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Letteratura:Il romanticismo: Tra la fine del '700 e la prima metà dell'800 si diffonde in Europa un vasto e complesso movimento culturale: il Romanticismo. Nate in Germania dal movimento dello Sturm und Drang, le idee romantiche trovano presto adesione in tutta Europa, principalmente in Inghilterra e in Francia. In opposizione agli illuministi, che esaltano la ragione come principio di eguaglianza fra gli uomini, i romantici rivalutano la fantasia, il sentimento, la passione, la libertà d'azione e il pensiero del singolo individuo.
Il fallimento degli ideali illuministici produce nei romantici una profonda inquietudine. L'uomo romantico si sente creatura limitata, riavverte il bisogno di Dio, sente le sue forze sproporzionate ai propri ideali. Da qui si affermano gli atteggiamenti e i sentimenti tipici dell'età romantica come il pessimismo, il vittimismo e il ribellismo. L'età romantica è caratterizzata dall'esaltazione della passione, dallo slancio religioso e dai sentimenti nazionali e patriottici. Sul fondo di questi motivi c'è la natura della quale l'uomo si rispecchia e ritrova se stesso, confidandole i propri dolori e ricevendo, così, conforto. I romantici attribuiscono grande valore alla storia, ritenuta patrimonio culturale e spirituale dell'umanità. Essi si ispirano soprattutto al Medioevo, periodo in cui sorsero i primi stati nazionali e la cultura europea assume carattere cristiano. In Italia si diffondono le idee romantiche dal 1816 grazie al poeta Giovanni Berchet. Gli esponenti più rappresentativi del Romanticismo sono Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni. Alessandro Manzoni nacque a Milano nel 1785. Compiuti i sui primi studi in collegi religiosi, a vent'anni si recò a Parigi. Gli anni parigini furono molto importanti per la sua formazione politica, morale e culturale. Nel 1808 durante un breve soggiorno a Milano, conobbe e sposò Enrichetta Blondel, di religione calvinista. Il fervore religioso della moglie,convertitasi al cattolicesimo, spinse Manzoni a una profonda meditazione sui problemi morali e religiosi, che determinò il suo ritorno alla fede cristiana. Visse quasi sempre a Milano seguendo con passione le vicende del Risorgimento. Nel 1848 firmò con altri patrioti la petizione a Carlo Alberto perché intervenisse in Lombardia contro gli Austriaci; nel 1861 fu nominato senatore del nuovo Regno d'Italia. Morì a Milano nel 1873. Il romanzo I promessi sposi di Alessandro Manzoni è considerato uno dei capolavori della letteratura italiana. Il romanzo fu scritto in due anni ,dal 1821 al 1823.

La vicenda si svolge in Lombardia tra il 1628 e il 1630, al tempo della dominazione spagnola. A don Abbondio, curato di un piccolo paese posto sul lago di Como, viene imposto di non celebrare il matrimonio di Renzo Tramaglino con Lucia Mondella, della quale si è invaghito Don Rodrigo, il signorotto del luogo.
Costretti dall'arroganza dei potenti a lasciare il paese natale con l'aiuto del buon frate Cristoforo, Lucia e la madre Agnese si rifugiano in un convento di Monza, mentre Renzo si reca a Milano con il vago proposito di ottenere in qualche modo giustizia. Don Rodrigo fa rapire Lucia dall'Innominato, un altro signore prepotente, ma la vista della fanciulla, così ingiustamente tormentata e l'arrivo del cardinale Borromeo, provocano all'Innominato una crisi di coscienza: invece di consegnare la fanciulla a Don Rodrigo, l'Innominato la libera. Intanto Renzo è arrivato a Milano mentre il popolo tumultua per la carestia e, scambiato per uno dei capintesta della sommossa, è costretto a fuggire a Bergamo.
La Lombardia è straziata dalla guerra e dalla peste, ma Renzo torna a Milano per cercare la sua promessa sposa. Ritrova Lucia in un lazzaretto insieme a frate Cristoforo che cura gli
infermi tra i quali, abbandonato da tutti, c'è Don Rodrigo morente.
Placata la peste, dopo tante disavventure Renzo e Lucia possono finalmente diventare marito e moglie.
