Applicazioni lineari
Siano V e W due spazi vettoriali; un’applicazione f: V → W si dice lineare se
f(v1 + v2) = f(v1) + f(v2), f(λv) = λf(v)
per ogni v1, v2 ∈ V e λ ∈ K.
Esempio
Sia f: R3 → R2 data da f(x, y, z) = (x + 1, 0). Allora f non è un’applicazione lineare; infatti f((x1, y1, z1) + (x2, y2, z2)) = (x1 + x2 + 1, 0) che è diverso da (x1 + x2 + 2, 0) = f(x1, y1, z1) + f(x2, y2, z2).
Esempio
Sia f: R2 → R2 data da f(x, y) = (3x, 2y). Allora si verifica subito che f è un’applicazione lineare.
Le seguenti proprietà elementari delle applicazioni lineari tra spazi vettoriali si verificano direttamente usando la definizione di applicazione lineare stessa.
f(0) = 0, f(−v) = −f(v), f(λ1v1 + ··· + λnvn) = λ1f(v1) + ··· + λnf(vn)
per ogni v1, v2, . . . , vn ∈ V e λ1, . . . , λn ∈ K.
Data un’applicazione lineare f: V → W denotiamo con
N(f) = {v ∈ V: f(v) = 0}.
L’insieme N(f) è detto anche nucleo di f, ed è un sottospazio vettoriale di V.
Infatti se λ1, λ2 ∈ K e v1, v2 ∈ V si ha f(λ1v1 + λ2v2) = λ1f(v1) + λ2f(v2) = 0 + 0 = 0.
Allo stesso modo si verifica che anche l’insieme immagine di f, ovvero l’insieme
Im(f) = {w ∈ W: ∃v ∈ V: f(v) = w}
risulta essere un sottospazio vettoriale di W. Ovviamente un’applicazione lineare f: V → W è suriettiva se e solo se dim Im(f) = dim W. La seguente proposizione fornisce invece una caratterizzazione delle applicazioni lineari iniettive.
Proposizione
Sia f: V → W un’applicazione lineare. Allora f è iniettiva se e solo se N(f) = {0}.
Dimostrazione. Supponiamo f iniettiva; allora per ogni v1, v2 ∈ V si ha
f(v1) = f(v2) ⇒ v1 = v2.
Siano v1, v2 ∈ N(f); allora f(v1) = f(v2) = 0, e quindi v1 = v2, da cui v1 = v2 = 0, dovendo essere N(f) spazio vettoriale.
Supponiamo ora N(f) = {0}. Siano v1, v2 ∈ V tali per cui f(v1) = f(v2). Allora f(v1 − v2) = 0, per cui v1 − v2 ∈ N(f). Dunque v1 − v2 = 0 e infine v1 = v2.