Tesina: Il muro

Premessa


La presenza di un muro costituisce una barriera, elemento di separazione: da una parte un "al di qua", dove ci troviamo noi, dall'altra un "al di là" che percepiamo di volta in volta come irraggiungibile, inesplorato, estraneo, ignoto, diverso.
Il muro è quindi una metafora del limite umano, dell’ostacolo che si frappone ai rapporti interpersonali, dell’insieme di convenzioni e pregiudizi che innalziamo intorno a noi, oppure, più semplicemente, è il muro che separa la nostra proprietà da quella altrui.
A distanza di secoli i muri si sono moltiplicati e differenziati, perfezionandosi a seconda degli scopi per i quali sono stati eretti.
Possiamo parlare di muri fisici utilizzati nel corso della storia per difendersi da possibili invasioni straniere, di muri eretti per separare due o più diverse etnie.

Spesso anche i nostri pensieri si infrangono contro un muro, un muro però psicologico difficile da superare, e che invita quindi l’uomo alla ricerca di un varco, come spiega Montale nella sua poetica.
Nonostante le avversità non è impossibile andare “al di là del muro”. Nel XX secolo siamo infatti riusciti, tramite la teorizzazione di un principio, a superare il muro di energia, evento che ha cambiato moltissimo il mondo scientifico.
Ho deciso di analizzare il muro nei diversi ambiti poiché durante il mio percorso di studi sono rimasta affascinata dalla moltitudine di barriere che noi stessi possiamo incontrare nel corso della nostra vita.


I muri nella storia


Fin dal passato, gli uomini si sono sempre prodigati nel costruire barriere per proteggersi da possibili invasioni straniere.
La Grande Muraglia Cinese è l’esempio più evidente. Si estende per circa 8851 km ed è stata edificata nel II secolo a.C. a scopo difensivo: doveva servire per tenere lontane le tribù mongole e collegare una serie di fortezze. È stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità nel 1987 ed inserita nel 2007 fra le sette meraviglie del mondo.
Anche il Vallo di Adriano fondamentalmente rientra fra questi. Costruito nel II secolo d.C per proteggere i confini dell’allora vastissimo Impero Romano. La fortificazione si estendeva da Wallsend-on-Tyne, sul mare del Nord vicino a New Castle, a Bowness on Solway, sul mare di Irlanda, dividendo l’isola in due parti. Purtroppo solo la parte centrale ha resistito fino ai giorni nostri ed è stata anch’essa dichiarata patrimonio dell’umanità.

