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modifiche esame maturità

Dopo l’annuncio del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, sulle modifiche dell’esame conclusivo del secondo ciclo scolastico, le organizzazioni studentesche alzano la voce e annunciano una protesta per il prossimo 14 novembre

Gli studenti non ci stanno: più che una riforma, queste novità vengono percepite come un ritorno a un passato autoritario, che non convince affatto. 

A partire dal cambio del nome: "esame di Stato" torna a essere "esame di Maturità". Un’operazione che, secondo i collettivi studenteschi, nasconde l’intenzione di restringere il senso civico e sociale del percorso di studi, per riportarlo a una dimensione puramente individuale e nozionistica

Non solo: la prova orale, stando alle parole del Ministro, sarà "più multidisciplinare" e dovrà anche valorizzare i PCTO e l’educazione civica. Ma valorizzare, in questo caso, spiegano i rappresentanti degli studenti, sembrerebbe voler dire solo aggiungere nuovi carichi di lavoro, senza considerare chi vive la scuola ogni giorno.

Indice

  1. Nessun confronto con gli studenti
  2. L'esame come un interrogatorio

Nessun confronto con gli studenti

Il punto dolente, e forse quello che fa più rabbia alle ragazze e ai ragazzi, è la totale mancanza di dialogo. Le decisioni, spiegano, sembrano calare dall'alto, senza mai interpellare i veri protagonisti della scuola, gli studenti. 

Tommaso Martelli, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti, è molto chiaro a riguardo e non usa mezzi termini. “Nessun confronto è stato aperto con gli studenti. Nessuno ci ha chiesto cosa pensiamo. Il Forum delle Associazioni Studentesche più rappresentative non viene convocato da più di un anno”, dichiara. 

Inoltre, Martelli sottolinea anche il rischio di repressione del dissenso, citando la nuova regola che invita a bocciare automaticamente chi sceglie il silenzio per protesta.

"È inaccettabile che si parli di autonomia di pensiero e capacità argomentativa, mentre si minaccia e punisce chi dissente. È inaccettabile che si rafforzi la condotta come strumento di controllo, che si imponga il PCTO come fosse formazione, quando nella realtà è sfruttamento gratuito di manodopera studentesca”.

L'esame come un interrogatorio

Il timore più grande è che, con tutte queste nuove regole, l’esame di Maturità si trasformi in qualcosa di molto diverso da una verifica delle competenze. 

Federica Corcione, dell’esecutivo nazionale dell’organizzazione studentesca, sintetizza il concetto con una frase diretta e tagliente: “Il Ministro si riempie la bocca di ‘educazione civica’, ma nella pratica spazi di discussione e partecipazione vengono repressi, non ascoltati”. 

Per Corcione, il rischio è che la Maturità diventi una prova di obbedienza, dove non c'è spazio per un pensiero critico, ma solo per la ripetizione di concetti. 

“Parlano di formare ‘cittadini’, ma poi trasformano la maturità in un interrogatorio, dove si può solo dire ciò che chi sta dall’altra parte vuole sentirsi dire”, prosegue. 

La voce degli studenti, in conclusione, è unanime: “Noi studenti vogliamo una scuola che ci ascolti. Una maturità che permetta davvero di esprimersi. Non una prova di obbedienza”.

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