
L’orale della Maturità 2026 cambia apertura. Niente più spunto iniziale proposto dalla commissione: il colloquio si apre con una riflessione autonoma dello studente sul proprio percorso. È qui che entra in gioco la cosiddetta “presentazione”.
Non un’autobiografia improvvisata, ma uno spazio pensato per valutare consapevolezza, crescita e capacità di lettura critica dei cinque anni di scuola. Prima delle domande sulle materie, prima delle verifiche disciplinari, il candidato è chiamato a spiegare cosa ha imparato e come è cambiato.
Il baricentro si sposta: non solo contenuti, ma maturità personale.
Indice
Cos’è davvero la presentazione dello studente
La presentazione dello studente non è un riassunto cronologico dei cinque anni. Non si tratta di elencare progetti, voti o attività in ordine temporale. La richiesta è diversa: dare senso al proprio percorso.
Lo studente deve raccontare:
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quali competenze ha sviluppato;
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come sono cambiate le sue modalità di studio e di ragionamento;
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in che modo la scuola ha inciso sulla sua crescita personale.
È una riflessione che precede le domande della commissione e che serve a mettere in luce autonomia, responsabilità e capacità di analisi di sé.
Il decreto non specifica se questa fase debba essere accompagnata da un supporto multimediale. Al momento, quindi, si parla di una presentazione libera e orale, in attesa delle indicazioni definitive dell’ordinanza che di solito arriva a maggio.
Curriculum e Capolavoro: strumenti da sfruttare
In questa fase iniziale entrano inevitabilmente in gioco due elementi già noti agli studenti: il Curriculum dello studente e il cosiddetto Capolavoro.
Il primo fa effettivamente parte dell’orale di Maturità, e può diventare un punto di appoggio concreto. Non viene interrogato come una materia, ma offre tracce reali su cui costruire il discorso: attività svolte, certificazioni, esperienze fuori dall’aula. La differenza la fa il modo in cui vengono utilizzate. Ripeterle non basta; occorre spiegare che cosa hanno aggiunto al proprio percorso.
Quanto al Capolavoro, la questione è ancora più chiara: non è oggetto d’esame. Tuttavia nulla vieta che possa essere richiamato dallo studente come esempio significativo, se aiuta a raccontare in modo concreto un passaggio di crescita. Non si porta per essere giudicato, ma può diventare materia di riflessione.
Orale 2026: come si struttura il colloquio
Dopo la riflessione iniziale, il colloquio prosegue con le altre fasi previste dal decreto.
La commissione pone domande sulle quattro discipline oggetto d’esame, verificando conoscenze, metodo e capacità di collegamento. Segue la parte dedicata ai PCTO o attività assimilabili, attraverso una breve relazione o un elaborato anche multimediale.
Nel corso dell’orale vengono poi accertate le competenze di educazione civica, sulla base del curricolo d’istituto e delle attività indicate nel documento del consiglio di classe. È prevista anche la discussione delle prove scritte, integrata nel dialogo con la commissione.
Nel caso di voto di condotta pari a 6, il candidato deve inoltre trattare un elaborato critico su cittadinanza attiva e solidale assegnato dal consiglio di classe.
La presentazione iniziale, quindi, apre un colloquio che resta strutturato e disciplinare, ma con un’impostazione diversa rispetto al passato.