Il muro di Berlino ha invece significato una vera e propria svolta nella storia delle barriere. Quelle del passato possono essere identificati come “difensive”, atti al contenimento dell’avanzata di popoli ritenuti ostili, mentre nel 1961 la prospettiva cambiò radicalmente. Nella notte tra il 12 e il 13 agosto, Walter Ulbricht, leader della SED (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands, cioè “Partito di Unità Socialista di Germania”) e presidente del Consiglio Nazionale di Difesa della Repubblica Democratica Tedesca (RDT), diede l’ordine di sbarrare la strada che segnava il confine tra i settori Est e Ovest di Berlino, a causa della continua emorragia di uomini da un settore all’altro. Dopo aver ottenuto pochi giorni prima il benestare dell’URSS, con il sostegno delle truppe sovietiche stanziate nella RDT, la polizia di frontiera iniziò a sventrare le vie del centro di Berlino. Furono ammucchiati pezzi d’asfalto sino a formare barricate, e furono costruite recinzioni di filo spinato. Alcuni giorni dopo, nella notte tra il 17 e il 18 agosto, il filo fu sostituito con un vero e proprio muro. Nacque così il Muro di Berlino. Definito il “muro della vergogna” per eccellenza, ha continuato ad influenzare la vita dei tedeschi per 28 anni, fino al 9 novembre 1989.
Se ci spostiamo invece in Irlanda, nel 1969, troviamo le cosiddette “linee della pace” che costituiscono il muro della Pace. Si tratta di una serie di barriere che separano comunità cattoliche e protestanti, di dimensioni variabili da poche centinaia di metri a 5 chilometri di lunghezza. Queste 99 linee hanno provocato ben 3.500 morti, e rimangono ancora in piedi come attrazione turistica e simbolo di sicurezza per i cittadini, nonostante il conflitto sia formalmente arrivato a una conclusione nel 1998, con la firma dell’Accordo del venerdì santo.
La lista dei “muri” che si sono aggiunti o hanno “sostituito” quello di Berlino, è quindi lunghissima, a testimonianza di come le barriere storiche non solo non sono cadute, ma sono persino aumentate dopo la Seconda Guerra Mondiale. Motivi religiosi, motivi etnici, motivi culturali separano le due zone al di là del muro.
Nel 1974 fu edificata la Linea Verde a Cipro da parte dei governi britannico, turco e greco. É un doppio muro di 180 km, parallelo, fatto di bidoni, sacchi di sabbia, filo spinato, fossati e mattoni. Tra i due muri c’è una zona demilitarizzata presidiata dai caschi blu dell’ONU. La linea fu tracciata da un ufficiale inglese con una matita verde su una cartina, precedentemente all’ordine di costruzione della barriera, imponendo quindi una linea di separazione tra ciprioti greci e turchi. Dall'aprile del 2003 è possibile attraversare la linea verde e spostarsi tra le due regioni. Nel 2004 ci fu un tentativo di riunificazione ma la comunità greca non accettò spinta da motivi strettamente economici. Tutt’oggi Nicosia è l’unica capitale al mondo divisa in due.
Solo 6 anni più tardi, nel 1980, nel Sahara occidentale, ovvero a Sud del Marocco, vengono eretti due o tre linee di argini di sabbia, definiti il muro di Sabbia, su volontà di Hasan II, re del Marocco. Ufficialmente venne costruito per bloccare le sempre più frequenti incursioni dei militanti del fronte verso il Nord. Il Sahara aveva infatti ottenuto l’indipendenza dalla Spagna nel 1975, e con essa erano sorti una serie di problemi legati all’identificazione dei confini che avevano coinvolto Marocco e Mauritania da una parte e l’Algeria dall’altra, storicamente nemica del Marocco a fianco del Fronte Polisario, organizzazione che difende l’autodeterminazione del popolo saharawi. Il Sahara è infatti la regione con i giacimenti di fosfati più importanti del mondo e le sue coste sono uno dei tratti di mare più pescosi. Dal 1991 la popolazione saharawi ha imboccato la strada dell’azione non violenta, spostando lo scontro su un piano unicamente politico.