Tecnica: Dalla seconda metà del '300 , dopo numerose epidemie di peste, si pose per ogni città il problema di costruire un ospedale per gli appestati, lontano dal centro abitato e sistemato in modo da evitare che l'aria corrotta dai malati giungesse dov'erano i sani. Si riteneva che il contagio si propagasse mediamente l'aria infetta. A Milano, dove i venti dominanti giungono da ovest, bisognava quindi trovare un posto a est, lontano dall'abitato ma raggiungibile abbastanza facilmente dai carri che trasportavano gli ammalati e i morti di peste. Gian Galeazzo Visconti, primo duca di Milano, nel 1930 aveva già indicato come sede adeguata del nuovo ospedale un suo terreno fuori Porta Orientale che usava per tenervi i cani. Il Lazzaretto che è stato costruito dal 1482 al 1509 era un grande quadrato di oltre un Km per lato con al centro una chiesa ottagonale circondata da un portico aperto. Le celle avevano tutte il soffitto a volta. Di notte un guardiano provvedeva a chiudere le celle per evitare fughe. A terra si apriva lo scarico dei rifiuti. Nella stanza c'era un cammino e una nicchia per porre i vestiti. Il letto ,in legno, era sollevato da terra e il pavimento era leggermente inclinato. Tutto intorno al lazzaretto correva un fossato pieno d'acqua. Al cento del quadrilatero sorgeva la chiesa di S. Ambrogio. Una cupola aperta da tutti i lati in modo che in tutti potessero assistere alla messa. La ostruzione del Lazzaretto fu provvidenziale a fronte delle tre grandi epidemie che colpirono Milano, la peste di Carlo V, la peste di S. Carlo Borromeo e la peste del Manzoni. L'enorme recinto di Porta Orientale non fu sufficiente ad accogliere tutti gli ammalati e si dovette ricorrere ad altri accampamenti di fortuna. La peste di Manzoni e di Carlo V provocò la morte di oltre 50.000 morti. Molto meno cruenta fu la peste di S. Carlo che provocò solo la morte di 10.000 grazie alla quarantena alla quale vennero sottoposti i milanesi.
Dopo la peste del 1629 il Lazzaretto fu adibito a vari usi. Nel 1844 le stanze erano diventate abitazioni e la chiesa serviva da fienile. Nel 1861 un viadotto ferroviario lo tagliò in due. Demolito tra il 1882 e il 1890, ne resta un breve tratto in via S. Gregorio, sede della chiesa Russa Ortodossa di S. Nicola.
Storia:Il fallimento dei moti rivoluzionari del 1848-49 è stato accompagnato da una dura depressione in tutti gli Stati della penisola, con l'eccezione del Regno di Sardegna. Qui,Vittorio Emanuele II ha mantenuto lo Statuto albertino e ha concesso libertà di stampa e di espressione. Per questo trovano rifugio a Torino migliaia di esuli per motivi politici, che danno vita a un intenso dibattito pubblico sulla necessità di riprendere la lotta contro l'Austria. Si tratta di individuare una strategia vincente per realizzare un grande sogno: la nascita dello Stato nazionale italiano. La loro speranza è che il primo ministro Cavour imposti la sua politica estera in modo da fare al Piemonte lo Stato-guida del Risorgimento. Cavour era un liberale moderato, favorevole alla monarchia parlamentare. Aveva una visione laica dello stato, riassunta nella formula “libera Chiesa in un libero Stato” cioè che la Chiesa si doveva occupare solo delle questioni religiose ma non quelle politiche che spettavano solo allo Stato. Per questo appoggiò l'approvazione di una serie di leggi per abolire alcuni privilegi della Chiesa che limitavano la sovranità dello Stato. Inizialmente Cavour considerava irrealizzabile il progetto dell'unificazione politica sotto i Savoia. Il primo ministro era invece convinto che fosse possibile ampliare i confini del Regno di Sardegna strappando all'Austria la Lombardia e forse anche il Veneto. Perciò, decise di inserire il Regno sabaudo nel giro delle grandi potenze in modo da stringere alleanza con una di loro e progettare insieme una strategia anti-austriaca. L'occasione si presentò con la guerra di Crimea scoppiata ne 1853 tra la Russia e l'Impero turco. La Francia e l'Inghilterra, intervenute al fianco dei Turchi ed invitarono il