Svolgimento saggio storico politico sul Terremoto - Maturità 2017

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Di redazione

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Oggi gli studenti di maturità 2017 affronteranno la Prima Prova, per il saggio storico politico gli studenti si stanno confrontando con 'Disastri e Ricostruzioni'. Noi di skuola.net abbiamo preparato la soluzione. Lo scopo è quello di confrontare la propria Prova con le nostre soluzioni e non di far copiare gli studenti, che rischierebbero di far invalidare l’esame !

Saggio storico politico Maturità 2017: soluzione

Disastri e Ricostruzioni

Disastri e ricostruzioni. La nostra vita è costantemente segnata da queste due fasi. Una forza esterna arriva implacabile e distrugge ogni cosa che incontra, lasciando dietro di sé solo un cumulo di macerie e detriti. Noi restiamo inermi, a guardare ciò che accade, e solo alla fine, possiamo scegliere se soccombere o rialzarci.

Machiavelli, nel XXV° capitolo de “Il Principe” sostiene che la fortuna agisce in modo arbitrario e che quando decide di scatenare la sua furia, nulla può fermarla. Gli imprevisti, le sfortune, sono dati certi nelle nostre esistenze. Non possiamo impedire che accadano, come non possiamo impedire ad un fiume di ingrossarsi e di allagare ciò che lo circonda. L’unica cosa che l’uomo può fare, una volta ritornata la quiete, è costruire nuovi ripari, degli argini più resistenti, nella speranza che questi siano più forti dei precedenti, in grado di limitare i danni della prossima calamità. Machiavelli ci ricorda che l’uomo, anche se è in balia del destino, ha comunque la possibilità di agire, che tiene nelle sue mani una parte del suo destino. Grazie alla sue virtù, che devono essere costantemente e faticosamente coltivate, l’uomo può scegliere di reagire, di non piegarsi ad un destino infausto, di rimanere saldo contro il fiume in piena.
Ma come si fa a rimettersi a lavoro quando tutto sembra perduto? Ci si guarda attorno e ci si chiede come e da dove ricominciare. Cosa mai si può fare. A chi mai non è capitato di sentirsi perso? Se ci guardiamo indietro, riusciamo solo a vedere il disastro appena avvenuto. Come avere allora speranza? Questa è la parte difficile, distogliere lo sguardo da dietro di noi, e trovare la forza di guardare avanti. Ci si dovrebbe soffermare sul termine “ricostruzione”, perché ci fa capire la ciclicità degli eventi, ed è lì che dobbiamo trovare la voglia di riprendere in mano la vita.
Machiavelli fa un parallelismo tra vita e natura. Se il fato è avverso, dobbiamo rafforzarci. Lo stesso discorso vale quando è la natura che si accanisce contro l’uomo. Lo storico dell’arte Alvar Gonzalez-Palacios, ricordando l’alluvione di Firenze del 1966, sottolinea che nulla si perde veramente se si ha la voglia e la forza di andare avanti. Non era la prima volta che l’Arno esondava, ma mai prima d’allora con tale violenza. Il fiume, così essenziale per la vita della città, l’aveva tradita. I danni, non furono solo in termini di vite umane, ma anche il patrimonio artistico-culturale era in pericolo. Ciò che colpì è che una tale disgrazia portò ad un grande momento di solidarietà e di unione non solo tra cittadini, ma da parte di tutto il mondo. Ci si rimboccò le maniche e si lavorò insieme per ricostruire ciò che si amava, ciò che era prezioso. È una storia da cui trarre ispirazione poiché rafforza l’idea che il bello appartiene a tutti e merita di essere salvaguardato, se non anche “ricostruito”. Si sente che si appartiene a qualcosa di più grande, che ha bisogno di tutti noi, del nostro lavoro, della nostra forza e del desiderio di fare sempre meglio, di guardare avanti, al futuro.
Purtroppo però, come ben sappiamo e come abbiamo imparato, il pericolo maggiore per l’uomo non è la natura, che cerca comunque di riportare equilibrio nel mondo, ma è l’uomo il nemico più infido. L’uomo, che non si fa scrupoli nel distruggere quello che hanno creato i suoi simili.
Giorgio Boatti, in un articolo uscito su “La Repubblica” rievoca la storia di Montecassino, più volte distrutta nel corso del tempo e che l’ultima risale alla seconda guerra mondiale, quando gli alleati bombardarono, senza alcuno scrupolo, il meraviglioso monastero. Ne rimasero solo ceneri. Una polvere grigia che si appiccica sulla pelle e non fa respirare. Si avrebbe voglia di stendersi per terra, su un pavimento ruvido e freddo e non rialzarsi più. Come andare avanti se ciò che ci circonda è in frantumi? Se ciò che vediamo attorno a noi è solo devastazione? E soprattutto, sapendo che la causa di tutto ciò è l’uomo, che come tutti vive di sogni e paure.
La paura, che spesso ci blocca nel realizzare i nostri sogni, dovrebbe invece fermarci da commettere simili atrocità. Il terrore sui volti delle vittime, il chiedersi se hanno capito cosa gli stava succedendo, se hanno capito che nulla li avrebbe salvati. Questi pensieri ci fanno credere che non serve a nulla andare avanti, perché l’uomo è sempre uguale a se stesso e compirà sempre gli stessi errori. Sta qui l’errore, nell’arrendersi. Dopo il 1944 la popolazione non si è arresa, e passati appena 12 anni, Montecassino era in piedi.
Rinascere, non vuol dire solo andare avanti, ma anche rispettare il proprio passato, ricordarsi da dove si viene, cosa si è dovuto affrontare, per ritornare più forti.
Negli ultimi anni l’Italia è stata sconvolta da terribili terremoti, che hanno colpito, citando Boatti “il cuore e la spina dell’intero Paese”. Sembra però che questa volta non riusciamo a riprenderci come in passato, e benché la partecipazione a questo tragedia è riscontrabile a livello mondiale, ci sono ancora persone che vivono in condizioni di disagio, che spesso, si sentono abbandonate a loro stesse. Come se ci fossimo scordati delle volte in cui abbiamo dato prova di coesione e di solidarietà, abbiamo fatto sì che la parola “disastro” resti fissa nelle nostre menti, come un monito, o peggio, una consapevolezza ineluttabile. Bisogna invece tenere presente che ad ogni morte deve seguire una rinascita, che ricostruire è un dovere che dobbiamo a noi stessi, e a noi in quanto popolo, che ha spesso sofferto ma che sempre si è rialzato.

A cura di Gaia Del Riccio

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• Prendere appunti accanto alle fonti annotando le parti che ti serviranno per sviluppare la tua tesi.
• Trovare un filo conduttore delle citazioni prese dalle fonti e scrivere il tuo saggio sviluppando la tesi e dimostrandola.
• Concludere facendo un resoconro del saggio, confutando l’antitesi e esprimendo un commento personale dimostrato.
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