Dall’altra parte dell’Oceano nel 1994 per combattere l’immigrazione clandestina messicana e il traffico di droga nasce il muro di Tijuana, che copre un terzo del confine tra USA e Messico. Una lamiera metallica lunga 3.140 chilometri che si snoda per chilometri lungo la frontiera tra Tijuana (Messico) e San Diego (California). Ѐ stata innalzata contro i cittadini del Centro e Sud America, che cercano di raggiungere gli USA attraverso il confine messicano per sfuggire a fame e miseria, provocate dalle politiche che da sempre fanno del Sud del continente il backyard statunitense.
Per non parlare del muro Zimbabwe/Botswana, uno sbarramento elettrificato, alto 2 metri, ufficialmente creato nel 2003 per impedire agli animali selvatici di passare da un paese all’altro. Sorto in realtà per evitare che i profughi, per sottrarsi ai massacri etnici nello Zimbabwe, entrino nel Botswana, una piccola nazione con uno dei redditi più alti dell’Africa.
Insomma un muro che sembra la versione africana del muro d’Israele. Costruita nel 2002, la barriera di separazione israeliana è lunga circa 730 chilometri, circa il doppio del confine internazionalmente riconosciuto che divide i territori palestinesi dallo stato di Israele. Nel 2004, la barriera è stata ritenuta illegale dalla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia. La posizione ufficiale di Israele è che il muro è “una barriera di sicurezza” per difendere i propri cittadini dagli attacchi dei palestinesi; quest’ultimi, dall’altra parte, lo vedono come un muro che minaccia i loro diritti umani, e credono che il suo unico obiettivo sia quello di espandere il territorio israeliano.
Rimanendo nell’area del Medio Oriente, l’Arabia Saudita non è stata da meno: dal 2003 la separa dallo Yemen una cinta fatta di cemento armato e munita di apparati di controllo elettronico, con lo scopo di bloccare l’immigrazione illegale della popolazione yemenita, da uno stato povero come lo Yemen, verso uno degli stati più ricchi del mondo. Geograficamente queste barriere sembrano tutte a noi lontane, ma anche in Italia abbiamo un esempio evidente di muro.
Il muro di Padova fu eretto in via Anelli, nella zona est nel 2006. Alto 3 metri, e lungo circa 90 metri, fu costruito con un costo di 230.000 euro, al fine di isolare la zona residenziale del quartiere, abitata da extracomunitari privi di un lavoro e usi alla delinquenza, alla prostituzione e alla droga, dalla restante città. L’amministrazione di Padova ha una storia di ottime politiche di integrazione. Ventimila immigrati che lavorano con contratti regolari su duecentomila abitanti. Il caso di Via Anelli rappresenta un’eccezione.
A 27 anni di distanza, rileva l’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale), “è quasi impossibile contare il numero di strutture che dividono le popolazioni sulla base delle differenze di censo, lingua, nazionalità o per impedire ai migranti di raggiungere i paesi più sviluppati”.
Il “nuovo inizio” avrà luogo con la caduta di tutti i muri: materiali e simbolici; comincerà quindi se vi sarà un grande salto di civiltà capace di traghettare l’umanità fuori da queste barbarie.