Regno di Sardegna di unirsi a loro. Cavour decise di attaccare e inviò in Crimea un corpo di spedizione al fianco degli Anglo-francesi. La Russia fu sconfitta, e anche se l'apporto piemontese alla vittoria non era stato determinante, Cavour ottenne il diritto di sedere al tavolo della pace. La pace fu discussa nel congresso di Vienna nel 1856, e Cavour colse l'occasione per esporre all'assemblea i problemi dell'Italia. Particolarmente interessato alla era l'imperatore francese Napoleone III, che per lui poteva essere l'occasione per aprire alla Francia interessanti prospettive di dominio su buona parte della penisola. Mentre Cavour segnava la via diplomatica, Mazzini non riusciva a portare avanti la sua strategia rivoluzionaria. Così, nel giugno del 1857 egli organizzò con Carlo Pisacane una spedizione nel Regno delle Due Sicilie con l'obbiettivo di far scoppiare una rivolta. Pisacane e 300 uomini sbarcarono a Sapri ma vennero subito attaccati da truppe borboniche e da gruppi di contadini che li consideravano pericolosi banditi. Questo atto e gli sviluppi dell'azione diplomatica antiaustriaca di Cavour ,spinsero molti patrioti ad appoggiare la monarchia sabauda. A Torino, Daniel Manin diede vita alla Società Nazionale formata da liberali e democratici. La Società Nazionale si proponeva di sensibilizzare l'opinione pubblica piemontese alla causa italiana. Nella Società Nazionale entrò a far parte anche Garibaldi. All'inizio del 1858 un mazziniano, Federico Orsini,compì un attentato contro Napoleone III per verificare l'intervento francese del 1849 contro la Repubblica Romana. L'imperatore rimase illeso. Cavour seppe sfruttare la situazione: convinse Napoleone che bisognava risolvere subito la questione italiana. L'obbiettivo di Cavour era di stringere alleanza con la Francia e fare guerra all'Austria. E così Napoleone III nel luglio del 1858, strinse un accordo segreto con Cavour a Plombières. Napoleone si impegnava ad intervenire al fianco del Piemonte in caso di aggressione da parte dell'Austria. In cambio, Cavour si impegnava a cedere alla Francia la città di Nizza e la Savoia. Gli accordi prevedevano anche una nuova sistemazione politica nel resto della penisola. Poiché gli accordi di Plombiérs avevano carattere difensivo, Cavour cercò di provocare l'Austria perché dichiarasse guerra. Il 26 aprile 1859 iniziò la seconda guerra d'indipendenza. Fin dall'inizio l'esito del conflitto fu favorevole ai Franco-piemontesi. I governi provvisori che si erano costituiti chiesero l'annessione al Regno di Sardegna. Anche la Toscana chiese di passare sotto la monarchia dei Savoia. Napoleone decise, allora, di interrompere le ostilità con l'Austria, e l'11 luglio del 1859 firmò l'armistizio di Villafranca. In base agli accordi di pace la Francia ottenne dall'Austria la Lombardia che girò a Vittorio Emanuele II. La Toscana, i Ducati di Modena e di Parma, i territori pontefici dell'Emilia e della Romagna passarono al Regno di Sardegna. In cambio la Francia ottenne Nizza e Savoia. L'unione al Piemonte venne sancita con una serie di plebisciti nel 1860. Rosolino Pio e Francesco Crispi, due mazziniani siciliani esuli a Torino, prepararono un piano per sollevare la popolazione della Sicilia, offrendo a Garibaldi l'occasione per intervenire con i suoi uomini risalendo la penisola in modo da cacciare i Borboni dal Meridione e poi proseguire la marcia fino a Roma per mettere fine al potere temporale del papa. Così, fra la notte del 5 e del 6 maggio 1860 Garibaldi partì alla volta della Sicilia con un migliaio di volontari. L'11 maggio Garibaldi sbarca a Marsala e assunse la dittatura dell'isola. Con una serie di strepitose vittorie, in poco più di due mesi le “camicie rosse” conquistarono la Sicilia nel settembre del 1860. Garibaldi fu accolto trionfalmente a Napoli. Cavour decise di inviare l'esercito ai confini del Napoletano per sbarrare la strada a Garibaldi, nel caso avesse deciso di conquistare Roma provocando l'intervento della Francia. Garibaldi, che nel frattempo aveva sconfitto