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Promessi Sposi - Riassunto capitolo 13

Il tredicesimo capitolo dei Promessi Sposi si apre con la folla del popolo milanese che si dirige inferocito verso il palazzo del vicario di provvisione; alcuni cavalieri tentano di avvertirlo, ma l’uomo, sentendo il rumore della folla in fondo alla via, capisce che la fuga gli è ormai impossibile e dopo aver ordinato ai servitori di sbarrare porte e finestre si rifugia in soffitta, dove passerà le successive ore in uno stato di forte ansia.
La folla intanto si è avvicinata alla casa, i più violenti cercano di sfondare gli ingressi, e già si parla di linciaggio ed omicidio per il vicario; Renzo intanto è giunto nel centro del tumulto, questa volta di sua volontà e non trascinato dagli eventi e, sebbene condivida in parte le idee della folla, che accusa il governo della crisi e della mancanza di pane, non sopporta la violenza, e al pensiero di una così barbara esecuzione si ripromette di fare il possibile per impedirla.
Nemmeno l’intervento di un manipolo di soldati ha alcun effetto, infatti, questi, intimoriti, si tengono ai margini dello scontro, dando alla folla l’impressione di debolezza che incoraggia gli assalitori e li rende più scaltri. Alcuni assalgono pure Renzo che, avendo espresso ad alta voce la sua disapprovazione per i commenti pieni di violenza che si alzano tra la folla, viene additato come spia e traditore. Il giovane viene salvato solo dall'intervento di alcuni suoi vicini che lo nascondono in mezzo a loro e gridando anche loro cercano di coprire le urla dei suoi assalitori. Dopo questo scontro Renzo si allontana, deciso a dirigersi verso il convento cappuccino per attendere il padre Bonaventura.
Viene però riportato nel pieno del tumulto dall'arrivo del cancelliere Ferrer che subito conquista il favore popolare, poiché tra le varie voci che si spargono sul suo arrivo prevale quella secondo la quale stia venendo a prendere il vicario per portarlo in prigione. Il cancelliere aveva già grande popolarità tra il popolo milanese, poiché era stato lui a prendere il provvedimento per abbassare il prezzo del pane e poiché era tra coloro che collaboravano nella scrittura delle gride.
I più volenterosi, tra i quali spicca Renzo, si fanno subito avanti per aprirgli la strada e fargli da scudo tra i più violenti e, mentre Ferrer dalla carrozza si ingrazia sempre più gente grazie ad un'incredibile abilità oratoria, promettendo abbondanza di pane, lo trasportano fino alla porta del palazzo del vicario. Qui, con gran velocità, mentre un uomo si affaccia dalla casa e urla di aprire la porta, un altro apre lo sportello della carrozza di Ferrer. Questo, sportosi fuori, battendosi una mano sul petto grida ancora una volta "pane e giustizia!" e, tra le acclamazioni della folla entra nel palazzo.
Da qui esce pochi minuti dopo con il vicario, ancora pallido, che si è solo un po' tranquillizzato alla vista del suo salvatore. Da qui, con la carrozza sempre accompagnata dal gruppo di aiutanti dei quali fa parte anche Renzo, riesce a portarsi fuori dalla calca, sempre promettendo pane e soprattutto giustizia contro il vicario.
Finalmente lontani dalla folla, dove sono rimasti anche Renzo e gli altri, possono tornare a preoccuparsi di loro stessi e, mentre il vicario annuncia le sue immediate dimissioni, Ferrer riflette su quali potranno essere a Madrid le reazioni di una tale rivolta popolare a Milano.
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