Muri invisibili di energia


É possibile andare al di là di un muro fisico?
Qualcuno iniziò a chiederselo già diverso tempo fa, agli inizi del secolo scorso. Negli anni che vanno dal 1900 al 1930 si sviluppò infatti la teoria quantistica e si iniziò a pensare all’attraversamento (o meglio all’azione di “trapassare”) in tutta tranquillità di un ostacolo in opposizioni con le leggi della fisica e del buon senso.
Le leggi ordinarie si basano su un principio fisico che consiste nella incompenetrabilità dei corpi, ovvero i corpi (oggetti fisici che occupano uno spazio e sono costituiti da massa) non possono penetrare l’uno nell’altro: un corpo può occupare tutto lo spazio possibile eccetto quello occupato da un altro corpo.
Nel 1927 Werner Heisenberg formulò però un principio, chiamato di indeterminazione, che rivoluzionò il mondo della fisica.
Il principio di indeterminazione afferma che quando passiamo dal macroscopico al microscopico non possiamo conoscere con la stessa precisione la posizione e la quantità di moto associata alla particella microscopica. Inoltre è impossibile determinare con esattezza l’istante di tempo in cui un sistema si trova in un particolare stato e l’energia del sistema nello stesso stato.
In virtù di tale principio si riuscì a spiegare un comportamento sorprendente degli oggetti microscopici: “l’effetto tunnel”.
Si verifica effetto tunnel quando una particella, senza alcuna azione esterna riesce a creare un “canale” per superare una barriera di potenziale. In questo caso infatti non parliamo di barriere di mattoni.. ma di energia! Possiamo pensarle come “scudi invisibili” che sbarrano il passaggio a chi non è dotato di energia sufficiente per “sfondarli”.
Per comprendere meglio il concetto di barriera di potenziale ricorriamo ad un esempio su scala macroscopica.
Se lanciamo una palla su per un pendio con un'energia cinetica iniziale insufficiente affinché raggiunga la cima, la palla sale fino a una certa altezza, poi torna indietro. Resta confinata, cioè, “al di qua” dell'ostacolo.
In generale, per un corpo soggetto a una forza conservativa, una barriera di potenziale è una regione in cui l'energia potenziale associata alla forza supera l'energia totale della particella.
Secondo la fisica classica, per il principio di conservazione dell’energia, una barriera di potenziale è impenetrabile.
Secondo la meccanica quantistica, invece, una particella ha una probabilità non nulla di superare la barriera/ostacolo, se questa ha una larghezza e un’altezza finite.
Dal principio di indeterminazione si deduce che, in un intervallo di tempo Δt molto breve, l’energia di una particella può compiere fluttuazioni di intensità ΔE anche molto grandi.
In un tempo sufficientemente piccolo, il valore istantaneo di energia può essere più alto dell’energia potenziale massima della barriera. Ciò significa che, quando Δt è piccolo, l’energia diventa più indeterminata e la legge della conservazione dell’energia può quindi essere violata.
Qualcuno è riuscito al giorno d’oggi ad andare “al di là del muro di potenziale”? Non proprio qualcuno ma qualcosa si. Dell’effetto tunnel si possono infatti elencare diverse applicazioni tecnologiche.
Un esempio di effetto tunnel che riguarda gli elettroni è il microscopio a scansione a effetto tunnel. L’elemento chiave del microscopio è una piccola punta di metallo che può essere spostata verso l’alto e verso il basso con un dispositivo piezoelettrico. La punta viene avvicinata al campione lasciando solo un piccolo spazio vuoto. Secondo la fisica classica, gli elettroni che si trovano nel campione non potrebbero attraversare lo spazio vuoto per raggiungere la punta: in realtà ci riescono (come se ci fosse appunto un tunnel) e danno origine a una debole corrente elettrica. Il numero di elettroni che riescono a passare, e quindi l’intensità della corrente di tunneling, dipende dallo spessore dello spazio vuoto.
Microscopi di questo tipo hanno un potere risolutivo dell’ordine delle dimensioni atomiche e consentono di visualizzare le creste e gli avvallamenti creati dagli atomi sulla superficie del materiale esaminato.