definitivamente i Borboni sulle rive del fiume Volturno, nei territori delle Due Sicilie organizzò i plebisciti per l'annessione del Regno di Sardegna. A questo punto a Garibaldi non restava altro da fare che sciogliere l'esercito delle camice rosse, lasciare campo libero all'azione politica e militare di Cavour, e consegnare il Meridione al Regno di Sardegna. Il 17 marzo 1861 il primo Parlamento italiano riunito a Torino proclamò Vittorio Emanuele II il re d'Italia. Particolarmente delicata era la questione romana che riguardava l'annessione del Lazio. Il 27 marzo del 1861 il Parlamento italiano aveva proclamato Roma capitale del regno, approvando la linea politica di Cavour di “libera chiesa in un libero stato”. Nell'agosto del 1862 Garibaldi sbarcò in Calabria con duemila volontari. Iniziò a risalire la penisola ma Napoleone III dichiarò che era pronto all'attacco dei garibaldini. Il 29 agosto del 1862 i soldati italiani fecero fuoco sui garibaldini ma lo scontro si concluse rapidamente perché Garibaldi ne uscì ferito. Il governo italiano cercò di risolvere la questione romana stipulando nel 1864 un accordo con Napoleone III, la Convenzione di settembre. Gli sviluppi della politica internazionale consentirono all'Italia di annettere alcuni territori abitati da popolazioni italiane, approfittando della crisi nei rapporti tra l'Austria e la Prussia. Stretta alleanza con la Prussia, il 20 giugno 1866 l'Italia scese in armi contro l'Austria, dando inizio alla terza guerra d'indipendenza. Solo Garibaldi riusci a mettere in difficoltà gli Austriaci, con la tentazione di conquistare il Trento ma che Garibaldi non riuscì a conquistare perché era stato fermato dall'esercito italiano. Garibaldi tenta ancora l'azione di forza ma fu fermato da Napoleone III. Il governo italiano diede ordine all'esercito di occupare Roma. Il 20 settembre 1870 i bersaglieri aprirono una breccia nelle mura presso Porta Pia ed entrarono in città. Un plebiscito tenuto il 2 ottobre sancì l'annessione del Lazio, e nel luglio del 1871 Roma diventò finalmente a capitale del Regno d'Italia. Questo è l'atto che segna la fine del Risorgimento.
Musica: Giuseppe Verdi nasce nel 1813 a Roncole, piccola frazione del paese di Busseto ,nel Ducato di Parma governato dagli austriaci. La sua famiglia era di umili origini: il padre oste e la madre filatrice. In questa terra dove la musica era ed è tutt'oggi una delle passioni più antiche e sentite, il giovane Verdi manifesta un precoce talento musicale. A Busseto incontra Antonio Barezzi, un ricco commerciante del paese; questi, appassionato intenditore di musica, si accorge della straordinaria predisposizione musicale del ragazzo, sostiene le spese per fargli dare lezioni dal maestro Ferdinando Provesi, organista di Busseto e lo ospita a casa sua. All'età di diciott'anni Verdi, su suggerimento di Batrezzi, si reca a Milano per sostenere l'esame di Ammissione al Conservatorio, dove viene clamorosamente respinto. La bocciatura al Conservatorio passa alla storia anche se Verdi viene giustificato come pianista e non come compositore. Barezzi lo sostiene ancora, garantendogli un sussidio per rimanere a Milano e pagarsi le lezioni. Nel 1836 il musicista, terminati gli studi, vince un concorso come maestro di musica a Busseto. Qui sposa Margherita, figlia di Barezzi, da cui ha due figli. La vita a Busseto trascorre serena, ma il suo sogno era di conquistare con la musica il grande palcoscenico della Scala. Così con la famiglia si trasferisce a Milano. Sono gli anni più duri della sua vita, segnati dalla morte dei due bimbi e della moglie. Queste dolorose circostanze lo spingono a dedicarsi totalmente della musica. L'opera che cambia il destino di Verdi è il Nabrucco, il suo più grande capolavoro; iniziò così un periodo di ricca attività compositiva, definito: “gli anni della galera”. Nel 1848 moti rivoluzionari scoppiano in Europa. A Milano nel corso delle Cinque giornate i patrioti si scontrano contro gli Austriaci . Ma la rivoluzione fallisce e gli Austriaci in poco tempo