzione alla composizione non molto distante da quella della fotografie di Edward Weston: il celebre fotografo aveva trascorso un anno in 11
Messico e stava rivoluzionando il modo di guardare le forme, le trame e le relazioni tra esse.
Sebbene non considerasse la pittura come un semplice e piacevole passatempo, Frida continuò a prendere posto nell’auditorium per guardare Rivera dipingere, sfidando lo sguardo geloso e le imprecazioni di Lupe, che portava regolarmente a Diego un cesto con il pranzo. Era un modo per tenerlo sott’occhio, soprattutto quando dipingeva una modella particolarmente bella: Lupe era la sua seconda moglie e lo conosceva bene.
L’incidente
Poi, all’improvviso tutto cambiò per sempre. Lo raccontano le parole di Frida allo scrittore Raquel Tibol: “Gli autobus ai miei tempi erano tutt’altro che solidi; cominciavano a circolare e avevano molto successo: i tram giravano vuoti. Salii sull’autobus con Alejandro Gomez Arias. Io mi sedetti sul bordo, vicino al corrimano, e Alejandro accanto a me. Pochi attimi dopo l’autobus si scontrò con un tram della linea per Xochilmilco. Il tram schiacciò l’autobus contro l’angolo della via. Fu un urto strano: non fu violento, ma sordo, e tutti ne uscirono malconci. Io più degli altri. […] Io avevo allora diciotto anni, ma sembravo molto più giovane, perfino più giovane di Cristi, che ha undici mesi meno di me. [….] Io ero una ragazzina intelligente ma poco pratica, malgrado la libertà che avevo conquistato. Forse per questo non valutai bene la situazione né intuii il genere di ferite che avevo. […] L’urto ci spinse in avanti e il corrimano mi trafisse come la spada trafigge un toro. Un uomo si accorse che avevo una tremenda emorragia, mi sollevò e mi depose su un tavolo da biliardo finché La Croce Rossa non venne a prendermi. [….] Non appena vidi mia madre le dissi: “Non sono morta e, per di più, ho qualcosa per cui vivere; questo qualcosa è la pittura”. Poiché dovevo rimanere sdraiata, con un busto di gesso che andava dalla clavicola al bacino, mia madre mi costruì un dispositivo molto ingegnoso a cui appendeva la tavola di legno che mi serviva per appoggiare il foglio. Fu a lei che venne in mente di far fare un baldacchino al mio letto, come nel Rinascimento, e di fissarvi uno specchio per tutta la lunghezza, in modo che potessi vedermi e utilizzare la mia immagine come modello”.
La scena dell’incidente fu raccapricciante. In qualche modo la collisione strappò i vestiti di Frida, scaraventando il suo corpo nudo sul pavimento dell’autobus.
Seduto accanto a lei c’era un pittore, o un artigiano, che portava con sé una confezione di carta con polvere dorata. Questo si aprì, andando a ricoprire il suo nudo corpo.
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Tesina - Premio maturità 2008
Titolo: ..a proposito di donne.. arte, colore, calore, dolore, emozioni
Autore: Eleonora Garbagni
Descrizione: Un percorso attraverso le immagini per arrivare allo stato puro dell'essere donna. Biografie, pensieri, opere e parole di cinque donne diverse per cultura, estrazione sociale e collocazione nel mondo ma simili nell'anima e sicuramente straordinarie.
Materie trattate: arte, filosofia, letteratura italiana, letteratura americana, musica
Area: umanistica
Sommario
"…Stavo sfogliando un libro d'arte e, per la prima volta, vidi l'immagine di un quadro di Frida Kahlo. Non avevo mai visto una sua opera, non la conoscevo, ignoravo la sua vita… L'impatto è stato violento e tenero allo stesso tempo (il nastro sulla bomba). Ho immaginato quanta sofferenza, sensibilità e intelligenza (oltre che a un evidente talento) poteva possedere quella donna. Così ho incominciato ad informarmi, a leggere la sua biografia, vedere il film che le è stato dedicato, studiare le sue opere…ne è uscita proprio l'immagine che mi ero creata: quello di una donna sofferente, forte e fragile allo stesso tempo, passionale, innamorata… Credo che sia impossibile descriverla in poche righe… Ho incominciato a palesare l'idea di poter sviluppare la mia tesi su questa grande artista e, a mano a mano che concretizzavo la mia scelta, mi era inevitabile incominciare a pensare qualcosa che fosse tutto femminile. Quante grandi donne sono passate in questo secolo e quanto poco riscontro si dà a loro! Offuscate da una concezione del mondo strettamente patriarcale, dove bisogna essere veramente eccellenti per poter emergere e dove bisogna soffrire di più per farsi spazio. Ho incontrato così altre grandi donne, ne ho letto le biografie, i romanzi, le poesie, le ho "ascoltate"… e mi sono accorta di quanto fosse ricco l'universo femminile. Ho scelto altri quattro personaggi: Sylvia Plath (poetessa- scrittrice), Simone Weil (filosofa), Billie Holiday (cantante) e Sibilla Aleramo (poetessa-scrittrice). Donne molto diverse per provenienza, estrazione sociale, condizioni economiche ma, allo stesso tempo molto simili. Ho incominciato a pensare cosa e quanto avessero in comune fra loro e, più le conoscevo, più mi veniva facile fare dei collegamenti, riscoprirmi come donna, soffrire e gioire con loro. Non volevo che la tesina diventasse un pro-forma, una costrizione… volevo portare qualcosa di mio, di "sentito."