Muri psicologici


I muri non sono sempre fisici, ma anche psicologici, insiti dentro di noi.
Quest’ultimi sono molto più numerosi rispetto ai muri materiali ed il numero equivale il numero di abitanti nel mondo. Ognuno di noi infatti ha le proprie barriere, che costruisce da solo o che eredita dalla società.
Nella poesia di Montale è sempre presente la volontà di andare oltre queste apparenze, la ricerca continua di un “varco” verso l’essenza delle cose e la fiducia in un miracolo che permetta di svelare la verità.
Essa è però nascosta per l’appunto dietro un muro, un muro insuperabile e incrollabile. L’uomo è infatti intrappolato in una vita triste e insoddisfacente. L’unico sentimento che gli consente di sopportare il “male di vivere” è l’indifferenza, la passiva rassegnazione alla crudele condizione esistenziale, descritta come divina dall’autore nella poesia “Spesso il male di vivere ho incontrato”.
Eugenio Montale nasce a Genova il 12 ottobre 1896, da una famiglia benestante. Dal 1905 trascorre le estati a Monterosso, nelle Cinque terre, e il paesaggio marino ligure ha infatti una grande ’importanza nella raccolta Ossi di Seppia, pubblicata nel 1925. L’autore viene ricordato, oltre che per le sue numerose opere, per la laurea honoris causa conferitagli nel 1967, e per la nomina come senatore a vita. Inoltre nel 1975 riceve il Premio Nobel per la letteratura. Muore ad 85 anni, il 12 settembre 1981.
La poesia è per Montale strumento e testimonianza dell’indagine sulla condizione esistenziale dell’uomo moderno, in cerca di una verità, che non è però conoscibile. Il poeta attua quindi una poetica della “negatività”: può solo dire “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” (come scrive nella poesia “Non chiederci la parola”), presentandosi come detentore di verità assolute.
Montale fa un ampio uso di idee, emozioni e di sensazioni indefinite, cercando una soluzione simbolica in cui la realtà dell’esperienza diventa una testimonianza di vita. Caratteri fondamentali del linguaggio poetico montaliano sono infatti i simboli: nelle poesie compaiono oggetti che tornano e rimbalzano da un testo all’altro e assumono il valore di simboli della condizione umana, segnata dal malessere esistenziale e dall’attesa di un miracolo che la riscatti.
In “Ossi di seppia” il muro è simbolo negativo di uno stato di chiusura, oppressione e prigionia, mentre i simboli che alludono alle possibilità di evasione, fuga e libertà sono per esempio l’anello che non tiene, il varco, la maglia rotta nella rete.
Nella lirica “In limine”, poesia che apre l’opera, l’ “erto muro” e la “rete” sono metafore dell’impossibilità d’ogni slancio del pensiero e della vita al di là di esso. Il varco sarà allora la presenza salvifica, la via di fuga attraverso una maglia rotta, o come nella lirica successiva “I limoni”: “uno sbaglio di Natura, / il punto morto del mondo, l'anello che non tiene, / il filo da disbrogliare che finalmente ci metta / nel mezzo di una verità”, ovvero ciò che può condurlo a comprendere le ragioni profonde dell’esistenza, a scoprire “una verità” su cui “la mente indaga”.
La poesia in cui meglio emerge il simbolo del muro come limite della condizione umana è “Meriggiare pallido e assorto” (vedi allegato 1), una delle liriche più suggestive di Montale. La poesia, composta nel 1916, fa parte della raccolta “Ossi di seppia”.
Immerso nel paesaggio ligure brullo e assolato, nelle ore in cui il sole brucia e abbaglia, il poeta ascolta i rumori prodotti dai merli e dallo strisciare dei serpenti, osserva il lavoro delle formiche, cammina lungo un muro che ha in cima dei cocci di bottiglia. Queste immagini di attonimento, di disagio, di distanza esprimono attraverso correlativi oggettivi il dolore della vita.
La verità, rappresentata oggettivamente dalle “scaglie di mare”, si colloca al di là dell’ostacolo, ovvero della “muraglia”, simbolo della limitatezza dell’uomo, sovrastata dai “cocci aguzzi di bottiglia”, che metaforicamente rappresentano i dolori e le sofferenze della vita.
Il poeta si trova quindi catapultato al di qua del muro, immerso in una realtà costituita da apparenze, limitato nella sua ricerca dall’impossibilità di proseguire lungo il suo cammino.
Per la poesia non è dunque possibile raggiungere la dimensione dell’ “oltre”, rappresentata dalle sognate “scaglie di mare” che si intravedono oltre il muro, tra le fronde degli alberi. Il mare è intravisto al di là delle sbarre (gli alberi) che configurano la terra come una prigione.
La vita si configura così come una prigione rovesciata: condanna all’esclusione di ciò che c’è fuori, al di là del muro, ovvero un “paradiso” in cui dimora il senso di tutto, la verità.


ALLEGATO 1


“Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.”


da Eugenio Montale, Ossi di seppia, Gobetti, Torino 1925


Bibliografia
Caforio A., Ferilli A., FISICA! Pensare l’Universo, Le Monnier Scuola, Milano 2015
Gentile G., Ronga L., Rossi A., Millenium. Il Novecento e l’inizio del XXI secolo, La Scuola Editrice, Brescia 2012
Montale E., Ossi di seppia, Gobetti, Torino 1925
Sambugar M., Salà G., “Visibile parlare” Storia, testi e strumenti della letteratura, La Nuova Italia, Milano 2012
Walker J. S., Dalla meccanica alla fisica moderna, Linx, Milano 2014


Sitografia
http://www.focus.it/cultura/storia/tutti-i-muri-che-dividono-il-mondo
http://www.linkiesta.it/it/article/2014/09/04/i-muri-che-hanno-fatto-la-storia/22749/
http://www.panorama.it/news/marco-ventura-profeta-di-ventura/non-solo-berlino-ecco-tutti-i-muri-del-mondo/
https://it.wikipedia.org/wiki/Piezoelettricit%C3%A0
https://it.wikipedia.org/wiki/Peace_Lines
http://www.nonpiumuri.altervista.org/
http://www.parafrasando.it/POESIE/MONTALE_EUGENIO/Meriggiare-pallido-e-assorto.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Meriggiare_pallido_e_assorto
https://liberacultura2013.wordpress.com/2013/05/16/eugenio-montale-in-limine-analisi-commento-e-parafrasi-da-ossi-di-seppia/

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