Concetti Chiave
- Don Abbondio, Perpetua e Agnese affrontano un viaggio verso il castello dell'Innominato, dove rinascono i timori di don Abbondio alla vista di altri fuggiaschi.
- Al castello, i profughi ricevono una calda ospitalità e si fermano per circa un mese, con le donne che contribuiscono nei servizi richiesti.
- Prima di ripartire, l'Innominato offre ad Agnese un corredo e denaro per affrontare i problemi a casa.
- Al ritorno, il gruppo trova la campagna distrutta e la casa devastata, costringendoli a vivere in condizioni precarie.
- Don Abbondio e Perpetua devono affrontare difficoltà economiche e tensioni con i paesani, mentre si aggiunge la minaccia della peste.
Indice
Il Viaggio al Castello
Mentre don Abbondio, Perpetua ed Agnese si dirigono in barroccio verso il castello dell'Innominato, incontrano molti altri fuggiaschi che hanno avuto la loro stessa idea. Don Abbondio sente rinascere i timori appena sopiti ed ogni cosa non fa che accrescere i suoi sospetti. Appena giunti, furono accolti con grande cordialità dal signore, che, avendo riconosciuto il curato, gli era subito andato incontro, cordialmente.
Ospitalità e Ritorno
I profughi si trattennero al castello circa un mese, mentre gli ospiti aumentavano di giorno in giorno; le due donne si resero utili, dando la loro opera nei servizi che una così grande ospitalità richiedeva. Non accadde niente di straordinario e finalmente don Abbondio e le due donne pensarono di tornare al loro paese che ormai si sapeva libero dal passaggio delle truppe. L'Innominato li fece accompagnare con una carrozza e, prima di accomiatarsi da Agnese, le donò un corredo di biancheria e un gruzzoletto di scudi per rimediare ai guasti che troverebbe certo nella sua casa.
Devastazione e Ritorno a Casa
Appena in vista del paese, con dolore il gruppo dei profughi vede la campagna devastata, le porte sfondate, le masserizie bruciate e ogni cosa insozzata e resa inservibile.
Difficoltà e Tensioni
Don Abbondio, entrato in casa, trova i mobili bruciati, i muri sconciamente scarabocchiati e sparito il peculio sotterrato nell'orto; così, egli e Perpetua dovettero stare come accampati accomodandosi alla meglio, o alla peggio, e rifacendo a poco a poco usci, mobili, utensili, con denari prestati da Agnese. Intanto Perpetua era venuta a sapere che parte delle masserizie della casa non erano state rubate dai soldati, ma dai paesani, e tormentava inutilmente il curato perché se le facesse restituire; ma tasto più odioso non si poteva toccare per don Abbondio; giacché la sua roba era in mano di barboni, cioè quella specie di persone con cui gli premeva più di stare in pace. Poi, a tali terrori ne sopraggiunse un altro: la peste.
Domande da interrogazione
- Qual è la reazione di don Abbondio all'arrivo al castello dell'Innominato?
- Come si svolge la vita dei profughi al castello?
- Quali difficoltà affrontano don Abbondio e Perpetua al ritorno a casa?
Don Abbondio, pur essendo accolto cordialmente, sente rinascere i suoi timori e sospetti, evidenziando la sua ansia e vulnerabilità in situazioni di incertezza.
I profughi si trattengono al castello per circa un mese, durante il quale le donne, Agnese e Perpetua, si rendono utili nei servizi richiesti dall'ospitalità, senza che accada nulla di straordinario.
Al ritorno, trovano la loro casa devastata e devono adattarsi a vivere in condizioni precarie, mentre don Abbondio è tormentato dalla notizia che parte delle sue masserizie è stata rubata dai paesani, aggravando la sua già fragile situazione.