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Capitolo Tredicesimo - Promessi Sposi

Il Vicario aveva appena finito la sua cena "biascicato senza appetito e senza pan fresco" e attendeva la fine di quella burrascosa giornata, ben lontano dal supporre quello che stava per toccare proprio a lui. Avvertito da qualcuno che la folla si avanzava, minacciando morte al "tiranno" e "all'affamatore" non seppe far altro che rifugiarsi in soffitta. Renzo, che si trovava in mezzo alla folla scalmanata, per impedire il delitto che sembra ormai inevitabile, si mise a gridare: "Vergogna! Vogliamo noi rubare il mestiere al boia? come volete che Dio ci dia del pane, se facciamo di queste atrocità?". Certamente gli sarebbe andata a finir male, se, in quel momento due uomini che con una scala tentavano di entrare nel palazzo del Vicario attraverso una finestra, non avessero distolto da lui l'attenzione generale. Approfittando della confusione, Renzo pensa ancora una volta di tornare al convento ad aspettare padre Bonaventura; ma proprio in quel momento, sta arrivando in carrozza Antonio Ferrer, amato dal popolo perché aveva ribassato il prezzo del pane. Ferrer si fa strada promettendo alla moltitudine pane e abbondanza e il carcere per il Vicario, e Renzo dà il suo aiuto per far avanzare la carrozza attraverso la folla. Ferrer riesce a far uscire dal palazzo, dietro di se, il Vicario, e lo fa salire in carrozza, continuando a tener a bada con parole melliflue il popolo che, avendo indovinato che cosa accadeva, urla, applaude, impreca nella confusione. Riesce così a portare in salvo al castello il Vicario che ripete disfatto: "Rassegnato la mia carica nelle mani di vostra eccellenza, e vo a vivere in una grotta, sur una montagna, a far l'eremita, lontano lontano da questa gente bestiale".
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