riprendono Milano. Nel 1849 Verdi scrive la battaglia di Legnano, anch'essa ricca di allusioni alla causa patriottica. Quando nel 1859 il re di Sardegna Vittorio Emanuele II decide di esaudire la richiesta dei patrioti di intervenire contro l'Austria per liberare il Lombardo-Veneto, si diffonde rapidamente, nei teatri e sui muri delle case lo slogan “Viva V.E.R.D.I!” che significa “Viva Vittorio Emanuele Re D'Italia” ma contribuisce anche ad aumentare la popolarità del musicista. Nel 1861, con la proclamazione del regno d'Italia, Verdi viene eletto deputato come rappresentante della sua regione. Ma il mondo della politica non fa per lui e così ben presto, preso dal suo lavoro di musicista, dà le dimissioni. Verdi compone le sue opere usando poco il pianoforte, e come i grandi musicisti, è solito scrivere direttamente sullo spartito, perché ha ben chiaro l'effetto sonoro delle note. La sua musica potente e drammatica suscita forti emozioni. Sceglie con cura i cantanti, che sono fondamentali per i successi dei melodrammi. Per quanto riguarda i testi, autori dei libretti, situazioni intense ed emozionanti, velocità d'azione e brevità; interviene poi direttamente sui testi, per modificarli affinché si adattino meglio alla musica che ha in mente.
Arte: L'arte romantica si sviluppa principalmente in Germania, per poi diffondersi in altri Paesi europei come la Spagna, la Francia, l'Inghilterra e l'Italia. Il movimento romantico ha coinvolto in particolar modo l'arte, la letteratura, la pittura e la scultura. Una delle caratteristiche più importanti dell'arte romantica è la rivalutazione delle passioni dell'uomo e dell'istinto. Lo spirito romantico rifiuta tutto ciò che è convenzionale a favore dell'esplosione dei sentimenti e delle emozioni. Tratto caratteristico del romanticismo è il rapporto tra l'uomo e la natura: la natura per l'uomo è la manifestazione di Dio in terra. I fenomeni naturali scaturiscono nell'uomo un vortice di emozioni contrastanti: meraviglia, stupore, ma anche orrore e terrore. Tra in grandi precursori dell'arte romantica troviamo Francesco Goya, un pittore spagnolo. In Inghilterra troviamo artisti come William Turner, William Blake e John Constable. In particolar modo per Turner la natura è al centro della sua ricerca: una natura violentata, spaventosa, che scuote l'animo nel profondo. Soggetti frequenti delle sue opere sono le tempeste, i naufragi, gli incendi, le catastrofi e i fenomeni naturali (come la luce del sole, la pioggia, ecc. ...). I massimi esponenti della corrente pittorica francese del Romanticismo sono invece Eugène Delacroix, Corot e Géricault. Un'opera famosissima di Delacroix, che si trova attualmente al Museo del Louvre di Parigi, è “la libertà che guida il popolo”: la donna al centro, che alza in aria la bandiera del popolo, rappresenta la libertà e l'indipendenza. Il senso di libertà e nazionalismo sono altri ideali del romanticismo... In Italia invece prende piede il romanticismo storico, il cui esponente maggiore è Francesco Hayez. Le sue opere tendono a rappresentare soggetti storici, del suo tempo, e amanti che si baciano appassionatamente. Il più famoso tra questi è sicuramente "il bacio" (1859) nel quale c'è un uomo che anche dovendo fuggire di fretta e furia trova un momento per dare un bacio alla sua amata. Questo sta ad indicare l'importanza suprema del sentimento rispetto a qualsiasi altra cosa. In Germania troviamo un artista come Caspar David Friedrich: egli era solito rappresentare l'immensità della natura e dei suoi poteri e l'impotenza dell'essere umano di fronte a tale grandezza. Fracisco Goya dipinge” la fucilazione del 3 maggio”. Il 2 maggio del 1808 le truppe napoleoniche invadono la Spagna, dando avvio ad una fase drammatica della storia del Paese. L'opera di Goya testimonia la feroce repressione seguita all'insurrezione popolare di Madrid: egli non esalta l'eroismo degli insorti, ma esprime l'orrore, la paura, la fragilità dell'uomo. Lo stile anticipa in alcuni tratti quello dell'espressionismo novecentesco.
Spagnolo: El levamiento del pueblo madrileño en la Puerta del Sol, contr los soldados del ejército invasor de Napoleòn, y que dio inicio a la Guerra de la Independencia, fue pintado por Goya en dos quadros, la cargata de los mamelucos (2 de mayo en Madrid) y el 3 de mayo en Madrid (Los fucilamientos de la Moncloa). Goya recoge el terrible momento en el que, al dìa siguiente de la sublevaciòn, un grupo de patriotas madrileños fueron fucilados por las tropas francesas.
El protagonista de este quadro es la masa anònima. A la izquierda, vemos un grupo de hombres arrodillados que van a ser ejecutados, mientras que otros esperan su turno. Cada uno se recoge en una postura diferente: hay quien reza, quien se tapa las orejas como si no quisiese òir la descarga, quien se cubre el rosto, quien se muerde los puños, quien se desespera... El personaje central, con la camisa blanca y el pantalòn amarillo destaca ante el charco de sangre: està de rodillas, mira directamente al pelotòn de ejecuciòn, y abre sus brazos en cruz, como Cristo. A sus pies, los querpos de los ajusticiados anteriormente. A la derecha, los soldados napoleònicos, colocados en fila, levantan los fisiles para disparar. Pero frente al la individualizaciòn del grupo de madrileños, los soldados son verdugos, de èstosno se ve la cara, son seres anònimos, sin rostro, como màquinas de guerra.
Un faròn colorado en el suelo ilumina la oscuridad de la noche. En el fondo se divisa la ciudad de Madrid con un campanario y la montaña de Prìncipe Pìo.
Scienze: Nell'età romantica lo studioso studioso che affrontò in modo rigoroso il problema dell'eredità, ossia della trasmissione dei caratteri da genitori a figli, fu Gregor Mendel, matematico e naturalista boemo vissuto nel XIX secolo. Le scoperte di Mendel devono trovare un'ulteriore conferma alcuni anni dopo portando alla nascita di una nuova scienza, la Genetica. Verso la metà del 1900 gli scienziati scoprirono, usando il microscopio elettronico, che nel nucleo delle cellule esistono dei particolari bastoncelli colorati, i cromosomi. I cromosomi sono presenti nelle cellule di ogni organismo in numero costante e tipico per ogni specie, nell'uomo ad esempio esistono 46 cromosomi. Nelle cellule sessuali il numero di cromosomi è dimezzato rispetto a quelle delle cellule somatiche (cellule del corpo): nello spermatozoo e nell'ovulo umano esistono infatti solo 23 cromosomi. Proprio all'interno dei cromosomi si trovano i fattori responsabili delle informazioni ereditarie trasmesse da una cellula madre a una cellula figlia. I cromosomi delle cellule somatiche sono a due a due simili tra loro, formano una coppia e vengono chiamati cromosomi omologhi. In ogni coppia di omologhi, un cromosoma è di origine paterna e uno è di origine materna; essi contengono fattori corrispondenti, la cui azione combinata determina i vari tipi di caratteri. Ogni cellula sessuale contiene solo uno dei due cromosomi per ogni coppia e perciò solo un fattore per ogni carattere. Gli scienziati chiamarono gene la coppia di fattori già individuati da Mendel; i geni sono localizzati sui cromosomi e ognuno di essi determina generalmente un tipo di carattere, ad esempio il colore del seme nel pisello. Ognuno dei due fattori che costituiscono il gene è chiamato allele. Sono alleli ad esempio i fattori G per il colore giallo, o quello g per il colore verde; gli alleli sono localizzati rispettivamente su due cromosomi omologhi in zone corrispondenti. L'insieme di tutti i caratteri ereditari indicati dai geni viene detto genotipo. Il genotipo da le caratteristiche fisiche di ogni individuo, cioè il suo fenotipo o aspetto esterno.

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